EMILE ZOLA.
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Lourdes. (da: LE TRE CITT).
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Parte 3.
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Traduzione di: Giorgio Palma. (alias Emilia Luzzatto).
1904. Casa Editrice Nazionale ROUX & VIARENGO, ROMA-TORINO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo fornito da: Claudio Paganelli per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito www.liberliber.it.
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QUARTA GIORNATA.
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1.
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Quella mattina, all'ospedale di Nostra Donna dei Dolori, Maria era rimasta a sedere in letto, poggiata sui guanciali. Avendo passata la notte intera alla Grotta, non aveva voluto tornarvi.
E la signora di Jonquire, essendosi avvicinata per rialzare uno dei guanciali che era scivolato, essa gli domand:
- Che giorno , signora?
- E' luned, cara.
- Ah,  vero. Non si sa pi come si vive qui, eh?... Eppure, sono cos felice! E' oggi che la Vergine mi far guarire!
Sorrideva soavemente, con quel suo fare da sognatrice desta, gli occhi perduti nel vuoto, cos astratta, cos assorta nella fissazione, che non vedeva che l'avverarsi delle sue speranze nel lontano futuro.
La sala S. Onorina si era vuotata attorno a lei, tutte le ammalate essendo partite per la Grotta, meno la Vtu agonizzante, che era rimasta nel letto vicino. Ma essa non la vedeva neppure, beata della quiete che vi si era diffusa all'improvviso.
Avevano aperta una delle finestre che davano sulla corte, ed il sole della splendida mattina entrava in un largo raggio, di cui il polvero d'oro le pioveva per l'appunto sul letto, indorando le sue mani bianche.
Ed era tanto dolce vedere ad un tratto quella sala, cos lugubre di notte, colla sua accozzaglia di giacigli di dolore, il suo lezzo, i suoi gemiti d'incubo, vederla inondata dal sole e rinfrescata dalle aure mattutine e sepolta in una tale dolcezza di silenzio!
- Perch non vi provate a dormire un pochino? ? riprese, maternamente, la Jonquire ? Dovete essere rifinita da una intera notte di veglia.
Maria parve sorpresa, cos leggera, cos rapita dall'estasi, che non sentiva neppure pi la propria persona.
- Ma non sono punto stanca, non ho sonno... Dormire, ma che? Sarebbe troppo triste: non saprei pi che sto per guarire.
Quest'idea fece ridere la direttrice.
- Perch non avete voluto andare alla Grotta, in tal caso? Vi annoierete in quel letto, cos sola.
- Non sono sola, signora, sono con Lei.
Giungeva le mani, nella sua estasi, mentre la visione le risorgeva davanti.
- Questa notte ? ripet ? l'ho veduta che nicchiava col capo, sorridendo... E l'ho intesa, ho udito la sua voce, senza che essa aprisse le labbra. Alle quattro, quando passer il Santissimo Sacramento, guarir.
La Jonquire volle calmarla, un po' inquieta per quella specie di sonnambulismo in cui la vedeva piombata. Ma l'inferma ripeteva:
- No, no, non sto peggio, aspetto... Soltanto, capirete, signora, che non  necessario che io vada alla Grotta, giacch l'appuntamento che essa mi ha dato  per le quattro.
E soggiunse, pi piano:
- Alle tre e mezza, Pietro verr a prendermi... Alle quattro sar guarita.
Il sole saliva, lentamente, lungo le sue braccia nude, cos trasparenti, di una delicatezza malaticcia, mentre i suoi mirabili capelli biondi, sciolti sulle spalle, sembravano il riflesso medesimo dell'astro che la ravviluppava tutta. Un canto d'uccello venne dal cortile, ed il silenzio della sala ne fu rallegrato. Un bambino che non si vedeva doveva giuocare in qualche angolo, perch, di quando in quando, nell'aria tepida, deliziosamente calma, vibravano anche delle risatine sommesse.
- Ebbene ? concluse la Jonquire ? non dormite, giacch non avete sonno; ma restate molto tranquilla ad ogni modo; cos riposerete.
Nel letto vicino, frattanto, la Vtu agonizzava. Non si erano arrischiati a condurla alla Grotta pel timore che spirasse lungo la via. Da un momento aveva chiuso gli occhi, e suor Giacinta, che l'esaminava, chiam con un gesto la Dsagneaux per dirle la sua cattiva impressione. Tutte e due, ora, chine sulla morente, la spiavano con inquietudine crescente. La faccia si era fatta anche pi gialla, come terrea; le occhiaie si erano infossate, le labbra parevano pi sottili ? ed il rantolo cominciava, un respiro lento e pestilenziale, ammorbato dal cancro che finiva di rodere lo stomaco. Ad un tratto essa schiuse le palpebre e si sbigott nel vedere quei due visi chini sul suo. La morte era essa prossima che la guardavano cos? Una tristezza infinita le apparve negli occhi, un rammarico disperato della vita.
Quel senso non giungeva per alla veemenza della ribellione, perch essa non aveva pi la forza di dibattersi; ma che destino atroce, lasciare la sua bottega, le sue abitudini, suo marito, per venire a morire cos lontano! Sfidare il terribile supplizio di un simile viaggio, pregare di giorno, pregare di notte, e non venir esaudita, e morire mentre altri guarivano!
Non pot che balbettare:
- Ah! come soffro! come soffro!... Ve ne scongiuro, fate qualcosa per me, fate almeno che io non soffra pi.
La piccola Dsagneaux, col bel visino di latte sepolto tra l'arruffio dei capelli biondi, era sconvolta. Non aveva l'abitudine di assistere ad agonie: avrebbe data la met del suo cuore, come diceva, per salvare quell'infelice.
E si rialz, e tirando in disparte suor Giacinta, commossa fino alle lagrime anch'essa, ma gi rassegnata a vedere quell'anima salvarsi merc una buona morte, le chiese se non c'era veramente nulla da fare, se non si poteva tentare qualcosa, come la morente desiderava. La mattina stessa, due ore prima, l'abate Judaine le aveva dato gli ol santi e la comunione. Essa era sicura del soccorso del Cielo, il solo su cui potesse far assegnamento, poich da un pezzo non aspettava pi nulla dagli uomini.
- No, no! Bisogna far qualcosa! ? esclam la Dsagneaux.
Ed and a prendere la Jonquire al letto di Maria.
- Vedete, signora, quella sciagurata che spasima? Suor Giacinta dice che oramai non durer che poche ore. Ma non possiamo lasciarla gemere cos. Vi sono dei rimedi che calmano. So che abbiamo qui un giovane medico; perch non chiamarlo?
- Ma certo ? rispose la direttrice ? chiamiamolo subito.
Non si pensava mai al medico in quelle sale. Le signore non lo ricordavano che nei momenti di crisi terribile, quando qualche ammalata ruggiva di dolore.
Suor Giacinta stessa, meravigliandosi di non aver pensato a Ferrand che sapeva in una sala vicina, domand:
- Volete che vada a prendere il dottor Ferrand?
- Ma certo! conducetelo subito.
E quando la suora se ne fu andata, la Jonquire si fece aiutare dalla Dsagneaux a rialzare un po' la testa della moribonda, pensando che le darebbe sollievo. Quelle signore si trovavano sole per l'appunto quella mattina, tutte le altre dame ospitaliere essendo uscite per le loro faccende o per le loro devozioni. In fondo alla gran sala vuota, soffusa di una quiete cos soave, in cui il sole metteva l'oscillare del suo tiepido raggio, non si udiva altro che, tratto tratto, le lievi risatine della fanciulletta, che non si vedeva.
-  Sofia che fa tutto quel chiasso? ? disse, all'improvviso, la direttrice, un po' snervata, nell'ansia della catastrofe che prevedeva.
Si alz rapidamente e and sin in fondo alla sala; era infatti Sofia Couteau, la piccola miracolata dell'anno precedente che, seduta a terra, dietro un letto, si divertiva, bench quattordicenne, a fare una bambola di cenci. E le parlava, cos felice, cos assorta nel suo giuoco, che rideva di piacere.
- Tenetevi dritta, signorina! Ballate un po' la polka, per vedere! Una! Due!... Ballate, presto, abbracciate chi volete!
Ma la signora Jonquire giungeva.
- Bambina mia, abbiamo una delle nostre ammalate che soffre moltissimo ed  agli estremi... Non bisogna ridere cos forte.
- Ah! signora, non sapevo...
Si era alzata, tenendo la bambola in mano, ma facendosi molto seria.
- Signora, sta per morire?
- S, lo temo, povera la mia piccina!
Allora Sofia non disse pi verbo.
Segu la direttrice, venne a sedere sopra un letto vicino, e fiss i begli occhioni, con viva curiosit e senza paura alcuna sulla Vtu che agonizzava. La Dsagneaux, nervosa, s'inquietava perch il medico non veniva, mentre Maria, in estasi, soffusa di sole, sembrava estranea a quanto le accadeva d'intorno, assorta nell'aspettativa del miracolo.
Suor Giacinta non aveva trovato Ferrand nella stanzetta dove stava di solito, vicino alla guardaroba; e lo cercava per tutta la casa, ora.
Da due giorni il medico era sempre pi sbalordito in quello strano ospedale, dove non reclamavano il suo aiuto che per le agonie. La piccola busta di rimedi, portata da lui, era inutile: perch non bisognava neppur pensare ad iniziare una cura qualsiasi, gli ammalati non trovandosi col per curarsi, ma per guarire, nel colpo di fulmine di un prodigio; quindi non distribuiva quasi altro che delle pillole di oppio, per sopire gli spasimi pi forti.
Aveva assistito, con stupore, ad una visita del dottor Bonamy nelle sale. Era una semplice passeggiata, il medico veniva da curioso, senza punto curarsi degli ammalati, che non esaminava e non interrogava nemmeno. Non si occupava che delle pretese guarigioni, fermandosi davanti alle donne che riconosceva per averle vedute all'uffizio, dove constatava i miracoli. Una di esse aveva tre malattie; e la Beata Vergine non si era degnata, sin allora, che di curarne una sola, ma si sperava bene per le altre due.
Alle volte, una infelice, guarita il giorno prima, interrogata ora sulle sue condizioni, rispondeva che i dolori erano tornati, il che non offuscava punto la serenit del dottore, il quale, sempre conciliante, se ne rimetteva al cielo perch conducesse a termine l'opera da lui iniziata.
Non era gi una gran bella cosa che vi fosse un principio di miglioramento?
Quindi la sua frase solita era questa: C' un principio, pazientate! Ma quello che temeva sopratutto erano le importunit delle dame ospitaliere, ognuna delle quali avrebbe voluto trattenerlo, per mostrargli dei soggetti straordinari.
Avevano tutta la vanit di possedere, nella loro sala, le malattie le pi gravi, dei casi eccezionali, disperati; in modo che ardevano dalla smania di farli constatare, per menarne vanto poi.
L'una lo prendeva pel braccio, affermandogli che credeva, in verit, di aver un caso di lebbra. Questa lo scongiurava di venire, parlandogli d'una ragazza di cui le reni erano coperte di squame di pesce. Una terza gli bisbigliava all'orecchio dei particolari orribili sopra una signora maritata, della miglior societ. Lui scappava, rifiutando di vederle, acquietandole colla promessa di tornare poi, quando ne avesse avuto il tempo.
Se si fosse dato retta a quelle signore, come diceva, si sarebbe sprecata la giornata in consulti inutili. Poi, di un tratto, si fermava davanti ad una miracolata, e chiamava Ferrand con un gesto, per esclamare: "Ah! ecco una guarigione interessante!"
E Ferrand, intontito, lo udiva ricostruire la malattia, completamente scomparsa alla prima immersione nella piscina.
Finalmente suor Giacinta seppe dall'abate Judaine, che incontr, che il giovane medico era stato chiamato nella sala dei coniugi. Era la quarta volta che vi scendeva pel padre Isidoro, le cui torture non cessavano. Non poteva che rimpinzarlo di oppio. Nel suo martirio, il frate non chiedeva altro che di essere calmato un pochino per aver la forza di recarsi nel dopopranzo alla Grotta, dove non aveva potuto andare alla mattina.
Ma il dolore cresceva, e perdette i sensi.
Quando la suora entr, trov il medico seduto al capezzale del missionario.
- Dottor Ferrand, venite presto con me alla sala Sant'Onorina, dove abbiamo un'ammalata che muore.
Egli le sorrise, perch non la vedeva mai senza sentirsi rasserenato e confortato.
- Vengo, suora mia. Ma mi date un minuto, non  vero? Vorrei far risensare quest'infelice.
Essa pazient, rendendosi utile. Anche la sala dei coniugi, al pianterreno, era tutta soleggiata, ricevendo molt'aria da tre larghe finestre che davano sopra un giardinetto.
Sabathier, solo col padre Isidoro, si era trattenuto a letto quella mattina, per riposare un pochino, mentre la signora Sabathier, profittando dell'occasione, andava a far delle compere di medaglie e di rosari, da portare in regalo.
Placidamente seduto, con la schiena poggiata ai cuscini, egli faceva scorrere tra le dita le pallottole di un rosario; ma non pregava pi, e, continuando per distrazione a fare quel gesto automatico, teneva gli occhi fissi sul vicino, di cui osservava la crisi con interesse doloroso.
- Ah! suora mia ? disse a suor Giacinta, che si era avvicinata, quel povero frate mi colma di ammirazione! Ieri ho dubitato, per un attimo, della Beata Vergine, vedendo che da sette anni che vengo qui, essa non si degna di ascoltarmi. Ma l'esempio di quel martire, cos rassegnato nella sua tortura, mi ha fatto vergognare della mia poca fede... Non potete immaginare che spasimi egli soffra, eppure bisogna vederlo davanti alla Grotta, con gli occhi accesi di speranza sublime!... E' veramente bello. Non ho veduto che una tela, al Louvre, un quadro di maestro italiano sconosciuto, in cui si trova una testa da prete, divinizzata da una fede simile.
L'uomo intellettuale, l'antico studioso dell'Universit, nudrito di lettere e di arti, ricompariva ora in quel vinto della vita, che aveva voluto farsi ascrivere tra i graziati di un'Opera pia, diventare un povero per toccare il cielo. Fece un ritorno sopra s stesso e soggiunse, nella tenacia di una speranza che l'inutilit di sette viaggi a Lourdes non aveva potuto abbattere:
- Basta, ho ancora il dopopranzo, giacch non partiamo che domani. L'acqua  molto fredda, ma chieder una seconda immersione, e, da questa mattina in poi, prego, domandando perdono della mia ribellione... Non  vero, suora mia, che alla Vergine Beata basta un minuto quando ella  disposta a far guarire uno dei suoi figli? Sia fatta la sua volont ed il nome suo sia benedetto!
Torn a susurrare degli Ave e dei Pater, facendo scorrere le pallottole del Rosario, con mano pi lenta, mentre le sue palpebre si chiudevano a met, nella faccia molle, che assumeva qualcosa di scemo nel riposo, dopo tanti anni che egli era come all'infuori del mondo.
Ferrand frattanto chiamava con un cenno Marta, la sorella del padre Isidoro. Essa stava ritta ai piedi del letto, con le braccia penzoloni, guardando, senza una lagrima, il moribondo che adorava, chiusa nella sua rassegnazione di femminuccia dalla mente ristretta. Ella non era altro, che un cane devoto, aveva seguto il fratello, spendendo i pochi soldi raggranellati nel servizio, senza poter far altro che vederlo soffrire. Quindi, quando il medico le disse di prendere l'ammalato fra le braccia e di sollevarlo un pochino, essa fu felicissima di poter finalmente giovare in qualche cosa.
La sua faccia goffa e tetra, chiazzata di lentiggini, si illumin.
- Tenetelo, mentre io mi provo a mandargli gi queste goccie.
Lo sollev, e Ferrand riusc a introdurre, fra i denti stretti del giovane, alcune goccie di liquido con un cucchiaio.
Quasi immediatamente l'infermo riapr gli occhi e diede un profondo sospiro. Era pi tranquillo, l'oppio faceva il suo effetto, calmando lo spasimo che sentiva nel fianco destro come un fuoco rovente. Ma restava cos debole che quando volle parlare, si dovette accostare l'orecchio alle sue labbra, per udirlo.
Con un lieve cenno della mano, preg Ferrand di avvicinarsi.
- Siete il medico, non  vero, signore? Ebbene, datemi tanta forza che basti per andare alla Grotta, questo dopopranzo... Sono certo che, se posso andarvi, la Beata Vergine mi far guarire.
- Ma certo, vi andrete ? rispose il giovane. ? Non vi sentite molto meglio, ora?
- Oh! no, non molto meglio. So benissimo quello che ho, perch ho veduto parecchi dei nostri fratelli morire cos, laggi, al Senegal. Quando il fegato  attaccato e l'accesso si manifesta all'esterno,  finita. Vengono i sudori, le febbri, il delirio. Ma la Beata Vergine toccher il male col suo mignolo e sar guarito. Oh, ve ne scongiuro tutti, portatemi alla Grotta, anche se sono svenuto.
Suor Giacinta era venuta anch'essa a chinarsi su di lui.
- Non abbiate timore, caro padre Isidoro. Andrete alla Grotta dopo colazione e pregheremo tutti per voi.
Finalmente le riusc di condurre via Ferrand, disperata di quell'indugio e molto preoccupata della Vtu. Per la sorte del frate le metteva piet, e, nel salire, interrog il medico, chiedendogli se non c'era veramente pi speranza.
Questi fece un gesto di condanna assoluta. Era una pazzia venire a Lourdes in uno stato simile.
Poi, si corresse con un sorriso.
- Vi chiedo scusa, cara suora. Sapete che ho la sventura di non essere credente.
Ma sorrise anche lei, indulgente, da amica che tollera le imperfezioni di quelli che ama.
- Oh! non importa, vi conosco, siete, ad ogni modo, un galantuomo... Eppoi, vediamo tanta gente, andiamo da pagani cos arrabbiati, che avremmo molto da fare se volessimo scandalizzarci.
Quando giunsero nella sala Sant'Onorina, trovarono la Vtu che gemeva ancora, in preda a spasimi intollerabili. La Jonquire e la Dsagneaux erano rimaste vicino al letto, pallidissime, sconcertate da quel grido di morte che non taceva pi.
E quando ebbero interrogato Ferrand, a bassa voce, egli signific, stringendosi nelle spalle, che era una donna perduta; era ormai una questione di ore, forse di minuti. Non poteva far altro che intorpidirla anch'essa, per renderle meno dura l'atroce agonia che prevedeva. Essa lo guardava, ancora in s e molto obbediente, non rifiutando nessun rimedio. Come gli altri, non aveva che un fervido desiderio, quello di tornare alla Grotta.
E lo balbett, con una voce da bambino che trema di non venir esaudito.
- Alla Grotta, non  vero? Alla Grotta...
- Ma certo! fra un momento vi ci porteremo, ve lo prometto ? disse suor Giacinta. ? Soltanto, dovete essere molto buonina e procurare di dormire un po' per prendere delle forze.
L'ammalata parve si assopisse allora, e la Jonquire credette di poterla lasciare, conducendo seco la Dsagneaux all'altro capo della sala, dove si diedero a contare della biancheria, tutt'un conto complicato in cui non si raccapezzavano, essendo scomparsi degli asciugamani. Sofia non si era mossa, seduta sul letto rimpetto. Aveva poggiata la bambola in grembo, aspettando che la signora morisse, poich le avevano detto che stava per spirare.
Suor Giacinta si era fermata presso alla moribonda: e non volendo perder il tempo, aveva preso un ago ed un filo per rammendar il vestito di una delle sue malate, cos logoro che scoppiava nelle maniche.
- Restate un momento con noi, non  vero? ? chiese a Ferrand.
Questi continuava ad esaminare la Vtu.
- Pu morire da un momento all'altro. Temo un'emorragia.
Poi, avendo veduto Maria nel letto vicino, disse, abbassando la voce:
- Come va? C' qualche miglioramento?
 No, non ancora. Ah! quella dolce creatura, le auguriamo tutti cordialmente di guarire! Cos gentile, cos giovine, cos afflitta!... Guardatela un po' in questo momento. Come  bella! Sembra una santa, in tutto quel sole, con quei grandi occhi estatici e quei capelli d'oro che risplendono come un'aureola.
Ferrand l'esamin per un momento con interesse. Lo faceva stupire per quella sua aria astratta, quella noncuranza di tutto quello che la circondava, quella fede ardente, quell'ardente esultanza interna, per cui essa si concentrava tutta in s stessa.
- Guarir ? mormor, come se avesse fatta una diagnosi, sottovoce. ? Guarir.
Poi si riavvicin a suor Giacinta, che s'era seduta nel vano del finestrone, aperto all'aria tepida del cortile. Il sole cominciava a girare, scivolando in una sottile striscia d'oro sulla cuffia e sul soggolo bianco. Ed egli rimase in piedi davanti a lei, guardandola cucire, poggiato alla spranga di ferro del davanzale.
- Dovete sapere, suor Giacinta, che questo viaggio a Lourdes, di cui ho accettato il disturbo per compiacere un amico, sar una delle poche felicit della mia vita.
Essa non intese e domand ingenuamente:
- Perch mai?
- Ma perch vi ho ritrovata e sono qua con voi ad aiutarvi un pochino nelle vostre opere mirabili. Se sapeste quanta gratitudine ho serbata per voi, come vi amo e vi venero!
Essa alz la testa per guardarlo in viso e si diede a scherzare senza nessun impaccio. Era leggiadrissima, col suo colore da giglio candido, la bocca piccola ed allegra, gli adorabili occhi azzurri che sorridevano sempre. E la si sentiva fine, flessuosa, senza seno, come una bambina cresciuta in perenne innocenza e spirito di sacrifizio.
- Tanto bene mi volete! E perch dunque?
- Perch vi voglio bene?... Siete l'ottima fra le creature, la pi fraterna, la pi benefica... Siete stata, finora, nella mia vita, il ricordo il pi profondo, il pi dolce, quello che io evoco quando ho bisogno di essere sorretto ed incoraggiato... Non vi ricordate dunque del mese che abbiamo passato insieme, nella mia povera stanzuccia, quando io ero cos ammalato, e voi mi assistevate cos affettuosamente?
- Ma s, ma s!... Anzi, non ho mai avuto ammalato pi carino di voi. Tutto quello che io vi davo lo prendevate, e quando vi rimboccavo le coltri, dopo avervi cambiato di biancheria, restavate immobile come un neonato.
E continuava a guardarlo col suo riso ingenuo. Egli era molto bello, nel pieno fiore della sua virilit giovanile, molto robusto, col naso un po' grosso, gli occhi stupendi, la bocca rossa sotto i baffi neri. Ma essa non badava a questo, felice solo di vederselo davanti cos affettuoso e commosso fino alle lagrime.
- Ah! suor Giacinta, sarei morto senza di voi! E' la vostra assistenza che mi ha fatto guarire.
Allora, mentre si guardavano con quella letizia piena di emozione, il mese adorabile risorse al loro sguardo. Non udivano pi il rantolo della Vtu, non vedevano pi la sala ingombra di letti, simile, nel suo scompiglio, ad una ambulanza improvvisata, dopo una catastrofe pubblica.
Si ritrovarono sotto i tetti di una casuccia nera, in una soffitta della vecchia Parigi, dove l'aria e la luce no non giungevano che da una finestrina, che dava sopra una prospettiva di tettoie. E che delizia di essere soli insieme, lui, ammazzato dalla febbre, lei, piovuta col come un angelo pietoso, venuta tranquillamente dal suo convento, come un fido compagno che non teme di nulla! Assisteva cos uomini, donne, bambini, a casaccio, perfettamente felice pur di lavorare e di dar refrigerio a qualche dolore, senza che l'idea del sesso sorgesse mai in lei. Neppur lui pareva si ricordasse che ella fosse una donna, notando solo che ella aveva le mani molto morbide, la voce carezzevole, ed il tocco benefico: eppure tutta la tenerezza delle madri, tutto l'affetto delle sorelle emanavano da lei.
Per tre settimane, come diceva, lo aveva curato come un bambino, facendolo alzare e mettendolo a letto, prestandogli ogni genere di cure intime, senza impaccio, senza ripugnanza, custoditi entrambi dalla santa purezza del dolore e della carit. Tutto questo accadeva al disopra della vita comune. Poi quando venne la convalescenza, che dolce intimit, che risate da vecchi amici! Essa lo assisteva sempre, sgridandolo, dandogli dei buffetti sulle braccia, quando egli si ostinava a tenerle fuori dal letto. Egli la guardava mentre essa lavava dei capi di biancheria nella catinella, qualche camicia, per risparmiargli i tre soldi del bucato. Nessuno mai veniva da lui; essi erano soli, a mille miglia dal mondo, beati di quella solitudine, in cui la loro giovent si sollazzava cos fraternamente.
- Vi ricordate, suor Giacinta, la mattina in cui ho mosso i primi passi? M'avete fatto alzare, m'avete sostenuto, mentre io barcollavo, impacciato, non sapendo pi far uso delle gambe. E ridevamo, ridevamo...
- S, s, eravate salvo ed io ero tanto contenta.
- Ed il giorno in cui mi avete portato delle ciliegie... Mi par di rivedere la scena: io poggiato sui guanciali, voi seduta sull'orlo del letto, con le ciliegie fra noi due, in una carta bianca. Io non volevo assaggiarle se voi non ne mangiavate con me. Allora, ognuno di noi, l'una dopo l'altra ne prendeva una: e la carta si  vuotata. Erano molto buone.
- S, s, buonissime. E lo stesso accadeva per lo sciroppo di uva spina; non volevate prenderne che quando ne prendevo io.
Ridevano pi forte, godendo la dolcezza di quei ricordi. Ma un sospiro doloroso della Vtu li richiam all'ora presente. Egli si chin, dando un'occhiata all'inferma che non si era mossa. La sala rimaneva sepolta nello stesso silenzio profondo, rotto solo dalla voce limpida della Dsagneaux che contava la biancheria.
Egli riprese, pi piano, con voce fioca per la commozione:
- Ah! suor Giacinta, potr vivere cent'anni; potr conoscere tutte le gioie e tutte le tenerezze, ma non amer mai donna al mondo come amo voi!
Allora suor Giacinta chin il capo, senz'alcun turbamento per, e ricominci a cucire. Un'impercettibile vampa aveva messo un po' di roseo sul suo volto liliale.
- Anch'io, dottor Ferrand, vi voglio molto bene... Soltanto non dovete farmi insuperbire. Ho fatto per voi quello che faccio per tanti altri. E' il mio mestiere, lo sapete. Ed in tutto questo non c' stata che una cosa molto lieta, ed  che il Signore vi ha fatto guarire.
Furono di nuovo interrotti.
La Grivotte ed Elisa Rouquet tornavano dalla Grotta prima degli altri. Subito, la Grivottc si accoccol sulla sua materassa, in terra, al piede del letto della Vtu e trasse di tasca un pezzo di pane che si diede a divorare.
Ferrand osservava curiosamente, fin dal giorno prima, quella tisica che attraversava un cos singolar periodo di agitazione, presa da un appetito eccessivo, da un bisogno febbrile di moto. Ma, in quel momento, il caso di Elisa Rouquet lo colp anche pi, perch era certo ora che il lupus, di cui la piaga le rodeva la faccia, migliorava. Essa continuava a bagnarla alla fontana miracolosa, ed usciva per l'appunto dall'ufficio delle constatazioni, in cui il dottor Bonamy si era gloriato del suo caso. Ferrand si fece avanti ed esamin quella piaga, pi pallida, gi un po' disseccata, che non era punto guarita, senza dubbio, ma dove si iniziava un occulto processo di guarigione.
Ed il caso gli parve talmente curioso, che pens di prendere qualche appunto per uno dei suoi antichi maestri della scuola, che stava studiando l'origine nervosa di certe malattie della pelle, determinate da un disordine di nutrizione.
- Non sentite un po' di pruriggine? ? domand.
- No, mai, signore. Mi lavo, dico il mio rosario col maggior fervore, ecco tutto!
La Grivotte, vana e gelosa, che dal giorno primo trionfava in mezzo alla folla, chiam il medico.
- Io, signore, io sono guarita, guarita, affatto guarita!
Egli sorrise, rifiutando, con un gesto amichevole, di esaminarla.
- Lo so, lo so, cara ragazza. Non avete pi nulla.
Ma, in quel momento, suor Giacinta lo richiam. Aveva abbandonato il lavoro, vedendo la Vtu sollevarsi in un accesso di nausea atroce.
E per quanto si spicciasse, non fu in tempo a giungere colla catinella; l'ammalata aveva vomitato un'altra onda di deiezioni nere, simile alla fuliggine; e questa volta vi si univa del sangue violaceo. Era l'emorragia, la fine prossima, temuta da Ferrand.
- Avvertite la signora direttrice, disse a mezza voce, sedendo per rimaner anche lui al capezzale della donna.
Suor Giacinta corse in traccia della Jonquire. La biancheria era contata e la trov in disparte, in gran colloquio colla figlia Raimonda, mentre la Dsagneaux si lavava le mani.
Raimonda era fuggita un momento dal refettorio, dove era di servizio. Questa era la fatica pi improba per lei; quella lunga sala stretta, con le sue due file di tavole, il suo lezzo di grasso rancido e di miseria le metteva nausea.
Ed era salita in gran furia, approfittando della mezz'ora che le restava prima del ritorno degli infermi.
Trafelata, molto accesa in volto, e con occhi lucidi, si gett fra le braccia della madre.
- Ah! mamma, che felicit!... Tutto  combinato!
Stupita, con la testa confusa e preoccupata pei sopraccapi della direzione di quella sala d'ospedale, la Jonquire non capiva.
- Che cosa  combinato, cara?
Allora Raimonda abbass la voce ed arrossendo un pochino:
- Il mio matrimonio!
Questa volta fu la madre che si rallegr. Una viva soddisfazione irradi il suo volto pieno di donna matura, ancora bella e fresca. Rivide subito il quartierino di via Vaneau dove, dopo la morte del marito, educava cos stentatamente la figlia, con le poche migliaia di lire lasciatele.
Il matrimonio voleva dire ricominciare la vita, riaprire le proprie sale, riconquistare la bella posizione di una volta.
- Ah! figlia mia, come sono contenta!
Ma ad un tratto si sent un po' confusa. Dio ne era testimonio che da tre anni non veniva a Lourdes che per un impulso di carit, per la gran gioia di assistere i suoi cari ammalati. Forse se, nel suo spirito di sacrifizio, avesse fatto un esame di coscienza, avrebbe trovato che era anche la sua natura autoritaria, a cui l'esercizio del comando tornava dolcissimo, che la spingeva a fare quel viaggio. E la speranza di trovar un marito per la figlia, tra i giovani della sua societ che abbondavano alla Grotta non sarebbe schiettamente giunta che per ultima. In realt essa vi pensava, come ad una cosa possibile di cui non parlava mai.
Per altro, la felicit e lo sbalordimento le strapparono una confessione.
- Ah! cara, la riuscita non mi fa meraviglia, poich l'aveva chiesta questa mattina alla Beata Vergine!
Poi volle una certezza: domand dei particolari.
Raimonda non le aveva ancora riferito la lunga passeggiata del giorno antecedente, a braccio di Gerardo, non volendo parlargliene che nell'ora del trionfo, quando fosse sicura di aver conquistato un marito. Ed era una cosa conchiusa, come lo aveva proclamato cos gaiamente; quella mattina stessa, alla Grotta, aveva riveduto il giovane che si era impegnato formalmente. Senza dubbio, Berthaud farebbe la domanda pel cugino, prima che lasciassero Lourdes.
- Basta ? disse la Jonquire, che sbandiva lo scrupolo, sorridente e beata, in fondo ? spero che sarai felice, poich sei cos assennata e non hai bisogno di me per riuscire nei tuoi affari... Abbracciami!
Fu in quella che giunse suor Giacinta per annunziare la morte imminente della Vtu. Raimonda se ne era gi andata, correndo. E la Dsagneaux, che si asciugava le mani, si irritava contro le dame ausiliarie, scomparse tutte per l'appunto nel giorno in cui si sarebbe avuto bisogno di loro.
- Cos per esempio ? soggiunse ? quella Volmar... Io vi domando un po' dove diavolo si  cacciata? Non la si  veduta neppure per un'ora.
- Eh, via, lasciatela un po' in pace! ? rispose la Jonquire, con una certa impazienza ? Vi ho detto che era ammalata.
D'altronde corsero entrambe al letto della Vtu. Ferrand, in piedi, aspettava; e suor Giacinta, avendogli chiesto se non vi era nulla da fare, egli rispose di no, con un cenno del capo.
La moribonda, come sollevata dal primo vomito, era rimasta inerte, con gli occhi chiusi. Ma l'orrendo accesso torn per la seconda volta, essa vomit un altro fiume di deiezioni nere, miste a sangue violaceo. Poi, ebbe un altro momento di calma, vide la Grivotte che mangiava ingordamente il suo pezzo di pane, in terra, sulla materassa.
E sentendosi morire, sussurr:
- E' guarita, non  vero?
La Grivotte l'ud e si esalt.
- Oh, s, signora, guarita, guarita, completamente guarita!
Per un momento, la Vtu parve in bala di quella tristezza atroce, di quella ribellione dell'essere che non vuol finire, mentre gli altri continuano a vivere. Ma si rassegnava gi, travolta dal destino, vinta. E la si ud soggiungere, molto piano:
- Sono i giovani che debbono rimanere. La Beata Vergine ha avuto ragione.
Ed i suoi occhi, che non si richiudevano, facevano ora il giro della sala, quasi dessero l'ultimo saluto a tutta quella gente, che erano sorpresi di trovare col. Si sforz a sorridere, incontrando lo sguardo di curiosit intensa della piccola Sofia Couteau, sempre ancora fisso su di lei; quella ragazzetta cos graziosa era venuta ad abbracciarla la mattina stessa nel suo letto.
In quanto ad Elisa Rouquet, non si occupava pi di nessuno. Aveva ripreso lo specchio ed era assorta nella contemplazione della sua faccia che le pareva si abbellisse a vista d'occhio, dacch la piaga asciugava. Ma fu specialmente la vista di Maria, cos leggiadra nella sua estasi, che parve incantasse la morente. La guard a lungo, con gli occhi sempre nuovamente attratti da lei, come da una visione di luce e di gioia.
Forse credeva gi di scorgere le sante del paradiso, nella gloria sfolgorante del sole.
Ad un tratto, i vomiti ricominciarono, ma non usc pi che del sangue, quel sangue guasto, color del vino. Lo sbocco ne era cos impetuoso che inzaccherava le lenzuola, insudiciava tutto il letto. Invano la Jonquire e la Dsagneaux, tutte e due livide, con le gambe vacillanti, piegavano delle serviette. E Ferrand, inetto a giovare, si era messo indietro sino alla finestra, in quel vano dove aveva risentito, poco prima, un'emozione cos dolce; mentre, con impulso istintivo, di cui non aveva coscienza, suor Giacinta era tornata anch'essa in quel vano beato, come per affidarsi a lui.
- Dio mio! ripet, non potete nulla dunque?
- Nulla, nulla... Essa si spegner cos, come una lampada che si vuota.
Adesso la Vtu, rifinita, con un filo di sangue rosso che le scorreva ancora dalla bocca, guardava fisso la Jonquire, movendo le labbra. E la direttrice, chinandosi, ud delle frasi lente, interrotte, a mala pena compiute.
- E' per mio marito, signora... La bottega  in via Mouffetard... Oh! una bottega piccina, piccina, poco lontana dai Gobelins... E' un orologiaio; non ha potuto seguirmi, naturalmente, per la clientela; e sar molto impacciato quando vedr che non torno... Sicuro: io pulivo i gioielli, portavo la merce...
La sua voce si indeboliva, le parole si perdevano in un rantolo.
- E cos, signora, vi prego di scrivergli, perch io non l'ho fatto, ed ora  finita... Ditegli che il mio corpo resta a Lourdes, perch sarebbe troppo costoso muoverlo... E che riprenda moglie: in commercio bisogna aver moglie... C' la cugina, diteglielo... la cugina...
Le sue parole morirono in un sussurro confuso. La debolezza era troppo grande, il respiro si fermava. Gli occhi per restavano ancora aperti e vivi, nella faccia gialla, di un pallore di cera. E pareva che quegli occhi si fissassero disperatamente sul passato, evocando tutto quello che, fra poco, non sarebbe pi, la botteguccia di orologiaio in fondo al quartiere popoloso, l'andazzo dolce ed uniforme della vita con un marito laborioso, sempre chino sugli orologi; i grandi divertimenti della domenica, che erano di andare sulle fortificazioni a vedere i cervi volanti spiccare il volo. Poi, i suoi occhi si dilatarono, cercando in vano le visioni nella notte orribile che si diffondeva.
Un'ultima volta, la Jonquire si chin, vedendo le labbra agitarsi di nuovo. Non fu pi che un lieve fremito dell'aria, una voce dell'al-di-l che, gi lontana, balbettava con disperazione infinita:
- Essa non mi ha fatto guarire.
E la Vtu spir molto dolcemente.
Come se non avesse aspettato altro, la piccola Sofia Couteau, soddisfatta, balz dal letto e torn a giuocare colla bambola, in fondo alla sala.
N la Grivotte, che finiva il suo panino, n Elisa Rouquet, tutt'assorta nello specchio, si avvidero della catastrofe. Ma nel soffio gelido che passava, fra i bisbigli sbigottiti della Jonquire e della Dsagneaux, a cui l'aspetto della morte non era familiare, Maria parve destarsi dalla aspettativa estatica in cui la piombava l'orazione continua di tutto l'essere suo, senza parola, a bocca chiusa. E quando ebbe compreso, una commiserazione fraterna, da compagna di dolore, certa di guarire, la fece rompere in lagrime.
- Ah! povera donna, morta cos lontano da casa sua, cos sola, quando stava per rinascere!
Ferrand, profondamente commosso anche lui, malgrado l'indifferenza professionale, si era fatto avanti per constatare la morte: e fu ad un suo cenno che suor Giacinta copr la faccia della morta col lenzuolo, perch non era il caso di pensare a lavare il corpo in quel momento. Le ammalate tornavano, a stormi, dalla Grotta: la sala, cos placida, cos gaia di sole, risuonava gi del suo tumulto di miseria e di dolore: le tossi profonde, le gambe strascicanti, il tanfo nauseoso, la miseranda esposizione di tutte le infermit umane.

 2.
In quel giorno, il luned, l'affluenza fu enorme alla Grotta. Era l'ultimo giorno che il pellegrinaggio nazionale doveva passare a Lourdes, ed il padre Fourcade aveva detto, nella dottrina del mattino, che bisognava fare uno sforzo supremo di fervore e di fede per ottenere dal cielo quante pi grazie e guarigioni portentose volesse concedere. Quindi, alle due del pomeriggio, ventimila pellegrini erano gi riuniti alla Grotta, febbrilmente smaniosi ed agitati dalle pi vive speranze.
Di minuto in minuto la piena cresceva, a segno che il barone Suire, sbigottito, usc dalla Grotta per ripetere a Berthaud:
- Amico mio, la folla invader tutto, ne sono certo... Raddoppiate le vostre squadre, fate ravvicinare i vostri uomini.
Era l'Opera pia di Ntre Dame de Salut che aveva l'incarico di mantenere l'ordine, poich non v'erano alla Grotta n custodi, n guardie di questura di nessun genere: ed era per questo che il presidente dell'Associazione si mostrava cos impensierito. Ma nelle occasioni serie, Berthaud era un capo molto rispettato e di una energia rassicurante.
- Non abbiate timore, rispondo di tutto... Non mi muover di qui, fino a tanto che la processione delle quattro non sia sfilata.
Per altro, chiam Gerardo con un cenno.
- D la consegna la pi severa ai tuoi uomini. Non lascino passare che le persone munite di biglietto. E falli venir pi vicino, di' loro che reggano la corda con forza.
Laggi, sotto le edere che mettevano il loro drappeggio sulla rupe, la Grotta si apriva coll'eterno sfavillo dei suoi ceri.
Da lontano, appariva un po' schiacciata ed irregolare, molto angusta e modesta pel soffio d'infinito che ne spirava, facendo impallidire e curvare tutte le teste. La statua della Vergine non era che una macchia bianca, che sembrava mobile, nell'oscillazione dell'aria, riscaldata dalle fiammelle gialle. Bisognava rizzarsi in punta di piedi per discernere confusamente dietro l'inferriata l'altare d'argento, l'organo-harmonium, tolto dalla fodera, le montagne di fiori, gli ex-voto che screziavano le pareti affumicate.
La giornata era splendida: non s'era mai veduto ancora un cielo pi puro allargarsi sulla folla immensa, e la mite brezza specialmente sembrava deliziosa dopo il temporale della notte, che aveva fatto scemare il caldo troppo afoso dei due primi giorni.
Gerardo dovette aprirsi un varco coi gomiti per ripetere gli ordini. V'era gi della ressa.
- Altri due uomini qui! Mettetevi in quattro, se occorre, e tenete la corda ben tesa!
Era istintivo, invincibile. Le ventimila persone raccolte col, si trovavano come affascinate dalla Grotta e camminavano verso di lei, per un'attrazione irresistibile, dove una curiosit ardente si associava alla sete del mistero. Tutti gli occhi convergevano, tutte le bocche, tutte le mani, tutti i corpi erano travolti verso il pallido fiammeggiare dei ceri, verso la mobile macchia bianca della Vergine di marmo. E per impedire che il largo spiazzo, riservato agli infermi, davanti al cancello, non fosse invaso dalla turba crescente, s'era dovuto circondarlo da una grossa fune, che dei lettighieri sostenevano a due mani, ad intervalli di due o tre metri.
Questi avevano la consegna di non lasciar passare che gli infermi, aventi la tessera dell'Opera pia, oppure le poche persone munite di una licenza speciale. Si limitavano allora a sollevare la corda, lasciandola ricadere dietro gli eletti, senza lasciarsi vincere da nessuna preghiera. Si mostravano un po' burberi, anzi abbandonandosi al piacere di valersi di quell'autorit di cui erano investiti per un giorno solo. A dir vero per li urtavano e li prendevano a spintoni, in modo che dovevano sostenersi fra di loro e resistere con tutta la forza delle reni per non venir travolti.
Allora, mentre i sedili davanti alla Grotta ed il largo spazio riservato si riempiva di infermi, di carrozzette, di lettighe, la folla, una folla enorme, si diffuse all'intorno.
Partiva dalla piazza del Rosario e andava a perdersi in fondo alla passeggiata, lungo il Gave; e per tutta la sua lunghezza, il marciapiede era nero pel brulicho della gente, un fiume umano cos fitto che la circolazione era interrotta. Sul parapetto, una fila interminabile di donne sedute, anzi alcune persino in piedi, per veder meglio, facevano luccicare al sole la seta dei loro ombrellini, una seta chiara di un'allegria da giorno di festa. C'era un viale libero per gli infermi; ma veniva continuamente invaso ed ostruito, cosicch le carrozzelle e le lettighe rimanevano in istrada, sommerse, smarrite, finch qualche lettighiere veniva a liberarle. Per altro era un branco docile, una folla d'una innocenza, d'una dolcezza d'agnello, di cui non s'aveva da combattere che la spinta involontaria, la mossa cieca che la gettava verso la luce dei ceri.
Non era mai accaduto nessun accidente, nonostante l'esaltazione che cresceva a poco a poco, spingendo la folla al delirio sregolato della fede.
Ma, per la seconda volta, il barone Suire si apr un varco.
- Berthaud! Berthaud! Badate un po' che la gente sfili pi adagio... Vi sono dei bambini, delle donne che soffocano.
Questa volta Berthaud fece un atto d'impazienza.
- Eh! capperi! Non posso essere dappertutto... Chiudete il cancello per un momento, se occorre.
Si trattava della gente che per tutto il pomeriggio sfilava nella Grotta. Si lasciavano entrare i fedeli dalla porta di sinistra ed uscivano da quella di destra.
- Chiudere il cancello! ? esclam il barone. ? Ma sarebbe peggio; verrebbero a schiacciarvisi tutti!
Videro in quella Gerardo, che s'era fermato a discorrere un momento con Raimonda, in piedi dall'altra parte della corda, con una scodella di latte che recava ad una vecchia paralitica.
E Berthaud gli ordin di mettere due uomini alla porta d'ingresso dell'inferriata, con ordine di non lasciar entrare i pellegrini che a dieci per volta.
Ma, quando Gerardo ebbe eseguito quell'ordine e torn, ritrov Berthaud che rideva e scherzava con Raimonda. Essa si allontan ed i due uomini stettero a guardarla mentre dava da bere alla paralitica.
- E' carissima, e sei deciso, non  vero? La sposi!
- Far questa sera la domanda alla madre. E tu mi accompagnerai, eh? Ci conto.
- Ma certo... Sai quello che ti ho detto. Non potresti far nulla di pi giudizioso. Lo zio ti collocher in meno di sei mesi.
Una ressa di gente li divise.
Berthaud entr nella Grotta per verificare in persona se la gente sfilava ora con metodo, senza disordine e spintoni. Era, per ora, sempre la stessa fiumana ininterrotta di donne, di uomini, di ragazzi; tutti quelli a cui talentava di entrare, tutti quelli che passavano, venuti dal mondo intero.
Quindi i ceti erano singolarmente confusi: degli accattoni in cenci accanto a ricchi borghesi, delle contadine, delle signore ben vestite, delle serve a testa nuda, delle ragazzette scalze, delle ragazzette ben lisciate, incipriate, con un nastro attorno alla fronte. L'ingresso era libero, il mistero si apriva per tutti, per gli increduli come pei fedeli, per quelli che non avevano altra spinta che la curiosit, come per quelli che penetravano l dentro col cuore tremante d'amore.
E bisognava vederli, quasi tutti egualmente commossi nell'odor tiepido della cera, un po' oppressi da quell'afa di tabernacolo che si condensava sotto la roccia; bisognava vederli guardare per terra, pel timore di scivolare sulle inferriate. Molti rimanevano sbalorditi, senza far neppure la riverenza, esaminando le cose con la segreta inquietudine degli indifferenti smarriti nell'arcano formidabile di un santuario. Ma i devoti facevano il segno della croce, gettando delle lettere, deponendo dei fiori e dei ceri, baciando la roccia sotto la Vergine o sfregando in quel punto dei rosari e delle medaglie, dei piccoli oggetti sacri, che quel contatto bastava a benedire. E la processione continuava, continuava senza fine, per giorni, per mesi, da anni, e sembrava che tutta la terra venisse a sfilare l, in fondo a quell'angolo di rupe, che tutte le miserie e tutte le torture umane in fila si raccogliessero in quella specie di ridda.
Quando Berthaud ebbe constatato che le cose andavano benissimo dappertutto, si aggir da semplice spettatore, sorvegliando i suoi uomini. La sua sola inquietudine ora era la processione del Santissimo Sacramento, durante cui si spiegava una tal frenesia che vi erano sempre delle disgrazie da temere.
Quest'ultimo giorno si annunziava fervidissimo, nel fuoco di esaltazione febbrile che egli sentiva gi spirare dalle masse. Il fascino toccava il suo colmo, per la febbre del viaggio, l'inebbriamento negli stessi cantici, ripetuti senza posa, l'ostinata persistenza dei medesimi esercizi religiosi e le continue conversazioni sui miracoli, e la mente sempre inchiodata al fiammeggiare divino della Grotta. Molti non dormivano da tre notti, giungendo cos ad uno stato di veglia allucinata, camminando in un sogno che si faceva sempre pi febbrile. Non godevano di nessun riposo, le preghiere continue essendo come una frusta che sferzava le anime.
Gli appelli alla Beata Vergine non cessavano mai, i preti si succedevano sul pulpito, proclamando il dolore universale, dirigendo le supplicazioni frenetiche della folla, durante tutto il tempo in cui gli infermi rimanevano davanti alla pallida statua di marmo che sorrideva, con le mani giunte, gli occhi al cielo.
In quel momento, il pulpito di marmo bianco, a destra della Grotta, vicino alla rupe, era occupato da un prete di Tolosa, che Berthaud conosceva e che ascolt per un momento con aria di approvazione.
Era un omaccione, dalla parola nudrita, celebre pei suoi successi oratorii. D'altronde, in quel caso tutta l'eloquenza consiste nell'avere i polmoni robusti, ed un impeto furioso nel gettare la frase, il grido che la folla intera doveva ripetere, poich non si trattava, in fondo, che di una vociferazione, rotta dagli Ave e dai Pater.
Il prete, che aveva finito il rosario, procur di rizzarsi sulle gambe corte, gettando il primo appello delle litanie che inventava e dirigeva a suo capriccio, secondo l'ispirazione del momento.
- Maria, noi ti amiamo!
E la folla ripet, con voce pi bassa, indistinta e quasi affranta:
- Maria, noi ti amiamo!
E, da allora in poi, la litania non s'interruppe pi.
La voce del prete vibrava con sonorit impetuosa, la voce della folla ripeteva, in un balbetto di dolore:
- Maria, sei la nostra sola speranza!
- Maria, sei la nostra sola speranza!
- Vergine pura, rendici i pi puri tra i puri!
- Vergine pura, rendici i pi puri tra i puri!
- Vergine potente, salva i nostri ammalati!
- Vergine potente, salva i nostri ammalati!
Spesso, quando la sua fantasia restava in asso, o voleva dar maggior valore ad un grido, lo ripeteva fin tre volte, mentre la folla, docile, lo ripeteva anch'essa tre volte, fremente sotto l'impressione snervante di quella lamentazione pertinace, che accresceva la sua esaltazione.
Le litanie continuavano e Berthaud torn alla Grotta. Quelli che sfilavano nell'interno, facendo fronte agli ammalati, vedevano realmente uno spettacolo straordinario. Tutto il largo spazio, fra le corde, era occupato dai mille, o milleduecento ammalati che il pellegrinaggio nazionale aveva condotto; e formavano, sotto l'ampio cielo purissimo, nella luce splendida della bella giornata, la pi straziante accozzaglia che si potesse vedere.
I tre ospedali avevano rigurgitato col la popolazione delle loro sale di orrore e di spavento.
Anzitutto, nel punto pi lontano, sulle panche, avevano stipato i pi validi, quelli che potevano ancora restar seduti. Molti erano sostenuti da guanciali; altri si sorreggevano fra di loro, i forti portando il peso dei deboli. Poi, pi in l, davanti alla Grotta stessa, erano distesi gli aggravati, e le lastre del selciato sparivano sotto quel fiume miserando, un'onda diffusa e stagnante di guai.
L'incastramento delle carrozzette, delle lettighe e delle materasse era indescrivibile. Certuni, adagiati in carrozzette, in grondaie di strane forme, che sembravano bare, si sollevavano, sovrastando alla misera turba, mentre i pi, giacenti a livello del suolo, sembravano stesi sulla nuda terra.
Certuni erano vestiti ed allungati cos sulla tela a quadrelli delle materasse.
Gli altri erano stati portati col loro letto, e non si vedevano che le loro mani e la loro testa scialba spuntare dalle materasse.
Pochi di quei giacigli erano puliti. Solo alcuni guanciali, abbaglianti di bianchezza, guarniti di ricamo per un'ultima vanit, spiccavano fra la povert lorda degli altri, un ammasso di cenci, di coltri sgualcite, di biancheria insudiciata. Tutto questo riunito e pigiato secondo la combinazione dell'arrivo: donne, uomini, ragazzi, preti, gente spogliata e gente vestita, raccolti sotto il meriggio abbagliante.
E tutte le malattie vi si trovavano, tutta la orribile coorte che usciva, due volte al giorno, dagli ospedali per attraversare Lourdes atterrito.
Teste divorate dall'eczema, fronti coronate di rubeole, nasi e bocche di cui l'elefantiasi aveva fatto dei grugni informi.
Poi le idropiche, gonfie come otri; le artritiche dalle mani torte, dai piedi gonfi, simili a sacchi pieni di cenci; un'idrocefala, di cui il cranio enorme, troppo pesante, si rovesciava indietro. Poi le tisiche, tremanti di febbre, rifinite dalla dissenteria, colla pelle livida, di una magrezza da scheletro. Poi le deformit delle contratture, le vite sformate, le braccia rivoltate, i colli piantati in isghembo, le povere creature spezzate e stritolate, immobilizzate in attitudini da burattini tragici. Poi delle povere ragazze rachitiche che mettevano in mostra il loro colore cereo, la loro nuca scarna, consumata dai tumori; delle donne gialle, inebetite dl torpore doloroso delle sciagurate che il cancro divora; altre che, livide. non ardivano muoversi, temendo il cozzo dei tumori, di cui il pondo immane le soffocava.
Sulle panche, delle sorde sbigottite che non udivano nulla cantavano ad ogni modo; delle cieche restavano per ore, a testa alta, volte verso la statua della Vergine che non potevano vedere. E c'era anche la pazza, diventata scema, a cui un cancro aveva portato via il naso, che rideva di un riso terribile, colla bocca vuota e nera: e c'era l'epilettica, pallida come la morte per una crisi recente, con della bava agli angoli delle labbra.
Ma nessuno pi poneva mente alla malattia ed allo spasimo dacch erano tutti l, seduti o coricati, con gli occhi fissi sulla Grotta. Le povere faccie scarne, color del terriccio, si trasfiguravano, accendendosi di speranza. Le mani anchilosate si congiungevano, le palpebre troppo gravi trovavano la forza di sollevarsi, le voci spente si rianimavano all'appello del prete. In principio non era che un balbettare indistinto, simile a lieve soffio di vento, che sorgeva qua e l dalla folla. Poi, il grido saliva, si stendeva, diffondendosi nella folla stessa, da un capo all'altro della piazza immensa.
- Maria, concepita senza peccato, prega per noi! ? gridava il prete colla sua voce tuonante.
E gli ammalati ed i pellegrini ripetevano, sempre pi forte:
- Maria, concepita senza peccato, prega per noi!
Poi la litania si svolgeva ancora pi celere, pi rapida.
- Madre purissima, Madre castissima, i figli tuoi sono ai tuoi piedi!
- Madre purissima, Madre castissima, i figli tuoi sono ai tuoi piedi!
- Regina degli Angeli, profferisci una parola ed i nostri ammalati saranno guariti!
- Regina degli Angeli, profferisci una parola ed i nostri ammalati saranno guariti!
Frattanto Sabathier si trovava nella seconda fila, dalla parte del pulpito. Si era fatto condurre per tempo, volendo scegliere il suo posto, da vecchio familiare di casa che conosceva i buoni angoli.
Poi gli sembrava che vi fosse un interesse capitale ad essere il pi vicino possibile alla Beata Vergine, sotto ai suoi occhi stessi, come se ella avesse avuto bisogno di vedere i suoi fedeli per non dimenticarli. Da sette anni che veniva, non nutriva che questa speranza, del resto: farsi osservare da lei un giorno, commuoverla finalmente, ed ottenere la sua guarigione, non per scelta, ma per diritto d'anzianit. Non si trattava che di pazienza, e la sua fede incrollabile non era punto scossa da quegli indugi. Soltanto, da pover'uomo rassegnato, un po' stanco di quelle continue proroghe, si permetteva alle volte delle distrazioni. Cos si era serbata vicino la moglie, seduta sopra una seggiolina a molla; e si piaceva a discorrere, a farle parte delle sue riflessioni.
- Cara amica, tirami su un pochino... Scivolo, sto malissimo.
Vestito di un paio di calzoni e di una giacca di lana ruvida, sedeva sopra una materassa, poggiando la schiena ad una seggiola.
- Stai meglio cos? ? domand la Sabathier.
- S, s...
Poi si occup di padre Isidoro, che avevano finito col condurre ad ogni modo, e che giaceva sopra una materassa vicina, col lenzuolo fin sotto al mento, e le mani soltanto fuori dal letto, riunite sulla coperta:
- Ah! poveruomo!... E' molto imprudente muoverlo, ma la Beata Vergine  tanto potente quando vuole!
Riprendeva il Rosario, quando si interruppe di nuovo scorgendo la Maze, che scivolava nel recinto separato, cos sottile, con tal discrezione, che era probabilmente passata sotto la corda senza che la osservassero. Si era seduta in fondo ad una panchina, dove occupava il poco spazio che avrebbe occupato una bambina, stando molto quieta. E si leggeva una tristezza infinita, una prostrazione assoluta nella sua faccia lunga, dai lineamenti patiti, nei suoi trentadue anni da bionda gi senza freschezza, invecchiata prima del tempo.
- Dunque ? riprese sottovoce Sabathier, rivolgendosi alla moglie ?  per la conversione del marito che prega quella signora?... L'hai incontrata questa mattina in una bottega?
- S, s ? rispose la Sabathier. ? Eppoi ho parlato di lei con un'altra signora che la conosce... Suo marito  un commesso viaggiatore. Alle volte la lascia sola per sei mesi di fila, e se ne va con delle donnacce. Oh!  un giovane molto allegro, molto simpatico, che non la lascia mai senza denaro. Soltanto essa lo adora, e non potendo rassegnarsi al suo abbandono, viene a domandare alla Beata Vergine che glielo renda... In questo momento per l'appunto, egli  a Luchon, a quanto si dice, con due signore, due sorelle...
Con un gesto, Sabathier interruppe la moglie. Guardando la Grotta, ridiventava l'uomo intellettuale, l'antico professore che si appassionava una volta per le questioni artistiche.
- Vedi ? disse ? hanno sciupata la Grotta per volerla fare troppo bella. Sono certo che era molto pi pittoresca nel suo aspetto naturale... Ha perduto il suo vero carattere... E che roba barocca hanno incollato l, a sinistra!
Ma si sbigott, all'improvviso, della sua astrazione; la Beata Vergine non distingueva forse frattanto qualcuno dei pi vicini, pi devoti e pi corretti nel contegno? Inquieto, ricadde nella sua modestia, nella sua pazienza, con l'occhio spento e senza pensiero, aspettando il beneplacito del cielo.
D'altronde, lo scoppio d'un'altra voce lo riconduceva a quell'annichilimento, lo ripiombava in quella morte del letterato ragionatore che era stato nei tempi antichi.
Un altro predicatore era salito sul pulpito, un cappuccino di cui il grido gutturale, ripetuto con insistenza, scuoteva la folla d'un brivido.
- Santa Vergine delle Vergini, sii benedetta!
- Santa Vergine delle Vergini, sii benedetta!
- Santa Vergine delle Vergini, non distogliere il tuo volto dai figli tuoi!
- Santa Vergine delle Vergini, non distogliere il tuo volto dai figli tuoi!
- Santa Vergine delle Vergini, soffia sulle nostre piaghe e le nostre piaghe saranno sanate!
- Santa Vergine delle Vergini, soffia sulle nostre piaghe e le nostre piaghe saranno sanate!
La famiglia Vigneron era riuscita a collocarsi in fondo alla prima panca nel viale centrale che cominciava ad affollarsi. Erano l, tutti quanti: il piccolo Gustavo seduto e piegato in due, colle gruccie fra le gambe; accanto a lui, la madre che teneva dietro alle preghiere col suo fare di signora borghese per bene; dall'altra parte la zia, la signora Chaise, disturbata dalla folla ed ansante, e Vigneron, silenzioso, che da alcuni minuti osservava attentamente quest'ultima.
- Che cosa avete, mia cara? Vi vien male?
Essa respirava a stento.
- Ma non so... Non mi sento pi le membra e mi manca l'aria...
In quel punto stesso, egli pensava che quell'agitazione, quella febbre, quel serra serra del pellegrinaggio, non dovevano punto esser propizi al mal di cuore.
Certo, egli non desiderava la morte di nessuno e non aveva mai chiesto cosa simile alla Beata Vergine. Se essa aveva gi esaudito il suo desiderio di promozione, con la morte del capo, era certamente perch questi era gi condannato per decreto del cielo. E cos pure, se la signora Chaise moriva per la prima, lasciando la propria sostanza a Gustavo, egli non avrebbe altro da fare che inchinarsi riverente alla volont di Dio, il quale, di solito, vuole che i vecchi precedano i giovani nella tomba.
Con tutto ci, la sua speranza si fece, inconsapevolmente, cos viva, che non pot a meno di scambiare una occhiata colla moglie, invasa dallo stesso pensiero involontario.
- Gustavo, tirati indietro, sclam. Tu disturbi la zia.
E siccome Raimonda passava:
- Signorina, non avreste un bicchier d'acqua? C' qui una nostra parente che si sente venir meno.
Ma la Chaise rifiut con un cenno. Si rimetteva, e prese fiato con forza.
- No, non  nulla, grazie... Ora sto meglio... Ah! questa volta, in verit ho creduto di soffocare!
Era rimasta tremante per la paura, con occhi stralunati e faccia livida. Torn a giungere le mani, supplicando la Beata Vergine di salvarla da altre crisi e di farla guarire; mentre i Vigneron, l'uomo e la donna, ripetevano il voto intimo di felicit per cui erano venuti a Lourdes: una vecchiaia prospera, ben meritata da venti anni di onest, una sostanza sicura che andrebbero a mangiarsi in campagna, coltivando dei fiori. Il piccolo Gustavo che aveva veduto ed osservato ogni cosa, coi suoi occhi acuti acuti e la sua intelligenza affinata dal soffrire, non pregava, sorridendo di quel suo sorriso astratto ed enigmatico. A che scopo pregare? Egli sapeva che la Beata Vergine non lo farebbe guarire e che morrebbe.
Ma Vigneron non poteva durarla un pezzo senza occuparsi dei suoi vicini.
Avevano portata in mezzo al viale centrale, gi ingombro, la signora Dieulafay, venuta in ritardo; ed egli strabiliava di quel lusso, di quella specie di bara imbottita di seta bianca, in cui la giovine donna giaceva, vestita di un accappatoio rosa, guarnito di merletti di Valenciennes.
Il marito, in abito da sera e la sorella in vestito nero di un'eleganza semplice e meravigliosa, rimanevano in piedi, mentre l'abate Judaine, inginocchiato vicino all'inferma, finiva una fervida orazione.
Quando il prete si rialz, Vigneron gli fece, un posticino sulla panca, vicino a lui. E si permise perfino di interrogarlo.
- E cos, signor curato, quella povera giovane signora si sente un po' meglio?
L'abate Judaine fece un gesto di tristezza infinita.
- Ah! no, pur troppo!... E dire che avevo tanta speranza in cuore! Son io che ho deciso la sua famiglia a venire. La Beata Vergine mi aveva fatto, or sono due anni, una grazia cos straordinaria col guarire i miei poveri occhi perduti, che speravo di ottenere ancora un favore da lei... Basta, non voglio disperare. Abbiamo tempo fino a domani.
Vigneron esaminava quel volto di donna, di cui si ritrovava ancora l'ovale purissimo, gli occhi mirabili; lo esaminava cos com'era ridotto, color di piombo, simile ad una maschera della morte tra i merletti.
- E' molto triste, in verit! ? mormor.
- E se l'aveste veduta, l'estate scorsa! ? riprese il prete ? Il loro castello di Saligny  nella mia parrocchia, ed io pranzavo spesso da loro... Non posso guardare senza tristezza la sorella maggiore, la signora Jousseur, quella signora vestita di nero che le sta vicino, perch le somiglia molto: solo, l'ammalata era ancora pi leggiadra, una delle bellezze di Parigi. Paragonate quello splendore, quella grazia mirabile, a quella povera creatura moribonda... E' una cosa che stringe il cuore. Che terribile lezione!
Tacque per un momento. Quel brav'uomo, cos spontaneamente santo, senza passione alcuna, senza vivacit d'intelligenza che turbasse la sua fede, mostrava un'ammirazione ingenua per la bellezza, la ricchezza, la potenza, non mai invidiate da lui. Si arrischi, per altro, ad esporre un dubbio, uno scrupolo, che offuscava la sua serenit abituale.
- Per conto mio, avrei voluto che ella venisse qui con maggior semplicit, senza tutto quell'apparato di lusso, perch la Beata Vergine predilige gli umili... Ma comprendo benissimo che vi sono delle necessit sociali. Eppoi il marito e la sorella l'amano tanto! Pensate che si sono rassegnati a lasciare, lui i suoi affari, lei i suoi svaghi, cos sconvolti dall'idea di perderla, che hanno sempre, come ora, quel fare stralunato, quegli occhi umidi. Bisogna quindi scusarli, se vogliono darle sino all'ultima ora la gioia di apparir bella.
Vigneron approvava con un cenno del capo. Ah! non erano i ricchi che avevano maggior fortuna alla Grotta! Delle serve, delle contadine, delle mendicanti guarivano, mentre le signore se ne tornavano a casa coi loro malanni senza refrigerio, nonostante i loro regali ed i ceri enormi che facevano accendere.
E, senza volerlo, guard la Chaise che sedeva col, ristabilita, con espressione beata.
Ma un fremito corse nella folla e l'abate Judaine disse ancora:
- Ecco il padre Massias che sale sul pulpito. E' un santo, ascoltatelo.
Tutti lo conoscevano, non poteva mostrarsi senza che tutte le anime fremessero per un improvviso risorgere di speranza, perch si raccontava che il suo immenso fervore contribuisse ai miracoli; dicevano che avesse una voce appassionata e poderosa, che tornava grata alla Vergine.
Tutte le teste si erano alzate, l'emozione si accrebbe vieppi quando scorsero il padre Fourcade, che era venuto fino al piede del pulpito, poggiandosi alla spalla del suo prediletto, caro fra tutti, e rimaneva col per udirlo anche lui... Il suo piede gottoso lo faceva soffrire di pi dalla mattina in poi, e doveva fare un grande sforzo per rimanere ritto cos, sorridendo.
L'esaltazione sempre maggiore della folla lo rendeva felice, egli prevedeva dei prodigi e delle guarigioni abbaglianti, alla gloria di Maria e di Ges.
Sul pulpito, il padre Massias non parl subito. Sembrava molto alto, scarno e pallido, con una faccia di asceta, che la sua barba scolorita rendeva ancora pi lunga. I suoi occhi scintillavano e sporgeva con un tremito di passione le larghe labbra eloquenti.
- Signore, salvaci, noi soccombiamo!
E la folla ripet, con un fervore che si faceva sempre pi ardente di attimo in attimo:
- Signore, salvaci, noi soccombiamo!
Egli apriva le braccia e gettava quel grido infuocato come se lo avesse divelto dal suo cuore in fiamme.
- Signore, se cos ti piace, puoi guarirmi!
- Signore, se cos ti piace, puoi guarirmi!
- Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa, ma pronunzia una parola sola e sar guarito!
- Signore, non sono degno che tu entri nella mia casa, ma pronunzia una parola sola e sar guarito!
Marta, la sorella del padre Isidoro, s'era messa a discorrere sottovoce con la Sabathier, vicino a cui si era finalmente seduta: avevano fatto conoscenza all'ospedale, e, nell'affratellamento di tanti dolori, la serva diceva familiarmente alla signora quanto fosse in pena pel fratello: poich, lo vedeva bene, egli era agli estremi. La Beata Vergine doveva affrettarsi se voleva guarirlo.
Era gi un miracolo che avessero potuto condurlo vivo alla Grotta.
Nella sua rassegnazione da povera creatura semplice, non piangeva neppure. Ma aveva il cuore cos gonfio che le sue tarde parole le si spegnevano sulle labbra. Poi, i ricordi del passato le si affacciarono, e, colla bocca impastata dal lungo silenzio, sfog l'affanno segreto.
- Eravamo in quattordici a casa, a San Jacut, presso Vannes. Lui, sebbene alto,  sempre stato gracile: ed  per questo che  rimasto col nostro curato, il quale ha finito col metterlo alle scuole cristiane... I maggiori hanno preso la terra, ed io ho preferito di andar a servire. Una signora mi ha condotta a Parigi con lei, cinque anni fa... Ah! quanti dispiaceri vi sono nella vita! Tutti hanno tanti dispiaceri!
- Ah! avete ragione, ragazza mia ? rispose la signora Sabathier, guardando il marito che ripeteva con divozione ogni frase del padre Massias.
- E cos ? continu Marta ? ecco che, un mese fa, vengo a sapere che Isidoro, tornato dai paesi caldi, dove era in missione, aveva portato di l una brutta malattia... Allora, sono corsa a trovarlo e mi ha detto che doveva morire, se non partiva per Lourdes; ma che era impossibile che facesse il viaggio, perch non aveva nessuno per accompagnarlo... Allora, io avevo ottanta lire di risparmio, ho lasciato il mio posto, e siamo partiti insieme... Vedete, signora, se gli voglio tanto bene, gli  perch, quando ero piccina, mi portava dell'uva spina dalla parrocchia, mentre gli altri mi battevano.
Ricadde nel silenzio, col viso contraffatto dal dolore, senza che le lagrime potessero uscire dai suoi tristi occhi, arsi dalla veglia. E non balbett pi che delle parole senza nesso.
- Guardate un po' signora, fa piet... Ah! Dio! le sue povere guancie, il suo povero mento, la sua povera fronte!
Era infatti uno spettacolo miserando. La signora Sabathier si sentiva rimescolare nel vedere padre Isidoro cos scialbo, cos terreo, agghiacciato da un sudore d'agonia. Non teneva fuori del letto che le mani giunte e il viso, incorniciato dai lunghi capelli; ma se quelle mani di cera sembravano morte, se nel lungo volto dolente non v'era pi tratto che si muovesse, gli occhi vivevano ancora: occhi pieni di amore inestinguibile, di cui la fiamma bastava ad illuminare tutta quella povera faccia morente da Cristo in croce. E non si era mai manifestato cos chiaramente il contrasto tra la fronte bassa, l'espressione limitata, animalesca del contadino, e lo splendere divino che raggiava da quella povera faccia umana, logorata e santificata dagli spasimi, diventata sublime all'ultim'ora, nell'ardentissimo divampare della fede. La carne si era come liquefatta, ed egli non era nemmeno pi un soffio, ma una luce soltanto, uno sguardo.
Dacch lo avevano messo l, Isidoro non staccava pi gli occhi dalla statua della Vergine. Null'altro esisteva per lui. Egli non vedeva la folla sterminata, non udiva le grida deliranti dei preti, quelle grida incessanti che scuotevano la turba fremente.
Non gli rimanevano che gli occhi, quegli occhi avvampanti di tenerezza infinita, e questi si erano fissati sulla Vergine per non distogliersene mai pi. La beveva avidamente, fino alla morte, in un ultimo desiderio di sparire, di spegnersi in lei. Per un momento, la bocca si apr, la faccia si ricompose in un'espressione di beatitudine celestiale. Poi nulla pi si mosse: gli occhi rimasero spalancati, sempre ostinatamente fissi sulla statua bianca.
Scorsero alcuni minuti. Marta aveva sentito un brivido gelarle la radice dei capelli.
- Guardate un po' signora, guardate, ve ne prego!...
Sgomenta la Sabathier finse di non intendere.
- Che c', fanciulla mia?
- Mio fratello, guardate... Non si muove pi. Ha aperto la bocca, eppoi non s' pi mosso.
Allora rabbrividirono entrambe, nella certezza che egli era morto. Era spirato senza un rantolo, senza un sospiro, come se la vita se ne fosse andata nel suo sguardo, nei suoi grandi occhi d'amore, ardenti di passione. Era morto guardando la Vergine e nulla poteva esser cos ineffabilmente dolce, e continuava a guardarla coi suoi occhi spenti, in una delizia senza nome.
- Procurate di chiudergli gli occhi ? mormor la Sabathier. ? Cos sapremo.
Marta si alz e chinandosi per non essere veduta, si sforz di chiudere, con dita tremanti, quegli occhi vitrei.
Ma, ogni volta, essi si riaprivano e tornavano appassionatamente a guardare la Vergine. Egli era morto, ed essa dovette lasciarli spalancati, soffusi di un'estasi senza fine.
- Ah!  finito, signora,  finito davvero! ? balbett.
Delle lagrime irruppero dalle sue palpebre pesanti e le scesero dalle gote, mentre la Sabathier le prendeva la mano per farla tacere. S'erano uditi dei bisbigli, una certa inquietudine si diffondeva tra la gente. Ma che partito prendere? Non si poteva portar via quel cadavere, in mezzo ad un tal chiasso, durante le preghiere, senza correre il rischio di provocare delle conseguenze disastrose. Il meglio era di lasciarlo al suo posto, aspettando un momento propizio.
Non scandalizzava nessuno, non pareva pi morto di dieci minuti prima, e tutti potevano credere che quegli occhi di fiamma vivessero ancora nel loro caldo appello alla tenerezza divina della Beata Vergine.
Solo alcune persone attorno a lui sapevano il vero.
Sbigottito, Sabathier aveva interrogata la moglie con un lieve cenno, e ragguagliato da una muta e lunga affermazione, era tornato alle preghiere senza ribellarsi, impallidendo davanti alla onnipotenza misteriosa che mandava la morte quando le si chiedeva la vita.
I Vigneron, molto curiosi, si chinavano, bisbigliando, come si fa nell'udire di qualche infortunio, capitato in istrada; qualcuno di quei fatti diversi che, a Parigi, il padre riferiva, tornando dall'uffizio e che occupavano tutta la sera.
La signora Jousseur si era voltata, mormorando una sola parola all'orecchio di Dieulafay; poi erano ricaduti entrambi nella contemplazione dolorosa della loro cara inferma: mentre l'abate Judaine, avvertito dai Vigneron, si inginocchiava, dicendo a bassa voce, con molta emozione, la preghiera dei morti.
Non era un santo, quel missionario, tornato dalle terre micidiali con la sua ferita mortale al fianco, per venire a morire sotto lo sguardo sorridente della Beata Vergine? E la Maze, presa dal desiderio della morte, si decideva a scongiurare il cielo che la sopprimesse cos, silenziosamente, se non voleva esaudirla, rendendole l'amore del marito.
Frattanto il grido del padre Massias scoppiava di nuovo, con terribile forza di disperazione, tra uno schianto di singulti.
- Ges, figlio di Davide, sto per perire, salvami!
E la folla singhiozz con lui:
- Ges, figlio di Davide, sto per perire, salvami!
Poi gli appelli si ostinarono, l'uno dopo l'altro, ad urlare sempre pi forte la miseria esulcerata della terra.
- Ges, figlio di Davide, abbi piet dei tuoi figliuoli infermi!
- Ges, figlio di Davide, abbi piet dei tuoi figliuoli infermi!
- Ges, figlio di Davide, vieni, sanali e fa che essi vivano!
- Ges, figlio di Davide, vieni, sanali e fa che essi vivano!
Era un delirio.
Appi del pulpito, il padre Fourcade aveva alzato le braccia nel tumulto di passione veemente che traboccava da tutti i cuori, gridando anche lui colla sua voce tuonante, per far violenza al cielo.
E l'esaltazione continuava a crescere, sotto quel vento di desiderio di cui il soffio piegava la folla, da luogo a luogo, giungendo fino alle giovani signore che, venute da curiose, sedevano laggi sul parapetto del Gave, impallidendo sotto gli ombrellini.
L'umanit miseranda gridava dal fondo del suo abisso di guai, e quel clamore passava in un brivido su tutte le nuche, e non vi era pi che un popolo agonizzante, che rifiutava di morire, volendo costringere Iddio a decretare l'eternit della vita.
Ah! la vita, la vita! Tutti quegli sciagurati, tutti quei moribondi accorsi da plaghe cos lontane, non chiedevano altro che lei, in una smania sregolata di viverla ancora, di viverla per sempre!
Oh! Signore! Qualunque sia la nostra miseria, qualunque sia la tortura del viver nostro, sanaci; fa che la vita ricominci per noi, a patto di soffrir di nuovo quello che abbiamo sofferto!
Per quanto infelici nell'esistenza, noi vogliamo esistere. Non  il cielo che ti domandiamo,  la terra,  il favore di non abbandonarla che il pi tardi possibile, di non abbandonarla mai, se il tuo potere si degnasse di concedere tanto.
E, quando non imploriamo pi da te una guarigione fisica, ma un favore morale, allora  la felicit che ti domandiamo, la felicit di cui la sete ci arde. Oh! signore, concedici di essere sani e felici, e lasciaci vivere, lasciaci vivere.
Quel grido pazzo, il grido della smania delirante del vivere, gettato dal padre Massias, usciva in uno schianto di lagrime, da tutti i petti.
- Oh! Signore, figlio di Davide, sana i nostri ammalati!
- Oh! Signore, figlio di Davide, sana i nostri ammalati!
Berthaud dovette scagliarsi due volte a proteggere le funi, perch le spinte incoscienti della folla non le spezzassero.
Il barone Suire, disperato, sommerso nell'onda della gente, faceva dei segni continui, supplicando che gli venissero in soccorso, perch la Grotta era invasa, la sfilata era diventata un'irruzione di folla vaneggiante che si avventava allo sfogo del suo desiderio.
Invano Gerardo lasci di nuovo Raimonda per mettersi in persona alla porta d'ingresso del cancello, e procur di ristabilire la consegna, facendo entrare dieci persone alla volta; venne respinto e gettato in disparte. E la turba, febbricitante, esaltata, irruppe, passando come una piena torrenziale nello sfolgorio dei ceri, gettando lettere e mazzi di fiori alla Beata Vergine, baciando la rupe che milioni di bocche di fuoco avevano spianata e levigata.
Era la fede scatenata, la forza strapotente che nulla poteva arrestare.
E Gerardo, schiacciato contro il cancello, ud due contadine, travolte dalla piena, dare in esclamazioni sullo spettacolo degli ammalati, giacenti davanti a loro. Una di esse fu colpita dalla faccia cos cerea di Isidoro, coi grandi occhi, smisuratamente aperti, fissi sulla statua della Vergine.
Fece il segno della croce e mormor, presa da ammirazione:
- Oh! guarda un po' quello l; come prega con tutta l'anima e come guarda Nostra Donna di Lourdes!
L'altra contadina rispose:
- Oh! essa lo far certamente guarire,  troppo bello!
Nell'atto di fede e d'amore che continuava, nel suo annientamento, il morto, con la fissit intensa del suo sguardo, commoveva tutte le anime, edificando profondamente quel popolo di cui la fiumana non aveva mai fine.

 3.
Era il buon abate Judaine che doveva portare il Santissimo Sacramento alla processione delle quattro.
Dacch la Beata Vergine lo aveva guarito da una malattia agli occhi, con un miracolo che i giornali cattolici vantavano ancora, egli era una delle glorie di Lourdes; e gli si dava il primo posto, lo si onorava con un'infinit di premure.
Alle tre e mezza, egli si alz e volle lasciare la Grotta. Ma l'affluenza straordinaria della folla lo sgoment ed ebbe paura di essere in ritardo, se non riusciva a liberarsi.
Per fortuna gli capit un aiuto.
- Signor curato ? disse Berthaud ? non tentate di passare pel Rosario; rimarreste in istrada. Il meglio  di salire per la scorciatoia... Ed anzi, guardate, vi consiglio di seguirmi. Io camminer davanti.
Lavorando di gomiti, pot rompere la calca, aprendo un varco al prete, che si profondeva in ringraziamenti.
- Siete troppo cortese... E' colpa mia. Ho indugiato troppo... Ma Dio buono! Come faremo fra un po', per passare colla processione?
Quella processione, infatti, continuava ad impensierire Berthaud.
Nei giorni soliti, suscitava sul suo passaggio una pazza crisi di esaltazione; che accadrebbe oggi, in mezzo ad una calca di trentamila persone accese da una tal febbre di fede, gi mature per la frenesia divina?
Assennato com'era, Berthaud approfitt dell'occasione per fare i suoi ammonimenti.
- Ah! signor curato, ve ne prego, raccomandate a quei signori del clero di non lasciare spazio fra di loro, di camminare senza fretta, ben raccolti. E sopratutto, bisogna reggere forte i gonfaloni perch non sieno travolti... In quanto a voi, signor curato, badate a scegliere degli uomini robusti pel baldacchino, stringete la tela attorno al nodo dell'ostensorio e non abbiate paura di portarlo a due mani, con tutta la forza.
Un po' sbigottito da quelle raccomandazioni, il prete continuava a ringraziare.
- Senza dubbio. Siete troppo cortese... Ah! quanto vi sono grato di avermi aiutato ad uscire da quella calca!
E, finalmente liberato, si affrett verso la Basilica pel sentieruolo serpeggiante che saliva attraverso al colle: mentre il compagno si tuffava di nuovo nella ressa, per riprendere il suo posto di sorveglianza.
Nell'istesso momento, Pietro che conduceva Maria nella sua carrozzetta, dall'altra parte, la parte della piazza del Rosario, dava di cozzo contro il muro impenetrabile della folla.
Alle tre la serva dell'albergo l'aveva svegliato per andare a prendere la fanciulla all'ospedale. Non c'era fretta alcuna, avevano tutto il tempo di arrivare alla Grotta prima della processione.
Ma quella folla immensa, quel muro in cui non sapeva come penetrare, cominciavano a dargli un po' di pensiero.
Non riuscirebbe mai a passare colla carrozzetta, se la gente non vi metteva un po' di compiacenza.
- Andiamo, signore mie; andiamo, ve ne prego!... Vedete bene che si tratta di un'ammalata!
Le signore non si movevano, ipnotizzate dall'effetto della Grotta sfolgorante in lontananza, rizzandosi in punta di piedi per non perdere nulla dello spettacolo. D'altronde, il clamore delle litanie era cos forte in quel momento, che non si udivano neppure le preghiere del giovane prete.
- Signori, fatevi in l, lasciatemi passare... Un po' di posto per un'ammalata; via, ascoltatemi dunque!
Ma gli uomini non si muovevano neppur essi, fuori di s, assorti in una contemplazione cieca e sorda.
Del resto, Maria sorrideva serenamente, quasi ignara dell'ostacolo, e certa che nulla al mondo le impedirebbe di arrivare alla guarigione. Per, quando Pietro ebbe trovato un varco e si fu impegnato nell'oscillante fiumana, la posizione si aggrav. Quel mare in tempesta urtava da tutte le parti la fragile carrozzetta, minacciando, a volte, di sommergerla. Ad ogni passo bisognava fermarsi, aspettare, tornare a supplicare la gente.
Pietro non aveva mai ricevuto una impressione cos angosciosa dalla folla. Essa non era minacciosa, pareva anzi di una innocenza e d'una passivit da gregge; ma trovava in lei un fremito perturbante, un soffio speciale che gli metteva sgomento.
E, nonostante il suo amore per gli umili, la bruttezza degli aspetti, i volti sudati e triviali, gli aliti corrotti, i vestiti logori, esalanti un lezzo di povert, gli davano un senso di malessere che giungeva sino alla nausea.
- Andiamo, signori, andiamo, signore, di tratta di una ammalata... Un po' di largo, ve ne prego.
La carrozzetta, scossa e traballante in quell'ampio oceano, progrediva a sbalzi, mettendo parecchi minuti per conquistare un metro di terreno. Per un momento parve travolta, nulla sovrastava alla piena. Poi riapparve e giunse all'altezza delle piscine. Una tenera simpatia cominciava a diffondersi per quella giovane inferma, cos logorata dai patimenti, eppur bella ancora. Quando la gente aveva dovuto cedere alla spinta pertinace del prete, si voltava, ma non aveva il coraggio di arrabbiarsi, intenerita da quel pallido visino doloroso che splendeva sotto l'aureola dei capelli biondi.
Circolavano delle parole di piet e d'ammirazione. Povera bambina! Era pur crudele essere infermi a quell'et! Che la Beata Vergine le si mostrasse clemente! Altri stupivano, colpiti dall'estasi in cui la vedevano, con gli occhi cos luminosi, gi aperti sull'al-di-l della sua speranza. Essa vedeva il cielo, guarirebbe certo. E la carrozzetta, passando, pareva lasciasse nell'onda, che fendeva con tanta difficolt, un solco di meraviglia e di carit fraterna.
Pietro si disperava per ed era rifinito, quando alcuni lettighieri gli vennero in aiuto, sforzandosi di ristabilire un passaggio per la processione, passaggio che Berthaud aveva ordinato di proteggere con delle funi, tenute di due in due metri.
Da quel momento in poi pot trascinare la carrozzetta senza fatica, e la fece entrare nel recinto riservato, dove si fermarono a sinistra, rimpetto alla Grotta.
Non si poteva muoversi col, e l'ingombro pareva crescere ogni momento.
Ed a Pietro rimase, di quella traversata tanto faticosa per lui, che gli aveva rotte le membra, l'impressione di un concorso prodigioso di popolo, il senso di essersi trovato al centro di un oceano, di cui udiva i marosi frangersi senza posa attorno a lui.
Dacch avevano lasciato l'ospedale, Maria non aveva aperto bocca.
Egli si avvide che desiderava parlargli e si chin.
- Mio padre  qui? ? domand lei. ? Non  tornato dalla gita?
Egli dovette risponderle che non si era veduto Guersaint, il quale probabilmente aveva fatto tardi senza volerlo.
Allora essa si limit a soggiungere, col solito sorriso:
- Ah! povero babbo! Come sar contento quando mi trover guarita!
Pietro la guardava con pietosa ammirazione.
Non si ricordava di averla mai veduta cos splendida nella lenta distruzione della malattia. I suoi capelli, la sola cosa rispettata dal male, la vestivano d'oro. Il viso affilato, sottile, aveva presa un'espressione di sogno, con gli occhi assorti nell'idea persistente della malattia, i tratti immobili, come se ella fosse stata perennemente assopita in una fissazione, aspettando che la scossa della felicit agognata venisse a ridestarla.
Essa era assente da s stessa e vi tornerebbe quando piacesse a Dio. E quella dolce creaturina fanciullesca, ancora bambina a venticinque anni, rimasta sempre all'ora in cui la disgrazia l'aveva colpita nel suo sesso, ritardandola, vietandole di diventar donna, era finalmente pronta a ricevere la visita dell'angelo, la scossa miracolosa che doveva strapparla al suo intorpidimento e rimetterla in piedi.
L'estasi del mattino perdurava, le sue mani si erano congiunte e tutto l'essere suo aveva spiccato un volo dalla terra, in uno slancio supremo, non appena essa aveva veduta l'effigie della Beata Vergine.
Essa pregava, si offriva con abbandono divino.
Quella fu un'ora di grande turbamento per Pietro. Sent che il dramma della sua vita religiosa stava per sciogliersi ora, che se non ricuperava la fede in quella crisi non la otterrebbe mai pi. E non aveva nessun cattivo pensiero, nessuna ribellione, desiderando anche lui fervidamente di guarire con Maria. Oh! acquistare la fede dalla di lei guarigione, credere con lei, essere salvato con lei!
Volle pregare con ardore come essa pregava.
Ma, suo malgrado, la folla lo impensieriva, quella folla senza limiti, in mezzo a cui egli stentava tanto a sparire, a sommergersi, per non essere pi che una foglia della foresta, confusa nello stormire delle altre foglie.
Egli non poteva far a meno di analizzarla, di giudicarla, quella folla.
La sapeva esaltata e suggestionata da quattro giorni per la febbre del lungo viaggio, l'eccitamento dei nuovi aspetti, le giornate vissute davanti allo splendore della Grotta, le notti senza sonno, il dolore disperato, cupido di illusioni. Poi c'era la persistenza perturbante della preghiera, quei cantici, quelle litanie che la scuotevano senza tregua.
Un altro prete aveva surrogato il padre Massias ed egli lo udiva, quel prete ? un abatino nero e magro ? gettare i suoi appelli alla Vergine ed a Ges, con voce acuta e tagliente, come colpi di sferza: mentre il padre Massias ed il padre Fourcade, rimasti appi del pulpito, dirigevano le grida della folla, di cui la lamentazione saliva, pi alta e dolente, sotto la limpidit del sole.
L'esaltazione si faceva sempre pi fervida; era venuta l'ora in cui la violenza saliva al cielo, determinando i miracoli.
Ad un tratto, una paralitica si alz e mosse verso la Grotta, tenendo per aria le sue gruccie; e quelle gruccie, levate al disopra della marea tumultuosa delle teste, ed agitate come una bandiera, strappavano delle esclamazioni ai fedeli.
Si speravano i prodigi, si aspettava nella certezza che si verificherebbero, innumerevoli, abbaglianti.
Degli occhi gi credevano di scorgerli, delle voci febbrili li segnalavano. Eccone una che era guarita! Ed un'altra ancora! Ed un'altra! Una sorda che udiva, una muta che parlava, una tisica che risuscitava! Come, una tisica? Ma certo, era un fatto che avveniva quotidianamente. Non vi era pi nulla che mettesse stupore; si sarebbe potuto constatare, senza meraviglia alcuna, che una gamba tagliata tornava a crescere.
Il miracolo diventava lo stato normale della natura, la cosa consueta, volgare, a forza di essere comune.
Le storie incredibili sembravano semplici a quelle imaginazioni sovreccitate, nella logica di quello che aspettavano dalla Beata Vergine. E bisognava udire i racconti che circolavano, la calma con cui si affermavano i fatti e la certezza assoluta con cui si accoglievano le grida di qualche ammalata vaneggiante che diceva di essere guarita.
Un'altra ancora! Un'altra!
Alle volte per sorgeva una voce disperata: Ah!  guarita colei, ha avuto fortuna.
Gi all'ufficio delle constatazioni, Pietro aveva sofferto di quella credulit dell'ambiente. Ma qui la cosa passava i limiti ed egli andava fuori dei gangheri per le stravaganze che udiva, stravaganze dette tranquillamente con lieto sorriso, da bambino. Procurava quindi di raccogliersi e di non ascoltare.
- Dio mio! Fa che la mia ragione si annienti, che io non abbia pi il desiderio di comprendere, e che accetti l'irreale e l'impossibile!
Per un attimo, si credeva morto all'esame, si lasciava trasportare dal grido di supplicazione: "Signore, sana i nostri ammalati!... Signore, sana i nostri ammalati!" Lo ripeteva con tutta la fiamma di carit che aveva in cuore, giungendo le mani, fissando la statua della Vergine con intensit, sino alla vertigine, sino al punto da figurarsi che si muovesse.
Perch non potrebbe ridiventare fanciullo come gli altri, giacch la felicit stava nell'ignoranza e nella menzogna? Il contagio agirebbe alla fine ed egli non sarebbe pi che il granello d'arena fra i granelli, l'umile tra gli umili che sotto la macina, non si curano delle forze che lo calpestano.
Ed in quell'attimo appunto, quando sperava di avere ucciso in s l'uomo d'una volta, di essere annichilito nella volont e nell'intelligenza, il segreto pensiero del lavoro ricominciava, persistente ed invincibile, nel suo cervello. A poco a poco, nonostante ogni sforzo, tornava all'inchiesta, dubitava, cercava. Cos, per esempio, quale era mai la possa ignota, che si sprigionava da quella folla, il fluido vitale tanto potente da determinare quelle poche guarigioni che avevano luogo veramente?
V'era in quella forza un fenomeno che nessun sapiente fisiologo aveva ancora studiato. Era il caso di credere che una folla non fosse pi che un ente solo, il quale potesse esercitare sovra s stesso, in sommo grado, la potenza dell'autosuggestione? Era il caso di ammettere che in certe condizioni di esaltamenti eccessivi, una folla diventasse l'agente di una volont potentissima, che potesse costringere la natura all'obbedienza?
Questo avrebbe spiegato perch i fenomeni di guarigione istantanea colpivano, in seno alle turbe, soggetti pi sinceramente infervorati.
Tutti i soffi si riunivano in un soffio solo, e la forza che agiva era una forza di consolazione, di speranza e di vita.
Quel pensiero di carit umana commosse Pietro.
Per un momento ancora, pot padroneggiarsi e preg per la guarigione di tutti, molto intenerito dalla persuasione che, cos facendo, contribuiva un po' per conto suo, alla salvezza di Maria.
Ma, ad un tratto, e senza che egli potesse intendere per quale concatenazione di idee, gli torn alla mente il ricordo del consulto voluto da lui sul caso della fanciulla, prima della partenza per Lourdes.
La scena si precisava con chiarezza straordinaria; egli rivedeva la camera, col suo parato di carta grigia a fiori azzurri, udiva i tre medici discutere e conchiudere. I due che avevano dato dei certificati, e fatta la diagnosi, dichiarando che si trattava di una paralisi del midollo, parlavano con la sicurezza grave di professionisti conosciuti, stimati e d'un'onorabilit perfetta: mentre gli vibrava ancora all'orecchio la voce calda e forte di suo cugino, Beauclair, il terzo medico, un giovane di mente larga ed audace, che i colleghi trattavano freddamente da spirito avventuroso.
E Pietro stupiva di ritrovare nella sua memoria, in quel momento supremo, delle cose che egli ignorava vi fossero, per quel fenomeno singolare il quale fa, alle volte, che certe parole, appena ascoltate e male afferrate, custodite quasi senza volerlo, nel cervello, si ridestino, si affermino e si impongano dopo lunga dimenticanza. Gli sembrava che lo stesso avvicinarsi del miracolo, evocasse le condizioni in cui Beauclair aveva annunziato che il miracolo si compirebbe.
Invano Pietro si sforzava di scacciare quel ricordo, pregando con raddoppiato fervore. Le imagini rinascevano, le antiche parole echeggiavano, mettendogli nelle orecchie un clangore di tromba. La scena aveva luogo nella sala da pranzo ora, dove lui e Beauclair si erano chiusi, dopo la partenza degli altri.
E Beauclair faceva la storia della malattia: la caduta da cavallo, restando in piedi, a quattordici anni; la lussazione del viscere, rovesciato e spinto da una parte, i legamenti, lacerati senza dubbio, e da ci il peso al basso ventre ed alle reni, e la debolezza delle gambe spinta fino alla paralisi; poi, la lenta riparazione del guasto, il viscere che tornava a posto da s; i legamenti che si cicatrizzavano, senza che i fenomeni dolorosi cessassero in quella bambina adulta, tanto nervosa; il cervello che, colpito dal caso disgraziato, non riusciva a distrarsene, l'attenzione, che, localizzata sul punto leso, era immobilizzata e inetta quindi a percepire altre nozioni; cosicch la sofferenza persisteva anche dopo la guarigione effettiva, la fanciulla restando in uno stato nevropatico, un esaurimento nervoso consecutivo, probabilmente aggravato da fenomeni di nutrizione ancora mal conosciuti.
Quindi Beauclair spiegava facilmente le diagnosi false o contraddittorie dei numerosi medici che l'avevano curata, senza permettersi la visita indispensabile, per cui, naturalmente, andavano a tastoni, gli uni credendo a un tumore; gli altri, pi numerosi, convinti che si trattasse di una lesione del midollo.
Lui solo, dopo aver chiesto particolari sull'eredit dell'ammalata, sospettava ora il semplice stato di auto-suggestione in cui ella perdurava ostinatamente per la scossa, la violenza primitiva dello spasimo: e dava le sue ragioni, il campo visuale ristretto, gli occhi fissi, la fisionomia concentrata, astratta, ed in ispecie la natura del dolore che aveva abbandonato l'organo per risalire verso l'ovaia sinistra, dove si manifestava in un peso opprimente, intollerabile, che alle volte giungeva sino alla gola, producendo delle atroci crisi di soffocazione. Soltanto la volont improvvisa di liberarsi dalla falsa nozione del male, la volont di alzarsi, di respirare liberamente, di non soffrire pi, poteva rimetterla in piedi, sicura, guarita, trasfigurata dal colpo di frusta di una grande esaltazione.
Un'ultima volta, Pietro tent di non vedere, di non udire pi nulla, perch sentiva che questa era la rovina irreparabile del miracolo in lui. Ma, nonostante i suoi sforzi, nonostante l'ardore che metteva in quel grido: "Ges, figlio di Davide, sana i nostri ammalati!" vedeva sempre, udiva sempre Beauclair dirgli, col suo fare pacato e sorridente, in che modo il miracolo si compirebbe.
Scoppierebbe come la folgore, nel momento dell'emozione suprema, sotto la circostanza decisiva che scioglierebbe i vincoli dei muscoli. L'ammalata si alzerebbe, in un trasporto di gioia delirante, e camminerebbe colle gambe, fatte leggere all'improvviso, liberate dal peso enorme che le rendeva da tanto tempo simili ad un piombo, come se quel peso si fosse sciolto, fosse scivolato in terra.
Ma era specialmente quel peso, che schiacciava il ventre, torturava il petto e strozzava la gola, che svanirebbe, quella volta, in uno slancio prodigioso, in un soffio di tempesta, che porterebbe via con s tutti i mali.
Non era cos che, al Medio Evo, le ossesse vomitavano il diavolo dalla bocca, quel diavolo di cui le loro carni vergini avevano patito per lungo tempo la tortura?
E Beauclair aveva soggiunto che Maria diventerebbe finalmente donna, che il sangue della maternit sgorgherebbe, in quel sussulto di osanna, in quel risveglio di un corpo, rimasto per tanto tempo bambino, ritardato nel suo sviluppo, ed affranto da un cos lungo incubo di dolore, per rifiorire ad un tratto nel pieno splendore della salute, con gli occhi pieni di vita, il volto sfolgorante.
Pietro guard Maria, ed il suo turbamento crebbe ancora, nel vederla cos miseranda, nella sua carrozzetta, sporgersi tutta, in atto di implorazione, cos disperata, verso Nostra Dama di Lourdes, che dispensava la vita. Ah! dolce creatura! Augur che il cielo la salvasse, anche a costo della sua propria dannazione!
Ma essa era troppo ammalata, la scienza mentiva come la fede: egli non poteva credere che quella bambina, di cui le gambe erano morte da tanti anni, dovesse rivivere.
E, nel dubbio complesso in cui cadeva, il suo cuore insanguinato grid pi forte, ripetendo senza posa, colla folla delirante:
- Signore, figlio di Davide, sana i nostri ammalati! Signore, figlio di Davide, sana i nostri ammalati!
In quel momento, un'agitazione tumultuosa si diffuse e fece voltare tutte le teste.
Della gente fremeva, delle faccie si voltavano, si sporgevano. Era la processione delle quattro, un po' in ritardo quel giorno, di cui la croce spuntava sotto uno degli archi della scalinata monumentale. Suon un'acclamazione cos tuonante, vi fu una ressa istintiva di tal violenza, che Berthaud ordin ai lettighieri, con grida impetuose, di mandar indietro la folla, tirando con forza le funi. Questi, respinti per un momento, dovettero buttarsi indietro coi pugni contusi: ma finirono coll'allargare un po' il passaggio riservato, per cui la processione pot avviarsi lentamente.
In testa s'inoltrava uno svizzero stupendo, turchino ed argento, seguito dalla croce processionale, una grandissima croce, che sfolgorava come stella.
Poi venivano le delegazioni dei diversi pellegrinaggi coi loro gonfaloni, degli stendardi di velluto e di raso ricamati in metallo a colori vivi e adorni di figure dipinte, recanti nomi di citt: Versailles, Reims, Orlans, Poitiers, Toulouse. Uno di questi, tutto bianco, di una ricchezza mirabile, recava in lettere rosse questa scritta: "Opera dei Circoli cattolici operai."
Poi cominciava il clero, due o trecento preti in semplice sottana, un centinaio in cotta bianca, una cinquantina in pianeta d'oro, simili a degli astri.
Tutti portavano dei ceri accesi, tutti cantavano il Laudate Sion Salvatorem a piena voce.
E giungeva regalmente il baldacchino di seta purpurea a galloni d'oro, portato da quattro preti, evidentemente scelti fra i pi robusti.
Sotto, fra due altri preti che lo assistevano, l'abate Judaine teneva il Santissimo Sacramento con le dieci dita fortemente strette, come gli aveva raccomandato Berthaud, e gli sguardi un po' inquieti che gettava a destra ed a sinistra sulla folla invadente indicavano come fosse preoccupato dell'assunto di condurre a buon porto quel divino e pesante ostensorio che gli aveva quasi rotti i polsi.
Quando il sole obliquo lo percuoteva nel centro, pareva un secondo sole.
Dei chierici agitavano i turiboli nell'abbagliante nembo luminoso che faceva uno splendore di tutta la processione.
Finalmente, dietro, non c'era pi altro che un tumulto confuso di pellegrini, una baraonda da gregge, dei fedeli e dei curiosi che irrompevano, otturando il varco colla loro corrente impetuosa.
Da un momento il padre Massias era risalito sul pulpito, e questa volta aveva immaginato un altro esercizio.
Dopo i gridi ardenti di fede, di speranza e di amore, ordinava, ad un tratto, il silenzio assoluto, perch ognuno potesse parlare in segreto a Dio, per due o tre minuti, a bocca chiusa.
Quel silenzio istantaneo, in mezzo alla folla sterminata, quei momenti di vita tacita, in cui le anime schiudevano il loro mistero, erano d'una maest straordinaria e paurosa, che faceva colpo.
La loro solennit diventava formidabile: vi si udiva passare il volo del desiderio, l'immenso desiderio di vita. Poi il padre Massias invitava i soli ammalati a parlare, scongiurando Iddio di conceder loro quello che reclamavano dalla sua onnipotenza.
Ed allora sorgeva una lamentazione dolorosa; centinaia di voci, fioche e tremebonde, suonavano tra un concerto di lagrime: "Ges, mio Signore, se lo vuoi, puoi sanarmi!"... "Ges, mio Signore, abbi piet del figlio tuo che muore d'amore!"... "Ges, mio Signore, fa' che io veda, che io cammini!"
Una voce acuta da bambina, leggera e penetrante come nota di flauto, dominava il singhiozzo universale, ripetendo a sua volta: "Salva gli altri, salva gli altri, Ges, mio Signore!"
Delle lagrime scorrevano da tutti gli occhi, delle preghiere mettevano in sussulto tutti i cuori, gettando i pi restii in un delirio di carit, in uno scompiglio sublime che li avrebbe spinti a squarciarsi il petto con le mani per dare al prossimo la loro salute e la loro giovent.
Ed il padre Massias riprendeva la sua invocazione, prima che quell'entusiasmo fosse sbollito, sferzandone di nuovo le turbe deliranti; mentre il padre Fourcade singhiozzava anche lui, sui gradini del pulpito, tremante, e con la faccia inondata di lagrime per comandare a Dio di scendere dal cielo.
Frattanto giungeva la processione, i delegati ed i preti collocandosi a destra ed a sinistra; e quando il baldacchino entr nel recinto riservato agli infermi, davanti alla Grotta, e che questi videro Ges-Ostia, il Santissimo Sacramento, sfolgorante come un sole, tra le mani dell'abate Judaine, non vi fu pi direzione possibile: le voci si confusero ed uno stesso delirio travolse tutte le volont. I gridi, gli appelli, le preghiere si spegnevano in gemiti. I corpi si sollevavano sul miserabile giaciglio, le braccia tremanti si sporgevano, le mani rattratte pareva volessero fermare il miracolo al suo passaggio.
"Ges, signore nostro, salvaci, noi soccombiamo! Ges signore nostro, noi ti adoriamo, rendici la salute. Ges, signor nostro, tu sei il Cristo, il figlio del Dio redento, sanaci, sanaci!"
Alle volte, le voci disperate, esasperate, gettavano le lamentazioni supreme, in un clamore che sfondava il cielo e le lagrime raddoppiavano, inondando le faccie accese, che la smania cocente della salvezza trasfigurava.
Per un momento il delirio giunse a tale, lo slancio verso il Santissimo Sacramento parve cos irresistibile che Berthaud ordin ai lettighieri che si trovavano l, di far la catena.
Era la manovra di difesa estrema; i lettighieri facevano ala, a destra ed a sinistra del baldacchino, ognuno di essi aggrappandosi forte col braccio al collo del vicino, in modo da costruire una specie di muro vivente. Non v'erano pi fessure, nulla poteva passare. Ma, con tutto ci, quelle barriere umane piegavano sotto l'impeto degli sciagurati che, ingordi di vita, volevano toccare, volevano baciare Ges; ed oscillavano, respinti contro il baldacchino che difendevano ed il baldacchino stesso, sempre in procinto di essere travolto, traballava in mezzo alla folla, come una barca santa che corre rischio di far naufragio.
Allora, nel parossismo di quel delirio sacro, fra le supplicazioni ed i singhiozzi, i miracoli scoppiarono, come durante l'uragano, quando i cieli si squarciano, scoppia la folgore.
Una paralitica si alz e gett le gruccie. Si ud uno strillo acutissimo ed una donna apparve in piedi, sulla sua materassa, ravvolta in una coperta bianca, come in un sudario; e si diceva che fosse una tisica mezza morta, che risuscitava.
Due volte di seguito, la grazia si manifest ancora; una cieca scorse all'improvviso la Grotta in un baleno; una muta cadde ginocchioni, ringraziando la Beata Vergine con voce alta e chiara.
E tutti si prostravano cos ai piedi di Nostra Donna di Lourdes, delirando per la gioia e la gratitudine.
Pietro, frattanto, non staccava gli occhi da Maria, rimescolato da quello che vedeva.
Gli occhi dell'ammalata, ancora vitrei, si erano dilatati, mentre il povero viso scialbo, dai lineamenti irrigiditi, si contraeva, come se essa avesse sofferto uno spasimo atroce.
Non parlava, disperata, credendosi probabilmente ripresa dal male. Poi, all'improvviso, quando pass il Santissimo Sacramento e che essa ne guard l'astro fiammeggiante nella luce del sole, rest abbagliata e le si offusc la vista, come se fosse stata colpita da una saetta.
Ed i suoi occhi si riaccesero a quello splendore, ritrovarono finalmente la loro fiamma di vita, rifulgendo come stelle; ed il volto e sotto l'onda di linfa vitale che si spandeva, si rianim, si color, illuminandosi di un rosso di salute e di esultanza.
Ed egli la vide, ad un tratto, alzarsi e stare in piedi sulla carrozzetta, vacillante, balbettante, non sapendo trovare che una parola d'amore.
- Oh! amico mio!... Oh! amico mio!
Egli si accost di un balzo per sorreggerla.
Ma essa lo respinse con un gesto. Si faceva pi sicura, cos bella, cos commovente, nell'umile vesticciuola di lana nera, con le pantofole che serbava sempre ai piedi, alta e sottile, tutta ammantata d'oro nel fluire della mirabile chioma bionda, coperta solo da un merletto.
Tutta la persona verginale era tuttavia in preda per a dei sussulti profondi, come se una potente fermentazione l'avesse rigenerata.
Anzitutto furono le gambe che si liberarono dalle catene che le vincolavano.
Poi, mentre si sentiva sgorgare dalle vene la sorgente di sangue, la vita della donna, della moglie, della madre, ebbe un ultimo senso di ansia, un peso enorme le sal dal ventre alla gola.
Soltanto, questa volta, non si ferm, non la strinse, strozzandola, ma sfugg dalla bocca aperta, s'invol in un grido di gioia sublime.
- Sono guarita!... Sono guarita!
Allora lo spettacolo si fece straordinario.
La coltre le giaceva ai piedi, essa trionfava, con volto splendente di vittoria e superbo.
Ed il suo grido di guarigione era stato cos squillante e penetrato di tale ebbrezza che la folla intera ne rest colpita e sconvolta.
Non c'era pi che lei, non si vedeva che lei, ritta in piedi, alta, cos raggiante, cos divina.
- Sono guarita!... Sono guarita!
Pietro sent un violentissimo colpo al cuore, e si mise a piangere.
Di nuovo le lacrime piovevano da tutti gli occhi. Un frenetico entusiasmo si diffondeva, correva fra la turba, fra esclamazioni, grida di riconoscenza e di lode, accendendo di emozione indescrivibile le migliaia di pellegrini che si schiacciavano per vedere.
Gli applausi si scatenavano, una salva frenetica di applausi, di cui il rombo tuonante corse da un capo all'altro della valle.
Il padre Fourcade agitava le braccia, e, dall'alto del pulpito, il padre Massias pot finalmente farsi udire.
- Dio ci ha visitati, cari fratelli, care sorelle... Magnificat anima mea Dominum...
E tutte le voci, migliaia di voci, intuonarono il canto di adorazione e di gratitudine.
La processione dovette fermarsi, l'abate Judaine aveva potuto giungere fino alla Grotta con l'ostensorio, ma pazientava col prima di dare la benedizione.
II baldacchino lo aspettava fuori del cancello, circondato dai preti in camice e stola, splendente d'oro e di neve, nei raggi del tramonto.
Maria frattanto si era inginocchiata, singhiozzando, e per tutto il tempo che durarono i canti, un fervido atto di amore e di fede sal dall'anima sua. Ma la gente voleva vederla a camminare, delle donne, felici del caso, la chiamavano, un gruppo la circond, la rap, quasi portandola a braccia, spingendola verso l'ufficio delle constatazioni, perch il miracolo fosse cos dimostrato e reso evidente come la luce del sole. La sua carrozzetta rest dimenticata. Pietro la segu, mentre, balbettando, esitando, con la pi graziosa disinvoltura, lei, che da sette anni non si serviva pi delle gambe, si avanzava, inquieta e felice come un bambino che arrischia i primi passi; ed era cos commovente e cos delizioso il suo aspetto che egli non pensava pi ad altro ora che alla gioia inconmensurabile di vederla rifiorire nella sua giovent.
Ah! quella cara amica d'infanzia, quella dolce sua tenerezza antica, diventerebbe dunque finalmente la donna piena di bellezza e di fascino che la fanciulla prometteva altre volte, quando nel giardinello di Neuilly appariva cos gaiamente leggiadra sotto i grandi alberi, tempestati dalle freccie del sole!
La folla continuava ad acclamarla furiosamente, un torrente enorme le rifluiva intorno, l'accompagnava, e tutti rimasero ad aspettarla, fermi davanti alla porta, in attesa febbrile, quando fu entrata nell'uffizio, dove Pietro soltanto ebbe la licenza di seguirla.
V'era poca gente, quel giorno, all'uffizio delle constatazioni.
La saletta quadra, col mobilio rudimentario, le seggiole di paglia, le tavole di altezza ineguale e le pareti di legno infuocato, non conteneva, all'infuori del solito personale, che cinque o sei medici, seduti qua e l, in silenzio.
Il capo di servizio della piscina e due giovani abati, seduti alla tavola, tenevano i registri e sfogliavano gli incartamenti, mentre, ad uno dei capi della stessa tavola, il padre Dargels scriveva degli appunti pel suo giornale.
Il dottor Bonamy stava appunto esaminando Elisa Rouquet, che veniva a far constatare, per la terza volta, la cicatrizzazione progressiva della sua piaga.
- Insomma, signori ? esclamava il medico ? avete mai veduto un lupus migliorare in questo modo e con tale rapidit?... So bene che  comparso un nuovo lavoro sulla fede che sana, lavoro in cui si dice che certe piaghe possono essere di origine nervosa; senonch, ci non  punto dimostrato nei casi di lupus, e sfido una Commissione di medici a radunarsi e mettersi d'accordo per spiegare, coi mezzi ordinari, la guarigione della signorina...
S'interruppe, volgendosi al padre Dargels.
- Avete veduto, caro padre, che la suppurazione  completamente sparita e che la pelle riprende il suo colore naturale?
Ma non aspett la risposta.
Maria entrava, seguta da Pietro: ed egli indovin subito la buona ventura che gli capitava, dallo splendore che rifulgeva nel viso dell'ammalata. Essa era mirabile e veramente atta ad entusiasmare e convertire le turbe. Rimand rapidamente Elisa Rouquet, chiedendo il nome della nuova venuta e reclamando i documenti da uno dei giovani preti.
Per, siccome Maria barcollava, volle farla sedere sulla poltrona.
- Oh! no, no! ? esclam lei ? sono cos felice di servirmi delle mie gambe!
Pietro aveva cercato con uno sguardo il dottor Chassaign, dolentissirno di non trovarlo. Stette in disparte ad aspettare, mentre rovistavano i cassetti in disordine, senza poter trovare l'incartamento.
- Suvvia ? ripeteva il dottor Bonamy ? Maria di Guersaint, Maria di Guersaint... Ho certamente veduto questo nome...
Finalmente Raboin scopri i documenti, messi per errore in una copertina segnata con altra lettera; e quando il dottore ebbe preso conoscenza dei due certificati riguardanti Maria, si infervor.
- Ecco un caso molto interessante, signori. Vi prego di ascoltare con attenzione... La signorina che vedete qui, in piedi, era colpita da una gravissima lesione del midollo. E, se si potesse avere il menomo dubbio in proposito, questi due certificati basterebbero a convincere i pi increduli, perch sono firmati da due medici della Facolt di Parigi, di cui il nome  ben noto a tutti i nostri colleghi.
Fece passare i certificati ai medici presenti, i quali li lessero, nicchiando col capo. Era innegabile: i firmatari godevano fama di professionisti onesti e valenti.
- Ebbene, signori, se la diagnosi non  contestata, n pu esserlo, quando un'ammalata reca documenti di questo valore, vedremo ora le modificazioni verificatesi nello stato della signorina.
Ma, prima di interrogarla, cambi idea e si volse a Pietro:
- Signor abate, se non erro, siete venuto da Parigi con madamigella di Guersaint. Avete parlato coi medici prima della partenza?
Il prete sent un fremito agghiacciarlo nella sua immensa gioia.
- Sono stato presente al consulto.
E la scena gli risorse davanti. Rivide i due medici gravi ed assennati, rivide Beauclair che sorrideva, mentre i suoi colleghi compilavano i loro due certificati conformi.
Doveva egli annientare l'effetto di quei documenti, facendo conoscere l'altra diagnosi, quella che permetteva di spiegare scientificamente la guarigione? Il miracolo era predetto, rovinato in anticipazione.
- Noterete, signori ? riprese il dottore Bonamy, che la presenza del signor abate porta nuova efficacia a queste prove. Ed ora la signorina ci dir esattamente quello che ha sentito.
Si chin sulle spalle del padre Dargels per raccomandargli di non dimenticarsi di attribuire a Pietro la parte di testimonio, nella sua guarigione.
- Dio mio! signori, non so come spiegarvi la cosa, esclam allora Maria con voce anelante, rotta dalla felicit. Fino da ieri, io era sicura di guarire... Eppure, ancora un momento fa, quando ho sentito dei formicolii nelle gambe, ho avuto paura che si trattasse di una nuova crisi, ho dubitato per un momento... Dopo un po', il formicolo  cessato. Poi mi ha ripreso, appena ho ricominciato a pregare... Oh! pregavo, pregavo con tutta l'anima! Ho finito coll'abbandonarmi come una bambina. "Beata Vergine, Nostra Donna di Lourdes, fa di me quello che vuoi." II formicolo non cessava pi; mi  sembrato che il sangue mi ribollisse nelle vene; una voce mi gridava: "Alzati! alzati!" Ed ho sentito il miracolo in un grande schianto di tutte le mie ossa, di tutta la mia carne, come se fossi stata colpita dal fulmine.
Pietro, pallidissimo, l'ascoltava. S, Beauclair gliel'aveva detto che la guarigione sarebbe stata fulminea, quando sotto la influenza dell'immaginazione, violentemente sovreccitata, la volont si ridestasse subitaneamente in lei, dopo il suo lungo torpore.
- Anzitutto, la Beata Vergine ha liberato le gambe ? continu lei. ? Ho avuto la sensazione, molto distinta, che i vincoli di ferro che le inceppavano mi scivolassero lungo la pelle, come delle catene spezzate. Poi, il peso che mi gravava sempre qui, al fianco sinistro,  risalito; ed ho creduto di morire tanto mi torturava. Ma ha oltrepassato il petto, ha oltrepassato la gola e l'ho sentito in bocca e l'ho sputato con forza. Ed era finita, non avevo pi il mio male, aveva preso il volo.
Fece il gesto pesante dell'uccello notturno che batte le ali e si tacque, sorridendo a Pietro che ascoltava, rimescolato.
Tutto questo, Beauclair lo aveva gi detto, valendosi quasi delle stesse parole, delle stesse immagini. Il pronostico si avverava in ogni suo particolare ed in tutto il fatto non v'erano che dei fenomeni preveduti e naturali.
Raboin aveva tenuto dietro al racconto, sbarrando gli occhi con l'interesse d'un devoto dalla mente gretta che l'idea dell'inferno perseguita.
- E' il diavolo ? grid ?  il diavolo che essa ha sputato!
Ma il dottor Bonamy, pi serio, gli impose di tacere. E volgendosi ai medici:
- Signori, voi sapete che noi evitiamo sempre qui di profferire quella gran parola di "miracolo". Soltanto, ecco un caso che sarei curioso di vedervi a spiegare, con le vie naturali... Da sette anni la signorina era colpita da una paralisi, evidentemente dovuta ad una lesione del midollo. N questa  cosa da contestarsi, essendo affermata da certificati indiscutibili. Essa non camminava pi, non poteva fare il menomo movimento senza gettare un gemito, era giunta all'esaurimento estremo che precede di poco gli scioglimenti dolorosi. Ed ecco che si alza, cammina, ride sfavilla di giovent. La paralisi  completamente sparita, non resta nessun dolore: essa sta bene quanto voi e me... Suvvia, signori avvicinatevi, esaminatela, ditemi che cosa  accaduto...
Egli trionfava. Nessuno dei medici prese la parola. Due di essi, probabilmente cattolici osservanti, approvarono con un cenno del capo. Gli altri restavano immobili, impacciati, curandosi poco di immischiarsi in quella storia.
Per altro, un magrolino, di cui gli occhi ardevano dietro le lenti dell'occhialetto, fin coll'alzarsi per veder Maria pi davvicino. Le prese una mano, la fiss nelle pupille, mostrando di occuparsi solo di quella specie di trasfigurazione di tutto l'esser suo. Poi, colla massima cortesia, senza entrare in discussione alcuna, torn a sedere.
- Il caso sfugge alla scienza, ecco quello che constato ? concluse vittoriosamente il dottor Bonamy. ? Soggiungo che non abbiamo nessuna convalescenza qui, la salute riappare d'un tratto, completa ed assoluta... Guardate la signorina: lo sguardo splende, il colorito  roseo, la fisonomia ha ricuperato la vita e l'allegria. Certo, la riparazione dei tessuti non progredir che lentamente, ma si pu dire fin d'ora che la signorina  rinata... Non  vero, signor abate, voi che la vedete spesso, non la riconoscete pi?
Pietro balbett:
- E' vero,  vero...
Ed infatti essa gli sembrava gi robusta, con le guancie piene e fresche, fiorenti di giovent. Ma come scordarlo? Beauclair l'aveva preveduto, quel sussulto d'osanna, quella riparazione e quello splendore di tutta la persona affranta, quando la vita tornasse a rifluirle per le vene con la volont di guarire e di essere felice.
Di nuovo, il dottor Bonamy si chin sulla spalla del padre Dargels che finiva il suo appunto, una specie di piccolo processo verbale completo e i due scambiarono alcune parole a bassa voce. Si consultavano e il dottore fin col riprendere:
- Signor abate, voi che avete assistito a questi casi miracolosi, non rifiuterete, spero, di firmare il racconto esattissimo che il reverendo ha redatto or ora, pel Giornale della Grotta?
Lui, firmare quella pagina di errori e di menzogne? Si ribell, agitatissimo, in procinto di gridare la verit. Ma si sent sulle spalle il peso della sua sottana da prete e, sopratutto, sent nell'anima la gioia divina di Maria. Una felicit cos intensa lo inondava nel vederla salvata! Dacch non la interrogavano pi, essa era venuta a poggiarsi sul suo braccio e continuava a sorridergli, con occhi inebbriati.
- Oh! amico mio ? disse molto piano ? ringraziate la Beata Vergine. E' stata tanto buona: sto cos bene ora, sono cos giovine, cos bella!... E come mio padre, il mio povero padre, sar beato!
Allora Pietro firm. Tutto rovinava nell'anima sua ? ma bastava che ella fosse salva e gli sarebbe parso di essere sacrilego offuscando la fede di quella bambina, quella intensa fede purissima che l'aveva guarita.
Fuori, quando Maria riapparve, le acclamazioni suonarono di nuovo, la folla applaud. Pareva che il miracolo fosse gi ufficiale ora. Per delle persone caritatevoli, temendo che ella si stancasse ed avesse bisogno della sua carrozzetta, abbandonata da lei davanti alla Grotta, gliela avevano portata all'ufficio delle constatazioni. Quando essa la ritrov, ne fu profondamente commossa.
Ah! quella carrozzetta in cui aveva vissuto per tanti anni, quella mobile bara in cui si figurava alle volte di essere sepolta viva, quante lagrime, quanti accessi di disperazione, quante cattive giornate aveva veduto! E, ad un tratto, le venne l'idea che, avendo preso parte al dolore, doveva figurare, anch'essa, al trionfo.
Fu una ispirazione subitanea, come un impeto di follia sacra, che le fece afferrare il timone.
In quel momento la processione passava, tornando dalla Grotta in cui l'abate Judaine aveva data la benedizione.
E Maria si pose dietro al baldacchino, trascinando la sua carrozzetta.
In piedi, colla testa coperta solo da un merletto, si avvi cos, col seno sussultante, la testa alta e superba, splendidamente bella, trascinando con s la carrozzetta di miseria, la mobile bara in cui aveva agonizzato.
E la folla che s'accalcava, la folla frenetica la segu.

 4.
Pietro aveva seguto Maria ed era dietro al baldacchino con lei, come travolto dal vento di gloria che le faceva trascinare trionfalmente la sua carrozzetta.
Ma, ogni momento, la folla irrompeva, facendo ressa con impeto cos tempestoso che sarebbe certamente caduto se una mano ruvida non lo avesse sorretto.
- Non abbiate timore, datemi il braccio, altrimenti non potrete restare in piedi.
Egli si volse e ravvis, con stupore, il padre Massias, che aveva lasciato il padre Fourcade sul pulpito, per accompagnare il baldacchino.
Una febbre straordinaria lo sosteneva, spingendolo avanti, saldo come torre, con la faccia esaltata, gocciolante di sudore e gli occhi ardenti come tizzi.
- State attento, via! Datemi il braccio.
Avevano corso il rischio di essere travolti da un'altra ondata umana.
E Pietro si abbandon a quell'uomo formidabile che ricordava di aver avuto per condiscepolo al seminario. Che strano incontro, e come avrebbe voluto possedere quella fede impetuosa, quella folla di fede che lo faceva sussultare cos, con la gola piena di singhiozzi, continuando a gettare la stessa fervida supplicazione.
- Ges, Signor nostro, sana i nostri infermi!... Ges, Signor nostro, sana i nostri infermi!
Il grido non cessava dietro il baldacchino; c'era sempre col un vociferatore che aveva l'incarico di non lasciare in pace la troppo lenta bont divina. Era, alle volte, una grossa, disperata ? alle volte era stridula e straziante.
Quella del padre, imperiosa, finiva collo spegnersi per l'emozione.
- Ges, Signor nostro, sana i nostri ammalati! Ges, Signor nostro, sana i nostri ammalati!
La voce della guarigione fulminea di Maria, di quel miracolo di cui la meraviglia doveva echeggiare per tutta la cristianit, si era gi diffusa da un capo all'altro di Lourdes; e proveniva da quella notizia l'infervoramento sempre maggiore della folla, quella crisi di delirio contagioso che la spingeva ad avventarsi verso il Santissimo Sacramento, roteando in vortice, con impeto irrefrenabile di alta marea.
Tutti obbedivano alla passione inconscia di vederlo, di toccarlo, di essere guariti, di essere felici. Dio passava e non gli ammalati soltanto ardevano dal desiderio di vivere ma tutti, tutti erano spronati ed accesi dal bisogno della felicit, che li spingeva avanti col cuore insanguinato e squarciato, le mani cupide e desiose.
Quindi Berthaud, temendo l'eccesso di quell'amore, aveva voluto scortare i suoi uomini. Li dirigeva, vegliando perch la doppia catena dei lettighieri, che stava ai due lati del baldacchino, non venisse rotta.
- Stringete le fila, ancora, ancora! Ed intrecciate, forte, forte, le braccia!
Quei giovani, scelti tra i pi robusti, avevano un arduo uffizio. Il muro che costruivano cos, stringendosi spalla contro spalla, e, allacciandosi reciprocamente le braccia al collo ed alla cintura, cedeva ogni momento, sotto assalti involontari. A nessuno sembrava di spingere, eppure erano continui impeti di marosi, onde profonde che venivano da lontano, minacciando di sommergere ogni cosa.
Quando il baldacchino fu in mezzo alla piazza del Rosario, l'abate Judaine credette in verit di non poter passare oltre.
In quel vasto spazio si erano formate parecchie correnti contrarie che, girando in vortici, lo assalivano da tutte le parti.
Egli dovette fermarsi sotto il baldacchino, oscillante e flagellato come una vela al largo, da un subitaneo colpo di vento. Teneva il Santissimo Sacramento pi alto possibile, con le due mani intorpidite, temendo che un ultimo urto lo rovesciasse: perch sentiva bene che l'ostensorio d'oro, raggiante come un sole, era la speranza di tutte quelle turbe, il Dio che volevano baciare, per perdersi in lui, a costo di annichilirsi.
Allora, immobile, volse uno sguardo inquieto a Berthaud.
- Non lasciate passare nessuno! ? gridava questi ai lettighieri. ? Nessuno! L'ordine  formale, sapete!
Ma sorgevano delle voci supplici, dei miserabili singhiozzavano, sporgendo le braccia, sporgendo le labbra, animati da cupida e folle bramosa di avvicinarsi e di inginocchiarsi ai piedi del prete. Qual grazia esser buttati in terra, essere calpestati e schiacciati da tutta la processione! Un infermo mostrava la mano disseccata, persuaso che gli rifiorirebbe in fondo al braccio se gli permettevano di toccare l'ostensorio. Una muta si spingeva avanti furiosamente con le spalle poderose per snodarsi la lingua in un bacio.
Ed altri, altri ancora gridavano, implorando e mostrando il pugno a quei crudeli che rifiutavano la guarigione agli spasimi del loro corpo, alle miserie dell'anima loro. La consegna era assoluta, si temevano i peggiori disordini.
- Nessuno! Nessuno! ? ripeteva Berthaud. ? Non lasciate passar nessuno!
Frattanto v'era una donna, di cui l'aspetto inteneriva tutti i cuori. Miseramente vestita, colla testa nuda, il viso in lagrime, teneva in braccio un ragazzetto sui dieci anni, di cui le gambe paralizzate ed inerti ricadevano penzoloni. Era un peso troppo grande per la sua debolezza, ma sembrava che ella non vi ponesse mente. Aveva portato il suo ragazzo e scongiurava i lettighieri con una ostinazione persistente, che n le parole, n gli spintoni potevano vincere.
Finalmente, l'abate Judaine, molto commosso, la chiama con un cenno.
Obbedendo a quella piet dell'ufficiante, due dei lettighieri si scostarono, nonostante il pericolo che v'era nell'aprire una breccia: e la donna si avvent col suo fardello e venne a stramazzare davanti al prete.
Quindi poggi, per un attimo, il piede del Santissimo Sacramento sulla testa del ragazzo. La madre stessa vi premette le sue labbra bramose.
Poi, la processione essendosi rimessa in cammino, essa volle restar dietro al baldacchino e seguirlo, coi capelli al vento, trafelata, barcollante sotto il pondo soverchio che le rompeva le spalle.
Si comp cos, a grande stento, la traversata della piazza del Rosario.
Ed allora incominci la salita gloriosa della scalinata monumentale; mentre in alto in alto, sul cielo, la Basilica ergeva le sue guglie sottili, d'onde si spandeva nell'aria uno scampano festoso, che suonava il trionfo di Nostra Donna di Lourdes.
Era verso quell'apoteosi che il baldacchino giungeva ora lentamente, verso quell'alta porta del santuario, che pareva si aprisse all'infinito al disotto della folla sterminata, di cui il mare continuava a muggire, sotto, per la piazza ed i viali.
Gi lo stupendo svizzero, turchino ed argento, giungeva con la croce processionale all'altezza della cupola del Rosario, sul largo spianato della tettoia.
Le delegazioni del pellegrinaggio vi si svolgevano; i gonfaloni di seta e di velluto, dai colori vivi, sventolavano nell'incendio del tramonto.
Poi il clero splendeva, i preti in camice di neve, i preti in stola d'oro, simili ad una sfilata di astri.
Ed i turiboli oscillavano, ed il baldacchino continuava a salire, a salire, senza che si potessero discernere i portatori, come se una forza misteriosa, come se degli angeli invisibili lo avessero sorretto, in quell'ascensione di gloria, verso la porta spalancata del cielo.
Dei canti echeggiavano ora, poich le voci non reclamavano pi la guarigione degli ammalati, dopo che la processione si era liberata dalla folla.
Il miracolo era avvenuto, lo si celebrava a voce spiegata, nello squillo delle campane, nell'esultanza vibrante dell'aria.
- Magnificat anima mea Dominum...
Era il cantico di gratitudine, gi intuonato alla Grotta, che sgorgava di nuovo da tutti i cuori.
- Et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo...
E quella salita folgorante, quell'ascensione per le scalinate gigantesche, verso la Basilica di luce, Maria la faceva con una effusione di allegrezza sempre crescente. Man mano che assurgeva, le sembrava di farsi pi robusta e pi salda sulle gambe risuscitate, morte da tanto tempo.
Quella carrozzetta che tirava, era come la spoglia del suo male, l'inferno da cui la Beata Vergine l'aveva tolta; e, sebbene il timone le illividisse le mani, essa voleva condurla lass, con s, per gettarla ai piedi di Dio. Nessun ostacolo l'arrestava, rideva tra il piovere di grosse lagrime, col seno alto, il passo sicuro.
Nella sua corsa, una delle pantofole le si era staccata dal piede, mentre il merletto le era scivolato dai capelli sulle spalle.
Ma essa camminava ad ogni modo, andava avanti sempre, sotto l'elmo dei mirabili capelli biondi, colla faccia sfolgorante, in un tal risveglio di volutt e di forza che si udiva la pesante carrozzetta rimbalzare dietro di lei come una carrozzetta da bimbo sull'aspro pendo selciato.
Pietro, sempre vicino a Maria, restava poggiato al braccio del padre Massias che non lo aveva abbandonato. Era incapace di riflettere, perduto in quell'emozione ineffabile.
La voce del compagno, cos sonora, lo stordiva.
- Deposuit potentes de sede et exaltavit humiles.
Dall'altra parte, alla sua destra, anche Berthaud, rassicurato ora, seguiva il baldacchino.
Aveva dato ordine ai lettighieri di sciogliere le catene e dominava con aria felice quel mare umano che la processione aveva attraversato or ora.
Man mano che si saliva la scalinata, la piazza del Rosario, le vie, i viali dei giardini si svolgevano allo sguardo, neri pel brulicare della folla. Era un popolo, veduto a volo d'uccello, un formicaio sempre pi diffuso.
- Ma guardate un po' ? disse finalmente a Pietro. ? Come  splendido! Come  bello!... Via, l'annata non sar cattiva!
Quell'uomo, per cui Lourdes era un focolaio di propaganda, in cui sfogava i suoi rancori politici, si rallegrava dei numerosi pellegrinaggi che riputava sgraditi al Governo.
Ah! se fosse stato possibile di condurvi gli operai della citt, di creare una democrazia cattolica!
- L'anno scorso ? disse, abbiamo avuto un duecentomila pellegrini. Spero che quest'anno si passer quella cifra.
E col suo piglio allegro da uomo rimasto gaudente, non ostante il suo fervore da settario, riprese:
- Parola d'onore, un momento fa, quando la gente si schiacciava, io ero contento... Mi dicevo: l'affare cammina, l'affare cammina...
Ma Pietro non lo ascoltava, colpito dalla grandiosit dello spettacolo. Quella folla che si rivelava sempre pi numerosa man mano che assurgevano, quella valle stupenda che si apriva sempre pi, allargandosi senza posa, svolgendo l'orizzonte splendido delle sue montagne, gli mettevano nell'anima un'ammirazione piena di turbamento. La sua ansia intima se ne accrebbe, cerc lo sguardo di Maria e le addit, con largo gesto, quel circo immenso.
Quell'atto illuse la fanciulla; nell'esultazione spirituale da cui era invasa, non vide la materialit dello spettacolo: credette che egli prendesse la terra tutt'intera a testimonio della grazia portentosa di cui la Beata Vergine li aveva colmati entrambi; poich essa si figurava che egli avesse avuta la sua parte di miracolo, che nella grazia improvvisa che l'aveva fatta risorgere, con le carni sanate, lui, cos vicino a lei, cuore a cuore, si fosse sentito ravviluppato ed acceso della stessa forza divina, con l'anima redenta dal dubbio, rinata alla fede.
Come avrebbe potuto esser testimone della sua straordinaria guarigione e non rimanere convinto? Eppoi, essa aveva pregato tanto, la notte precedente alla Grotta!
Attraverso il prisma della sua gioia delirante, vedeva ora l'amico trasfigurato anch'esso, tra singhiozzi e sorrisi e restituito a Dio.
E quell'idea incitava la sua febbre gioconda; essa trascinava la carrozzella con mano infaticata, ed avrebbe voluto trascinarla per delle miglia e delle miglia e delle miglia ancora, sempre pi su, sino ai vertici inaccessibili, fino ai bagliori del paradiso, come se avesse portato la loro doppia croce su quel pendo vibrante di cantici, il riscatto proprio e quello dell'amico.
- Ah! Pietro, Pietro ? balbett ? che dolcezza di aver conseguito insieme questa felicit ineffabile! Gliela avevo chiesta con tanto fervore!... Ed ecco che essa ha accondisceso e che vi ha salvato, salvandomi!... S: ho sentito l'anima vostra unirsi alla mia. Oh! ditemi che le nostre mutue preghiere sono esaudite, che ho ottenuto la vostra salvezza, come voi avete ottenuta la mia!
Egli comprese il suo errore ed ebbe un fremito.
- Se sapeste ? continu lei ? che dolore mortale sarebbe il mio, se dovessi assurgere, sola, nella luce! Oh! essere eletta senza di voi, andarmene, senza di voi, lass! Ma con voi, Pietro,  un incanto! Mi sento tale una forza, per la felicit, da sollevare il mondo!
Ed egli, costretto a risponderle, ment, inorridito all'idea di offuscare, di turbare quella felicit immensa, cos pura.
- S, s! Siate felice, Maria; lo sono anch'io, e tutte le nostre afflizioni sono compensate.
Ma prov, nell'esser suo, uno schianto profondo, come se avesse sentito, ad un tratto, un colpo brutale di accetta dividerli l'uno dall'altra. Fino allora, nelle loro sofferenze comuni, essa era rimasta la piccola amica d'infanzia, la prima donna ingenuamente desiderata e che sapeva sempre sua, poich non poteva essere di nessuno. Ed essa era guarita ora, egli restava solo, nel suo inferno, dicendosi che non sarebbe stata sua mai pi.
Quel pensiero subitaneo lo rimescol in tal modo che stacc gli occhi da lei, disperato di soffrire della felicit portentosa che la faceva esaltare.
I canti continuavano; il padre Massias, che non vedeva nulla e non udiva nulla, tutto compreso della sua ardente gratitudine verso Dio, gett, con voce tuonante, l'ultimo versetto:
- Sicut locutus est ad patres nostros, Abraham et semini ejus in saecula.
Ancora questa scalinata da salire, ancora uno sforzo da fare su quell'aspro pendo, dalle larghe lastre scivolanti!
E la processione saliva sempre, e l'ascensione si compiva nello sfolgoro della vivida luce. Vi era un'ultima svolta, le ruote della carrozzetta diedero un ultimo cozzo sonoro sul granito che listava la via.
Sempre pi su! Sempre pi su!
Continuava a salire, giungeva sull'orlo del cielo.
Allora, all'improvviso, il baldacchino apparve in cima alle scalinate gigantesche, davanti alla porta della Basilica, sul terrazzo di pietra che dominava la distesa.
L'abate Judaine si fece avanti, reggendo a due mani il Santissimo Sacramento.
Accanto a lui, Maria aveva issato la carrozzetta, col cuore palpitante per la corsa, la faccia accesa nell'oro diffuso dei capelli.
Poi, dietro di lui, si era messo il clero, i camici nivei, le stole sfolgoranti: mentre i gonfaloni sventolavano come bandiere, addobbando la bianchezza della balaustrata.
E vi fu un momento solenne.
Nessun spettacolo poteva essere pi grandioso che quello che si vedeva laggi.
Anzitutto, in fondo, la folla, il mare umano, dalle onde fosche, di cui l'oscillazione tempestosa non si sedava mai, si era fermata per un attimo, mentre le piccole macchie chiare delle faccie che si distinguevano solo in quelle masse confuse, si volgevano alla Basilica, nell'attesa della benedizione; e, fin dove l'occhio poteva giungere, dalla piazza del Rosario al Gave, pei viali, per le vie, pei trivii, fino alla vecchia citt lontana, quelle faccine chiare si moltiplicavano, innumerevoli, senza fine, tutte intente, tutte con lo sguardo inchiodato sulla soglia angusta, dove il cielo stava per schiudersi.
Poi l'immenso anfiteatro di poggi, di colline e di montagne sorgeva da tutti i lati, con una infinit di cime e di cuspidi che si perdevano nell'aria azzurra.
Al nord, al di l del torrente, sulle prime pendici, fra gli alberi, i numerosi conventi, le Carmelitane, le suore dell'Assunzione, le suore di Nevers, le Domenicane, si indoravano di un riverbero rosso, sotto l'incendio del tramonto.
Poi, delle macchie boscose si scaglionavano, invadendo le alture del Baula, a cui sovrastava la vetta di Julos, dominata ella stessa dal Miramont.
A mezzogiorno si aprivano altre valli profonde, dei burroni stretti fra l'accatastarsi di rupi gigantesche, di cui il piede era gi immerso in un lago di ombra azzurrognola, mentre i vertici scintillavano ancora nell'addio sorridente del sole.
Da quel lato, le colline di Visens erano di porpora: un promontorio di corallo che chiudeva di un baluardo il lago dormente dell'etere, trasparente come zaffiro. Ma ad oriente rimpetto, l'orizzonte si allargava ancora pi al quadrivio delle quattro valli. Il Castello che le difendeva altre volte, rimaneva in piedi sulla rupe, bagnata dal Gave, col suo maschio, le sue mura altissime, il suo profilo losco di antica fortezza bieca.
Pi gi, la citt nuova appariva, ridente tra i suoi giardini ed il pullulare di facciate bianche dei grandi alberghi, delle pensioni, dei bei negozi, di cui le finestre si illuminavano, splendendo come brage, mentre, dietro il Castello, il vecchio Lourdes metteva in mostra, in un nembo di luce rossastra, le sue tettoie scolorite.
In quell'ora tarda, il piccolo Gers ed il grande Gers, le due enormi mole di roccia nuda, chiazzate di erba corta, dietro cui l'astro del giorno scendeva maestosamente, non apparivano pi che come uno sfondo neutro, azzurrognolo, come due siparii severi chiusi sull'orizzonte.
E, davanti a quell'immensit, l'abate Judaine ergeva sempre e sempre pi il Santissimo Sacramento, reggendolo a due mani. Lo fece girare lentamente da un capo all'altro dell'orizzonte, gli fece disegnare un gran segno di croce nel cielo.
Salut, a sinistra, i conventi, le alture del Baula, la serra di Julos, il Miramont; salut, a destra, gli enormi massi fulminati delle valli oscure e le colline imporporate di Visens; salut in faccia le due citt, il Castello lambito dal Gave, il piccolo Gers ed il grande Gers, gi immersi nel sonno; e salut i boschi, i torrenti, le montagne, le catene indistinte dei picchi lontani, la terra intera, al di l dell'orizzonte visibile.
Pace alla terra, speranza e consolazione agli uomini!
Gi, sotto quell'immenso segno di croce che l'abbracciava tutta, la folla aveva avuto un fremito.
Parve che un soffio divino passasse, agitando i marosi dei visini pallidi, innumerevoli quanto i flutti di un oceano.
Un rombo di adorazione sal, tutte le bocche aperte proclamarono la gloria di Dio, quando l'ostensorio, su cui il sole cadente dardeggiava in pieno i suoi raggi, apparve di nuovo come un altro sole, un purissimo sole d'oro, che tracciava il segno della croce in linea di fiamma, sull'alto del cielo.
Gi i gonfaloni, il clero, l'abate Judaine sotto il baldacchino tornavano nella Basilica, quando Maria, nel momento in cui vi penetrava anch'essa, senza abbandonare il timone della carrozzetta, si vide fermata per un momento da due persone che l'abbracciarono piangendo.
Erano le signore di Jonquires e Raimonda, le quali, venute l per assistere alla benedizione, avevano risaputo il miracolo.
- Ah! cara fanciulla, che gioia! - ripeteva la dama ospitaliera, e come sono superba di avervi nella mia sala! E' un favore inatteso per tutti noi che la Beata Vergine vi abbia prescelta.
La ragazza aveva serbato tra le sue una delle mani della miracolata.
- Mi permettete di darvi il nome di amica, signorina? Avevo tanta piet di voi e mi d tanta gioia vedervi camminare, gi cos forte, cos bella! Lasciate che vi abbracci un'altra volta. Mi porter fortuna.
Maria balbettando di gioia, mormor:
- Grazie, oh! grazie con tutto il cuore. Sono cos felice, cos felice!
- Oh! non vi lasciamo pi! ? riprese la Jonquires. Non  vero, Raimonda? La seguiremo, ci inginocchieremo con lei e dopo la cerimonia la ricondurremo con noi all'ospedale.
Infatti quelle signore si unirono al corteo, camminando vicino a Pietro ed al padre Massias, dietro il baldacchino fino in mezzo al coro, tra le file di seggiole, gi occupate dai delegati. Non si ammisero che i gonfaloni, ai due lati dell'altar maggiore.
Ed anche Maria s'inoltr e non si ferm che appie' dei gradini, nella sua carrozzetta di cui le ruote salde suonavano sulle pietre del suolo.
Essa la aveva condotta fin dove la santa folla del suo sogno la spingeva a portare quella misera carretta cos umile, cos dolorosa, fin nello splendore della Casa di Dio perch vi facesse testimonianza del miracolo.
Fin dall'ingresso del corteo, gli organi erano scoppiati in un canto trionfale, un'acclamazione tonante del popolo beato, donde si sprigion subito una voce celestiale di angelo, di un'allegrezza acuta, pura come il cristallo.
L'abate Judaine pose il Santissimo Sacramento sull'altare, mentre la folla finiva di invadere le navate, ognuno prendendo il suo posto e mettendosi comodo, in attesa della cerimonia.
Maria cadde subito in ginocchio tra la Jonquires e Raimonda, di cui gli occhi restavano umidi per l'intenerimento; mentre il padre Massias, rifinito di forze, dopo la crisi di straordinaria tensione nervosa che subiva dalla partenza della Grotta in poi, singhiozzava anche lui, abbandonato in terra, con la faccia tra le mani.
Dietro di lui, Pietro e Berthaud rimanevano in piedi, quest'ultimo sorvegliando sempre la folla, con l'occhio intento, e badando al buon andamento delle cose, anche in mezzo alle pi forti emozioni.
Allora, nel suo turbamento, sbalordito dal canto degli organi, Pietro alz la testa e guard l'interno della basilica. Era una navata alta, stretta, screziata di tinte vivide che riceveva un'onda di luce dalle numerose vetrate.
La galleria laterale esisteva appena, ridotta ad un andito che correva tra i fasci di pilastri e le cappelle: il che accresceva ancora la grazia snella della navata, quell'assurgere del marmo in linee sottili, di una delicatezza cos fine e minuta. Un cancello indorato, trasparente come un merletto, chiudeva il coro, in cui l'altar maggiore, di marmo bianco a ricche sculture, aveva una sontuosit verginalmente candida.
Ma quello che faceva stupire era l'adornamento straordinario che trasformava tutta la chiesa in una vetrina zeppa di ricami e di gioielli, i gonfaloni, gli ex-voto innumerevoli, tutt'un profluvio di offerte, di regali che, raccolti sulla parete, formavano tutt'un fiume d'oro, d'argento, di velluto e di seta che l'addobbava dal suolo alla volta.
Quella basilica era il santuario sempre fiammeggiante per la gratitudine umana, e colle sue mille diverse ricchezze scioglieva un inno perenne di fede e di riconoscenza.
I gonfaloni, in ispecie, abbondavano, moltiplicandosi, innumerevoli, come le foglie degli alberi.
Una trentina di essi era appesa alla vlta. Altri, in alto, guarnivano tutto il contorno del triforio, altri ancora formavano dei quadri tra le colonnette.
Si allargavano lungo le mura, sventolavano in fondo alle cappelle, cingevano il coro di una nube di seta, di raso e di velluto. Si numeravano a centinaia; lo sguardo si stancava nell'ammirarle.
Molte erano celebri e di un lavoro cos perfetto che delle ricamatrici facevano il viaggio di Lourdes per vederle: quelle di Nostra Donna di Fourvires, con le armi della citt di Lione, quelle d'Alsazia, in velluto nero a fregi d'oro; quelle di Lorena, in cui si notava una Vergine che copriva due bambini col suo mantello; quello della Brettagna, bianco ed azzurro, in cui un Sacro Cuore figurava al centro d'una fiamma.
Tutti gli imperi, tutti i regni della terra erano rappresentati. I paesi pi remoti, il Canad, il Brasile, il Chil, Haiti, vi avevano le loro bandiere, di cui erano venuti direttamente a far omaggio alla Regina del cielo.
Poi, oltre i gonfaloni, v'era un'altra meraviglia: le migliaia e migliaia di cuori d'oro e d'argento i quali, appesi dovunque, splendenti sulle pareti come le stelle sul firmamento, disegnavano delle rose mistiche, tracciavano dei festoni, delle ghirlande, che salivano lungo i pilastri, circondavano le finestre e costellavano le cappelle profonde.
Sotto la cornice avevano avuta l'idea ingegnosa di scrivere, con quei cuori, in lettere da scatola, le varie parole dirette dalla Vergine a Bernadette; ed un lungo fregio si svolgeva cos attorno alla navata, facendo la gioia delle anime infantili, molto occupate nel sillabarne le parole. Era un pullulare, uno sfavillare di cuori prodigiosi, di cui il numero infinito opprimeva l'anima di tristezza, se si considerava il numero delle mani tremanti di gratitudine, che li avevano offerti.
Molti altri ex-voto e dei pi strani, facevano parte anch'essi dell'adornamento.
Si vedevano dei mazzi di sposa, delle decorazioni, dei gioielli, delle fotografie, dei rosarii e perfino degli speroni, il tutto incorniciato e protetto da vetri.
E v'erano delle spalline, come pure delle spade, fra cui una sciabola stupenda, lasciata l in memoria di una conversione miracolosa.
Ma non era tutto ed altre ricchezze, ricchezze di ogni natura ammucchiate l, splendevano ogni dove: delle statue di marmo, dei diademi arricchiti di diamanti, un tappeto meraviglioso, disegnato a Blois, ricamato dalle signore di tutta la Francia, una palma d'oro ornata di smalto, mandata dal Sommo Pontefice. Erano doni anche le lampade che pendevano dalla vlta, alcune delle quali d'oro massiccio, lavorate con la massima cura. Non si numeravano pi e stellavano la vlta come astri preziosi.
Davanti il tabernacolo ve n'era una offerta dall'Irlanda, un vero capolavoro di cesellatura.
Altre, quella di Valenza, di Lilla, quella di Macao, mandata dal fondo della Cina, erano veri gioielli, scintillanti di gemme.
E che splendore quando i venti lampadarii del coro erano accesi, quando le centinaia di lampade, le centinaia di ceri ardevano tutti insieme, nelle grandi cerimonie della sera!
La chiesa avvampava tutta allora, e quella infinita miriade di fiammelle da cappella ardente si ripercuotevano in mille fuochi nelle migliaia di cuori d'oro e di argento.
Era un braciere straordinario, le pareti sfavillavano di ardenti lingue di fuoco; si entrava nell'apoteosi abbagliante del paradiso, mentre gli innumerevoli gonfaloni sciorinavano ogni dove le loro sete, il loro raso, il loro velluto, ricamati di cuori sanguinosi e di Vergini di cui il sorriso benigno faceva germogliare i miracoli.
Ah! quella Basilica! Quante cerimonie vi avevano sviluppato gi la loro pompa! I canti non vi cessavano mai, mai non vi si cessava dal culto, mai dalla preghiera.
Da un capo all'altro dell'anno, l'incenso fumava, gli organi vibravano, le turbe genuflesse pregavano con tutta l'anima.
Erano messe continue, erano i vespri e la dottrina e le benedizioni e gli esercizii giornalmente ripetuti e le feste celebrate con una magnificenza senza fine.
I menomi anniversarii diventavano il pretesto di solennit festose. Ogni pellegrinaggio doveva avere la sua parte di pompa abbagliante.
Quei malati e quegli umili, venuti da plaghe cos lontane, bisognava pur mandarli via confortati, beati, con in cuore la visione del paradiso socchiuso.
Avevano veduto il lusso di Dio: dovevano recarne seco l'estasi eterna.
In fondo ai poveri tugurii squallidi, rimpetto ai sacconi dove gemeva la malattia, nella cristianit tutt'intera, la Basilica sorgeva collo sfolgoro delle sue ricchezze, come un sogno di promessa e di compenso, come la fortuna stessa, il tesoro della vita futura, in cui i poveri entrerebbero certamente un giorno, dopo la loro lunga miseria di quaggi.
Ma Pietro non risentiva gioia alcuna, e, nel guardare quegli splendori, restava senza consolazione e senza speranza.
Il suo atroce affanno cresceva: tutto era buio in lui, di quel buio di tempesta, in cui i sentimenti e le idee soffrono e gemono.
Dacch Maria si era levata in piedi, nella sua carrozzetta, gridando che era guarita ? dacch, camminava cos robusta, cos piena di vitalit, cos ben risuscitata, sentiva una desolazione immensa diffondersi nell'anima sua.
Eppure, la sua anima di fratello appassionato aveva risentito una gioia indicibile nel vedere che essa aveva cessato di soffrire. Perch dunque agonizzava ora della di lei felicit?
Non poteva pi guardarla, genuflessa e raggiante tra le lagrime, nella sua bellezza riconquistata, ed ancor pi splendente di prima, senza che il suo povero cuore sanguinasse come per ferita mortale.
Eppure voleva restare, distogliendo gli occhi da lei, procurando di interessarsi al padre Massias, sempre sussultante in terra pei singhiozzi, invidiandogli il suo annichilimento nell'illusione ardente dell'amor divino. Per un momento anzi interrog Berthaud, parve prendere interesse ad un gonfalone su cui domand dei particolari.
- Quale? Quello di merletto laggi?
- S, a sinistra.
- E' un gonfalone offerto dal dipartimento del Puy. Gli stemmi sono quelli del Puy e di Lourdes, rilegati di un rosario. Il merletto  cos fine che si potrebbe farlo stare in pugno.
Ma l'abate Judaine si faceva avanti: la comunione stava per cominciare.
Gli organi vibrarono di nuovo, si cant un inno, mentre sull'altare il Santissimo Sacramento sembrava l'astro sovrano tra lo scintillo dei cuori d'oro e d'argento, numerosi come stelle.
E Pietro non ebbe la forza di rimaner oltre.
Poich Maria aveva seco la Jonquire e Raimonda che la accompagnavano, poteva andarsene, sparire in un angolo buio, dove gli sarebbe finalmente dato di piangere.
Si scus con una parola, pretestando l'appuntamento col dottore Chassaign.
Poi, ebbe un ultimo timore, quello di non poter uscire, tanto la fitta calca dei fedeli assiepava la porta. Ma gli venne un'ispirazione: attravers la sagrestia e scese nella cripta dalla scaletta interna,
Ad un tratto un silenzio profondo, un'ombra sepolcrale surrogarono le voci di allegrezza, ed il portentoso fulgore dei ceri.
La cripta, tagliata nella rupe, si componeva di due anditi stretti, divisi dal masso che reggeva la navata, anditi che mettevano sotto l'abside ad una cappella sotterranea, rischiarata giorno e notte, da piccole lampade.
Una fosca selva di pilastri si incrociava col, ed in quell'ombra crepuscolare in cui aleggiava il mistero, regnava un arcano terrore.
Le mura erano spoglie, ed appariva la pietra stessa della tomba in fondo a cui ogni uomo deve dormire il suo ultimo sonno. Lungo gli anditi, sulle pareti ricoperte da cima a fondo dalle lastre di marmo degli ex-voto non si vedeva che una doppia fila di confessionali, perch si confessava in quella pace morta della terra; vi erano dei sacerdoti che parlavano tutte le lingue per assolvere dei loro falli i peccatori, venuti col dai quattro angoli del mondo.
In quell'ora, mentre su, la folla si pigiava ancora, la cripta era assolutamente deserta: nessuna figura umana vi metteva il suo lieve frusco; ed in quel silenzio profondo, in quell'ombra, in quella frescura di tomba, Pietro cadde ginocchioni.
Non per un bisogno di pregare e di adorare, ma perch tutto l'essere suo veniva meno, sotto la tormenta morale che lo aveva spezzato. Sentiva una sete torturante di leggersi nell'anima. Ah! perch non poteva addentrarsi ancora pi nel nulla delle cose, riflettere, comprendere e calmarsi finalmente!
E soffr un'agonia atroce.
Procurava di rivivere i minuti passati, dacch Maria, rizzandosi ad un tratto sul suo giaciglio di dolore, aveva gettato il suo grido di risurrezione.
Perch, da allora in poi, nonostante la sua gioia fraterna nel rivederla in piedi, provava un'ansia atroce come se fosse stato colpito dalla pi mortale sventura? Era forse geloso della grazia divina? Soffriva perch la Vergine, nel guarire Maria, lo aveva scordato, lui, di cui l'anima era tanto inferma?
Ricordava l'ultima proroga che si era concessa, l'appuntamento supremo dato da lui alla fede, per l'ora in cui passerebbe il Santissimo Sacramento, se Maria guariva: e Maria era guarita ed egli non credeva ancora, e non aveva pi speranza oramai, poich vedeva che non otterrebbe mai pi la fede in Dio. Questo era il punto dove la piaga sanguinava. Quella verit gli si manifestava ora con una crudelt, con una evidenza indiscutibile: essa era salva, egli era perduto! Quel preteso miracolo che l'aveva richiamata in vita, aveva compiuto in lui la rovina di ogni fede nel soprannaturale.
Quello che aveva sognato, per un momento, di cercare e forse di ritrovare a Lourdes la fede ingenua, la lieta fede del bambino, non era pi possibile, non rifiorirebbe pi mai, dopo quella rovina del prodigio, quella guarigione annunziata da Beauclair e verificatasi per l'appunto come l'aveva predetta lui.
Geloso? Oh! no! non era geloso, ma affranto, ma moralmente afflitto di ritrovarsi solo, nel gelido deserto della sua intelligenza, rimpiangendo l'illusione, la menzogna, il divino amore dei poveri di spirito, a cui il suo cuore non si aprirebbe mai pi.
Un'onda d'amarezza gli sal alle labbra e delle lagrime gli piovvero dagli occhi. Si lasci scivolare sul marmo del suolo, annichilito dall'angoscia.
E si ricordava quella storia dolcissima, dal giorno in cui Maria, indovinando la tortura dei suoi dubbi, si era infervorata per la sua conversione, prendendogli la mano nell'ombra, serbandola fra le sue e balbettandogli che pregherebbe per lui, oh! con tutta l'anima.
Dimenticava il proprio dolore, scongiurava la Beata Vergine di salvar l'amico, abbandonandola, se non poteva ottenere che una grazia sola dal divino Figlio.
Poi venne un altro ricordo: le ore adorabili passate da loro due sotto la notte profonda degli alberi, durante lo sfilare della fiaccolata. Anche col avevano pregato l'uno per l'altra, con le anime cos perfettamente fuse e con un desiderio cos intenso della loro mutua felicit, che avevano toccato per un momento l'apice di quell'amore supremo che fa l'assoluta dedizione ed il sacrificio completo di s medesimo.
E la loro lunga tenerezza, rorida di pianto, l'idillio purissimo dei loro sentimenti, metteva capo a quella separazione brutale: lei redenta e sfolgorante fra i canti della Basilica vittoriosa; lui, smarrito, singhiozzante di dolore, affranto, in fondo alle tenebre della cripta, in una solitudine glaciale da sepolcro.
Ad un tratto, Pietro sent la coltellata che quel pensiero gli dava nel cuore.
Comprese finalmente il suo male, ed una luce subitanea illumin la crisi terribile in cui si dibatteva.
Aveva perduto una prima volta Maria il giorno in cui si era fatto prete, dicendosi che poteva rassegnarsi a non essere pi uomo, dal momento che ella stessa non sarebbe mai stata donna, colpita nel suo sesso da una malattia incurabile.
Ed ora che essa era guarita, ridiventata donna, ora che egli la vedeva ad un tratto robustissima, bellissima, e piena di vita, e desiderabile, e feconda, lui era morto; non poteva ridiventar uomo! Non gli sarebbe dato mai, mai pi, di sollevare la pietra sepolcrale che schiacciava, che suggellava per sempre sotterra la sua carne!
Ella se ne fuggiva sola, lasciandolo nella fredda terra. Il mondo immenso si riapriva per lei, la felicit esultante, l'amore che ride sulle vie soleggiate, un marito, probabilmente dei figli. Mentre lui, come sepolto fino alle spalle, non aveva altro di libero che il cervello per soffrire di pi.
Ma ella era ancor sua, fino a tanto che non era di nessun altro, e se egli agonizzava cos dolorosamente da un'ora, era per quello strappo definitivo che lo divideva da lei per sempre, questa volta.
Allora, un impeto di furore lo fece sussultare. Ebbe la tentazione di risalire, di gridare la verit.
Il miracolo? Menzogna!
La bont benefica di un Dio onnipotente? Pura illusione!
Soltanto la natura aveva agito: soltanto la vita aveva riportata la vittoria!
Ed egli avrebbe data la prova del suo asserto, avrebbe dimostrato che la vita, unica forza suprema, rinnova la salute con tutte le sofferenze di quaggi.
Poi sarebbero partiti insieme, andando lontano lontano, per essere felici.
Ma un terrore subitaneo lo invase. E che? profanare quella piccola anima candida, uccidere la sua convinzione, mettere in lei quella rovina della fede di cui egli stesso era straziato?
Quell'atto gli apparve, all'improvviso, come un odioso sacrilegio. Se l'avesse compiuto, egli, avrebbe avuto orrore di se stesso poi; e gli sarebbe parso di averla assassinata se nell'avvenire avesse riconosciuto un giorno di non poterle dare una felicit pari a quella rapitale. Forse, dopo tutto, essa non gli presterebbe fede. Eppoi vorrebbe sposare un prete spergiuro, lei che serberebbe in s la dolcezza indimenticabile di aver ottenuta la guarigione dall'estasi?
Il suo pensiero gli apparve pazzo, mostruoso, turpe. E la sua ribellione si acquet lasciandogli solo un senso di stanchezza infinita, un bruciore di piaga insanabile nel povero cuore, insanguinato e fatto a brani.
Poi, nel suo abbandono, nel nulla in cui si sentiva travolto, una lotta suprema venne ad affliggerlo. Che doveva decidere? Fatto codardo al pensiero dello spasimo, avrebbe voluto fuggire da Maria, non rivederla mai pi.
Poich vedeva bene che sarebbe stato costretto a mentire d'ora innanzi la fanciulla credendolo salvo come lei, convertito, guarito nell'anima, come essa era guarita nella carne. Gli aveva detto quale gioia ne risentisse, mentre trascinava la sua carrozzetta per le scalinate gigantesche. Oh! aver avuto questa felicit incommensurabile, di essere redenti insieme! Aver sentito le loro anime confondersi l'una con l'altra!
Ed egli aveva gi mentito e sarebbe stato costretto a mentire sempre ora, per non turbare la sua bella illusione cos pura.
Aspett che le ultime pulsazioni delle sue vene si fossero calmate e fece voto di aver la carit sublime di fingere la pace, la beatitudine della fede.
Voleva che Maria fosse completamente felice, senza un rimpianto, senza un dubbio nella serenit assoluta della fede convinta che la Beata Vergine avesse acconsentito a quella loro unione, tutta mistica. Che importava il suo tormento? Pi tardi forse, potrebbe riprendere possesso di s.
E nella solitudine disperata della sua intelligenza, quella grande gioia di cui lascerebbe a Maria l'illusione consolatrice, non sarebbe, anche per lui, un'ultima gioia, un ultimo conforto?
Scorsero ancora alcuni minuti e Pietro, affranto, restava steso al suolo per calmare la sua febbre.
Non pensava pi, non esisteva pi, in quella prostrazione di tutto l'essere che segue le grandi crisi.
Ma gli parve di udire un rumore di passi e si rialz, fingendo di leggere le iscrizioni incise sulle lapidi di marmo, lungo i muri. Si era ingannato, non c'era nessuno, ma egli continu ad ogni modo la sua lettura, prima automaticamente, cercando una distrazione, poi a poco a poco con nuova emozione. Era incredibile la foga di fede, di adorazione, e di gratitudine segreta su quelle lastre di marmo, in lettere d'oro, a centinaia e migliaia di esemplari.
V'erano delle cose ingenue che facevano sorridere.
Un colonnello aveva fatto scolpire il suo piede con queste parole:
"Me l'hai conservato: fa che possa servirti."
Pi l si leggeva: "Che la sua protezione si estenda sull'arte del vetraio!"
Oppure si indovinava la bizzarria delle domande dalla innocente franchezza dei ringraziamenti. "A Maria Immacolata un padre di famiglia: salute ricuperata, causa vinta, promozione ottenuta."
Ma quelle ingenuit si perdevano nel concerto delle grida ardenti che salivano al cielo.
Il grido degli amanti: "Paolo ed Anna chiedono la benedizione di Nostra Donna di Lourdes per la loro unione."
Il grido della madre: "Gratitudine a Maria: tre volte ha fatto guarire la mia creatura." ? "Gratitudine per la nascita della mia Maria Antonietta che le confido, in un coi miei e con me." ? "P. D. di tre anni  stato serbato all'amore dei suoi."
Il grido delle spose, il grido degli infermi sollevati, il grido delle anime che avevano ricuperata la felicit: "Proteggete mio marito; fate che goda salute." ? "Ero infermo di tutte e due le gambe: sono guarito." ? "Siamo venuti e speriamo." ? "Ho pregato, ho pianto ed Essa mi ha esaudito."
Ed altre grida, grida misteriosamente appassionate, facevano sognare dei lunghi romanzi: "Ci avete uniti, proteggeteci." ? "A Maria pel massimo dei benefizi."
E sempre le stesse grida, le stesse parole tornavano con caldo fervore; gratitudine, riconoscenza, omaggio, azioni di grazia, ringraziamenti.
Ah! quelle centinaia, quelle migliaia di esclamazioni fissate per sempre nel marmo, come gridavano alla Vergine l'eterna devozione dei miserandi umani soccorsi da lei!
Pietro non si stancava di leggere, con la bocca amara, invaso da una desolazione crescente. Egli solo dunque non aveva nessun soccorso da sperare? Mentre tanti esseri infelici venivano esauditi, lui solo non aveva saputo farsi ascoltare?
E pensava ora alla straordinaria quantit di preghiere che si dicevano a Lourdes, da un capo all'altro dell'anno. Procurava di calcolarne il numero: le giornate vissute davanti alla Grotta, le notti passate nella chiesa del Rosario e le comunioni della Basilica e le processioni sotto il sole e sotto le stelle. Ma erano incalcolabili, quelle continue supplicazioni di tutti i minuti secondi. L'intento dei fedeli era di stancare le orecchie di Dio, di strappargli delle grazie, dei perdoni merc la quantit stessa, la quantit enorme delle preghiere.
I preti dicevano che bisognava dare a Dio le espiazioni richieste dai peccati della Francia e che quando la somma delle espiazioni fosse abbastanza forte, la Francia cesserebbe di essere colpita. Che crudele convinzione della necessit del castigo! Che feroce visione del pessimismo il pi nero! E come la vita doveva essere malvagia, perch una simile implorazione, un cos terribile grido di miseria fisica e morale salisse verso il cielo! Ma in quella tristezza sconfinata, Pietro sent una piet profonda destarglisi in cuore. Ah! quella misera umanit; lo rimescolava il vederla ridotta a quell'eccesso di sventura, cos muta, cos debole, cos abbandonata, che rinunciava perfino alla ragione, per mettere l'unica felicit possibile nell'ebbrezza allucinata del sogno!
Delle lagrime gli riempirono di nuovo gli occhi: piangeva su s stesso, sugli altri, su tutti i poveri esseri torturati che hanno bisogno di sopire i loro mali, di intorpidirli per sfuggire alla realt di questo mondo.
Gli pareva ancora di udire la folla stipata, inginocchiata davanti alla Grotta, gettando al Cielo la fervida implorazione della sua preghiera ? una folla di venti o trentamila anime, da cui saliva un fervore di desiderio, che si vedeva fumare sotto il sole come un incenso.
Poi, sopra la cripta stessa, nella chiesa ciel Rosario, si accendeva un'altra esaltazione di fede, le notti intere imparadisiati di estasi, le mute delizie delle comunioni, gli appelli ardenti senza parole, in cui tutta la natura si consuma, arde e s'invola. Poi, come se non bastassero le grida gettate davanti alla Grotta e l'adorazione perpetua del Rosario, quel clamore di ardente domanda ricominciava attorno di lui, sulla cornice della cripta; ma l si eternava nel marmo, e cos non cesserebbe pi di gridare le sofferenze umane sino alle et pi lontane: era il sasso, erano le mura che piangevano, invase dal brivido di piet universale che penetrava perfino le pietre. E, finalmente, la preghiera saliva pi su, sempre pi su, e spiccava il volo dalla Basilica sfolgorante e sussurrante, piena in quel momento di un popolo frenetico, di cui gli sembrava di sentire, attraverso alle pietre della navata, l'altissimo soffio che si rompeva in un cantico di speranza.
Alla fine ne era travolto anche lui, come se si fosse trovato nel centro stesso del fremere di quell'onda immensa di preghiera, la quale, uscita dalla polvere del suolo, saliva i gradini della chiesa sovrapposta, si allargava da tabernacolo a tabernacolo, infondendo piet sin nelle mura, cosicch singhiozzavano anch'esse ed il grido supremo di miseria andava a forare il cielo con la guglia bianca e l'alta croce d'oro che la sovrastava.
O Dio Onnipotente, o Divinit, Forza pietosa, qualunque tu sia, muoviti a piet dei miseri uomini, fa che abbia fine la sofferenza umana!
All'improvviso, Pietro rest abbagliato. Aveva seguto l'andito di sinistra, sboccava in piena luce, in cima alla scalinata. E, subito, due braccia affettuose lo afferrarono, lo strinsero.
Era il dottor Chassaign, di cui aveva scordato l'appuntamento, che lo aspettava col per condurlo a visitare la cameretta di Bernadette e la chiesa del curato Peyramale.
- Oh! figliuol mio, qual gioia dev'esser la vostra!... Ho saputo or ora la grande notizia, la grazia straordinaria elargita da nostra Donna di Lourdes all'amica vostra... Ricordatevi quello che io vi dicevo l'altro ieri! Ora sono tranquillo: siete salvo anche voi.
Il prete, pallidissimo, risent un'ultima amarezza.
Ma si diede a sorridere, dicendo dolcemente:
- S, siamo salvi, sono felicissimo.
Era la menzogna che cominciava, la divina illusione che egli voleva dare agli altri per spirito di carit.
E Pietro vide un altro spettacolo.
La porta principale della Basilica era aperta a due battenti, il raggio rosseggiante del sole invadeva la navata da un capo all'altro.
Tutto avvampava in un bagliore di incendio, il cancello dorato del coro, gli ex-voto d'oro e d'argento, le lampade arricchite di gemme, i gonfaloni dai ricami di luce, i turiboli oscillanti, simili a gioielli che volassero per l'aria.
Laggi, in fondo a quello sfolgoro incandescente, tra i camici di neve e le stole d'oro, ravvisava Maria coi capelli sciolti, i capelli d'oro anch'essi, di cui l'onda diffusa la vestiva d'un manto d'oro.
E l'organo intuonava un canto trionfale ed il popolo delirante acclamava Dio, e l'abate Judaine avendo ripreso sull'altare il Santissimo Sacramento, lo presentava un'ultima volta, altissimo, grandissimo, risplendente come una fiamma in mezzo a quell'oro che fluiva e raggiava nella Basilica, di cui tutte le campane suonavano a distesa il trionfo portentoso.

 5.
Subito, come scendevano la gradinata, il dottor Chassaign disse a Pietro:
- Avete veduto il trionfo; ora vi mostrer le due grandi ingiustizie.
E lo condusse in via dei Piccoli-Fossi, a visitare la camera di Bernadette, quella camera bassa e oscura, da cui essa era uscita il giorno in cui la Beata Vergine le era apparsa.
La via dei Piccoli-Fossi parte dall'antica via del Bosco, oggi via della Grotta, e va a tagliare la via del Tribunale.
E' una viuzza tortuosa, un pochino in pendo, e tristissima. Vi passa poca gente,  fiancheggiata da lunghe mura, da case miserabili, da facciate tetre, in cui non si apre neppure una finestra.
Un albero, in un cortile, ne forma tutta l'allegria.
- Ci siamo ? disse il dottore.
La via si restringeva, in quel punto, muta, angusta, e la casa si trovava di fronte ad un altissimo muro bigio, il muro squallido di una rimessa.
Tutti e due, alzando il capo, guardavano la casuccia, che pareva morta, con le finestrine strette, l'intonaco grossolano, violaceo, di una bruttezza umile da povero.
A pianterreno, l'andito d'ingresso si apriva nero nero, chiuso da una vecchia inferriata e bisognava salire un gradino perch il rigagnolo straripava, nei giorni di temporale.
Il dottore riprese:
- Entrate, amico mio. Basta spingere il cancello.
L'andito era profondo, Pietro seguiva, colla mano, il muro umido, per tema di scivolare.
Gli pareva di scendere in una cantina, fra tenebre assolute, colla sensazione di un suolo viscido, sempre molle d'acqua.
Poi in fondo, obbedendo ad una nuova indicazione del dottore, gir a destra.
- Chinatevi, perch potreste urtarvi; l'uscio  molto basso... Ora ci siamo.
La porta della camera era spalancata, come quella della via, in una noncuranza di abbandono.
E Pietro, che si era fermato in mezzo al locale, esitando, con gli occhi ancora pieni della vivida luce esterna, non distingueva assolutamente nulla, piombato in piena notte e si sentiva sulle spalle una frescura gelata, simile all'impressione di una tela umida.
Ma, a poco a poco, i suoi occhi si abituarono all'oscurit. Le due finestre, ineguali di grandezza, ricevevano la luce da un cortiletto interno, in cui scendeva un barlume verdastro, come nei pozzi; e, per leggere col, ci sarebbe voluto una candela in pieno meriggio.
Quella camera che aveva la dimensione di quattro metri per tre e mezzo circa, era lastricata di pietre grosse ed aspre, mentre la trave principale e le piccole travi del soffitto, annerite dagli anni, avevano assunto un colore sudicio di fuliggine.
Rimpetto alla porta c'era il camino, un meschino camino di gesso con una vecchia tavola tarlata, in luogo di marmo. Tra quel camino ed una delle finestre vi era un acquaio. Le pareti, di cui il vecchio intonaco si staccava in squame, chiazzate di macchie d'umidit, solcate da screpolature, erano, come il soffitto, di un nero sudicio.
E non vi erano pi mobili; la camera sembrava abbandonata; non vi si intravedevano che degli oggetti indistinti e straordinarii, irriconoscibili nell'ombra opaca che sommergeva tutti gli angoli.
Dopo breve silenzio, il dottore parl:
- S, questa  la camera; tutto ha preso origine da qui. Non vi si  cambiato nulla, togliendo soltanto i mobili. Ho procurato di rimetterli a posto coll'immaginazione: i letti erano certamente addossati a quella parete, rimpetto alla porta; tre letti almeno, perch i Soubirous erano in sette: padre, madre, due maschi, tre femmine... Pensate un poco, tre letti in questa camera! E sette persone che vivono in quei pochi metri quadrati! E quel mucchio di gente sepolto vivo, senz'aria, senza lume, quasi senza pane! Che miseria profonda, che umilt di povere creature miserande!
Ma fu interrotto.
Un'ombra, che Pietro prese in sulle prime per una vecchia, entr. Era un prete, il vicario della parrocchia, che occupava la casa ora. Conosceva il dottore.
- Ho udito la vostra voce, dottor Chassaign e sono sceso; fate di nuovo visitare la camera?
- Infatti, signor abate, mi sono permesso... Non vi d noia?
- Oh! punto, punto!... Venite tutte le volte che vi pare e piace e conducete chi vi aggrada.
Rideva con fare cordiale e salut Pietro, il quale, stupito di quella placida indifferenza, gli disse:
- Eppure la gente che viene deve importunarvi alle volte.
Fu il vicario che parve stupito ora.
- Ma no, a dir vero, non viene nessuno... Capite, non si conosce il luogo. Tutti restano laggi, alla Grotta... Lascio la porta aperta perch non mi secchino. Ma passano dei giorni senza che io oda neppure il lieve rumore di un topolino.
Gli occhi di Pietro si abituavano sempre pi all'oscurit, e fin col ravvisare, tra gli oggetti indistinti e strani che riempivano gli angoli, delle vecchie botti, dei rottami di stie, degli attrezzi spezzati, tutto il vecchiume che si spazza dalle case, buttandolo in fondo alle cantine.
Poi, appese alle travi, vide delle provvigioni, un canestro da insalata pieno di uova, dei mazzi di grosse cipolle color di rosa.
- Ed a quanto vedo ? riprese con lieve fremito ? vi  parso opportuno di utilizzare questa camera?
Il vicario cominciava a sentirsi impacciato.
- S, per l'appunto; gli  cos... Che volete? La casa  piccola, ho cos poco posto!... Eppoi, non potete immaginare come questo locale sia umido;  assolutamente impossibile di abitarlo... E cos, Dio mio! la roba vi si  raccolta da se, a poco a poco, senza che io lo volessi...
- Insomma, un ripostiglio ? concluse Pietro.
- Oh! non si pu dire... E' una stanza vuota... ed anche se volete, dopo tutto, s, un ripostiglio...
Il suo imbarazzo cresceva, misto ad un po' di vergogna. Il dottore Chassaign serbava il silenzio, senza intervenire, ma sorrideva, palesemente felice dello sdegno del suo compagno per la ingratitudine umana.
Questi, incapace di frenarsi, continu:
- In verit, signor vicario, dovete scusarmi se insisto. Ma pensate un po' che qui si va debitori di ogni cosa a Bernadette; che senza di lei, Lourdes sarebbe una delle cittaduzze pi sconosciute della Francia... E, in verit, mi sembra che la riconoscenza della parrocchia avrebbe dovuto trasmutare questa misera caverna in una cappella...
- Oh! una cappella! ? interruppe il vicario; ? non si tratta che di una creatura umana, e la chiesa non pu renderle un culto.
- Ebbene, non diciamo una cappella; diciamo invece che ci vorrebbero qui dei lumi, dei fiori, un fascio di rose, sempre rinnovato dalla piet degli abitanti e dei pellegrini... Insomma, vorrei un po' di tenerezza, un segno pietoso, un'immagine di Bernadette, qualcosa che dimostrasse un ricordo delicato, che segnasse il posto che essa deve occupare in tutti i cuori... Ma l'oblo, la trascuranza, il sudiciume a cui si  abbandonata questa camera, li trovo mostruosi!
Subito, il vicario, un pover uomo timido ed inconsapevole, fu del suo parere.
- Avete mille volte ragione, in fondo. Ma non ho nessuna influenza, non posso nulla, io! Il giorno in cui venissero a chiedermi questo locale per metterlo in ordine, lo darei senz'altro, porterei via le mie botti, sebbene io non sappia dove metterle, in verit... Soltanto, ve lo ripeto, non dipende da me; io non posso nulla, nulla affatto!
E, sotto il pretesto che doveva uscire, si accomiat in fretta, scapp, ripetendo al dottor Chassaign:
- Rimanete pure, rimanete finch vi pare e piace. Non mi date mai disturbo.
Quando si ritrov solo con Pietro, il dottore gli afferr le mani, approvandolo con effusione:
- Ah! quanto piacere mi avete fatto, caro ragazzo! Come avete saputo dirgli bene quello che mi sento in petto da tanto tempo! Avevo avuto l'idea, io, di portar qui delle rose ogni mattina. Avrei fatto ripulire il locale, nulla pi, e mi sarei accontentato di mettere sul camino due grandi fasci di rose; poich sapete che ho votato una tenerezza infinita a Bernadette e mi sembrava che quelle rose sarebbero state la freschezza stessa, lo splendore ed il profumo della sua memoria... Ma... ma...
Fece un gesto di disperazione.
- Ma mi  sempre mancato il coraggio di farlo: dico il coraggio, nessuno ancora avendo osato dichiararsi apertamente contro i padri della Grotta. Si esita, si indietreggia di fronte ad uno scandalo religioso. Pensate un po' al chiasso deplorevole che susciterebbe! Cos quelli che si lagnano come me sono ridotti a tacere, a preferire il silenzio.
E soggiunse per conclusione:
- E' una gran tristezza, figliuol mio, vedere l'ingratitudine e la rapacit degli uomini. Ogni volta che vengo qui, in questa squallida miseria, mi sento il cuore cos gonfio che non posso trattenere le lagrime.
Poi cess di parlare, e nessuno dei due proffer pi parola, invasi entrambi dalla melanconia straziante che spirava da quel luogo.
Le tenebre li avvolgevano, l'umidit li faceva rabbrividire, fra lo squallore delle pareti e la polvere dei vecchi cenci raccolti col. E tornavano all'idea che senza Bernadette non si sarebbe veduto nessuno dei prodigi che avevano fatto di Lourdes una citt unica al mondo.
Era la sua voce che aveva fatto zampillare la sorgente miracolosa, che aveva aperto alle genti la Grotta, sfolgorante di ceri. Si facevano dei lavori immensi, delle chiese sorgevano dal suolo, delle scale colossali conducevano sino a Dio, tutt'una citt nuova spuntava come per incanto, coi suoi giardini, le sue passeggiate, le sue terrazze, i suoi ponti, le sue botteghe, i suoi alberghi.
Ed i popoli pi lontani accorrevano in folla dalle estremit della terra, e la pioggia dei milioni cadeva cos fitta, cos abbondante che la fiumana pareva ne dovesse crescere a dismisura, riempire tutta la valle da un capo all'altro dei monti.
Sopprimendo Bernadette, nulla pi sussisteva: il caso mirabile e strano tornava al nulla ed il vecchio Lourdes sconosciuto dormiva ancora il suo sonno secolare ai pi del Castello.
Bernadette era l'unica artefice, la creatrice di quelle meraviglie e quella camera d'onde era uscita il giorno in cui aveva veduto la Vergine, quella culla stessa del miracolo e della mirabile fortuna avvenire era sprezzata ora, abbandonata alla sozzura, diventata un ripostiglio, dove si chiudevano le ci polle e i barili vuoti.
Allora il contrasto si evoc con tale intensit nella mente di Pietro, che rivide il trionfo a cui aveva assistito allor allora, l'apoteosi della Grotta e della Basilica, mentre Maria, tirando la carrozzetta, saliva dietro il Santissimo Sacramento, fra le acclamazioni della folla. Ma la Grotta, specialmente, risplendeva: non pi l'antico covo di rupe selvaggia, davanti a cui, altre volte la bambina si era inginocchiata sulla sponda deserta del torrente: ma la cappella abbellita dell'artificio, la cappella ardente in cui sfilavano le nazioni.
Tutto il chiasso, tutta la esultanza, tutta l'adorazione regnavano laggi, nello splendore di una vittoria perpetua.
Qui, nella culla, in quella buca buia e gelida, non un'anima, non un cero, non un canto, non un fiore.
Nessuno veniva, nessuno si inginocchiava e pregava.
Soltanto, alcuni visitatori amorosi avevano fatto in briciole la tavola quasi infracidita che guarniva il caminetto, per portar via un ricordo qualsiasi.
Il clero dimenticava quel luogo di miseria, dove le processioni avrebbero dovuto affluire come ad una stazione gloriosa.
Era l che la bambina povera aveva cominciato il suo sogno, in una notte fredda, dormendo fra le due sorelle, colta da un accesso del suo male, mentre i suoi erano immersi in un sonno di piombo, ed usciva di l, in quella mattina, portando via con s il sogno incosciente, che doveva rinascerle nel cuore in pien meriggio per fiorire cos leggiadramente in una visione di leggenda.
E nessuno rintracciava quella via; il presepio era dimenticato: lo si abbandonava nelle tenebre, quel presepio, in cui era germogliato il piccolo seme cos umile, che cresceva ora, laggi, in messe prodigiosa, raccolta dagli operai dell'ultima ora, fra la pompa festosa delle cerimonie.
Pietro, intenerito sino alle lagrime dalla profonda emozione umana di quella storia, rispose finalmente, a mezza voce, riassumendo in una sola parola suoi pensieri:
- Quest' Betlemme!
- S ? disse il dottore Chassaign ?  la dimora miserabile, l'asilo fortuito dove nascono le nuove religioni di piet e di dolore... Ed io mi chiedo, alle volte, se non sia meglio cos, se non sia preferibile che questa camera resti nell'indigenza e nell'abbandono. Mi sembra che Bernadette non ne scapiti punto, perch l'amo di pi ogni volta che vengo a passare un'ora qui.
Tacque di nuovo, poi fece un atto di sdegno.
- Ma no, non posso perdonare: l'ingratitudine mi manda fuori dei gangheri... Ve l'ho detto! Sono convinto che Bernadette  andata spontaneamente a claustrarsi a Nevers. Ma, seppur nessuno l'ha fatta sparire, che sollievo  stato per coloro che la sua permanenza qui cominciava a disturbare! E sono gli stessi uomini, cos bramosi di essere considerati quali padroni, che si sforzano oggi, con tutti i mezzi, di seppellire nel silenzio la di lei memoria! Ah! caro figliuolo, se vi dicessi tutto!
A poco a poco parl, si sfog.
Quella Bernadette, di cui i padri della Grotta sfruttavano l'opera cos rapacemente, la temevano ancora pi morta che viva.
Fino che aveva vissuto, il loro gran timore era, naturalmente, quello che venisse a Lourdes per dividere con loro la preda, e non erano rassicurati che dalla sua umilt, perch essa non era una dominatrice; aveva scelto ella stessa l'ombra di rinunzia in cui doveva spegnersi.
Ma ora tremavano di pi al pensiero che la volont di un altro potesse ricercare le reliquie della veggente.
Il Consiglio municipale aveva avuto infatti quel pensiero due giorni dopo la sua morte; la citt voleva farle un monumento; si parlava di iniziare una sottoscrizione.
Ma le suore di Nevers avevano recisamente rifiutato di cedere la salma che era di loro propriet, a quanto asserivano.
E tutti allora avevano sentito, dietro le suore, l'opera dei padri, molto inquieti, che si opponevano con tutte le forze a quel ritorno delle ceneri venerate, in cui temevano una concorrenza per la Grotta.
Figurarsi che minaccia! Una tomba monumentale al cimitero, tomba a cui i pellegrini si recherebbero in processione, di cui gli infermi andrebbero a baciare, con smania febbrile, il marmo, e dove i miracoli si verificherebbero in mezzo ad un santo fervore.
Era la concorrenza sicura, disastrosa, lo sviamento del fiume della piet e dei prodigi.
E, sempre, rinasceva in loro l'unico, il sommo spavento di essere costretti a dividere, di vedere i denari affluire altrove, se la citt, ammaestrata ora da essi, sapesse trar profitto di quella tomba.
Si attribuiva anzi ai padri un progetto profondamente astuto. Avrebbero avuto, secondo taluni, il pensiero segreto di riserbarsi la salma di Bernadette, che le suore di Nevers si sarebbero impegnate a custodire nella pace della loro cappella.
Soltanto aspettavano, non volendo ricondurla a Lourdes che il giorno in cui l'affluenza dei pellegrini cominciasse a decrescere.
A che scopo ora, quel ritorno solenne, giacch le turbe accorrevano continuamente, sempre pi numerose? Quando invece il prestigio di Nostra Donna di Lourdes dovesse scemare, come accade per tutte le cose di questo mondo, si indovina di leggeri qual risveglio della fede potrebbe essere la cerimonia solenne e clamorosa, in cui la cristianit vedrebbe le reliquie dell'eletta riprender possesso della terra santa da cui aveva fatto germogliare tanti prodigi.
Ed i miracoli ricomincierebbero sul marmo della sua tomba, davanti alla Grotta o nel coro della Basilica.
- Potete cercare ? continu il dottore ? non troverete in tutta Lourdes, ufficialmente, una sola effigie di Bernadette. Si vende il suo ritratto, ma non  in nessun luogo, in nessun santuario... E' l'oblo sistematico, lo stesso senso di inquietudine segreta per cui il silenzio e l'abbandono regnano in questa camera. Come si teme il fiorire di un culto sulla sua tomba, cos si ha paura che le turbe vengano ad inginocchiarsi qui, il giorno in cui due ceri ardessero su questo camino, e vi fiorissero due rose.
E se una paralitica si alzasse, gridando che  guarita, che scandalo, che turbamento nell'animo dei buoni trafficanti della Grotta, i quali vedrebbero il loro monopolio gravemente compromesso!...
Essi sono i padroni, ed intendono di serbare il loro predominio, non vogliono cedere nessuna parte del podere stupendo che hanno conquistato e che sfruttano.
Ma tremano per, s, tremano di fronte agli operai della prima ora, di fronte a quella piccola creatura che  una morta cos grande e di cui l'eredit cospicua li accende di tal cupidigia, che dopo averla mandata a vivere a Nevers, non hanno nemmeno il coraggio di riportar qui il suo corpo, lasciato in prigione sotto la pietra sepolcrale di un convento!
Ah! che destino miserabile ha avuto mai quel povero esserino, tolto al numero dei viventi, e di cui il cadavere  condannato anch'esso all'esilio!
Anche Pietro aveva piet di quella creatura miserrima, la quale pareva non fosse stata prescelta che per soffrire in vita ed in morte.
Anche ammettendo che una volont unica e pertinace non l'avesse fatta sparire, poi custodita sin nella tomba, che strana serie di circostanze per, e come sembrava che qualcuno, preoccupato dal potere immenso che essa poteva conquistarsi, l'avesse gelosamente tenuta in disparte, con ogni sforzo!
Essa restava ai suoi occhi, l'eletta, la martire: e seppure non poteva credere, se la storia di quella misera bastava anzi per far crollare ogni fede in lui, essa lo commoveva cionullameno nel suo senso di fraternit per quelli che soffrivano, e gli rivelava una nuova religione, la sola di cui l'anima sua fosse ancora capace, la religione della vita, la religione del dolore umano.
Il dottor Chassaign riprendeva per l'appunto, prima di lasciar la camera:
- Ed  qui che bisogna credere, caro figliuolo. Vedendo questo oscuro stambugio, pensate alla Grotta sfolgorante, alla Basilica trionfale, a tutta quella citt, fabbricata da poco, a quel mondo creato, a quelle turbe accorse! Ma se Bernadette non fosse che un'allucinata, una pazza, il caso non sarebbe ancora pi stupefacente, pi inesplicabile?
E che? Il seguo di una pazza avrebbe bastato per agitare cos le nazioni?... No! no! Un soffio divino  passato e pu solo spiegare il prodigio.
Pietro stava per rispondere con fuoco.
S! Era vero, un soffio era passato, il singhiozzo del dolore, l'anelito inestinguibile verso l'infinito della speranza.
Se il sogno di una bambina ammalata era bastato per radunare i popoli, per far piovere i milioni, per far uscire dalla terra una citt novella, si era perch quel sogno veniva a calmare un pochino la sete dei poveri umani, la necessit insaziabile che hanno di essere confortati ed illusi...
Essa aveva riaperte le porte dell'ignoto in un momento storico e sociale propizio: e le turbe vi si erano precipitate.
Oh! rifugiarsi nel mistero, affidarsi al miracolo, quando la realt  cos dura, quando la natura crudele sembra una larga serie di ingiustizie!
Ma per quanto si voglia sistemare l'ignoto, ridurlo a dogmi, farne una religione, non vi sar mai in fondo ad esso null'altro che quell'effetto del dolore, quel grido della vita che esige la salute, la gioia, la felicit futura, le esige con tal impeto di fede da accettarle in un altro mondo, se non possono fiorire su questa terra. A che scopo una fede, un dogma! Non basta piangere ed amare?
E perci Pietro non discusse.
Fren la risposta che gli saliva al labbro, convinto d'altronde che l'eterno bisogno del soprannaturale farebbe vivere nell'uomo addolorato l'eterna fede.
Il miracolo che non si poteva constatare doveva essere un pane necessario alla disperazione umana.
Poi, non aveva fatto il voto sincero di non affliggere nessuno coi suoi dubbi?
- Che prodigio, eh! ? insistette il dottore.
- Certo ? disse lui, alla fine. ? Tutto il dramma umano  stato rappresentato, tutte le forze ignote sono state in giuoco in questa povera camera, cos umida e cos buia.
Rimasero ancora alcuni momenti senza dir parola. Rifecero il giro delle pareti, alzando gli occhi verso il soffitto affumicato e gettarono un ultimo sguardo nel cortiletto verdastro.
Era straziante davvero quella povert abbandonata alle tele di ragno, quel sudiciume delle vecchie botti, degli attrezzi fuori d'uso, dei rottami di ogni genere, che giacevano ammucchiati negli angoli.
E, senza aggiungere sillaba, se ne andarono finalmente a passo tardo, con la gola chiusa dalla tristezza.
In istrada soltanto il dottor Chassaign si riscosse. Ebbe un lieve brivido ed affrett il passo, dicendo:
- Non  finito, figliuol mio, seguitemi... Vedremo ora l'altra grande iniquit...
Parlava dell'abate Peyramale e della sua chiesa.
Attraversarono la piazza del Portico, girarono in via San Pietro; pochi minuti dovevano bastare.
Ma la conversazione era ricaduta sui padri della Grotta, sulla guerra terribile, senza misericordia fatta dal padre Semp all'antico curato di Lourdes.
Questo, vinto, era morto di crepacuore, e dopo averlo fatto morire in tal guisa, avevano uccisa la sua chiesa, lasciata incompiuta da lui, senza tetto, aperta al vento ed alla pioggia.
Di che sogni gloriosi quella chiesa monumentale aveva popolato gli ultimi anni della sua esistenza! Dacch lo avevano sbandito dalla Grotta, e da quell'Opera pia di Nostra Donna di Lourdes, di cui era stato, con Bernadette, il primo iniziatore, la sua chiesa era diventata la sua rivincita, la sua felicit, la sua parte di gloria; la casa di Dio, dove trionferebbe in paludamenti sacri per realizzare il voto formato dalla Beata Vergine.
L'uomo autoritario e dominatore che c'era in lui, il pastore di turbe, il costruttore di templi, gustava una gioia febbrile nell'affrettare i lavori, con una imprevidenza da uomo impetuoso che non si curava della spesa, lasciandosi derubare dagli imprenditori, purch vi fosse una legione di operai sui palchi.
E la vedeva sorgere la sua chiesa, la vedeva compiuta in una bella mattina di estate, tutta nuova nel sole nascente! Ah! quella visione perennemente invocata gli dava il coraggio della lotta, in mezzo alla segreta cospirazione da cui si sentiva ravvolto!
La sua chiesa si rizzava finalmente in maest colossale, sovrastando all'ampia piazza.
L'aveva voluta di stile romano, molto grande, molto semplice, lunga novanta metri ed alta centoquaranta.
Splendeva nella chiara luce del sole, liberata il giorno prima, dall'ultima impalcatura, ancora tutta fresca di giovent, sulle sue larghe basi di pietra.
E le girava attorno nel pensiero, rapito dalla sua nudit, dalla sua castit di vergine bambina, di un candore purissimo senza una sola scultura, un solo fregio che l'avrebbe caricata inutilmente.
Le tettoie della navata e della galleria trasversale sorgevano allo stesso livello, al disopra del cornicione, ornato da semplici modanature.
Cos pure le vetrate delle gallerie laterali e della navata non avevano altro ornamento che gli archivolti modanati, sorretti da pilastri.
Si fermava davanti alle grandi vetrate della galleria trasversale, di cui i rosoni scintillavano; faceva il giro, passando dietro l'abside tondo, vicino a cui il fabbricato della sagrestia metteva due file di finestrine: e tornava, non potendo stancarsi di guardare quella regolarit maestosa, quelle grandi linee che si profilavano sull'azzurro, quei tetti sovrapposti, quella massa enorme di cui la solidit sfidava i secoli.
Ma quando chiudeva gli occhi, evocava specialmente, con un incanto pieno di orgoglio, la facciata ed il campanile; il triplice portico, i due di destra e di sinistra, di cui le tettoie formavano terrazza, mentre il campanile, sorgendo dal portico centrale, sorgeva in mezzo, con slancio poderoso.
Anche l, le colonne chiuse nei pilastri, non sostenevano che degli archivolti a modanature.
In cima ad un pinacolo, sotto un baldacchino, tra i due finestroni del primo piano, si vedeva una statua di Nostra Donna di Lourdes.
Poi sorgeva un altro piano in cui splendevano le vetrate, dipinte di fresco.
I contrafforti sorgevano dal fondo, ai quattro angoli, e facendosi pi sottili ad ogni piano, ma saldi nella loro leggerezza, giungevano fino alla guglia, un'audace guglia di pietra, fiancheggiata da quattro piccoli campanili ed ornata da pinacoli, che assurgeva e si perdeva nella profondit azzurra del cielo.
E gli pareva che fosse la sua anima da prete, piena di fervore, che fosse salita fin l e si slanciasse negli spazi con quella guglia, per far testimonianza della sua fede attraverso i secoli, lass, in alto, vicin vicino a Dio.
Talora un'altra visione lo rapiva ancor pi.
Gli sembrava di vedere l'interno della sua chiesa, nel giorno in cui egli vi celebrava la prima messa solenne.
Le vetrate gettavano sprazzi di luce, come gemme; le dodici cappelle laterali sfavillavano di ceri.
Ed egli stava davanti all'altar maggiore di marmo e d'oro, e le quattordici colonne della navata, di marmo dei Pirenei, di un sol pezzo, doni stupendi, venuti dai quattro cantoni della cristianit, sorgevano, sostenendo la vlta, che le voci tuonanti degli organi facevano vibrare di un canto di allegrezza.
Un popolo di fedeli stava l, genuflesso, in faccia al coro, circondato da un cancello leggero come un merletto, rivestito di mirabili sculture di legno.
Il pulpito, dono principesco di una gran dama, era una meraviglia artistica, lavorata nel vivo della quercia.
Un artista valentissimo aveva scolpito il fonte battesimale in pietra dura.
Delle tele di maestro ornavano le mura, delle croci, dei cibori, degli ostensori preziosi, dei paludamenti sacri, simili ad astri fiammeggianti, erano stipati negli armadi della sagrestia.
E che sogno, esser pontefice di un tempio simile, regnarvi, dopo averlo edificato con sommo amore, benedirvi la folla, accorsa da tutta la terra, mentre gli squilli volanti del campanile andrebbero ad annunziare alla Grotta ed alla Basilica che avevano laggi, nel vecchio Lourdes, una rivale, una sorella vittoriosa che celebrava anch'essa il trionfo di Dio!
Dopo aver seguito per un momento la via S. Pietro, il dottore Chassaign ed il suo compagno svoltarono nella viuzza di Langelle.
- Ci siamo ? disse il dottore.
Pietro guardava stupito, non vedendo chiesa, ma solo delle miserabili bicocche, tutt'un quartiere di sobborgo povero, ostruito da costruzioni lebbrose.
Finalmente scorse, in fondo ad un vicolo, un pezzo del vecchio steccato semi-infracidito, che circondava ancora l'ampio terreno, quadrato, compreso tra le vie di San Pietro, di Bagnres, di Langelle e dei Giardini.
- Bisogna voltare a sinistra ? riprese il dottore, che si era messo per un vicolo angusto, frammezzo ai rottami. Eccoci giunti!
E la rovina apparve ad un tratto, fra i miserandi tugurii che la mascheravano.
Tutto il poderoso carcame della navata, delle gallerie laterali e trasversali e dell'abside era ancora in piedi. Le mura sorgevano dovunque fino al principio delle vlte.
Si penetrava col come in una vera chiesa, si poteva passeggiarvi comodamente e ravvisarne le solite parti. Soltanto, alzando gli occhi, si vedeva il cielo: le tettoie mancavano, la pioggia cadeva nell'interno, il vento vi soffiava liberamente.
I lavori erano abbandonati da quasi quindici anni, e le cose erano rimaste nello stato in cui le aveva lasciate l'ultimo operaio.
Quello che colpiva sopratutto erano i dieci pilastri della navata, ed i quattro pilastri del coro, quei pilastri magnifici di marmo dei Pirenei, di un solo pezzo, ricoperti di un assito per proteggerli da qualsiasi guaio.
Le basi e i capitelli, ancora greggi, aspettavano lo scultore. E quelle colonne isolate, cos vestite di legno, erano di una grande tristezza. Ed una malinconia profonda spirava anche da quel vano aperto ai venti, dall'erba che invadeva il suolo solcato e ineguale della galleria laterale e della navata, un'erba fitta da cimitero in mezzo a cui le donne del vicinato avevano finito col segnare dei sentieri. Esse penetravano nel recinto per stendervi il bucato. Tutto un bucato da poveri, lenzuola ruvide, camicie a brandelli, pannilini da lattanti, vi era sciorinato anche ora, negli ultimi raggi del sole che penetrava dagli archi vuoti delle vetrate.
Pian piano, senza parlare, Pietro e il dottor Chassaign fecero il giro dell'interno.
Le dieci cappelle delle gallerie laterali formavano degli scompartimenti, pieni di rottami e di calcinacci.
Il suolo del coro era stato cementato, probabilmente per proteggere la cripta dalle infiltrazioni: ma, sventuratamente, le vlte dovevano cedere, perch si vedeva una depressione che il temporale della notte precedente aveva trasformato in un laghetto.
Erano per altro gallerie trasversali e abside che avevano sofferto meno. Non una pietra era smossa ? i grandi rosoni centrali pareva che aspettassero i loro vetri; mentre delle tavole, scordate in cima ai muri dell'abside, potevano dar l'illusione che si dovesse cominciare l'indomani a coprire il tetto.
Ma, quando rifecero i loro passi ed uscirono per vedere la facciata, si trovarono di fronte ai guasti deplorevoli della giovine rovina.
I lavori erano rimasti indietro da quella parte; non si era costruito che il triplice portico; e quindici anni di abbandono erano bastati alle intemperie invernali per logorarne le sculture, le colonnette, gli archivolti, in un lavorio di distruzione veramente singolare, come se la pietra intaccata a fondo, e distrutta, si fosse stemperata sotto ad un gocciolare di lagrime.
Il cuore si stringeva all'aspetto di quella distruzione che veniva ad intaccare l'opera, prima ancora che fosse compiuta.
Non esistere ancora e cadere gi in polvere sotto al cielo! Immobilizzarsi in un fiero assurgere da gigante per seminare l'erba di rovine!
Tornarono nella navata, dove si sentirono l'anima penetrata dall'orrenda tristezza di quell'assassinio di un monumento.
L'ampio terreno incolto era ostruito, all'intorno, dai rottami delle impalcature che si erano dovute abbattere perch, mezzo infracidite, si temea che, rovinando, schiacciassero la gente, e si trovavano dappertutto, fra le alte erbe, delle traverse, degli archi, dei legnami, misti a rotoli di vecchie corde che l'umidit finiva di consumare.
Dei manici di vanghe, degli avanzi di carriuole giacevano, sparsi tra il materiale dimenticato in mezzo ai mucchi di mattoni verdastri, macchiati di muschio, su cui fiorivano delle campanule. Vi era anche l'armatura sfiancata di un verricello, che si rizzava come una forca.
Si rivedevano a tratto, sotto le ortiche, i binarii della piccola ferrovia che serviva pei trasporti, e di cui un vagoncino giaceva rovesciato in un angolo.
Ma la maggior tristezza di quella morte delle cose stava nella locomobile, rimasta sotto la tettoia che la riparava.
Da quindici anni era l, raffreddata, morta.
La rimessa era andata in sfacelo su di lei, e larghi fori lasciavano passare la pioggia ad ogni temporale.
Un pezzo della correggia di trasmissione che metteva in moto il verricello pendeva, e pareva la legasse come il filo di un ragno gigantesco.
Ed i suoi acciai, i suoi ottoni imputridivano anch'essi, arrugginiti sotto i licheni, ricoperti di una vegetazione di vecchiaia, di cui le chiazze giallastre facevano di lei una specie di macchina molto antica, vellosa d'erba, che una serie d'inverni aveva scarnificata. Quella macchina morta, quella macchina fredda, dal fuoco spento, dalla caldaia vuota, era l'anima stessa del lavoro che aveva preso il volo, nella vana aspettativa del cuore magnanimo e pietoso di cui la venuta, tra i rovi e le spine dei rosai silvestri, doveva ridestare quella chiesa della fiaba, simile alla Bella dormente nel bosco, dal suo profondo sonno di rovine.
Finalmente, il dottor Chassaign parla:
- Ah! ? disse ? quando si pensa che sarebbero bastate cinquantamila lire ad impedire tanto disastro! Con cinquantamila lire si poteva mettere il tetto e la muratura era salvata, c'era tempo di aspettare... Ma essi volevano uccidere l'opera come hanno ucciso l'uomo.
Accenn, con un gesto, ai padri della Grotta che evitava di nominare.
- E dire che hanno degli introiti annui di ottocentomila lire! Preferiscono mandare dei regali a Roma, per conservarsi delle aderenze influenti.
Senza volerlo, si rimetteva in campagna contro gli avversarii del curato Peyramale. Quella storia lo accendeva persistentemente di un santo sdegno di giustizia.
Rimpetto alla miseranda rovina, evocava di nuovo i fatti; il curato entusiasta che si metteva con fervore alla erezione della sua chiesa, indebitandosi e lasciandosi derubare, mentre il padre Semp, in agguato, approfittava di ognuna delle sue colpe, discreditandolo presso il vescovo, prosciugando la sorgente delle elemosine e costringendolo finalmente a fermare i lavori.
Poi, dopo la morte del vinto, venivano i processi interminabili; quindici anni di processi, che avevano dato l'agio, alle intemperie invernali, di distruggere l'opera.
Ormai, essa era in stato cos miserando, ed il debito saliva ad una cifra cos alta, che tutto sembrava irreparabilmente finito.
La morte lenta, la morte delle pietre, si compiva. Sotto la sua rimessa puntellata, la locomobile stava per cadere in frantumi, flagellata dalla pioggia, logorata dalle piante parassite.
- Lo so bene; essi cantano vittoria, sono soli qui ormai. Era quello che volevano, essere i padroni assoluti delle sostanze, aver tutto il potere e tutto l'oro... E figuratevi che il loro terrore della concorrenza li ha spinti perfino ad allontanare da Lourdes gli ordini religiosi che hanno tentato di venirci.
Hanno avuto domande dai gesuiti, dai domenicani, dai benedettini, dai cappuccini, dai certosini, ma sempre i padri della Grotta sono riusciti a respingerli. Non tollerano che gli Ordini femminili, non vogliono che un gregge... E sono i padroni della citt, vi tengono bottega e vi vendono il loro Dio all'ingrosso ed al minuto!
Egli era tornato a passi lenti in mezzo alla chiesa, fra le rovine.
Con un largo gesto addit lo squallore che lo circondava.
- Guardate questa tristezza, questo sfacelo atroce... Laggi hanno speso tre milioni pel Rosario e per la Basilica.
Allora Pietro vide, come nella camera fredda e buia di Bernadette, la Basilica sorgere, superba del suo trionfo. Non era qui che si avverava il sogno del curato Peyramale, officiante e benedicente le turbe genuflesse, mentre gli organi vibravano d'esultanza.
Era nella Basilica che appariva al suo sguardo, tutta armoniosa nello squillo delle campane, tutta echeggiante per le acclamazioni di gioia sovrumana salutante un miracolo, tutta sfavillante di fiamme, coi suoi gonfaloni, le sue lampade, i suoi cuori d'oro e d'argento, il suo clero ammantato d'oro, il suo ostensorio simile ad un astro d'oro.
Essa sfolgorava nel tramonto, essa toccava il cielo colla sua guglia, nel volo vibrante dei miliardi di preghiere di cui le sue mura fremevano.
E la chiesa, morta prima di nascere, la chiesa interdetta da una lettera pastorale, cadeva in polvere, sparsa ai quattro venti.
Ogni bufera portava via un po' delle sue pietre, e fra le ortiche che avevano invasa la navata non si sentiva che un ronzio di mosconi ? e non si vedevano altri fedeli che le donne del vicinato, che venivano a voltare la loro meschina biancheria stesa sull'erba.
Pareva che, in mezzo al tetro silenzio, una voce sorda singhiozzasse, forse la voce delle colonne di marmo, che piangevano il loro lusso inutile, nascosto dall'assito. Altre volte degli uccellini traversavano l'abside, gettando dei pispigli.
Degli stormi di topi enormi, rifugiati sotto gli avanzi delle impalcature atterrate, si mordevano, balzando spaventati dalle loro tane, in frenetiche corse.
E nulla stringeva il cuore di angoscia pi mortale che l'aspetto di quella rovina, voluta dall'uomo, rimpetto alla rivale trionfante, la Basilica, sfolgorante d'oro.
Di nuovo, il dottor Chassaign non disse altro che questa parola:
- Venite.
Uscirono dalla chiesa, e seguendo la galleria sinistra giunsero davanti ad una porta, fatta grossolanamente di tavole inchiodate insieme, e scesa una scala di legno semirotta, di cui i gradini tremavano sotto i loro piedi, si trovarono nella cripta.
Era una sala bassa, dalla vlta schiacciata, che riproduceva esattamente le disposizioni del coro.
Le colonne corte e grosse, ancora grezze, aspettavano anche esse lo scalpello.
Qua e l giacevano dei materiali, del legname che infracidiva sulla terra battuta, e tutto il locale era bianco di calce, nell'abbandono squallido dei fabbricati incompiuti.
In fondo, tre finestroni, che altre volte avevano dei vetri di cui non rimaneva pi una lastra, illuminavano di luce fredda lo squallore desolato delle mura.
E l, in mezzo alla cripta, dormiva la salma del curato Peyramale.
Alcuni amici pietosi avevano avuto l'idea commovente di seppellirla cos, nel sotterraneo della sua chiesa incompleta.
La tomba, circondata da un gradino, era tutta di marmo.
Le iscrizioni, in lettere d'oro, dicevano il pensiero dei sottoscrittori, il grido di verit e di riparazione che usciva da quel monumento. Si leggeva in alto:
"Oboli pii venuti da tutto l'universo hanno eretto questa tomba alla memoria benedetta del grande Servo di Nostra Donna di Lourdes".
Si leggeva a destra questa frase di un breve di papa Pio IX:
"Vi siete sacrificato interamente per edificare un tempio alla Madre di Dio".
A sinistra si leggevano queste parole del Vangelo:
"Felici quelli che soffrono persecuzioni per la giustizia".
Non era questo il lamento veridico, la legittima speranza del vinto, che aveva combattuto tanto a lungo, nell'unico desiderio di eseguire alla lettera gli ordini della Vergine trasmessigli da Bernadette?
E Nostra Donna di Lourdes era l: una statuetta piccola, messa al disopra dell'iscrizione funeraria, addossata al muro nudo, che aveva per unico fregio alcune corone di perle.
E davanti alla tomba si vedevano in fila cinque o sei panchine come davanti alla Grotta, pei fedeli che volevano sedere.
Ma il dottore, frattanto, additava silenziosamente a Pietro, con gesto di commiserazione, una enorme macchia d'umido che chiazzava il muro di contro.
Pietro ricord il laghetto che aveva osservato in alto, sul cemento screpolato del coro: una pozzanghera profonda, lasciata dal temporale della notte scorsa.
Evidentemente v'erano delle infiltrazioni, una vera fontana pioveva di sotto, inondando la cripta, nei giorni di gran pioggia.
Entrambi si sentirono stringere il cuore notando che quell'acqua seguiva la vlta, in fili sottili, ricadendo poi a grosse goccie regolari, cadenzate, sul sepolcro.
Il dottore non pot trattenere un gemito.
- Ed ora piove, piove anche su di lui!
Pietro restava immobile, in una specie di sacro terrore.
Quel morto, sotto il gocciar di quell'acqua, sotto le raffiche che, d'inverno, dovevano entrare da quella finestra senza vetri, gli appariva tragico e miserando.
Assumeva una maest fiera, cos solo nel ricco monumento di marmo, fra i rottami, in mezzo alle rovine cadute della sua chiesa.
Egli ne era il custode solitario, il morto sopito e sognante, che ne vegliava gli spazi vuoti, aperti a tutti gli uccelli delle tenebre!
E ne era la protesta muta, ostinata, eterna. E ne era la perpetua attesa.
Coricato nella sua bara, avendo l'eternit tutta per pazientare, aspettava senza fretta gli operai che tornerebbero, forse, in qualche bella mattina d'aprile.
Se avessero tardato dieci anni, egli sarebbe stato col, e se ne avessero tardati cento, egli vi sarebbe stato ancora.
Aspettava che le impalcature, infracidite, lass, tra l'erba della navata, fossero risuscitate come i morti, rizzandosi, per virt di prodigio, lungo le mura.
Aspettava che, sotto il musco, la locomobile, improvvisamente arroventata, ritrovasse la sua lena per sollevare i legnami della tettoia.
La sua opera prediletta, l'edifizio gigantesco, cadeva in rovina sul suo capo, ed egli, con gli occhi chiusi e le mani giunte, ne custodiva i ruderi ed aspettava.
A mezza voce, il dottore fin la storia crudele, disse come, dopo aver perseguitato il curato Peyramale e l'opera sua, si perseguitasse ora la sua tomba.
Una volta v'era laggi un busto del curato, sotto a cui delle mani pie alimentavano la fiammella di un lume.
Ma una donna essendo caduta, col viso nella polvere, dicendo che vedeva l'anima del defunto, i padri della Grotta si turbarono.
Stavano forse per accadere dei miracoli col?
Si vedevano gi certi infermi passar delle giornate intere seduti sulle panche, rimpetto alla tomba.
Altri si inginocchiavano, baciavano il marmo, implorando la loro guarigione.
E fu un terrore: se fossero guariti, se la Grotta avesse trovato un concorrente in quel martire, giacente solo, fra i vecchi arnesi lasciati dai muratori?
Il vescovo di Tarbes, avvertito, sobillato, pubblic una lettera pastorale in cui interdiva la chiesa, vietando ogni culto, ogni pellegrinaggio ed ogni processione alla tomba dell'antico curato di Lourdes.
La sua memoria era proscritta, come quella di Bernadette; la sua immagine non si vedeva ufficialmente in nessun luogo.
Come avevano mossa guerra accanita all'uomo finch era vivo, cos i padri muovevano guerra oggi alla memoria del morto illustre.
Lo perseguitavano sino nella tomba.
Erano essi soltanto che, anche oggi, impedivano che si riprendesse il lavoro della Chiesa, suscitando continui ostacoli, rifiutando di dividere con altri quel ricco raccolto di elargizioni.
E pareva aspettassero che le pioggie invernali, cadendo, compissero l'opera di distruzione, che la vlta, le mura, tutto l'edifizio gigantesco rovinasse sulla tomba di marmo e che la salma del vinto restasse sepolta sotto di loro e stritolata!
- Ah! ? mormor il dottore ? dire che l'ho conosciuto cos baldo, cos pieno di fervore per gli assunti generosi! Ed ora, lo vedete, piove, piove sulla sua tomba!...
S'inginocchi a stento e si calm con una lunga preghiera.
Pietro, che non poteva pregare, rest in piedi.
L'emozione di una profonda piet umana gli traboccava dal cuore.
Ascoltava le goccie pesanti della vlta schiacciarsi, ad una ad una, sulla tomba, in un ritmo lento, che pareva numerasse, in mezzo al profondo silenzio, i minuti dell'eternit.
E pensava alla miseria eterna di questo mondo, a quell'elezione del dolore che colpisce sempre i pi meritevoli.
I due grandi artefici di Nostra Donna di Lourdes, Bernadette e l'abate Peyramale, rivivevano al suo sguardo, come vittime dolorose, torturate in vita ed in morte.
Certo, simili fatti sarebbero bastati ad uccidere la fede in lui, poich la Bernadette che egli aveva trovato a capo della sua inchiesta, non era che una sorella umana, oppressa da tutti i dolori. Ma ci nulla meno le serbava lo stesso culto di tenerezza fraterna, e due lagrime gli scesero, lenti, lungo le gote.

 QUINTA GIORNATA.
 1.
Quella notte, Pietro, all'albergo delle Apparizioni, non chiuse occhio.
Dopo esser passato all'Ospedale a chieder nuove di Maria, che, tornata dalla processione, dormiva di un profondo sonno da bambina, delizioso e riparatore, s'era coricato anche lui, inquieto di non aver veduto a ricomparire Guersaint.
Lo aspettava pel pranzo, al pi tardi; un accidente doveva averlo trattenuto a Gavarnie.
E pensava all'afflizione della fanciulla, se, l'indomani mattina, il padre non fosse andato ad abbracciarla.
Tutte le ipotesi, tutti i timori erano leciti con quell'uomo cos amabilmente astratto e sventato.
Forse questa preoccupazione era bastata a tenerlo sveglio, sebbene fosse tanto stanco.
Ma poi, il chiasso notturno dell'albergo aveva preso delle proporzioni veramente intollerabili.
L'indomani, marted, era il giorno della partenza, l'ultimo che il pellegrinaggio nazionale doveva passare a Lourdes, ed i pellegrini mettevano cupidamente a profitto le ore, venendovi dalla Grotta, tornandovi a notte inoltrata, procurando di far violenza al Cielo colla loro agitazione e non provando nessun bisogno di riposo.
Le porte sbattevano, gli impiantiti tremavano, la casa intera risuonava come per una corsa sfrenata di gente.
Le mura non avevano mai ancora echeggiato di tossi cos ostinate, di vocioni cos forti.
E Pietro, preso dall'insonnia, si rivoltava nel letto sussultando, si alzava, sempre coll'idea che quel chiasso fosse prodotto dal ritorno di Guersaint.
Per alcuni minuti stette in ascolto con ansia febbrile: ma non udiva che i rumori strani dell'andito, in cui non distingueva nulla di preciso.
Era la coppia senile a sinistra, il prete o la madre con le tre figlie, che mettevano sossopra i mobili?
Od era piuttosto, a destra, l'altra famiglia, tanto numerosa, l'altro signore solo, la giovine signora sola, che dei casi incomprensibili mettevano in iscompiglio?
Una volta balz da letto e volle visitare la camera del compagno assente, persuaso che vi avessero luogo degli atti di violenza.
Ma, per quanto origliasse, non sent, dietro la parete sottile, che il mormoro amoroso di due voci che si parlavano con soavit di carezza.
Allora gli torn, improvviso, il ricordo della Volmar, e si coric di nuovo, rabbrividendo.
Infine, spuntata l'alba, si addormentava, quando dei colpi secchi, bussati alla parete, lo fecero sussultare sotto le coltri.
Questa volta non si ingannava: una voce forte gridava, strozzata dall'angoscia:
- Signor abate, signor abate, ve ne prego, svegliatevi.
Era senz'altro Guersaint che riportavano morto, per lo meno.
Sbigottito, corse ad aprire in camicia e si trov davanti il suo vicino, Vigneron.
- Oh! per carit, signor abate, vestitevi presto! Abbiamo bisogno del vostro santo ministero.
Allora gli rifer che, essendosi alzato per guardar l'ora al suo orologio, sul camino, aveva udito dei sospiri atroci uscire dalla camera vicina, dove dormiva la Chaise. Essa lasciava la porta aperta, per affezione, per essere maggiormente con loro.
Naturalmente, si era slanciato, aprendo le persiane, facendo entrare l'aria e la luce.
- E che spettacolo, signor abate! la nostra povera zia sul letto, gi paonazza, con la bocca spalancata, senza poter tirar fiato, le mani erranti, rattratte, sul lenzuolo... Capirete,  la sua malattia di cuore... Venite, venite presto, signor abate, ve ne scongiuro!
Pietro, confuso, non trovava n i calzoni, n la sottana.
- Certo, certo, vengo con voi. Ma non posso darle l'olio santo perch non ho qui l'occorrente.
Vigneron l'aiutava a vestirsi, abbassandosi in cerca delle pantofole.
- Non fa nulla: baster la vostra vista per aiutarla a morire, se Dio ci vuol dare quest'afflizione. Ecco, mettete prima le scarpe, eppoi seguitemi subito, subito.
Usc a precipizio, ingolfandosi nella camera vicina.
Tutte le porte erano spalancate.
Il giovane prete che lo seguiva, non osserv nella prima camera, tutta ingombra di roba e tenuta in uno scompiglio indicibile, il piccolo Gustavo, il quale, seduto seminudo sul canap, che gli serviva da letto, batteva i denti pallidissimo, immobile e dimenticato in mezzo a quel dramma della morte brutale. Delle valigie sventrate chiudevano il passo, degli avanzi di salumi insudiciavano la tavola, il letto del padre e della madre pareva scompigliato dalla catastrofe, con le coltri tirate e buttate in terra.
E, subito ud, nella seconda camera, la madre che aveva infilato, in furia, una vecchia vestaglia e stava in piedi ad aspettare, atterrita.
- E cos, anima mia? E cos? ? ripet Vigneron, balbettando.
La Vigneron, senza rispondere, addit con un cenno la Chaise, che non si muoveva pi, con la testa rovesciata sui guanciali, le mani rattrappite e rigide. La faccia era livida, la bocca aperta come nell'ultimo soffio enorme che ne era sfuggito.
Pietro si chin. Poi, a mezzavoce:
- E' morta.
Morta! Questa parola echeggi nella camera, meglio rigovernata, in cui regnava un profondo silenzio.
Ed i due coniugi si guardavano, stupefatti, smarriti.
Era dunque finita? La zia moriva prima di Gustavo, il piccino ereditava le cinquecentomila lire. Quante volte avevano fatto quel sogno, di cui l'improvviso avverarsi li inebetiva! Quante volte avevano disperato, temendo che il povero ragazzo se ne andasse prima di lei! Morta, Dio giusto! Ma era colpa loro? Avevano realmente chiesto ci alla Beata Vergine?
Essa si mostrava cos buona per loro che tremavano ora che aveva esaudito un loro desiderio, inconsapevolmente manifestato. Avevano gi ravvisato il dito, cos possente, di Nostra Donna di Lourdes, nella morte del capo uffizio, portato via all'improvviso, per lasciare il suo posto a Vigneron.
Li aveva essa colmati di nuova grazia, ascoltando perfino le fantasticherie inconsapevoli del loro desiderio?
Per, non avevano mai augurato la morte a nessuno, erano brave persone, incapaci di una cattiva azione, molto tenere della propria famiglia, osservanti, che si confessavano, e facevano la comunione, come tutti, senza ostentazione.
Quando pensavano a quelle cinquecentomila lire, al figlio che poteva andarsene pel primo, al dispiacere che risentirebbero vedendo un altro nipote, meno degno, ereditare quei denari, tutte quelle cose erano tanto inerenti alla loro natura, tanto ingenue, tanto naturali, insomma!
E lo avevano certamente pensato davanti alla Grotta; ma la Beata Vergine non era ella la saviezza suprema, non sapeva sempre meglio di loro quello che doveva fare pel bene dei vivi e dei morti?
Allora la Vigneron scoppi, molto sinceramente, in singhiozzi, piangendo la sorella, che adorava:
- Ah! signor abate, l'ho veduta a spegnersi...  morta sotto i miei occhi. Che disgrazia che non siate arrivato in tempo per ricevere le sua anima!... Essa  morta senza prete: la vostra presenza, le avrebbe dato tanto conforto.
Vigneron, con le palpebre gonfie di lagrime, vinto anche lui dalla commozione, consol la moglie.
- Tua sorella era una santa: ha fatto la comunione anche ieri mattina, e puoi essere tranquilla; l'anima sua  andata diritta in cielo... Certo, se foste arrivato in tempo, signor abate, le avrebbe dato piacere vedervi... Ma che vuoi! la morte  stata la pi lesta. Sono corso subito; non abbiamo nessun rimprovero da farci, si  avuta ogni cura per lei, dal principio alla fine.
E, volto al prete:
- Signor abate,  l'eccesso della sua devozione che ha affrettato la crisi. Ieri, alla Grotta, aveva gi avuto una soffocazione, di cui la violenza era significativa. E, sebbene stanchissima, si  ostinata poi a seguire la processione... Io pensavo che non sarebbe andata lontano... Ma era una cosa tanto delicata: non si aveva il coraggio di dirle nulla, pel timore di spaventarla.
Pietro s'inginocchi, piano, e recit le preghiere d'uso con quell'emozione umana che gli teneva luogo di fede, di fronte alla vita eterna, alla morte eterna, cos degna di piet.
Poi essendo rimasto un momento in ginocchio, ud il bisbiglio dei coniugi.
Il piccolo Gustavo, dimenticato a letto, nella baraonda della camera vicina, doveva essersi spazientito. Piangeva, gridando:
- Mamma! mamma! mamma!
Finalmente, la Vigneron and a calmarlo. Ed ebbe l'idea di portarlo via, perch abbracciasse un'ultima volta la povera zia.
Sulle prime egli si dibatt, rifiutando, piangendo pi forte. Cosicch Vigneron fu costretto ad intervenire, facendogli vergogna. Come! lui che non aveva paura di nulla! Lui che mostrava di fronte al male un coraggio da uomo! E quella povera zia, sempre cos amabile, di cui l'ultimo pensiero era stato certamente per lui!
- Dammelo qui ? disse alla moglie ? scommetto che diventer ragionevole.
Gustavo fin coll'abbandonarsi fra le braccia del padre.
Giunse in camicia, battendo i denti e mostrando la nudit del suo miserabile corpicino, divorato dalla scrofola. Lungi dal guarirlo, sembrava che l'acqua miracolosa della piscina avesse avvivato la piaga delle reni, mentre la sua gamba magra pendeva inerte, come uno sterpo disseccato.
- Abbracciala ? riprese Vigneron.
Il fanciullo si chin e baci la zia in fronte. Non era la morta che gli faceva paura e lo disgustava. Dacch era entrato guardava la defunta con placida curiosit. Non avrebbe mai voluto dire apertamente che non l'amava, che aveva sofferto troppo a lungo per cagion sua. Erano state in lui delle idee e dei sentimenti da adulto, di cui il peso lo aveva oppresso, man mano che si sviluppavano e si facevano pi acuti, camminando di pari passo colla malattia.
Egli sentiva bene che era troppo piccino per quelle cose, sentiva che i bambini non devono comprendere quello che accade in fondo all'animo della gente.
Il padre, essendosi seduto in disparte, lo prese sulle ginocchia, mentre la madre chiudeva le finestre e accendeva le candele del camino.
- Ah! povero il mio tesorino ? mormor, nel bisogno che aveva di parlare; ?  una perdita crudele per tutti noi. Il nostro viaggio ne  completamente guastato, perch  l'ultima giornata che passiamo qui. Si parte questo dopo pranzo. E la Beata Vergine si mostrava cos buona per l'appunto!
Ma si affrett a correggersi, davanti allo sguardo di stupore del figlio, uno sguardo di tristezza infinita e di rimprovero:
- Ah! certo, lo so che essa non ti ha ancora completamente risanato. Ma non bisogna mai disperare della sua benevolenza. Essa ci vuol troppo bene, ci colma troppo delle sue grazie per non farti guarire alla fine, giacch ora non le resta che questo favore da concederci.
La Vigneron, che aveva udito, si accost.
- Come saremmo stati felici di tornare a Parigi in buona salute tutti e tre! Non c' mai felicit completa.
- Di' su ? osserv ad un tratto Vigneron ? non potr partire con voi questo dopopranzo, per le formalit. Purch il mio biglietto di ritorno sia valido fino a domani!
Si rimettevano entrambi dalla terribile scossa, sollevati; sebbene avessero avuto un'affezione sincera per la Chaise, la dimenticavano gi, non avendo pi altra premura che quella di lasciare Lourdes, quasi lo scopo principale del loro viaggio fosse raggiunto. Una gioia decente, che non volevano confessare, li invadeva ora.
- Poi, a Parigi, avr tanto da correre! ? continu lui. ? Io che non aspiro che al riposo ormai... Non importa, rester i miei tre anni al Ministero, fino alla pensione, tanto pi che sono certo ora della pensione di capo. Soltanto dopo, ah! dopo, intendo di godere un po' la vita. Giacch ci capitano questi denari, comprer nel mio paese il fondo delle Billottes, quella tenuta stupenda che ho sempre sognato. E vi rispondo io che non mi far cattivo sangue tra i miei cavalli, i miei cani ed i miei fiori!
Il piccolo Gustavo era rimasto in ginocchio, rabbrividendo in tutto il misero corpicino abortito da insetto, sotto la camicia semi-rialzata che lasciava scorgere la sua magrezza da bambino morente. Quando si accorse che il padre non s'avvedeva nemmeno pi che egli fosse l, rapito nel suo sogno, finalmente avverato, di esistenza lauta e ricca, ebbe uno di quei sorrisi enimmatici d'una malinconia di malizia.
- Ed io, babbo, che far?
Vigneron, destato di sobbalzo, si dimen, e sulle prime parve che non intendesse.
- Tu, piccino mio? Ma sarai con noi, perdinci!
Ma Gustavo continuava a fissarlo negli occhi sempre collo stesso sorriso amaro e doloroso sulle labbra sottili.
- Ah! lo credi?
- Ma certo che lo credo!... Sarai con noi e sar molto gradevole l'esservi...
E confuso e balbettante, non trovando le parole adatte, rest di gelo quando il figlio, stringendosi nelle spalle magre soggiunse con piglio di sprezzo filosofico:
- Oh! no!... Sar morto, io, allora!
Ed il padre, atterrito, lesse chiaro ad un tratto nello sguardo profondo del ragazzo, uno sguardo d'uomo molto vecchio, molto esperto in tutte le materie, che conosceva le turpitudini della vita per averne gi sofferto.
Quello che lo sbigottiva, sopratutto, era la certezza improvvisa che quel ragazzo lo aveva penetrato sino al fondo dell'anima, pi in l di quanto egli stesso osasse confessarselo. Ricordava gli occhi del piccolo malato, fissi nei suoi fino dalla culla, quegli occhi che il dolore rendeva cos acuti, ed a cui prestava certo una virt straordinaria di divinazione, che scopriva pensieri incoscienti nell'ombra del cranio.
E per un singolare contraccolpo, quelle cose che non aveva mai dette a s stesso, le ritrovava tutte in quel momento negli occhi di suo figlio, le vedeva, le leggeva senza volerlo. In quegli occhi si svolgeva la storia della sua lunga cupidigia, la sua ira di aver un figliuolo cos meschino, il suo sgomento al pensiero che la sostanza della Chaise riposasse sopra un'esistenza cos fragile, il suo intenso desiderio che ella si affrettasse a morire, perch il piccino fosse ancora al mondo, in modo da assicurargli l'eredit ambta.
Quel duello tra chi doveva andarsene il primo non era che una questione di giorni.
Poi, in fondo, c'era ad ogni modo la morte, il piccino se ne andava anche lui; egli solo intascava i denari, invecchiando per lunghi anni nella letizia.
E quelle cose atroci si vedevano cos distinte negli occhi fissi, melanconici e sorridenti del povero essere condannato, e quello scambio di pensieri si faceva con evidenza cos palese tra di loro, che per un momento parve al padre e al figlio di gridarlo ad altissima voce.
Ma Vigneron si dibatt, e, voltando la testa da un altro lato, protest con impeto:
- Come! Sarai morto? Che idee sono queste! E' assurdo di avere delle idee simili.
La Vigneron torn a singhiozzare.
- Cattivo, come puoi darci un simile dolore, nel momento in cui piangiamo gi una perdita cos crudele!
Gustavo dovette abbracciarli, promettendo di vivere, di fare questo sforzo per loro.
Non aveva cessato di sorridere, sapendo bene che la menzogna era necessaria quando non si voleva rattristar troppo, rassegnandosi d'altronde a lasciare i genitori felici dopo la sua morte, giacch la Beata Vergine stessa non poteva dargli, in questo mondo, il cantuccio felice a cui ogni creatura avrebbe diritto nascendo.
La madre lo riport a letto, e Pietro si rialz mentre Vigneron finiva di disporre la camera in modo conveniente.
- Mi scusate, non  vero? signor abate, ? disse, accompagnando il giovane prete fino alla porta. ? Non ho la testa molto a segno... Basta,  un brutto quarto d'ora da passare. Bisogner che io lo superi ad ogni modo.
Nell'andito, Pietro si ferm un momento, ascoltando un rumore che udiva per le scale.
Pens a Guersaint e gli parve di riconoscere la sua voce. Poi, mentre restava l immobile, accadde un fatto che gli fece provare un imbarazzo atroce.
La porta della camera occupata dal signore solo, si apr con prudente lentezza, ed una signora, vestita di nero, ne usc, cos rapida e leggera, che si ebbe appena il tempo di distinguere, nella fessura, il signore, in piedi, con un dito sul labbro.
Ma quando la signora si volt, si trov faccia a faccia con Pietro.
L'incontro fu cos decisivo, cos brutale, che non ebbero campo di evitarsi, fingendo di non essersi ravvisati.
Era la signora Volmar.
Dopo i tre giorni e le tre notti di claustrazione assoluta passati da lei in fondo a quella camera d'amore, essa ne fuggiva alla mattina di buon'ora, con uno schianto di tutto l'essere suo.
Non erano ancora suonate le sei, sperava di non essere veduta da alcuno e di poter svanire lungo gli anditi e le scale vuote, con una leggerezza da ombra: desiderava anche di mostrarsi un po' all'ospedale, di passarvi quell'ultima mattina per giustificare la sua presenza a Lourdes.
Quando scorse Pietro fu presa da un tremito, e balbett:
- Ah! signor abate, signor abate...
Poi, vedendo che il prete aveva lasciato la sua porta spalancata, parve cedere alla febbre che la struggeva, al bisogno di parlare, di scusarsi.
Con le guancie accese da una vampa, pass per la prima nella camera, dove egli dovette seguirla, molto turbato da quel caso.
E, siccome lasciava ancora la porta aperta, fu lei che con un cenno preg di chiuderla, volendo confidarglisi:
- Oh! signor abate, ve ne scongiuro, non mi giudicate troppo male!
Egli fece un gesto per dire che non si permetteva di profferire nessun giudizio sul conto suo.
- S, s, so bene che conoscete la mia sventura... A Parigi mi avete veduta un giorno, dietro la Trinit, con una persona... E l'altro giorno, qui, mi avete riconosciuta sul terrazzino. Vi immaginate, non  vero? che io vivevo l, accanto a voi, nascosta con quella persona... Ma se sapeste, se sapeste!
Le sue labbra fremevano, delle lagrime le salivano alle palpebre. Egli la guardava, stupito della bellezza mirabile che la trasfigurava. Quella donna, sempre vestita di nero, semplicissima, senza un gioiello, gli appariva ora nello splendore della passione, uscita dall'ombra in cui, di solito, si eclissava. Lei, che non era bella a primo sguardo, troppo bruna, troppo gracile, coi lineamenti patiti, la bocca grande, il naso lungo, prendeva, mentre egli l'esaminava, un fascino perturbante, un'irresistibile forza di conquista.
I suoi occhi in ispecie, i suoi grandi occhi stupendi, di cui solitamente celava la fiamma sotto un velo di indifferenza, ardevano come fiaccole nell'ora in cui faceva l'intera dedizione di s stessa.
Egli comprese che si potesse adorarla, e desiderarla con bramosa mortale.
- Se sapeste, signor abate, se vi raccontassi quello che ho sofferto!... Lo avete certamente sospettato, voi che conoscete mia suocera e mio marito. Le poche volte che siete venuto da me, avete inteso senza dubbio gli orrori che vi accadevano, sebbene io fingessi di essere sempre contenta nel cantuccio silenzioso in cui mi rifugiavo... Ma viver cos dieci anni; ma non esistere mai, non amar mai, non essere amata, oh! no! no! non l'ho potuto!
Raccont allora la sua dolorosa storia: il suo matrimonio col negoziante di diamanti, deplorevole nella sua apparente ventura, la suocera, un'anima dura da carceriere e da carnefice; il marito, un mostro di bruttezza fisica e di abbiettezza morale. La imprigionavano, non le permettevano di mettersi alla finestra. L'avevano percossa, avevano fatto una guerra accanita ai suoi gusti, ai suoi desideri, alle sue debolezze di donna. Essa sapeva che fuori, il marito manteneva delle sgualdrine; e se essa sorrideva ad un parente, si metteva un fiore alla cintura, in uno de' suoi pochi giorni di allegria, egli strappava il fiore, le stritolava i polsi, in un accesso di furore geloso, con minaccie terribili.
Essa aveva vissuto, per anni, in quell'inferno, continuando a sperare, con nell'anima una tale onda, una tale sete di tenerezza, che aspettava ancora la felicit, credendo sempre di vederla entrare, al menomo indizio.
- Signor abate, vi giuro che non ho potuto non fare quello che ho fatto. Ero troppo infelice: tutto l'essere mio ardeva dal desiderio di darsi... Quando il mio amico mi ha detto, per la prima volta, che mi amava, gli ho abbandonato la testa sulla spalla, ed  stata finita per me, ero cosa sua per sempre. Bisogna comprendere quelle delizie, essere amati, non trovare nell'amico che gesti di carezze, parole dolcissime, lo studio continuo di mostrarsi sollecito ed amabile: e sapere che pensa a voi, che vi  in qualche luogo un cuore in cui vivete, e trovarsi come soli al mondo, voi e lui, anzi non essere pi che uno solo, dimenticandosi in una stretta dove tutto si fonde, corpo ed anima... Ah! se questo  un delitto, signor abate, non posso sentirne rimorso. Non dico nemmeno di esservi stata spinta; dico di averlo commesso spontaneamente come respiro, perch  necessario alla mia vita.
Si mise le mani alle labbra, come per dare un bacio al mondo intero.
E Pietro si senti profondamente commosso davanti a quella innamorata, che era la passione, l'eterno desiderio. Poi, una piet immensa sorse in lui.
- Povera donna! ? mormor.
- Non  al prete che mi confesso ? riprese lei ?  all'uomo, ad un uomo da cui sarei felice di farmi intendere... No, non sono una credente, la religione non mi  bastata. Si assevera che certe donne se ne appagano, che vi trovano un valido appoggio contro la colpa! Io ho sempre avuto un brivido nelle chiese, muoio d'inedia l entro... So che  una cosa mal fatta fingere la religione ed associarla cos alle vicende del cuore. Ma che volete? Vi sono costretta. Se m'avete incontrata a Parigi, dietro la Trinit, gli  perch quella chiesa  l'unico luogo dove mi permettono di recarmi sola; e se mi trovate qui, a Lourdes, gli  perch in tutto l'anno non ho che quattro giorni di libert assoluta, di assoluta gioia.
Un nuovo fremito l'agit, e delle lagrime ardenti le scorsero lungo le guancie.
- Ah! quei tre giorni, quei tre giorni! Non potete imaginare con quale ardore io li aspetti, con quale impeto io li viva, con quale passione io ne porti via con me il ricordo!
Tutta quella storia si evocava davanti alla lunga castit di Pietro.
Egli si figurava quei tre giorni, quelle tre notti, desiderate con tanta frenesia, vissute con brama cos ingorda, in fondo a quella camera d'albergo, con la porta e la finestra chiuse, la serva stessa ignorando l'esistenza di una donna rinchiusa col: l'amplesso senza fine, il bacio continuo, una dedizione di tutto l'essere, una dimenticanza assoluta del mondo, un annichilimento nell'inestinguibile amore!
Non c'era pi luogo, non c'era pi tempo, tutto era scomparso ? non restava che la fretta di darsi l'uno all'altra, di darsi ancora, di darsi sempre!
E che schianto nell'ora della separazione! Era quello strazio crudele che la faceva tremare, era nel dolore di aver lasciato il suo paradiso che, lei cos silenziosa, si lasciava trasportare dal bisogno di gridare la sua sventura!
Prendersi, un'ultima volta, fra le braccia, volersi confondere per rimanere l'uno nell'altra e strapparsi come se la met della vostra carne si fosse divelta, e dirsi che passeranno lunghe notti e lunghi giorni senza che si possa nemmeno vedersi, oh! che disperazione!
Pietro, col cuore fremente per l'evocazione di quel tormento della carne, ripet:
- Povera donna!
- E pensate, signor abate ? continu lei ? pensate all'inferno in cui rientro! Per settimane, per mesi, il mio cielo resta chiuso, vivo il mio martirio senza un solo lamento... La felicit  svanita ancora una volta; finita per un anno! Gran Dio! Tre poveri giorni, tre povere notti all'anno, non  il caso di diventar pazza, per la mia frenesia nel goderne e per la mia pazienza nell'aspettare che tornino?... Sono tanto infelice, signor abate. Non credete voi ad ogni modo che io sia una donna onesta?
Egli era profondamente commosso da quello slancio ardente, da quell'impeto di passione e di dolore, cos sincero. Sentiva in essi il soffio del desiderio universale, una fiamma sovrana che purificava ogni cosa. La sua piet gli trabocc dal cuore ed egli le diede il perdono.
- Signora, vi compiango e vi rispetto infinitamente.
Allora essa non disse pi nulla, fissandolo coi grandi occhi offuscati di lagrime.
Poi gli afferr tutt'e due le mani, con atto improvviso, e le tenne strette fra le dita roventi.
E se ne and, sparve in fondo all'andito, colla sua leggerezza d'ombra.
Ma quando si fu allontanata, Pietro soffr maggiormente per la sua presenza.
Spalanc la finestra, per scacciare il profumo d'amore lasciato da lei.
Fino dalla domenica, quando si era accorto che una donna viveva nascosta nella camera vicina, aveva avuto quel senso di terrore pudico, dicendosi che essa era la rivincita della carne, in mezzo all'esaltazione mistica di Lourdes, l'immacolata.
L'amore era pi forte della fede; forse non vi era null'altro di divino che la possessione.
Amarsi, essere l'uno dell'altra, nonostante ogni ostacolo, creare la vita, continuarla, non era questo l'unico scopo della natura, all'infuori delle norme sociali e religiose? Per un attimo, egli ebbe coscienza dell'abisso: la castit, era il suo ultimo sostegno, la dignit stessa della sua vita mancata da prete senza fede.
Egli comprendeva che, se cedeva alla carne, dopo aver ceduto alla ragione, sarebbe stato perduto.
Ricuper allora tutto l'orgoglio di purit, tutta la forza messa da lui nell'onest professionale: e fece, di nuovo, il voto di non essere pi uomo, giacch si era volontariamente tolto dal novero degli uomini.
Suonarono le sette, Pietro non torn a coricarsi, e fece una grande abluzione, felice di quell'acqua fresca che calmava la sua febbre. Mentre finiva di vestirsi, il pensiero di Guersaint gli si affacci di nuovo con inquietudine nell'udire un suono di passi nell'andito.
Quelli che venivano si fermarono davanti alla sua porta e picchiarono: egli and ad aprire, sollevato.
Ma diede un grido di somma meraviglia:
- Come, siete voi? Voi gi alzata a correre le vie e a far visita alla gente?
Maria era sul limitare, sorridente. Dietro di lei, suor Giacinta, che l'accompagnava, sorrideva anch'essa, coi begli occhi ingenui.
- Ah! amico mio ? disse la fanciulla. ? Non ho potuto rimanere coricata. Appena ho veduto il sole, sono balzata dal letto, tanto avevo bisogno di camminare, di correre, di saltare come una bambina... Ed ho fatto tanto, ho pregato tanto, che la suora  stata cos buona di uscire con me... Credo in verit che, se mi avessero chiusa la porta, sarei uscita dalla finestra.
Pietro le aveva fatte entrare, ed una emozione indicibile gli stringeva la gola nel vederla muoversi cos gaiamente, cos vivace e cos graziosa.
Lei, Dio buono! Lei che aveva veduta per anni con le gambe morte e la faccia colore di piombo! Dacch l'aveva lasciata, il giorno prima, alla Basilica, la sua giovent e la sua bellezza avevano assunto nuovo incanto.
Era bastata una notte perch egli ritrovasse, nella fanciulla, la dolce creatura piena d'amore, la bambina bellissima, splendente di forza, che egli aveva abbracciata altre volte con impeto cos furioso, dietro la siepe in fiore, sotto gli alberi tempestati dalle freccie del sole.
- Come siete grande, come siete bella, Maria! ? disse, incapace di frenarsi.
Allora suor Giacinta intervenne.
- Non  vero, signor abate, che la Vergine ha fatto le cose per bene? Ah! quando essa si mette all'opera, vedete, si esce dalle sue mani freschi come una rosa ed olezzanti.
- Ah! riprese la fanciulla, sono cos felice, mi sento cos forte, cos sana, cos pura, come se fossi nata ieri!
E la sua presenza torn deliziosa a Pietro; gli parve che quello che rimaneva ancora nell'aria dell'alito della signora Volmar, svanisse, purificato.
Maria diffondeva per tutta la camera il suo candore, il profumo e la luce della sua giovinezza innocente.
Eppure, la gioia di veder rifiorire quella bellezza purissima, quella grazia gentile, si accompagnava in lui ad una grande tristezza.
In fondo, la sua ribellione nella cripta, la ferita della sua vita perduta, dovevano lasciargli il cuore insanguinato per sempre. Tanta grazia risuscitata, tutta la donna diletta che rinasceva in fiore, mentre egli non conoscerebbe mai la gioia di possederla, chiuso all'infuori del mondo, nel sepolcro, ah! che strazio! Ma non singhiozzava pi, provando una malinconia infinita, una immensa prostrazione, nel dirsi che egli era morto e che quell'alba di donna sorgeva dalla tomba in cui dormiva la sua virilit.
Era la rinunzia accettata ed anzi voluta nella sublimit disperata d'una esistenza condannata a restare all'infuori della natura.
Come l'altra, l'appassionata, Maria aveva preso le mani di Pietro. Ma le manine di lei erano cos morbide, cos fresche, cos refrigeranti! Lo guardava, un po' confusa, con un vivo desiderio che non osava esprimere, Poi, coraggiosamente:
- Pietro, volete abbracciarmi? Mi farebbe tanto piacere.
Egli fremette, col cuore straziato da un'ultima tortura. Ah! i baci d'una volta, i baci di cui aveva sempre serbato il profumo sulle labbra! Non l'aveva pi abbracciata da quel giorno, ed oggi era una sorella che gli saltava al collo. Essa gli diede un bacio sonoro sulla guancia sinistra, poi sulla destra, porgendogli le sue e volendo ad ogni patto che egli le rendesse la pariglia.
Le diede due baci anche lui.
- Vi giuro, Maria, che sono felice, felicissimo.
Ed affranto dall'emozione, prossimo a perdere coraggio, e preso in pari tempo da una dolcezza infinita, ruppe in singhiozzi, piangendo, col viso celato tra le mani, come un ragazzo che vuoi nascondere le sue lagrime.
- Andiamo, andiamo, non bisogna intenerirsi - riprese serenamente suor Giacinta. ? Il signor abate insuperbirebbe troppo se credesse che noi non siamo venute che per lui... Il signor di Guersaint  qua, non  vero?
Maria ebbe un grido di viva tenerezza.
- Ah! quel caro babbo! Il pi contento di tutti sar lui certamente!
Pietro dovette allora riferire che Guersaint non era ancora tornato dalla sua gita a Gavarnie.
La sua inquietudine cresceva, sebbene egli si studiasse di inventare degli ostacoli, delle complicazioni imprevedute. Del resto, la fanciulla non si impensieriva, dicendo, con nuove risate, che suo padre non aveva mai potuto essere puntuale. Le tardava tanto per che egli la vedesse camminare, che la ritrovasse in piedi, risuscitata, nella sua giovent rifiorita!
Suor Giacinta, che era andata a guardar gi dalla loggia, torn in camera.
- Eccolo!... E' qui che scende di carrozza!
- Ah! sentite ? esclam Maria con vivacit birichina da scolaretta: ? bisogna fargli una sorpresa... Ecco: nascondiamoci, e, quando sar qui, ci mostreremo all'improvviso.
Trascin suor Giacinta nella camera vicina.
Guersaint entr quasi subito, come una raffica, dalla porta dell'andito, che Pietro si era affrettato ad aprire.
- Eccomi, finalmente! Non sapevate che pensare, eh? amico mio, da ieri alle quattro in cui dovevo essere qui! Ma non potete figurarvi quante avventure mi sono capitate! Prima una ruota del nostro landau che s' rotta giungendo a Gavarnie; poi, iersera, mentre eravamo riusciti a partire, un temporale spaventoso che ci ha tenuti tutta la notte a San Salvatore. Non ho chiuso occhio.
S'interruppe.
- E voi state bene?
- Non ho potuto dormir neppur io ? disse il prete ? tanto chiasso hanno fatto in quest'albergo.
Ma gi Guersaint ricominciava:
- Non importa;  stato un incanto. Non potete imaginarvi, bisogner che vi racconti... Ero con tre preti veramente carissimi. L'abate Des Hermoises  certamente l'uomo pi simpatico che io abbia conosciuto... Oh! abbiamo riso, abbiamo riso!
Di nuovo si ferm.
- E mia figlia?
Allora una limpida risatina suon dietro di lui. Egli si volt e rimase a bocca aperta, Maria era l, camminava ed aveva il viso risplendente di salute e di allegria.
Egli non aveva mai dubitato del miracolo, non ne era punto sorpreso, perch tornava con la convinzione che tutto dovesse finir bene e che la ritroverebbe certamente guarita.
Ma quello che lo commoveva fin nelle pi intime latebre era quello spettacolo prodigioso che egli non aveva preveduto: sua figlia cos bella, cos divina nel vestitino nero! Sua figlia che non aveva nemmeno portato il cappello, mettendo solo un merletto sulla mirabile chioma bionda! Sua figlia viva, fiorente, trionfante, simile alle figlie di tutti i padri che egli invidiava da tanti anni!
- Oh! figlia mia, figlia mia!
E, siccome essa gli si era gettata fra le braccia, la strinse al cuore e caddero in ginocchio insieme. E tutto sparve, tutto avvamp in un'effusione di amore e di fede. Quell'uomo astratto, dalla testa leggera, che si addormentava invece di accompagnare sua figlia alla Grotta, e partiva per Gavarnie il giorno in cui la Vergine doveva farla guarire, ebbe una tal manifestazione di amor paterno, un tal accesso di fede cristiana avvivata dalla gratitudine, da diventar sublime per un momento.
- Oh! Ges, oh, Maria, quanto vi ringrazio di avermi resa la mia creatura!... Ah! figlia mia, non avremo mai tanta voce, tant'anima che bastino per ringraziar Ges e Maria della grande felicit che ci danno... Ah! figlia mia che hanno risuscitata, ah! figlia mia che hanno fatta tornare cos bella, prendi il mio cuore per offrirlo insieme al tuo... Appartengo a te, appartengo a loro in eterno, ah! figlia diletta, ah! figlia adorata!
In ginocchio davanti alla finestra aperta, entrambi alzando gli occhi, guardavano ardentemente il cielo. La figlia aveva poggiato la testa sulla spalla del padre; mentre egli le cingeva la vita col braccio. Formavano una persona sola; delle lagrime piovevano lente, sul loro volto soffuso di estasi, sorridente di felicit sovrumana, mentre non balbettavano pi che delle parole sconnesse di gratitudine.
- Oh! Ges, grazie! Oh! santa Madre di Ges, grazie! Noi vi amiamo, vi adoriamo!... Avete ringiovanito il sangue pi puro delle nostre vene: il nostro cuore arde per voi... Oh! Madre onnipotente, oh! diletto Figlio divino,  un padre,  una figlia che vi benedicono, che vengono meno dalla gioia ai vostri piedi.
L'abbraccio di quei due esseri, felici dopo tanti giorni foschi, il bisbiglio interrotto della loro felicit, ancor rorida di lagrime, tutta quella scena era cos commovente che Pietro fu di nuovo vinto dal pianto.
Ma era un pianto dolce che gli acquietava il cuore.
Ah! misera umanit! Quant'era soave vederla un po' confortata e felice! E se anche quelle grandi gioie di pochi minuti le erano date dall'illusione, che importava?
L'umanit tutt'intera, la miseranda umanit redenta dall'amore, non appariva ad un tratto sublime in quel povero uomo fanciullesco, perch trovava la figlia risuscitata?
In piedi, un po' in disparte, Suor Giacinta piangeva anch'essa, col cuore molto gonfio, ma gonfio di un'emozione umana che non aveva ancora risentito, lei che non aveva mai conosciuto altri parenti che Dio e la Beata Vergine.
Un lungo silenzio regn in quella camera, fremente di santa fraternit, umida di pianto.
E fu la suora che parl per la prima, allorch il padre e la figlia, affranti dall'emozione, si rialzarono finalmente.
- Adesso, signorina, bisogna tornare all'ospedale, presto, prestissimo.
Ma tutti protestarono. Guersaint voleva tenersi sua figlia, e Maria aveva gli occhi accesi di desiderio ed una voglia matta di vivere, di camminare, di girare pel vasto mondo.
- Oh! no, no! ? disse il padre. ? Non ve la rendo... Prenderemo una scodella di latte, perch muoio di fame: poi usciremo, andremo a passeggio, tutti e due insieme! Lei al mio braccio come una donnina!
Suor Giacinta rise di nuovo.
- Ebbene, ve la lascio: dir a quelle signore che me l'avete rubata... Ma io scappo. Non potete figurarvi il lavoro che abbiamo all'ospedale, per prepararci alla partenza: tutti i nostri infermi, tutto il nostro materiale, una vera baraonda, insomma!
- Dunque ? domand Guersaint che ricadeva nella solita astrazione ?  veramente marted oggi e si parte questa sera?
- Ma certo, non lo dimenticate, per carit! Il treno bianco parte alle tre e quaranta... E se avrete giudizio, ci condurrete la signorina per tempo, per darle agio di riposare un pochino.
Maria accompagn la suora fino alla porta.
- State tranquilla, sar molto ragionevole. Poi, voglio tornare alla Grotta per ringraziare ancora la Beata Vergine.
Quando si trovarono soli tutti e tre, nello stanzino inondato di sole, fu un incanto.
Pietro chiam la serva perch recasse del latte, del cioccolatte, delle paste, tutte le buone cose immaginabili.
E sebbene Maria avesse gi mangiato, mangi ancora, tanta era la sua fame del giorno precedente.
Portarono il tavolino davanti alla finestra, fecero un vero banchetto, all'aria frizzante dei monti, mentre le cento campane di Lourdes suonavano a distesa, celebrando la gloria di quella bella giornata.
Ridevano, schiamazzavano; la giovinetta raccontava a suo padre il miracolo, ripetendo cento volte gli stessi particolari, come ella avesse lasciato la carrozzetta alla Basilica e come avesse dormito dodici ore senza muoversi.
Poi Guersaint volle raccontare la sua gita, ma s'imbrogliava e vi mescolava il miracolo. Insomma, quel circo di Gavarnie era una cosa colossale.
Ma, da lontano, perdendosi il senso delle proporzioni, sembrava piccolo. I tre gradini giganteschi coperti di neve, il culmine superiore che metteva sul cielo un profilo di fortezza ciclopica, dal torrione distrutto, dagli spalti smantellati; la grande cascata, di cui il getto senza fine appariva cos lento, mentre in realt doveva precipitare con impeto di folgore, tutta quella immensit, quelle foreste a destra ed a sinistra, quei torrenti, quelle frane di monti, sembrava si potessero tenere in pugno, quando si guardavano dal mercato del villaggio.
Pi di tutto l'avevano colpito le strane figure disegnate dalla neve rimasta lass tra le roccie; fra altro, un crocifisso immenso, una croce bianca, lunga migliaia di metri, che pareva buttata attraverso il circo, da un capo all'altro; ne era sbalordito, riparlandone continuamente.
S'interruppe per dire:
- A proposito, che cosa succede dai nostri vicini? Un momento fa, nel salire, ho incontrato Vigneron che correva come un pazzo; e dalla porta semiaperta della loro camera mi  parso di scorgere la Vigneron molto rossa... Il figlio, Gustavo, ha avuto forse qualche nuova crisi?
Pietro aveva dimenticato la Chaise, la morta che dormiva dall'altra parte della parete. Gli parve di sentire un lieve soffio gelato.
- No, no, il ragazzo sta bene...
E non prosegu; prefer tacere. A che scopo avvelenare quell'ora cos lieta di risurrezione, di giovent rifiorente, coll'idea della morte? Ma lui, da quel momento in poi, non cess pi di pensare a quella vicinanza del nulla; e pensava anche all'altra camera, quella in cui il signore solo soffocava i singhiozzi, premendo le labbra sopra un paio di guanti rubati all'amica.
Tutti gli ospiti dell'albergo tornavano con le loro tossi, i loro sospiri, le loro voci indistinte, e s'udiva di nuovo il continuo sbattacchiare delle porte, le camere scricchiolanti sotto l'affollarsi dei viaggiatori, gli anditi spazzati dal volo delle gonnelle e dal correre delle famiglie confuse e sbigottite, nella fretta della partenza.
- Parola d'onore, piglierai un malanno! ? esclam Guersaint, ridendo, nel vedere la figlia riprendere una pasta.
Maria rise anche lei.
Poi, con due lagrime negli occhi, esclam:
- Ah! come sono contenta! E quanto mi fa pena pensare che tutti non sono contenti come me!

 2.
Erano le otto; Maria non poteva pi resistere all'impazienza d'uscire, tornando continuamente alla finestra, come se avesse voluto bere in un fiato tutto il vasto spazio, tutto l'ampio cielo. Ah! correre per le vie, per le piazze, andare dappertutto, girar sempre e fin dove il desiderio la spingerebbe; che gioia! Ed anche mostrare quanto fosse robusta; aveva la vanit di far delle miglia davanti a tutti, ora che la Beata Vergine l'aveva guarita!
Era uno slancio, un involarsi irresistibile di tutto l'esser suo, del suo sangue, del suo cuore.
Ma, nell'uscire, stabil che la sua prima visita col padre sarebbe stata per la Grotta, dove entrambi dovevano ringraziare Nostra Donna di Lourdes; dopo sarebbero liberi; avrebbero ancora due ore intere davanti a s e potrebbero andare a passeggio dove loro talentasse, prima del ritorno di Maria all'ospedale, in cui doveva far colazione e prendere il suo poco bagaglio.
- Suvvia,  ora ? ripet Guersaint. ? Si va?
Pietro prese il cappello e scesero tutti e tre, parlando forte, ridendo per le scale con un'allegria di scolaretti in vacanza.
Ed uscivano gi, quando sotto l'attico, la signora Majest accorse.
Probabilmente spiava la loro uscita.
- Ah! signorina, ah! Signori, permettetemi di farvi le mie congratulazioni... Abbiamo saputo la grazia straordinaria ottenuta da voi, e siamo cos felici, cos lusingati quando la Beata Vergine ha la bont di distinguere qualcuno della nostra clientela!
Il suo viso secco e duro si faceva amabile e guardava, con occhi dolcissimi, la miracolata. Poi chiam forte il marito che passava.
- Guarda un po' amico mio! E' la signorina, la signorina.
Il grosso faccione imberbe, giallo come una luna, di Majest assunse un'espressione di gioia e di gratitudine.
- In verit, signorina, non posso dirvi quanto siamo onorati. Non dimenticheremo mai che il vostro signor padre  venuto ad alloggiare da noi. Ci sono gi molti che ci invidiano ora.
E frattanto la Majest fermava i viaggiatori che uscivano, chiamava col gesto le famiglie gi sedute a tavola in sala da pranzo, avrebbe fatto entrare quelli che passavano per la strada se glielo avessero concesso, per mostrare che aveva in casa sua, il miracolo di cui tutta Lourdes stupiva dal giorno precedente. Alcuni cominciavano a fermarsi, si formava un crocchio, mentre essa bisbigliava all'orecchio di tutti:
- Guardate,  l, quella tal giovane, sapete...
Ad un tratto esclam:
- Vado a prendere Appoline in negozio; bisogna che Appoline veda la signorina.
Ma Majest la trattenne con un gesto dignitoso.
- No, lascia Appoline; ha gi tre signore da servire... La signorina e questi signori non vorranno gi lasciare Lourdes senza fare qualche compera. Fa tanto piacere guardare poi i piccoli ricordi che si portano via seco! Ed i nostri clienti hanno sempre la cortesia di non provvedersi che da noi, nel negozio che abbiamo aggregato all'albergo.
- Ho gi fatto la mia offerta ? disse la Majest appoggiandolo. ? La rinnovo ora, ed Appoline sar felicissima di mostrare alla signorina quello che abbiamo di pi bello ed a prezzi incredibilmente bassi! Oh! cose incantevoli, incantevoli davvero!
Maria cominciava a seccarsi di essere trattenuta cos, e Pietro soffriva della curiosit che cresceva sempre attorno di loro. In quanto a Guersaint godeva deliziosamente di quella popolarit, di quel trionfo della figlia. Promise di tornare.
- Certo, compreremo qualche gingillo dei ricordi per noi, dei regali per altri... ma pi tardi, al ritorno.
Finalmente scapparono, scendendo il pendo della Grotta.
Il tempo era tornato bellissimo, dopo i temporali dei due giorni precedenti.
L'aria mattutina, rinfrescata, era fragrante sotto l'allegria diffusa dal sole.
Una gran folla si affrettava gi pei marciapiedi, affrettandosi, lieta di vivere.
E che incanto per Maria, a cui tutto sembrava nuovo, bello, impareggiabile!
Alla mattina aveva dovuto accettare un paio di stivaletti in prestito da Raimonda, avendo ella avuto la cura di non metterne nella valigia, per un'idea superstiziosa, temendo che ci le portasse sventura.
Quegli stivaletti la calzavano a pennello, ed essa ascoltava con gioia infantile i piccoli tacchi che percuotevano risolutamente il selciato.
Non ricordava di aver veduto mai delle case cos bianche, degli alberi cos verdi, della gente cos allegra.
Pareva che tutti i suoi sensi facessero baldoria, udiva della musica, respirava dei profumi lontani, assaporava l'aria con ingordigia, come un frutto soave. Ma quello che trovava specialmente dolce e dilettevole era il passeggiare a braccio del padre. Non le era ancora accaduto, e lo sognava da anni, come una di quelle grandi felicit impossibili con cui si distrae le proprie sofferenze. Il sogno si avverava ora, ed il cuore le batteva di gioia.
Si stringeva al padre, sforzandosi di camminar diritta, di apparir bella per fargli onore.
Ed egli era felice quanto lei e molto superbo, mettendosi in mostra, rapito dalla gioia di sentirla sua, il suo sangue, la sua carne, la figlia sua, raggiante di giovent e di salute.
Mentre attraversavano, tutti e tre, il poggio della Merlasse, gi gremito dallo stormo delle venditrici di ceri e di mazzi di fiori, sguinzagliate contro i pellegrini, Guersaint esclam:
- Non dobbiamo arrivare alla Grotta colle mani vuote, per.
Pietro che camminava vicino a Maria, dall'altra parte, lieto pel contagio della sua allegria scherzosa, si ferm. Subito, furono invasi, circondati da uno stormo di venditrici, le cui mani ingorde cacciavano la merce fin sotto il naso degli avventori.
- Bella signorina! Buoni signori! comprate la mia roba, comprate la mia, la mia, la mia!
E dovettero dibattersi per liberarsi.
Guersaint comper alla fine il pi grosso mazzo, un mazzo di margherite bianche, sodo e compatto come un cavolo, da una bellissima ragazza grassa e bionda, di venti anni al pi, cos poco vestita nella sua sfrontatezza, che si sentivano le rotondit senza vincoli del suo seno, sotto il corpetto discinto.
Il mazzo non costava che una lira, del resto, ma egli si stizz di doverlo pagare sul suo piccolo peculio, un po' sbalordito dai modi della ragazza e persuaso fra s e s che facesse un altro traffico, colei, quando la Beata Vergine era in isciopero.
Allora Pietro pag dal canto suo tre ceri che Maria aveva comperato da una vecchia, ceri da due franchi, spesa molto moderata, com'ella diceva.
La vecchia, un viso angoloso, con naso da rapina ed occhi cupidi, si diffondeva in ringraziamenti melliflui; Nostra Donna di Lourdes vi benedica, mia bella signorina! E vi faccia guarire dai vostri mali, voi ed i vostri.
E questo li divert di nuovo; se ne andavano ridendo tutti e tre, come ragazzi, per l'idea che il voto di quella brava donna era gi esaudito.
Alla Grotta, Maria, volle sfilare subito, per dare ella stessa il mazzo ed i ceri prima ancora di inginocchiarsi. Non c'era molta gente, si misero in coda e passarono dopo due o tre minuti.
Con quale sguardo d'estasi Maria ammir ogni cosa; l'altare d'argento cesellato, l'organo-harmonium, gli ex-voto, i candelabri, sgocciolanti di cera, fiammeggianti in pieno giorno!
In quella Grotta, che non aveva ancora veduto che da lontano, nella sua carrozzetta di miseria, essa entrava ora, come nel paradiso stesso, immersa in un torpore ed un profumo che le faceva mancare un po' il respiro, in una oppressione divina.
Quando ebbe deposto i ceri in fondo all'ampio canestro e si fu rizzata in punta di pedi per attaccare il mazzo ad una delle lancie del cancello, baci a lungo la rupe, sotto la Santa Vergine, in quel punto dove milioni di labbra l'avevano levigata.
E diede a quel sasso un bacio d'amore, in cui pose tutta la fiamma della sua gratitudine, un bacio in cui le si stemperava il cuore.
Fuori, Maria si prostern subito, perdendosi in un atto di ringraziamento senza fine.
Il padre si era inginocchiato vicino a lei, associando al suo, il fervore della propria gratitudine.
Ma non poteva durare a lungo nella stessa occupazione; cominci ad agitarsi a poco a poco e fin col chinarsi per bisbigliare alla figlia che doveva fare una commissione di cui non si era rammentato prima. Il meglio era che essa restasse a pregare col, aspettandolo. Mentre essa finirebbe le sue devozioni lui si spiccerebbe e si libererebbe dalla sua seccatura; e dopo girerebbero a loro talento.
Essa non lo capiva, non lo udiva neppure. Si limit a nicchiare colla testa, promettendo di non muoversi, ripresa da un tale accesso di fede e di emozione, che i suoi occhi, fissi sulla statua bianca della Vergine, erano pieni di lagrime.
Quando Guersaint ebbe raggiunto Pietro, rimasto un po' in disparte, si spieg.
- E' un caso di coscienza, caro mio, ho formalmente promesso al nostro cocchiere di Gavarnie di riferire al suo principale le vere cagioni del ritardo... Sapete, il parrucchiere di piazza Marcadal. Eppoi voglio farmi sbarbificare...
Pietro, inquieto, dovette arrendersi di fronte al giuramento che sarebbero stati di ritorno in un quarto d'ora. Soltanto, il tratto sembrandogli lungo, si decise, dal canto suo, a prendere una carrozza che trovarono sul poggio della Merlasse. Era una specie di calesse verdognolo, di cui il cocchiere, un giovanone sulla trentina, con in testa un berretto bearnese, fumava una sigaretta.
Seduto a cassetta in isghembo, con le ginocchia lontane, guidava con una disinvoltura placida d'uomo ben pasciuto, padrone della strada.
- Vi teniamo ? disse Pietro, quando scesero in piazza Marcadal.
- Va bene, va bene, signor abate! Aspetto.
E, lasciando il magro cavallo in pieno sole, and a scherzare con una grossa serva, scapigliata e discinta, che lavava un cane nella fontana vicina.
Cazaban era per l'appunto sul limitare della sua bottega che, coi grandi specchi e il verde chiaro, metteva una nota allegra in quella piazza tetra, affatto deserta nei giorni feriali.
Quando non c'era troppo lavoro, gli piaceva di pavoneggiarsi cos, fra le sue due vetrine, che i vasi di pomate e le boccette di essenze ornavano di vivi colori.
Ravvis subito quei signori.
- Molto lusingato... molto onorato... Entrate, ve ne prego.
Poi, alle prime parole che Guersaint volle dirgli per scusare l'uomo che lo aveva condotto a Gavarnie, si mostr molto benigno. Certo, quell'uomo non ne aveva colpa, non era in poter suo di impedire alle ruote di rompersi, n ai temporali di scatenarsi. Dal momento che i viaggiatori non si lagnavano, non c'era nulla di male.
- Oh! ? esclam Guersaint ? un paese mirabile, indimenticabile!
- Ebbene, signore, giacch il nostro paese vi piace, tornerete a vederlo, e noi non chiediamo altro.
Poi, quando l'architetto, seduto su una poltrona, chiese di essere sbarbificato, si affrett.
Il suo giovine non c'era neppure quella mattina, avendo dovuto uscire pel servizio dei pellegrini che Cazaban albergava, un'intera famiglia che portava via delle casse di rosarii, di Vergini di gesso, di incisioni incorniciate.
S'udiva al primo piano un correre frenetico, una baraonda di gente sbalordita dalla prossima partenza, fra montagne di roba da imballare.
Nella sala da pranzo vicina, di cui l'uscio era aperto, due bambini stavano sgocciolando delle tazze di cioccolata abbandonate nel disordine della tavola.
Tutta la casa era affittata, data in bala al pubblico, nelle ultime ore di quell'invasione dei forestieri che costringeva il parrucchiere e la moglie a rifugiarsi in un'angusta cantina, dove dormivano sopra una branda.
Mentre Cazaban gli insaponava le guancie, Guersaint lo interrog:
- E cos, siete contento della stagione?
- Certo non ho da lagnarmene. Lo vedete: i nostri forestieri partono oggi; ma ne aspetto degli altri domattina, ho appena il tempo di spazzare un pochino... E andr avanti cos fino all'ottobre.
Poi, siccome Pietro restava in fondo, andando di su e di gi per la bottega e guardando le pareti con impazienza manifesta, egli si volse, e disse molto gentilmente:
- Sedete, ve ne prego, signor abate, e prendete un giornale. Sar una cosa spiccia.
Il prete, avendolo ringraziato con un cenno, rifiutando, egli riprese, nella sua continua smania di cicalare:
- Oh! le cose vanno sempre bene per me; la mia casa  conosciuta per la pulizia dei letti e la bont del vitto... Ma la citt non  contenta, oh, no! Posso anzi dire che non l'ho mai veduta cos indispettita.
Tacque per un momento per radere la guancia sinistra; poi, interrompendosi di nuovo, ruppe all'improvviso in un grido, strappatogli dalla verit:
- I padri della Grotta giuocano col fuoco, signore, ecco quanto posso dire.
Da quel momento, data la stura, parl, parl e parl senza interruzione.
I suoi occhi a fior di testa roteavano inferociti nella faccia lunga, dagli zigomi sporgenti, dal colore bronzino, chiazzata di rosso, mentre tutta la sua personcina nervosa sussultava nella sua esuberanza di parole e di gesti. Tornava al suo atto d'accusa, dicendo gli innumerevoli motivi di rancore che la citt vecchia aveva contro i padri. Gli albergatori si lagnavano, i negozianti di oggetti religiosi non facevano la met dell'incasso che avrebbero potuto fare; la citt nuova accaparrava tutti i pellegrini ed i denari, ed il guadagno entrava tutto nelle pensioni, negli alberghi, nelle botteghe aperte in vicinanza alla Grotta.
Era una lotta senza misericordia, l'ostilit micidiale cresceva di giorno in giorno, la citt vecchia perdeva un poco della sua vita ad ogni stagione, certamente condannata a sparire, soffocata ed assassinata dalla citt nuova. Ah! quella schifosa Grotta! Egli si sarebbe fatto tagliare i piedi piuttostoch metterveli. Non era una cosa che faceva afa, quella bottega di gingilli che le avevano piantata vicino? Una vera vergogna di cui, a quanto si diceva, un vescovo era rimasto tanto disgustato che ne aveva scritto al papa! Lui, che si vantava di essere un libero pensatore ed un repubblicano di vecchia data, il quale votava pei candidati dell'opposizione fin dai tempi dell'impero, aveva certo il diritto di dichiarare che non prestava nessuna fede alla loro schifosa Grotta, e che se ne infischiava!
- Ecco, signore; vi riferir un fatto. Mio fratello  del Consiglio municipale e l'ho saputo da lui. Debbo dirvi anzitutto che abbiamo ora un Consiglio repubblicano che la demoralizzazione della citt affligge molto. Alla sera non si pu pi uscire senza incontrare per la strada delle sgualdrine che si fingono venditrici di ceri. Si perdono coi cocchieri che la stagione ci conduce, una popolazione bieca e vagabonda, venuta non si sa da dove. E bisogna anche che io vi spieghi la posizione dei padri di fronte alla citt. Quando hanno comperato dal municipio i terreni della Grotta, hanno firmato un atto in cui rinunziavano formalmente a qualsiasi traffico. Orbene, hanno aperto una bottega, senza rispetto della loro firma. Non  questa una concorrenza triste, indegna di gente onesta? Il nuovo Consiglio si  quindi deciso a inviare al convento alcuni delegati per esigere il rispetto del contratto ed ingiungere l'immediata chiusura del negozio. Sapete che cos'hanno risposto, signori? Oh! quello che hanno gi risposto venti volte: quello che rispondono sempre quando si vuole indurli a ricordare i loro impegni: "Sta bene, acconsentiamo a tenerli, ma siamo padroni a casa nostra e chiudiamo la Grotta."
Si era rizzato, brandendo in aria il rasoio, e ripet, facendo spiccare le parole e stralunando gli occhi per la enormit della cosa:
- "Chiudiamo la Grotta!"
Pietro, che continuava la sua lenta passeggiata, si ferm all'improvviso, dicendogli sul viso:
- Ebbene, bastava che il Consiglio municipale rispondesse: "Chiudetela!"
A queste parole, parve che Cazaban, diventato paonazzo e furibondo, perdesse il respiro.
- Chiudere la Grotta!... ? balbett ? Chiudere la Grotta!
- Ma certo! Dal momento che vi irrita e vi mette afa, quella Grotta! dal momento che  una fonte perenne di guerra, di ingiustizie e di corruzione! Sarebbe finito, non se ne udrebbe pi a parlare... Ecco, in verit, un'ottima soluzione e chi ne avesse il potere vi renderebbe servizio costringendo i Padri a mettere in atto la loro minaccia.
Mano mano che Pietro parlava, la collera di Cazaban si veniva placando. Poi si fece molto calmo ed un po' pallido. Ed il prete vide un senso d'inquietudine sorgere e crescere nei suoi occhi sporgenti. Non era andato troppo oltre nel suo astio contro i Padri? Molti ecclesiastici erano avversi a quei padri e forse quel giovane prete non veniva alla Grotta che per iniziare una campagna contro di loro. Chi poteva sapere quel che accadrebbe in tal caso?
Poteva risultarne un giorno la chiusura della Grotta.
Non si viveva che di lei! Se la citt vecchia gridava per la rabbia di non raccogliere che le briciole, era lieta per altro anche di questo vantaggio e gli stessi liberi pensatori, che si arricchivano, come tutti, col pellegrinaggio, tacevano, inquieti e sbigottiti quando si era troppo del loro parere sui lati spiacevoli del nuovo Lourdes.
Bisognava essere prudenti.
Cazaban torn a Guersaint, e si pose a radergli l'altra guancia, mormorando:
- Oh! in quanto a me, la loro Grotta non mi disturba, in fondo. Eppoi, bisogna che tutti vivano, dopo tutto.
In sala da pranzo i ragazzi avevano rotta una scodella fra grida assordanti. E Pietro osservava di nuovo le imagini pie e la Beata Vergine di gesso di cui il parrucchiere aveva ornata la sala, per essere gradito agli inquilini. Una voce grid, dal primo piano, che il baule era chiuso e che sarebbero stati grati al giovane di bottega se l'avesse legato, tornando a casa.
Ma Cazaban restava diffidente, impacciato e colla testa piena di ipotesi minacciose, di fronte a quei due che non conosceva, in fondo.
Si disperava di doverli lasciar cos, senza saper nulla di nulla, mentre egli si era compromesso. Se avesse potuto almeno ringhiottire le parole troppo impetuose dette contro i padri!
Quindi, allorch Guersaint si alz per lavarsi il mento, si lasci vincere dal bisogno di riappiccare la conversazione.
- Avete udito il miracolo d'ieri? la citt ne  scompigliata, pi di venti persone gi me l'hanno riferito...
A quanto pare, hanno ottenuto un miracolo straordinario: una ragazza paralitica che si  alzata ed ha trascinato la sua carrozzetta fino al coro della Basilica.
Guersaint che udiva, dopo essersi asciugato, diede in una risatina di compiacenza.
- Quella ragazza  mia figlia.
Allora Cazaban si fece raggiante, sotto quell'improvviso sprazzo di luce fulgida. Rassicurato, diede l'ultimo colpo di pettine magistrale, con un ritorno della sua solita esuberanza di gesti e di parole.
- Ah! signore, mi congratulo, sono lusingato di avervi avuto tra le mani... Dal momento che la vostra signora figlia  guarita tanto basta, non  vero? al vostro cuore di padre.
E trov una parola cortese anche per Pietro. Quindi si decise a lasciarli uscire, guardando il prete con aria grave, e dicendo da uomo di buon senso, desideroso di dare un giudizio sui miracoli:
- Vi sono dei miracoli lieti per tutti, signor abate. Di quando in quando ce ne vogliono alcuni di questa qualit.
Fuori, Guersaint dovette andare a prendere il cocchiere che continuava a ridere colla serva di cui il cane, fradicio, si scuoteva il pelo.
Del resto la carrozza li riport in dieci minuti al piede del poggio della Merlasse. Avevano impiegato una buona mezz'ora in quella gita, e Pietro volle tenere la carrozza per condurre Maria a vedere la citt senza troppo stancarla. Rimase ad aspettare sotto gli alberi, mentre il padre correva a prendere la figlia alla Grotta.
Il cocchiere appicc subito discorso col prete. Aveva acceso un'altra sigaretta e si mostrava molto familiare. Era di un villaggio dei dintorni di Toulouse e non si lagnava, guadagnando delle ottime giornate a Lourdes; d'altronde, era un luogo dove si mangiava bene e si trovava da divertirsi; un buon paese, insomma.
Diceva queste cose con una libert da uomo che gli scrupoli religiosi non turbavano, senza per scordare il rispetto dovuto ad un ecclesiastico.
Finalmente, semi-coricato in cima alla serpa, con le gambe penzoloni, lasci cadere lentamente queste parole:
- Ah s, signor abate, Lourdes  in auge ora, ma tutto sta a sapere se la cosa durer un pezzo.
Pietro, molto colpito da quelle parole, ne scandagliava l'involontaria profondit, quando Guersaint riapparve, conducendo Maria. L'aveva trovata in ginocchio nello stesso posto, nello stesso atto di fede e di ringraziamento, ai piedi della Beata Vergine: e pareva che ella avesse portato via negli occhi tutto lo sfolgoro della Grotta, tanto era lo splendore di gioia divina di cui ardevano per la sua guarigione. Non volle, a nessun patto, montare in carrozza. No, no! Preferiva di camminare: le premeva poco di veder la citt, pur di passeggiare per un'altra ora a braccetto del padre, per le vie, per le piazze, dove vorrebbero! E quando Pietro ebbe pagato il cocchiere, ella si avvi per un viale del giardino dell'Esplanade, felice di girare cos a passi lenti, lungo l'erba, infiorata di aiuole, sotto i grandi alberi.
Era cos gradevole, cos fresco, starsene fra quelle erbe, quelle foglie, sotto quei viali ombrosi e solitar, da cui si udiva l'eterno gorgoglio del Gave! Poi desider di tornare nelle vie, tra la folla, per ritrovarvi il chiasso, l'agitazione, la vita, di cui tutto l'essere suo sentiva con tal impeto il bisogno.
In via San Giuseppe, Pietro, scorgendo il Panorama in cui si vedeva l'antica Grotta, con Bernadette genuflessa il giorno del miracolo del cero, ebbe l'idea di entrarvi.
Maria se ne rallegr come una bambina, e perfino Guersaint mostr la gioia la pi ingenua, in ispecie quando si avvide che, tra l'infornata di pellegrini che s'ingolfava con loro in fondo all'andito buio, parecchi avevano ravvisato in sua figlia la giovine miracolata, di cui il nome correva di bocca in bocca.
Quando sbucarono in cima all'andito, sopra la rotonda, nella luce diffusa, temperata da un velario, ci fu una specie di ressa attorno a Maria, dei bisbigli affettuosi, degli sguardi devoti, un'estasi nel vederla, nel seguirla, nel toccarla...
Ormai possedeva la gloria: sarebbe ammirata cos ovunque si mostrasse. E perch il pubblico la scordasse un pochino, convenne che l'impiegato, che aveva l'ufficio di dare le spiegazioni, si ponesse in testa al piccolo stuolo dei visitatori, facendo il giro, raccontando l'episodio rappresentato dall'immensa tela circolare, lunga centoventi metri.
Si trattava della diciassettesima apparizione della Beata Vergine a Bernadette, la mattina in cui la fanciulla, genuflessa davanti alla Grotta, aveva lasciato, per storditaggine, durante i vespri, la sua mano sulla fiamma del cero, senza arderla; e l'antico paesaggio della Grotta primitiva era ricostituito coi personaggi stessi: il medico che mostrava il miracolo con l'orologio in mano, il sindaco, il commissario di polizia, il procuratore imperiale, di cui l'impiegato diceva i nomi, fra la meraviglia del pubblico che lo seguiva.
Allora Pietro ricord, per un'inconsapevole associazione di idee, le parole che il cocchiere gli aveva detto:
"Lourdes  in auge ora, ma tutto sta a sapere se durer."
Quest'era infatti la questione.
Quanti santuari venerati erano gi sorti cos, alla voce di fanciulli innocenti, eletti fra tutti, a cui la Beata Vergine si era mostrata!
Era sempre la stessa storia: un'apparizione, una pastorella che veniva perseguitata, trattata da bugiarda, poi uno slancio segreto della miseria umana affamata di illusioni, ed allora la propaganda, il trionfo del santuario, sfolgorante come un faro; eppoi il tramonto, l'oblo, quando un altro santuario sorgeva in altri luoghi dal sogno estatico di un'altra veggente.
Sembrava che la virt dell'illusione svanisse col tempo, che fosse necessario, lungo i secoli, spostarla e rimetterla fra nuovi scenarii, fra nuove avventure, per rinnovarne la potenza.
La Salette aveva spodestato le antiche vergini di sasso o di legno che guarivano. Lourdes aveva spodestato Salette, fino a tanto che ella stessa fosse spodestata dalla Vergine del domani, quella di cui il soave viso consolatore si mostrerebbe a qualche purissima creatura che oggi non era ancora nata. Soltanto, se Lourdes aveva fatto fortuna cos rapidamente e prodigiosamente, lo doveva certo alla dolce anima sincera, al fascino purissimo di Bernadette.
Nessuna menzogna qui, nessuna truffa, ma solo la fioritura del dolore: una piccola bambina ammalata che portava alla turba degli infelici il suo sogno di giustizia e di eguaglianza davanti al miracolo. Essa non era altro che l'eterna speranza e l'eterna consolazione.
Pareva inoltre che tutte le circostanze storiche e sociali si fossero data la mano per portare al colmo il bisogno di quel volto mistico, verso la chiusa di un terribile secolo di inchiesta positiva; e per questo forse Lourdes durerebbe ancora a lungo, nel suo trionfo, prima di diventare una mera leggenda, una di quelle religioni morte, dall'intenso profumo svaporato.
Ah! quell'antico Lourdes, quella citt di pace e di fede, la sola culla possibile pel rinascere della leggenda, come Pietro lo ricostituiva facilmente nel far il giro dell'ampia tela del panorama! Diceva tutto, quella tela, era la miglior lezione di cose che si potesse imaginare.
Nessuno ascoltava le spiegazioni monotone dell'impiegato: il paesaggio parlava da s.
Anzitutto, era la Grotta, il cavo di roccia sulla sponda del Gave, un luogo romito adatto alle fantasticherie, coi suoi pendii vestiti di cespugli, le sue frane di rocce, senza via tracciata; e nessun abbellimento ancora, nulla, n terrazze monumentali lungo l'acqua, n viali di giardini inglesi, serpeggianti fra arbusti tagliati colla cesoia; una Grotta non ancora arredata, sformata, chiusa da cancelli e sopratutto nessuna bottega di oggetti religiosi, quella bottega di simonia che era lo scandalo delle anime pie. La Vergine non avrebbe potuto scegliere nel deserto un cantuccio pi dilettevole per mostrarsi all'eletta del suo cuore, la bambina povera che recava seco, nel raccogliere gli sterpi morti, il sogno delle sue notti penose.
Poi, dall'altra parte del Gave, appariva, dietro la mole del castello, il vecchio Lourdes sopito e fiducioso. Risorgeva un'altra et, una cittaduzza, con le vie strette, piene di ciottoli, le case nere, incorniciate di marmo, l'antica chiesa, semi-spagnuola, piena di vecchie sculture, popolata di visioni d'oro e di carmi dipinti.
Non c'erano che la diligenza di Bagnres e di Cauterets che attraversassero a guado il Lapaca per salire l'erto pendo della via Bassa. Lo spirito del secolo non spirava ancora su quei tetti placidi, che proteggevano una popolazione in ritardo, rimasta bambina, ancora frenata dallo stretto legame di una salda disciplina religiosa.
Nessuna scostumatezza, un modesto traffico secolare che bastava alla vita quotidiana, una vita povera, di cui la rozza semplicit era una salvaguardia pei costumi.
E Pietro non aveva mai compreso meglio come Bernadette, nata da quella terra di fede e di onest, vi fosse sbocciata come una rosa schiusa sui cespugli selvatici delle vie.
- E' strano ad ogni modo, disse Guersaint, quando si ritrovarono in istrada. Non sono malcontento di aver veduto tutto ci.
Anche Maria rideva di piacere.
- Sembra di esserci, non  vero, pap? Vi sono dei momenti in cui pare che i personaggi stiano per muoversi. E come  graziosa Bernadette genuflessa, in estasi, mentre la fiamma del cero le lambe le dita senza bruciarle.
- Suvvia ? riprese l'architetto ? non ci resta che un'ora, bisognerebbe poi pensare a fare le nostre compere se desideriamo prendere qualcosa... Volete che facciamo il giro delle botteghe? Veramente, abbiamo promesso a Majest di dargli la preferenza, ma questo non ci impedisce di assumere qualche informazione... Che ne dite, Pietro?
- Ma certo, come vi pare ? rispose il giovine prete. Ci servir per una passeggiata, d'altronde.
E segu la fanciulla ed il padre, che tornavano al poggio della Merlasse.
Dacch era uscito dal Panorama, pareva a Pietro di aver cambiato paese, non si raccapezzava, provando una sensazione singolare, come se lo avessero trasportato da una citt all'altra, a secoli di distanza.
Egli lasciava la solitudine, la pace sonnacchiosa del vecchio Lourdes, ancora accresciuta dalla luce scialba del velario, per piombare all'improvviso nel nuovo Lourdes, splendente di luce, inondato da una folla chiassosa.
Suonavano appunto le dieci, il movimento era straordinario sui marciapiedi, tutt'un popolo che si affrettava a finire le sue compere prima di colazione, per non pensare ad altro che alla partenza poi.
Migliaia di pellegrini del pellegrinaggio nazionale invadevano le vie ed assediavano le botteghe, in un'ultima baraonda.
Sembravano le grida, le gomitate, le rapide corse di una chiusa di mercato, fra un rombo ininterrotto di carrozze. Molti si munivano di provvigioni pel viaggio, svaligiando i banchi in cui si vendevano del pane, del salame e del giambone. Altri comperavano delle frutta, del vino e i canestri si riempivano di bottiglie, di carte unte, al punto da farli scoppiare.
Un girovago che aveva dei formaggi sopra una carretta, si vide la merce rapita in un attimo, come se il vento glie la avesse portata via. Ma la folla comperava in ispecie degli oggetti religiosi, ed altri girovaghi, di cui le carrette erano cariche di statuine e di imagini pie, facevano affari d'oro.
La clientela delle botteghe faceva coda sulla strada, le donne erano cinte di immensi rosarii, avevano delle Vergini sotto il braccio, portavano via delle secchie per riempirle alla fonte miracolosa. Quelle secchie, della capacit da uno a dieci litri, le une senza immagini, le altre con su una Nostra Donna di Lourdes scarabocchiata in turchino, aggiungevano allegria alla folla, col loro luccichio di latta nuova ed il loro tintinno argentino di cazzeruola.
E la febbre degli affari, la smania di spendere, di partire colle tasche gonfie di fotografie e di medaglie, accendeva tutte le faccie di un'allegria festosa, trasmutando quella folla, dall'aspetto gaio, in una folla di kermesse, che appagava i suoi appetiti esuberanti.
Sul poggio della Merlasse, Guersaint, ebbe per un momento la tentazione di entrare in una delle botteghe pi belle e pi frequentate, di cui l'insegna recava queste parole, scritte a grandi caratteri: "Soubirous, fratello di Bernadette."
- Se li facessimo qui, i nostri acquisti? Avrebbe una tinta pi locale, ed i nostri piccoli ricordi avrebbero maggior interesse.
Poi pass oltre, reputando che era meglio vedere ogni cosa prima.
Pietro aveva guardato con uno stringimento di cuore la bottega del fratello di Bernadette.
Gli dava dolore che il fratello vendesse la Beata Vergine che la sorella aveva veduto. Ma bisognava pur vivere e gli pareva di ricordarsi che la famiglia della veggente non faceva fortuna a fianco della Basilica trionfante nel suo sfolgoro d'oro, tanto la concorrenza era terribile. Se i pellegrini lasciavano dei milioni a Lourdes, i negozianti di articoli di religione erano pi di duecento, senza contare gli albergatori ed i proprietarii di pensione che prendevano la massima parte del benefizio; cosicch i guadagni, ripartiti e contrastati, finivano coll'essere molto mediocri.
Altre botteghe si aprivano lungo il poggio, a destra ed a sinistra di quella del fratello di Bernadette; una fila ininterrotta di botteghe vicine e fitte fitte che occupavano gli scompartimenti della baracca di legno, una specie di galleria, costruita dalla citt, e da cui questa ricavava una sessantina di mila lire.
Erano veri bazar, vetrine aperte, che occupavano parte del marciapiede, fermando la gente che passava.
Non v'era altro traffico sopra uno spazio di pi di duecento metri; un fiume di rosarii, di medaglie, di statuine fluiva senza posa nelle vetrine.
E le insegne mettevano in mostra, scritti in lettere di scatola, dei nomi venerati: San Rocco, San Giuseppe, Gerusalemme, la Vergine Immacolata, il Sacro Cuore di Maria, tutto quello che il paradiso contiene di pi eletto, per commovere ed attirare la clientela.
- A dir vero ? afferm Guersaint ? mi pare che si vedano dappertutto le stesse cose. Entriamo nella prima capitata.
Era stanco: quelle file interminabili di vetrine gli rompevano le gambe.
- Giacch hai promesso di comperare all'albergo ? disse Maria che non era mai stanca ? il meglio  di tornarvi.
- Dici bene; torniamo da Majest.
Ma nel viale della Grotta le botteghe ricominciavano di nuovo ai due lati, e si trovavano fra esse delle botteghe di gioielli, di stoffe e di ombrelli, dove si vendeva in pari tempo l'articolo sacro; v'era persino un pasticciere che smerciava delle scatole di pastiglie all'acqua di Lourdes, scatole di cui il coperchio era ornato da una imagine della Vergine.
Nelle vetrine di un fotografo abbondavano le vedute della Grotta e della Basilica, i ritratti di vescovi di tutti gli ordini, insieme ai punti di vista celebri delle montagne vicine. Una libreria metteva in mostra le ultime pubblicazioni cattoliche, dei volumi con titoli pii, che facevano parte dei lavori pubblicati da vent'anni su Lourdes, alcuni con un successo clamoroso di cui l'eco durava tuttavia.
La folla scorreva in fiumana pi larga in quella grande arteria popolosa, le secchie tintinnivano, una gioia intensa di vivere ferveva nella chiara luce del sole che invadeva la via da un capo all'altro.
E le statuine, le medaglie, i rosarii pareva che non dovessero mai aver fine, una vetrina continuava l'altra, dei chilometri si tendevano cos, lungo le vie della citt intera, occupata dallo stesso commercio, con la vendita degli stessi articoli.
Davanti all'Albergo delle Apparizioni, Guersaint ebbe un'ultima esitanza.
- Dunque  deciso? Li facciamo qui, i nostri acquisti?
- Ma certo ? disse Maria. ? Guarda un po' come la bottega  bella!
Ed entr per la prima nel negozio, uno dei pi grandi della via infatti, che occupava il pianterreno dell'albergo, a sinistra. Guersaint e Pietro la seguirono.
Appoline, la nipote dei Majest, incaricata della vendita, era in piedi sopra uno sgabello per prendere, in una vetrina superiore, degli acquasantini, che voleva mostrare ad un giovanotto, un lettighiere elegante, munito di mirabili ghette gialle. Rideva d'un riso voluttuoso, leggiadrissimo, coi folti capelli neri, gli occhi stupendi in una faccia un po' quadra, dalla fronte diritta, dalle guancie larghe, dalle labbra tumide e sanguigne. E Pietro vide distintamente sull'orlo della gonnella la mano del giovine che solleticava il collo d'una gamba che pareva si fosse offerta spontaneamente. Ma non fu che la visione di un attimo. La fanciulla era gi balzata a terra con leggerezza, chiedendo:
- E cos, non vi pare che questo modello d'acquasantino possa andar bene per la vostra signora zia?
- No, no! ? rispose il lettighiere, andandosene. ? Procuratemi l'altro modello. Non parto che domani; torner.
Quando Appoline seppe che Maria era la miracolata, di cui la signora Majest parlava da due giorni, mostr molta sollecitudine. La guardava col suo allegro sorriso, in cui c'era un'ombra di sorpresa, di tacita incredulit, la canzonatura quasi d'una bella ragazza, libera di costumi, di fronte ad una verginit cos prolungata ed infantile. Ma, da venditrice esperta qual era, si profuse in parole amabili.
- Ah! signorina, sar felicissima di vendervi qualcosa! E' tanto bello il vostro miracolo!... Guardate, tutto il magazzino  vostro. Abbiamo la massima scelta.
Maria era impacciata.
- Vi ringrazio, siete molto amabile... Non veniamo a comperare che delle cosuccie.
- Se lo permettete, faremo la nostra scelta da noi ? disse Guersaint.
- Va benissimo! Scegliete, signori. E dopo vedremo.
E siccome entravano altri clienti, Appoline li lasci, e riprese il suo mestiere da bella venditrice, con pause carezzevoli e gesti lusinghieri, in ispecie per gli uomini, che non lasciava uscire che con le tasche piene di compere.
A Guersaint non restavano che due franchi dei venti, datigli per lui, nel momento della partenza, dalla figlia Bianca. Non ardiva quindi spingersi troppo nella scelta. Ma Pietro dichiar che gli avrebbero fatto molto dispiacere rifiutando di accettare da lui i pochi oggetti che volevano portar via da Lourdes. Si stabil quindi di scegliere anzitutto un regalo per Bianca, Maria e suo padre comperando poi ciascuno il ricordo che preferirebbero.
- Non ci affrettiamo ? ripeteva Guersaint, molto soddisfatto. ? Andiamo, Maria, cerca bene... Che cosa farebbe pi piacere a Bianca?
Tutti e tre guardavano, osservavano, frugavano. Senonch la loro indecisione aumentava man mano che passavano da un oggetto all'altro.
Il vasto magazzino, coi banchi, le vetrine e le scanse che lo guarnivano da cima a fondo, era un mare dalle onde innumerevoli, un profluvio di tutti gli oggetti religiosi immaginabili.
V'erano dei rosar, delle matasse di rosar in cassette, umili rosar da venti soldi alla dozzina, fino ai rosar di legni odorosi, di agata, di lapislazzuli, con catene d'oro o d'argento: e certuni, lunghissimi, fatti per cingere di un doppio giro il collo e la vita, erano di pallottole lavorate, grosse come noci, divise da teste di morto.
V'erano le medaglie, una pioggia di medaglie, delle scatole piene: medaglie di tutte le grandezze, di tutte le materie, le pi umili e le pi preziose, recanti delle scritte varie, con varie effigie, la Basilica, la Grotta, l'Immacolata, incise, fuse, smaltate: roba lavorata con cura e roba da dozzina, secondo le borse.
V'erano le Beate Vergini, piccole, grandi, di zinco, di legno, di avorio e specialmente di gesso, quali d'una bianchezza assoluta, quali dipinte a colori vivi, riproducenti all'infinito la descrizione fatta da Bernadette, il volto amabile e sorridente, il velo lunghissimo, la sciarpa azzurra, le rose d'oro sui piedi, ma con lievi modificazioni per ogni modello, in guisa da garantire la propriet dell'editore. Poi veniva un altro profluvio di oggetti religiosi, le cento variet degli scapulari, i mille tipi di imagini pie, delle incisioni finissime, delle cromolitografie della Santa Madre, sommerse tra un pullulare di piccole imagini colorate, dorate, inverniciate, infiorate di mazzolini e adorne di merletti.
Poi venivano i gioielli, spilloni, braccialetti, anelli, carichi di stelle e di croci e ornati di figure sacre.
E finalmente l'articolo di Parigi dominava e sommergeva tutto il resto: i porta-matite, porta-monete, porta-sigari, ferma-carte, taglia-carte, e persino delle tabacchiere, dei gingilli di ogni specie, su cui si trovava sempre la Basilica, la Grotta, la Beata Vergine, riprodotte in tutti i modi, con tutti i processi conosciuti. In una scansa da cinquanta centesimi il pezzo, v'erano alla rinfusa degli anelli per tovaglioli, dei porta-uovi e delle pipe di legno, e in cui l'apparizione di Nostra Donna di Lourdes era scolpita, sfolgorante.
A poco a poco Guersaint si era disgustato, invaso da una melanconia, da una irritazione d'uomo che si vanta di essere un artista.
- Ma  orrenda tutta questa roba ? esclamava ad ogni nuovo articolo che esaminava.
Si sfog, rammentando a Pietro il tentativo rovinoso fatto da lui per rinnovare l'arte delle imagini religiose. Vi aveva rimesso gli ultimi avanzi della sua fortuna, il che lo rendeva ancora pi severo verso le cose meschine di cui il negozio riboccava.
Si era mai veduto cose di una bruttezza pi goffa, pi pretenziosa e pi complicata? La volgarit del concetto, la scipitaggine dell'espressione, facevano a gara con l'abilit dozzinale della fattura.
Quella roba rammentava un po' i figurini di moda, un po' i coperchi delle scatole di dolci, un po' le bambole di cera che girano nelle vetrine dei parrucchieri; un'arte stentata ed ancora nell'infanzia; un manierismo falso, senza realt umana, senza carattere alcuno e senza verit.
E l'architetto, avendo preso l'aire, non si ferm pi, dicendo anche quanto gli spiacessero le costruzioni del nuovo Lourdes; la Grotta miserevolmente sciupata, la scalinata di una grandezza mostruosa, la chiesa del Rosario e la Basilica deplorevolmente sproporzionate, l'una troppo goffa, simile ad un mercato di grano, l'altra di una sottigliezza anemica, senza stile e bastarda.
- Ah! in verit ? concluse ? bisogna amare con gran fervore il Signore Iddio per avere il coraggio di venirlo ad adorare fra simili orrori! Hanno fatto fiasco in tutto, hanno sciupato tutto, quasi a bella posta, e neppure uno di loro ha avuto l'attimo di emozione, di spontaneit ingenua, di fede sincera che genera i lavori da maestro. Tutti imitatori, tutti copisti ? nessuno che abbia dato la carne e l'anima! E che cosa ci vorr mai, per ispirarli, se non hanno fatto sorgere nulla di grandioso da questa terra del miracolo?
Pietro non rispose. Ma era singolarmente colpito da queste riflessioni, che gli chiarivano finalmente la cagione del disgusto che risentiva dacch era giunto a Lourdes. Quel disgusto proveniva dal disaccordo fra l'ambiente, affatto moderno, e la fede dei secoli scorsi, di cui si tentava la risurrezione. Egli evocava le vecchie cattedrali in cui fremeva la fede dei popoli, rivedeva gli antichi oggetti del culto, le immagini, i gioielli, i santi di legno e di sasso, cos efficaci, cos belli di espressione perch, in quei tempi lontani, gli artefici avevano la fede, davano la loro carne e la loro anima, in tutta la sincerit dell'emozione, come diceva Guersaint.
Oggi gli architetti fabbricavano le chiese colla placida pratica con cui si costruivano le case a cinque piani; oggi gli oggetti sacri, rosari, medaglie e statuette erano fatte come la roba da dozzina, nei quartieri pi popolosi di Parigi, da operai gaudenti che non osservavano le pratiche religiose. Che gingilli quindi, che chincaglieria triviale di un manierismo da far piangere, di un sentimentalismo sciocco che metteva afa! Lourdes ne era riempito, inondato, imbrattato a segno da disgustare le persone di gusto un po' fino, smarrite per le sue vie. Tutto questo faceva a pugni con la risurrezione vantata, con la leggenda, le cerimonie, le processioni della et svanita; e Pietro pens ad un tratto che la condanna storica e sociale di Lourdes stava in questo, e che la fede  morta per sempre in un popolo quando non la mette pi nelle chiese che edifica e nei rosari che fabbrica.
Maria continuava a frugare le mostre con una impazienza da bambina, esitando, non trovando nulla che le sembrasse degno della luminosa visione d'estasi che serbava nell'anima.
- Pap, il tempo passa, bisogna che tu mi riconduca all'ospedale... E per finirla, vedi, dar a Bianca questa medaglia, con la catenella d'argento. E' la cosa pi semplice e pi graziosa che vedo, dopo tutto. Essa la porter: sar come un piccolo gioiello... In quanto a me, prendo questa statuina di Nostra Donna di Lourdes, di piccolo modello, che  abbastanza ben dipinta. La metter in camera mia, circondandola di fiori freschi... Va bene cos, non  vero?
Guersaint approv. Poi, tornando alla sua propria scelta:
- Dio buono! Dio buono! Come sono impacciato!
Esaminava dei portapenne in avorio, con in fondo delle pallottole simili a piselli dove si trovavano delle fotografie microscopiche. E, nell'avvicinare l'occhio ad uno dei forellini, per vedere, diede un grido di stupore.
- To! Il Circo di Gavarnie!... Ah! E' prodigioso, c' tutto, tutto: come mai il colosso pu capire qui dentro?... Ebbene, lo piglio questo portapenne. E' curioso: mi ricorder la mia gita.
Pietro si era accontentato di prendere un ritratto di Bernadette, la grande fotografia che la rappresentava in ginocchio, vestita di nero, con un fazzoletto di seta sui capelli, la sola fotografia fatta dal vero, a quanto si diceva. Si affrett a pagare, e stavano per andarsene tutti e tre, quando la signora Majest entr, protestando che voleva assolutamente fare un regaluccio a Maria, perch porterebbe fortuna alla sua casa.
- Ve ne prego, signorina, prendete un ricordo fra questi qui: guardate. La Beata Vergine che vi ha eletta me lo pagher in tanta fortuna.
Alzava la voce, facendo in modo che gli avventori, di cui la bottega era zeppa, si incuriosissero e cominciassero a guardare la fanciulla con occhi cupidi. La popolarit incominciava attorno a lei, diffondendosi fino in istrada, quando l'albergatrice and sulla soglia della bottega, facendo dei cenni ai bottegai rimpetto, e radunando il vicinato.
- Andiamo? ? ripeteva Maria, sempre pi confusa.
Ma il padre la trattenne di nuovo vedendo un prete che entrava.
- Oh! il signor abate Des Hermoises!
Era infatti il bell'abate, in sottana finissima, profumata, col viso fresco ed una dolce letizia nel contegno.
Non aveva veduto il suo compagno di gita, ed accostandosi rapidamente ad Appoline l'aveva presa in disparte.
E Pietro l'ud dire a mezza voce:
- Perch non mi avete portato le mie tre dozzine di rosari questa mattina?
Appoline rideva di nuovo, col suo tubare da tortora guardando di sottecchi, con malizia, senza rispondere.
- Erano per le mie piccole penitenti di Tolosa: volevo riporle in fondo al baule e voi mi avevate offerto di mettermi via la biancheria.
Essa continuava a ridere, provocandolo con lo sguardo semi velato dei begli occhi.
- Cos, non partir che domani. Li porterete questa sera, va bene? quando sarete in libert... Sapete,  in fondo alla via, dalla Duchne, la camera ammobiliata del piano terreno... Siate buona, venite voi stessa.
Essa disse finalmente, a fior di labbro, scherzando e senza che egli potesse capire se terrebbe parola.
- Verr senz'altro, signor abate.
Vennero interrotti. Guersaint s'era fatto avanti per dare una stretta di mano al prete.
Tornarono subito a parlar del circo di Gavarnie; una gita deliziosa, delle ore dilettevolissime che non scorderebbero mai.
Poi risero dei compagni, due preti non molto agiati di cui le ingenuit li avevano incredibilmente divertiti.
L'architetto fin col ricordare al nuovo amico che egli aveva avuto la bont di promettergli che procurerebbe di interessare un pezzo grosso di Tolosa, dieci volte milionario, ai suoi studi, sulla direzione dei palloni.
- Basterebbe una prima anticipazione di cento mila lire, disse.
- Contate su di me, afferm l'abate Des Hermoises. Non avrete pregato invano la Beata Vergine.
Frattanto Pietro, che aveva serbato in mano il ritratto di Bernadette, rest colpito in quel punto dalla straordinaria somiglianza di Appoline colla veggente.
Aveva la stessa faccia un po' tozza, la stessa bocca troppo tumida, gli stessi occhi stupendi; e ricord che la Majest gli aveva gi segnalato quella somiglianza, tanto pi singolare in quanto che Appoline aveva passato la stessa infanzia povera a Bartrs, prima che la zia la prendesse seco per aiutarla in bottega. Bernadette! Appoline! Che strano ravvicinamento, che incarnazione inattesa a trent'anni di distanza!
E ad un tratto, con quell'Appoline cos galantemente scherzosa, che accettava degli appuntamenti e che era in fama di ragazza cos arrendevole, il nuovo Lourdes gli si rizz di fronte: i cocchieri, le venditrici di ceri, le affittacamere che uncinavano i clienti alla stazione, le cento case mobiliate dagli appartamentini misteriosi, la baraonda dei preti liberi, delle dame ospitaliere dal temperamento di fuoco, dei forestieri di passaggio che non venivano che per soddisfare i loro appetiti.
Poi, era la smania famelica del traffico accesa dalla pioggia dei milioni, la citt intera data in bala al lucro, le botteghe che trasmutavano le vie in bazar, facendosi una guerra accanita, gli alberghi che vivevano ingordamente alle spalle dei pellegrini, le Suore Azzurre che tenevano una tavola rotonda, e persino i padri della Grotta che battevano quattrini col loro Dio!
Che storia triste e spaventevole: la visione di una Bernadette, cos pura, che infervorava le turbe, spingendole all'impazzata verso l'illusione della felicit, attirando un fiume d'oro, e promuovendo da quel giorno la corruzione generale! Il soffio della superstizione, l'accorrere e l'affollarsi dell'umanit, l'intervento del denaro, erano bastati perch quell'onesto lembo di terra fosse guasto per sempre.
Dove fioriva altra volta il giglio candido, spuntava oggi la rosa carnale, nel nuovo terriccio di cupidit e di volutt.
Sodoma era nata da Betlemme, dacch una bambina innocente aveva veduto la Vergine.
- Vedete, eh? che cosa vi avevo detto? ? esclam la Majest, accorgendosi che Pietro paragonava la nipote al ritratto. ? Appoline  Bernadette in carne ed ossa.
La fanciulla s'avvicin col suo amabile sorriso, lusingata sulle prime dal confronto.
- Vediamo, vediamo! ? disse l'abate Des Hermoises, mostrando un vivo interesse.
Prese la fotografia, la paragon anche lui ad Appoline e fece le meraviglie.
- E' portentoso... Gli stessi lineamenti... Non me ne ero ancora accorto... ne sono incantato, in verit.
- Peraltro ? dichiar Appoline ? mi pare che ella avesse il naso pi grosso.
L'abate diede un grido irresistibile di ammirazione.
- Ah! voi siete pi bella, cento volte pi bella,  evidente. Ma non importa: sembrate due sorelle.
Pietro non pot trattenere le risa, tanto quelle parole gli parvero strane. Ah! la povera Bernadette era morta davvero e non aveva sorelle. Foss'anche rinata, non sarebbe pi stata possibile nella terra di scompiglio e di febbre creata da lei.
Maria se ne and finalmente a braccio del padre, e rest stabilito che andrebbero entrambi a prenderla all'ospedale per recarsi alla stazione.
Pi di cinquanta persone l'aspettavano in strada come in estasi; la salutarono, la seguirono, ed una donna fece toccare le vesti della miracolata al suo bambino infermo che riportava dalla Grotta.

 3.
Il treno bianco, che doveva lasciar Lourdes alle tre e quaranta, si trovava rimpetto alla stazione, lungo il secondo scalo, fino dalle due e mezza.
Aveva aspettato tre giorni sopra un binario morto, bell'e formato, come era giunto da Parigi; e, dacch lo avevano condotto l, delle bandiere bianche sventolavano sui vagoni di testa e di coda per indicarlo ai pellegrini, di cui per solito l'imbarco era molto arduo e molto lungo.
I quattordici treni del pellegrinaggio nazionale dovevano ripartire tutti quel giorno, d'altronde.
Alle dieci di mattina era partito il treno verde, poi il treno rosso, il treno giallo; gl altri tutti, il treno ranciato, il grigio, il turchino, seguirebbero il bianco.
Era un'altra giornata campale pel personale della stazione, un chiasso, una baraonda che facevano perdere la testa agli impiegati. Ma la partenza del treno bianco destava sempre la massima emozione, il pi vivo interesse della giornata, perch portava via gli aggravati che aveva condotto, fra cui, naturalmente, si trovavano i prediletti della Vergine, gli eletti del miracolo.
Quindi una gran folla si raccoglieva sotto la tettoia, ingombrando la grande galleria, lunga un centinaio di metri; tutti i banchi erano occupati da pellegrini e da involti che aspettavano gi.
All'uno dei capi la gente aveva preso d'assalto i tavolini del caff, gli uomini bevendo birra, le donne gazose a limone; mentre all'altro capo, davanti alla porta dei bagagli, i lettighieri mantenevano il passaggio libero per assicurare il rapido trasporto degli ammalati che stavano per giungere.
E, sul largo marciapiede, v'era un passaggio continuo, un viavai incessante di povera gente sbigottita, di preti che correvano, affaccendati, di signori in abito nero, curiosi e pacifici, insomma la baraonda la pi mista, la pi bizzarra che si fosse mai raccolta in una stazione.
Alle due il barone Suire era gi sul posto, pieno d'inquietudine, perch mancavano i cavalli, un gran numero di forestieri avendo noleggiato delle carrozze per Barges, Cauterets, Gavarnie.
Corse incontro a Berthaud e a Gerardo, che giungevano finalmente, dopo aver girato tutta la citt; ma essi affermarono che tutto procedeva bene, che avevano requisiti i cavalli necessari, e che il trasporto degli ammalati si farebbe in ottime condizioni. Gi, in corte, aspettavano delle squadre di lettighieri, con le loro lettighe e le loro carrozzette, mentre dei furgoni, degli omnibus, dei veicoli di ogni genere, raccolti per sgombrare l'ospedale. Una provvigione di materasse e di guanciali si ammucchiava ai piedi di un fanale a gas.
E mentre i primi ammalati giungevano, il barone Suire perdette nuovamente la testa, intanto che Berthaud e Gerardo si recavano, in fretta, sullo scalo.
Sorvegliavano, dando ordini, in mezzo alla confusione sempre crescente.
Allora, il padre Fourcade, che passeggiava lungo il treno a braccio del padre Massias, si ferm, vedendo il dottore Bonamy che giungeva.
- Ah! dottore, sono felice. Il padre Massias, che sta per partire, mi parlava ancora in questo momento della grazia straordinaria di cui la Beata Vergine ha colmato quella fanciulla cos simpatica, la signorina Maria di Guersaint. Da molti anni non aveva avuto luogo un miracolo cos splendido. E' una fortuna per tutti, una benedizione che deve fecondare il frutto dei nostri sforzi. Tutta la cristianit ne sar illuminata.
Era raggiante di gioia, e subito il dottore esult anche lui, con la sua faccia sbarbata, dai lineamenti volgari e pacifici, dagli occhi sempre spenti.
- E' portentoso, portentoso, reverendo! Scriver un opuscolo in proposito; nessuna guarigione soprannaturale si  mai verificata in forma pi autentica... Oh! che chiasso far!
Poi, come tutti e tre si rimettevano in moto, s'avvide che il padre Fourcade trascinava la gamba pi del solito, poggiandosi con forza sul braccio del compagno.
- Il vostro accesso di gotta si  fatto pi acuto, reverendo? ? domand. ? Mi sembra che soffriate molto.
- Oh! non me parlate, non ho potuto chiuder occhio tutta notte... Quanto  seccante questa crisi che mi ha preso il giorno del mio arrivo! Poteva ben aspettare... Ma non c' rimedio: non ne parliamo. Sono troppo contento dei risultati di quest'anno.
- Ah! s, s ? disse anche il padre Massias, con voce tremante di fervore ? possiamo andarne superbi e partire col cuore pieno di entusiasmo e di gratitudine. Quanti altri prodigi, oltre a quello della signorina Guersaint! I miracoli non si contano pi; delle sorde e delle mute guarite, delle faccie divorate da piaghe tornate liscie come la mano, delle tisiche moribonde che mangiano e ballano, risuscitate! Non  pi un treno di ammalati,  un treno di risuscitati, un treno di gloria, che conduco via oggi!
Non vedeva pi gli ammalati che lo circondavano; nella cecit della sua fede, se ne andava esultante pel trionfo divino. E proseguirono, tutti e tre, la loro passeggiata lungo i vagoni di cui gli scompartimenti cominciavano ad affollarsi, sorridendo ai pellegrini che li salutavano, tornando a fermarsi, tratto tratto, per dire una buona parola a qualche misera donna che passava sopra una barella, battendo i denti; affermavano sempre all'inferma che aveva molto miglior cera e che se la caverebbe senza dubbio.
Frattanto il capo stazione molto affaccendato pass, gridando:
- Non ingombrate il passo! Non ingombrate il passo!
Poi, Berthaud avendogli fatto notare che bisognava pur mettere gi le barelle, prima di portare gli ammalati in vagone, si arrabbi:
- Suvvia, c' buon senso? Guardate laggi, la carrozzetta che  rimasta attraverso di quel binario... Aspetto il treno di Tolosa. Volete dunque che vi si schiacci la vostra gente?
E ripart, correndo, per appostare degli uomini di squadra, che allontanassero dai binari il branco spaurito dei pellegrini, che correvano a casaccio. Molti di essi, dei vecchi, degli scemi, non riconoscevano neppure il colore del loro treno; ed era per questo che portavano tutti al collo una carta dello stesso colore, per poterli dirigere ed imbarcare come del bestiame segnato e contato.
Ma che continuo star all'erta richiedevano quelle quattordici partenze di treni supplementari, aggiunti alla circolazione dei treni soliti!
Pietro giungendo con la valigia in mano, stent assai a giungere sullo scalo. Era solo, Maria avendo manifestato il vivo desiderio di inginocchiarsi ancora una volta alla Grotta, perch sino all'ultimo minuto l'anima sua ardesse di gratitudine davanti alla Beata Vergine, Pietro ve l'aveva fatta condurre dal padre, mentre egli regolava il conto all'albergo. Si era fatto promettere da loro che prenderebbero una carrozza, per cui giungerebbero di certo fra un quarto d'ora.
Suo primo pensiero, mentre li aspettava, fu di cercare il loro vagone e liberarsi dalla valigia.
Ma non era cosa facile; riusc finalmente a riconoscerlo in grazia al cartello che vi ciondolava da tre giorni, sotto la pioggia ed il sole, un quadrato di cartoncino che recava i nomi della signora di Jonquires, di suor Giacinta e di suor Chiara degli Angeli.
Era veramente quello ? egli rivedeva colla memoria gli scompartimenti popolati dai suoi compagni di viaggio ? dei guanciali additavano gi il posto di Sabathier, mentre ritrovava sul sedile, dove Maria aveva sofferto tanto, un solco lasciato nel legno da uno dei ferri della carrozzetta.
Poi, quand'ebbe messa la valigia al suo posto, rest fuori, pazientando, un po' stupito di non vedere il dottor Chassaign che gli aveva promesso di venire ad abbracciarlo all'ora della partenza.
Ora che Maria era valida, Pietro aveva abbandonato le sue cinghie da lettighiere e non portava sulla sottana che la croce dei pellegrini.
Quella stazione, veduta sotto la luce livida del primo albeggiare, nella mattina terribile dell'arrivo, lo meravigliava pei suoi larghi marciapiedi, le sue ampie uscite, la sua grande allegria. Non si vedevano i monti, ma dall'altra parte, di contro alla sala d'aspetto, sorgevano dei poggi verdi, d'una tinta chiara e fresca. Ed il tempo era di una mitezza infinita in quel pomeriggio, una fine lanuggine di nubi aveva velato il sole nel cielo di una bianchezza lattea, da cui non pioveva che una gran luce diffusa, come un polvero iridato di perle.
Non erano ancora suonate le tre e Pietro guardava il grande orologio quando la Dsagneaux e la Volmar che giungevano, segute dalla Jonquire e dalla figlia di questa.
Quelle signore, venute in carrozza dall'ospedale, cercarono subito anch'esse il loro vagone. Raimonda fu la prima a riconoscere il vagone di prima classe in cui era venuta.
- Mamma, mamma! Vieni di qua, eccolo!... Resta un pochino con noi, hai il tempo di andare nel vagone dei tuoi ammalati, dal momento che essi non vi sono ancora.
E Pietro, allora, si ritrov faccia a faccia colla Volmar. I loro sguardi si incontrarono. Ma egli non la riconosceva, ed essa ebbe appena un lieve tremito delle ciglia. Era tornata la donna vestita di nero, tarda negli atti, indolente, di una modestia umilissima, felice di non essere osservata.
La fiamma dei suoi grandi occhi era spenta, ravvivandosi solo tratto tratto di una scintilla, sotto il loro velo d'indifferenza, un'ombra diffusa da cui parevano spenti.
- Oh! un'emicrania atroce ? ripeteva alla Dsagneaux ? lo vedete; non ho ancora la mia povera testa a segno... E' il viaggio che mi mette quel male addosso. Tutti gli anni sono certa di averlo.
Pi vivace, pi rossa, pi scapigliata che mai, l'altra si agitava.
- Cara mia, pel momento, ne ho altrettanta al vostro servizio. Mi ha preso questa mattina... questa mattina... una nevralgia intollerabile... Soltanto...
Si chin, proseguendo a bassa voce:
- Soltanto, credo che ci siamo... Sapete, quel piccino che desidero tanto e che non vuol venire... Ho supplicato la Beata Vergine, e sono stata male nel destarmi, oh! ma tanto male! Insomma, tutti i sintomi! Vi figurate il naso di mio marito, che mi aspetta a Trouville! Come sar felice!
La Volmar ascoltava con grande seriet. Poi disse, col suo fare tranquillo:
- Ebbene, io invece, mia cara, conosco una persona che non voleva pi figli... E' venuta qui e non ne ha pi fatti.
Frattanto Gerardo e Berthaud, avendo veduto quelle signore, si affrettavano a raggiungerle. I due uomini si erano presentati alla mattina all'ospedale di Nostra Donna dei Dolori, e la signora Jonquire li aveva ricevuti in un piccolo ufficio, attiguo alla guardaroba.
E col Berthaud, correttissimo, scusandosi con sorridente bonariet di dover fare le cose un po' troppo in furia, aveva domandato la mano della signorina Raimonda pel cugino Gerardo. Si erano affiatati subito, e la madre, commovendosi, aveva detto che Lourdes porterebbe fortuna alla giovane coppia. Cos il matrimonio venne combinato in poche parole con soddisfazione generale.
Si diedero appuntamento, pel quindici settembre, al castello di Berneville, presso Caen, castello di propriet dello zio, il diplomatico, che Berthaud conosceva e dove aveva promesso di condurre Gerardo. Poi Raimonda, chiamata, arross di piacere, nel porre le sue manine in quelle dello sposo.
Quest'ultimo si affaccendava, sollecito, chiedendo alla fanciulla:
- Volete dei guanciali per la notte? Non fate complimenti: posso darvene, come pure alle signore che vi accompagnano.
Raimonda rifiut scherzosamente.
- No, no! Non siamo cos delicate. Bisogna riserbare quelle cose ai poveri ammalati.
Quelle signore parlavano tutte in una volta. La Jonquire affermava che era stanca, tanto stanca che non poteva pi resistere: si mostrava felicissima per, ed il suo sguardo sorrideva, cercando sua figlia ed il giovane che discorrevano insieme.
Ma Berthaud non poteva trattenersi col, il suo servizio reclamandolo, come pure Gerardo. Si accomiatarono, dopo aver ricordato l'appuntamento. Il quindici settembre, non  vero, al castello di Berneville? S, s; era cosa intesa. Vi furono altre risate e strette di mano, mentre gli occhi, pieni di lusinghe e di beatitudine, esprimevano quello che non si osava dire ad alta voce, fra tutta quella gente.
- Come! ? esclam la piccola Dsagneaux ? Andate a Berneville il quindici? Ma, se restiamo a Trouville sino al venti, come mio marito desidera, vi faremo una visita!
Si volse verso la Volmar, silenziosa.
- Venite anche voi, eh! Sarebbe cos curioso di ritrovarci tutti insieme laggi!
La giovane donna fece un gesto lento, mentre rispondeva, col suo solito fare di noncuranza e di stanchezza:
- Oh! per me il divertimento  finito. Torno a casa.
I suoi occhi s'incontrarono di nuovo con quelli di Pietro, rimasto vicino a quelle signore, e gli parve di vederla turbarsi per un attimo, mentre una espressione di dolore indicibile passava sul suo viso morto.
Le suore dell'Assunta giungevano, e le signore le raggiunsero davanti al forgone della cantina. Ferrand, venuto in carrozza con le monache, vi entr pel primo, poi aiut la suora San Francesco a salire l'alto predellino, e rimase in piedi, sulla soglia di quel forgone, trasformato in cucina, dove si trovavano le provvigioni pel viaggio, pane, brodo, latte, cioccolatte; mentre suor Giacinta e suor Chiara degli Angeli, rimaste gi, gli porgevano la sua piccola farmacia, come pure altri involti e bagagli minuti.
- Avete tutto? ? gli domand suor Giacinta ? Va bene? Adesso non vi resta altro da fare che coricarvi nel vostro cantuccio e dormire, giacch vi lagnate che non si ricorre a voi.
Ferrand si diede a ridere piano.
- Suora mia, aiuter suora San Francesco... Accender il fornello a petrolio, laver le tazze, porter le porzioni alle ore di fermata, segnate qui sul quadro... E, ad ogni modo, se avrete bisogno del dottore, verrete a prendermi.
Suor Giacinta rise anche lei.
- Ma non abbiamo pi bisogno dei medici dal momento che tutte le nostre ammalate sono guarite!
E, fissandolo negli occhi, col suo piglio placido e fraterno:
- Addio, dottore.
Egli sorrise di nuovo, mentre un'emozione infinita gli inumidiva gli occhi. E, l'accento tremante della sua voce, rivel l'indimenticabile dolcezza del viaggio, la gioia di averla riveduta, il ricordo di tenerezza eterna e divina che portava via con s.
- Addio, suor Giacinta.
La signora Jonquire voleva salire nel vagone con suor Chiara degli Angeli e suor Giacinta. Ma questa la assicur che non c'era nessuna fretta, poich cominciavano appena allora a condurre gli ammalati. La lasci e condusse seco l'altra suora, promettendo di badare a tutto; ed anzi volle a tutti i patti liberarla dalla sua borsetta, dicendole che la ritroverebbe al suo posto.
Cos le signore continuarono a passeggiare, discorrendo allegramente fra di loro sul largo marciapiede dove l'aria era cos dolce.
Pietro, frattanto, il quale notava il cammino dei minuti sul grande orologio, cominciava a meravigliarsi di non veder Maria col padre. Purch Guersaint non l'avesse smarrita in strada! E fissava la porta, quando scorse Vigneron fuori di s che spingeva avanti furiosamente la moglie e il piccolo Gustavo.
- Ah! signor abate, ditemi, vi prego, dov' il nostro vagone, aiutatemi a cacciarvi i miei bagagli e questo ragazzo... Perdo la testa: mi hanno fatto andar fuori dei gangheri, io che non mi arrabbio mai...
Poi, davanti allo scompartimento di seconda classe, diede in escandescenze.
Afferr le mani del prete che stava per portar su il piccino.
- Vi sareste imaginata una cosa simile? Vogliono che io parta: mi hanno risposto che, se aspetto fino a domani, il mio biglietto di ritorno non sar pi valido!... Ho riferito la disgrazia che mi ha colpito, ma  stato inutile. Non  un gusto mi pare, di restare con quella morta per vegliarla, metterla nella cassa e portarla via domani, dopo la debita aspettativa... Ebbene, essi affermano che non  affar loro, che fanno gi delle riduzioni abbastanza forti pei biglietti del pellegrinaggio, senza doversi preoccupare delle storie di gente che muore.
La Vigneron sussultava, tremante, mentre Gustavo, dimenticato, barcollando di stanchezza sulle gruccie, alzava la povera faccia di agonizzante curioso.
- Insomma, ho gridato su tutti i tuoni, che non era un caso di forza maggiore... Che cosa diamine vogliono che io ne faccia di quel cadavere? Non posso gi prenderlo sotto il braccio e portarlo qui oggi come bagaglio. Sono dunque costretto a rimanere... Ah! che gente sciocca e cattiva c' mai al mondo!
- Avete parlato col capo stazione? ? domand Pietro.
- Ah s, il capo stazione! E' nascosto non so dove, nel fitto della baraonda. Non si  mai potuto pescarlo. Come volete che si possano far le cose a dovere in un simile finimondo?... Ma bisogna che lo stani, che gli dica il mio modo di pensare!
E, scorgendo la moglie impietrita, immobile:
- Che diamine fai qui, tu? Ma vai su dunque che ti si passi il bagaglio ed il piccino!
Allora fu un precipizio; la spinse, le gett gli involti, mentre il prete prendeva in braccio Gustavo.
Il povero esserino, leggiero come un uccello, pareva si fosse fatto ancora pi scarno, tutto mangiato da piaghe e cos dolente in tutta la persona che gett un lieve grido.
- Ah! tesoretto! T'ho fatto male?
- No, no, signor abate, ma oggi mi hanno tanto scosso che sono stanco morto.
Sorrideva, col suo fare cos arguto e cos triste. E si sprofond nel suo angolo, chiuse gli occhi, avendo ricevuto il colpo di grazia da quel viaggio mortale.
- Capirete, riprese Vigneron, che non mi diverte molto di star qui a seccarmi, mentre mia mogli e mio figlio tornano a Parigi senza di me. Ma non c' rimedio: non si pu pi resistere all'albergo; e d'altronde, la sarebbe bella eh! che io fossi costretto a ripagare tre posti, se non vogliono sentir ragione... E dire che mia moglie non ha molta testa; non sapr mai sbrogliarsi.
Allora, con un ultimo affrettato bisbiglio, soffoc la Vigneron di osservazioni minuziose su quello che doveva fare durante il viaggio, ed in che modo doveva tornare in casa, e come doveva curare Gustavo se gli sopravveniva una crisi.
Docile, un po' sgomenta, lei rispondeva ad ogni frase:
- S, s, amico mio... Certo, amico mio...
Ma egli fu ripreso da un nuovo accesso di rabbia.
- Il mio biglietto di ritorno sar valido o no, dopo tutto? Voglio pur saperlo... Bisogna pur che me lo trovino quel capo stazione!
Si gettava di nuovo tra la folla, quando scorse in terra la gruccia di Gustavo, dimenticata. Fu un disastro che gli fece alzare le braccia al cielo, per prendere Dio a testimonio che non se la caverebbe mai da tante complicazioni. E gett la gruccia alla moglie, se ne and, frenetico, gridando:
- T! dimentichi tutto, tu!
Gli ammalati affluivano ora, e come all'arrivo, era una ressa, una serie continua di trasporti, lungo i marciapiedi, attraverso i binarii.
Tutti i mali atroci, tutte le piaghe, tutte le deformit tornavano a sfilare, senza che il loro numero e la loro gravit apparissero minori, come se le poche guarigioni conseguite non fossero che l'umile luce impercettibile fra tanta ombra di lutto. Gli ammalati si portavano via come si erano condotti. Le carrozzette recanti delle vecchierelle inferme, colla borsa da viaggio ai piedi, risuonavano sul ferro dei binarii.
Le lettighe dove giacevano i corpi gonfi, le faccie pallide dagli occhi ardenti, oscillavano tra le spinte della folla. Era una fretta insensata, senza ragione, una confusione indescrivibile, delle domande, delle risposte, delle corse improvvise, il continuo girare su di se stesso di un gregge che non ritrova la porta dell'ovile.
Ed i lettighieri finivano col perdere la testa, non sapendo qual via seguire, davanti alle grida d'allarme delle guardie, che ogni volta, spaventavano la gente, facendola smarrire per lo sgomento.
- Attenti! Attenti, laggi!... Andiamo, spicciatevi dunque! No, no, non passate pi!... Il treno di Tolosa! Il treno di Tolosa!
Pietro, essendo tornato al luogo di prima, rivide le signore, la Jonquire e le altre, che continuavano a discorrere allegramente. Accanto a loro scorse Berthaud, che il padre Fourcade aveva fermato per rallegrarsi secolui dell'ordine mirabile tenuto durante il pellegrinaggio. L'ex-magistrato s'inchinava, lusingato.
- E' una lezione data alla loro Repubblica, non  vero, reverendo? Si ammazzano a Parigi, quando delle folle come questa celebrano qualche data sanguinosa della loro storia esecranda... Dovrebbero venir qui ad imparare!
Era beato per l'idea di rendersi importuno al Governo che lo aveva costretto a dimettersi. Non era mai tanto felice quanto a Lourdes, fra l'immenso affluire dei fedeli, quando delle donne rischiavano di essere schiacciate. Non pareva soddisfatto per del risultato della propaganda politica che veniva a farvi ogni anno, per tre giorni; era preso da impazienza, le cose non camminavano abbastanza presto. Quando Nostra Donna di Lourdes si deciderebbe essa a ricostituire la Monarchia?
- Vedete, reverendo, l'unico mezzo, il vero trionfo, sarebbe di condurre qui, in massa, gli operai delle citt. Io non voglio ormai pensare, n lavorare ad altro. Ah! se si potesse creare una democrazia cattolica!
Il padre Fourcade si era fatto molto serio. I suoi begli occhi intelligenti si annebbiarono di sogni, si diedero a vagare nelle lontananze. Quante volte aveva dato per mta ai suoi sforzi la creazione di quel nuovo popolo? Ma non ci voleva il soffio di un secondo Messia?
- S, s ? mormor ? una democrazia cattolica. Ah! la storia dell'umanit ricomincierebbe!
Il padre Massias lo interruppe con fuoco per dire che tutte le nazioni della terra finirebbero col venire a Lourdes, mentre Bonamy, che notava gi un lieve raffreddamento nel fervore dei pellegrini, crollava il capo, opinando che tutti i fedeli della Grotta dovevano raddoppiare di zelo.
Secondo lui, il successo stava specialmente nel dare la maggior pubblicit possibile ai miracoli. E rideva con compiacenza, si mostrava raggiante, nell'additare la sfilata tumultuosa degli infermi.
- Ma guardateli un po'? Non partono tutti con miglior cera? Molti fra essi non sembrano guariti, eppure portano via con s il germe della guarigione, credetelo!... Ah! che brava gente! Lavorano pi di tutti noi alla gloria di Nostra Donna di Lourdes!
Ma dovette tacere. La signora Dieulafay passava nella sua bara imbottita di seta. E la deposero davanti al suo vagone di prima classe, dove una cameriera metteva gi in ordine il bagaglio. Una grande piet stringeva cuori: la misera pareva non si fosse destata dalla sua prostrazione nei tre giorni da lei passati a Lourdes. Come l'avevano portata, in mezzo al suo sfarzo, nel giorno dell'arrivo, cos i lettighieri stavano per rimetterla nel vagone, vestita di merletti, coperta di gioielli, col suo viso morto ed inebetito da mummia che si liquefaceva; e sembrava ancora pi minima di proporzioni, la portavano via scemata, ridotta sempre pi alla statura di una bambina, per quel male orrendo, il quale, dopo aver distrutto le ossa, scioglieva ora i muscoli, ridotti a cenci flaccidi.
Il marito e la sorella, inconsolabili, con gli occhi rossi ed affranti dalla perdita della loro ultima speranza, la seguivano con l'abate Judaine, come si segue un morto al cimitero.
- No no! Non subito! ? disse il prete ai portatori, che volevano metterla nel vagone. ? Dovr starci abbastanza l dentro! Lasciate almeno che goda fino all'ultimo momento la soavit di questo bel cielo!
Poi, vedendo Pietro, lo condusse in disparte, dicendogli, con voce rotta dal dolore:
- Ah! sono costernato... Questa mattina speravo ancora. L'ho fatta portare alla Grotta, ho detto la mia messa per lei, sono tornato alle undici per pregare. E nulla; la Beata Vergine non mi ha esaudito. Io, guarito da lei, io povero vecchio inutile, non ho potuto ottenere la guarigione di quella donna cos giovane, cos bella, cos ricca, di cui la vita dovrebbe essere una festa continua!... Certo, la Beata Vergine sa meglio di noialtri quello che deve fare, ed io mi inchino e benedico il suo nome. Ma, in verit, l'anima mia  piena di atroce tristezza.
Non diceva tutto il suo pensiero, non confessava quello che lo turbava cos, nella sua semplicit da brav'uomo fanciullesco, che non ha mai conosciuto la passione n il dubbio.
Ma l'idea era questa: che quei poveretti che piangevano, il marito, la sorella, avevano troppi milioni; che avevano portati dei doni troppo sfarzosi; che avevano dati troppi denari alla Basilica. Il miracolo non si compera: le ricchezze di questo mondo, anzich giovare, nuocciono agli occhi di Dio. Certo, la Vergine non era rimasta sorda per loro, non aveva mostrato un cuore freddo e severo, che per ascoltar pi benignamente la voce fioca dei pezzenti venuti a lei con le mani vuote, non d'altro ricchi che d'amore, colmando questi dei suoi favori divini, facendo piovere su di loro soltanto la sua ardente tenerezza da Madre di Dio.
E quei poveri ricchi inesauditi, quella sorella, quel marito cos infelici vicino al triste corpo che riportavano a casa, si sentivano come dei paria essi medesimi, fra la turba degli umili, consolati o guariti.
Sembravano confusi del loro lusso, si tiravano indietro, presi da impaccio e da soggezione, nella vergogna di vedere che Nostra Donna di Lourdes aveva sollevato delle mendicanti, mentre era rimasta piena di sprezzo per la bella e possente signora, agonizzante fra i suoi merletti, non volendo concederle nemmeno uno sguardo.
Pietro pens ad un tratto che poteva darsi che non avesse veduto Guersaint e Maria mentre giungevano e che essi erano forse gi nel vagone. Vi torn, ma anche questa volta non vide altro che la sua valigia sul sedile.
Suora Giacinta e Suora Chiara degli Angeli cominciavano a disporre le cose pei loro ammalati. E, Gerardo avendo condotto Sabathier in una carrozzetta, Pietro gli diede una mano per portarlo su, arduo lavoro che li fece sudare fino alla camicia.
L'ex-professore, molto abbattuto, ma calmo e rassegnato, riprese subito possesso del suo angolo e vi si abbandon.
- Grazie, signori... L' fatta, se Dio vuole! E' una fortuna. Adesso, non c' pi che da portarmi gi a Parigi.
La signora Sabathier ridiscese, dopo avergli ravviluppate le gambe in una coltre, e rest in piedi presso lo sportello aperto del vagone. E stava discorrendo con Pietro, quando s'interruppe per dire:
- To'! Ecco la signora Maze che viene a riprendere il suo posto... Mi ha fatto delle confidenze, l'altro giorno. Una donnina molto infelice!
La interpell cortesemente, offrendole di badare al suo bagaglio.
Ma la nuova venuta protest, ridendo e dimenandosi, con fare da pazza.
- No, no, non parto...
- Come, non partite?
- No, no! non parto... Cio, parto, ma non con voi, non con voi!
Era cos diversa dal solito, cos raggiante, che entrambi penavano a ravvisarla. Il suo viso da bionda, avvizzita prima del tempo, sembrava ringiovanito di dieci anni ed improvvisamente risorto dalla tristezza infinita dell'abbandono.
Diede un grido e sfog l'eccesso della sua gioia.
- Parto con lui... E' venuto a prendermi, mi conduce via... S, s, andiamo a Luchon insieme... insieme!
Poi, indicando, con uno sguardo d'estasi, un giovanone dai capelli neri, di aspetto gioviale, con labbra fresche, che stava comperando dei giornali:
- Guardate! Eccolo l, mio marito, quel bell'uomo che ride colla venditrice... E' piovuto da me questa mattina e mi rapisce; prendiamo il treno di Tolosa fra due minuti... Ah! cara signora, voi a cui ho detto i miei dolori comprenderete la mia felicit, non  vero?
Ma non poteva star zitta: riparl della terribile lettera ricevuta alla domenica, lettera in cui egli le significava che se ella avesse approfittato del suo soggiorno a Lourdes, per venirlo a perseguitare a Luchon, egli le avrebbe chiusa la sua porta. Un uomo sposato per amore! Un uomo che la trascurava da dieci anni, mettendo a profitto i suoi continui giri da commesso viaggiatore per tirarsi dietro delle sgualdrine da un capo all'altro della Francia! Questa volta era finita: essa aveva chiesto al cielo la grazia di morire, poich non ignorava che l'infedele si trovava a Luchon in quel momento, con due sorelle, sue amanti. E che cosa era mai accaduto, Dio buono? Un colpo di fulmine, certo! Le due signore dovevano aver ricevuto un avviso dal cielo, essersi rese conto, all'improvviso, del loro peccato, forse anche aver fatto un sogno in cui si erano vedute all'inferno. Fatto sta che, una sera, erano scappate dall'albergo, piantandolo: mentre lui, che non poteva vivere solo, s'era sentito castigato a tal punto che gli era venuta, ad un tratto, l'idea di andar a prendere la moglie per tenerla seco otto giorni. Egli non lo diceva, ma la grazia doveva averlo colpito; sua moglie lo trovava troppo amabile per non credere ad un vero principio di conversione.
- Ah! quanto sono grata alla Beata Vergine! ? continu. ? Lei sola deve aver operato il miracolo, l'ho compreso ieri sera. Mi  parso che essa mi facesse un lieve cenno, per l'appunto nel minuto in cui mio marito prendeva la decisione di venirmi a chiamare. Gli ho chiesto l'ora precisa, e concordano perfettamente... Vedete, non vi  stato miracolo pi grande di questo: gli altri mi fanno ridere: quelle gambe drizzate, quelle piaghe scomparse. Ah! sia benedetta Nostra Donna di Lourdes che mi ha sanato il cuore!
Il giovanone bruno si voltava, ed essa si slanci verso di lui, scordando perfino di prender congedo dagli amici. Quella insperata fortuna d'amore, quel tardo risorgere di luna di miele, una settimana intera a Luchon, con l'uomo tanto rimpianto, la facevano veramente impazzire per la gioia. Lui, avendola ripresa in un'ora di ripicchio e di isolamento, finiva col sentirsi commosso, divertendosi del caso e trovando la moglie molto meno brutta di quello che credeva.
In quel mentre, nella ressa sempre maggiore del trasporto degli ammalati, giunse finalmente il treno di Tolosa. Allora il tumulto raddoppi, la confusione si fece straordinaria.
S'udiva un tintinnire di suoneria, si vedeva un manovrare di segnali; poi il capo stazione accorse, gridando con tutta la forza dei suoi polmoni:
- Attenti laggi!... Andiamo, liberate il binario!
Ed un impiegato dovette precipitarsi per spingere fuori dalle rotaie una carrozzetta dimenticata, con dentro una vecchia.
Uno stormo sbigottito di pellegrini traversava ancora a trenta metri dalla locomotiva, che veniva avanti lenta, ruggendo e fumando. Altri, perdendo la testa, sarebbero caduti sotto le ruote, se gli uomini di squadra non li avessero brutalmente afferrati per le spalle. Finalmente il treno si ferm senza aver schiacciato nessuno, fra le materasse, i guanciali, ed i cuscini sparsi all'intorno ed i gruppi spaventati che non terminavano mai di girare sopra se stessi.
E gli sportelli si aprirono, un'onda di viaggiatori scese mentre un'altra onda saliva, in una doppia corrente contraria, che port al colmo il tumulto. Delle teste erano apparse alle finestre degli scompartimenti chiusi, teste prima curiose, poi colpite da stupore all'aspetto di quello spettacolo straordinario, e fra queste in ispecie due testoline di giovanette, mirabilmente leggiadre, di cui i grandi occhi ingenui finirono coll'esprimere la piet la pi dolorosa.
Frattanto la Maze era salita in un vagone, seguita dal marito, cos felice, cos leggera, che aveva vent'anni, come nella sera gi lontana, del suo viaggio di nozze. E gli sportelli vennero richiusi, la locomotiva mand un lungo fischio, poi si scosse e ripart pesantemente fra la calca che riflu sui binari, dietro il treno, invadendo di nuovo ogni cosa, in un dilagamento di chiusa che sforza gli argini.
- Ma chiudete l'accesso ? gridava il capo-stazione ai suoi uomini... E vegliate quando condurranno la macchina.
In mezzo a quel chiasso, i pellegrini e gli ammalati in ritardo erano giunti anch'essi. Pass la Grivotte, nel solito eccitamento, con gli occhi accesi di febbre ed il passo da ballo, e dietro di lei vennero Elisa Rouquet e Sofia Couteau, molto allegre e trafelate, perch avevano fatto una corsa. Si affrettarono, tutte e tre, a salire nel vagone, dove suor Giacinta le rimprover. Quasi quasi restavano alla Grotta, dove i pellegrini si dimenticano alle volte, non potendo strapparsene, implorando, ringraziando ancora la Beata Vergine, mentre il treno li aspettava in stazione.
Ad un tratto, Pietro, inquieto anche lui e non sapendo pi che cosa pensare, scorse Guersaint e Maria fermati tranquillamente sotto la tettoia a discorrere con l'abate Judaine. Corse a raggiungerli, rivelando la sua impazienza.
- Ma che diamine avete fatto? Cominciavo a perdere la speranza di vedervi.
- Come, che cosa abbiamo fatto? ? rispose Guersaint, sorpreso, col suo fare placido. ? Ma eravamo alla Grotta, lo sapete pure... V'era un prete che predicava in modo mirabile... Vi saremmo ancora, se io non mi fossi ricordato che si partiva... Anzi, abbiamo preso una carrozza come vi avevamo promesso.
S'interruppe per guardare il grande orologio.
- Non c' nessuna fretta, che diavolo! Il treno non parte che fra un quarto d'ora.
Era vero, e Maria ebbe un sorriso di gioia divina.
- Oh! Pietro, se sapeste che felicit porto via con me da quest'ultima visita alla Beata Vergine! L'ho veduta sorridermi ed ho sentito che mi dava la forza di vivere. In verit, quell'addio  stata una dolcezza celeste e non bisogna sgridarci, Pietro!
Sorrideva, mentre lui era un po' confuso della sua irrequietudine ansiosa. Aveva dunque un cos vivo desiderio di essere lontano da Lourdes? Temeva che Maria, affascinata dalla Grotta, non dovesse tornar pi? Adesso che era giunta, stupiva di s e si sentiva molto calmo.
Mentre consigliava per agli amici di salire sul vagone, riconobbe il dottor Chassaign, che accorreva verso di loro.
- Ah! caro dottore, vi aspettavo... M'avrebbe fatto tanto dispiacere di non potervi abbracciare prima della partenza!
- S, s, ho fatto tardi... Figuratevi che, dieci minuti fa, giungendo, discorrevo laggi col commendatore, sapete, quell'originale... Sghignazzava vedendo i vostri ammalati riprender il treno per andar a morire a casa loro, cosa che avrebbero dovuto fare prima, come diceva. Ed ecco che, ad un tratto,  caduto davanti a me, fulminato... Era il suo terzo attacco di paralisi, quello che aspettava...
- Oh! mio Dio! ? mormor l'abate Judaine, che aveva udito ? egli bestemmiava ed il Cielo lo ha castigato!
Guersaint e Maria, molto commossi, ascoltavano con vivo interesse.
- L'ho fatto portar laggi, nell'angolo di un magazzino ? continu il dottore. ? Questa volta  la fine, ed io non posso nulla per lui; sar morto prima di un quarto d'ora... Allora ho pensato ad un prete, sono accorso...
E, volgendosi:
- Signor curato, voi che lo conoscete, venite con me, ve ne prego. Non si pu lasciare un cristiano andarsene cos. Forse si commuover, riconoscer il suo errore e si riconcilier con Dio.
L'abate Judaine lo segu rapidamente, e Guersaint si mosse anche lui, conducendo seco Pietro e Maria, tutti e tre affascinati e commossi da quel dramma.
Giunsero sotto la tettoia delle merci, a venti passi dalla folla, che continuava ad agitarsi, rumorosa, senza che alcuno sospettasse che vi fosse in tanta prossimit un uomo in agonia.
Col, in un angolo solitario, fra due montagne di sacchi di avena, il commendatore giaceva sopra una materassa dell'Opera pia, presa nel deposito. Vestiva il suo eterno abito nero, col largo nastro rosso all'occhiello, e, qualcuno avendo avuto la precauzione di raccogliere la sua mazza a pomo d'argento, l'aveva posta con cura in terra, vicino alla materassa.
L'abate Judaine si chin subito su di lui:
- Povero amico, voi ci ravvisate, ci udite, non  vero?
Pareva che il commendatore non avesse serbato di vivo che gli occhi; ma questi vivevano davvero, risplendendo di una fiamma di energia pertinace. La paralisi, nel colpire il lato destro, doveva avergli tolto l'uso della parola. Peraltro, balbett qualche cosa, riusc a far intendere che voleva finirla l, senza essere mosso, senza essere seccato altro. Non avendo nessun parente a Lourdes dove nessuno sapeva nulla del suo passato, n della sua famiglia, campandovi da tre anni col suo impieguccio alla stazione, perfettamente felice in apparenza, vedeva finalmente esaudito il suo ardente desiderio. l'unico suo desiderio anzi, quello di andarsene, di piombare nel sonno eterno, nel nulla riparatore. Ed i suoi occhi dicevano infatti la gioia che ne risentiva.
- Avete qualche voto da manifestare? ? domand l'abate Judaine. ? Non possiamo giovarvi in alcunch?
No, no! I suoi occhi rispondevano che stava bene, che era contento. Da tre anni non s'era alzato una sola mattina, senza la speranza di dormire la notte nel cimitero.
Quando il sole splendeva, soleva dire con aria di desiderio:
- Ah! che bella giornata per andarsene!
Ed era la benvenuta, la morte, che veniva a redimerlo da questa esecrabile esistenza.
Il dottor Chassaign ripet sottovoce, amaramente, al vecchio prete che lo scongiurava di tentare qualche cosa:
- Non posso nulla, la scienza  impotente; egli  condannato.
Ma, in quel momento, una vecchia, una pellegrina di ottant'anni, smarrita, non sapendo dove andare, entr sotto la tettoia. Si trascinava con una mazza, gobba e sbilenca, ridotta alla statura di una bambina, afflitta da tutti i mali della decrepitudine; e portava, ad armacollo, una secchia piena di acqua di Lourdes, per prolungarla ancora, quella vecchiaia, nello stato spaventevole di rovina a cui era ridotta. Per un attimo si sbigott nella sua imbecillit senile. Guard quell'uomo steso in terra, rigido, che moriva. Poi, una bont di avola riarse in fondo agli occhietti torbidi, e si accost ancora pi, spinta da una fraternit di creatura molto vecchia e molto ammalata. E, colle mani agitate da un fremito perenne, prese la sua secchia e la porse a quell'uomo.
Quell'atto fu per l'abate Judaine un lampo improvviso, un'ispirazione del cielo. Lui, che aveva pregato tanto per la guarigione della signora Dieulafay, senza che la Vergine lo esaudisse, si sent acceso da nuova fiamma di fede e convinto che, se il commendatore beveva, sarebbe guarito.
Cadde in ginocchio vicino alla materassa.
- Oh! fratello mio,  Dio stesso che ci manda quella donna! Riconciliatevi con lui, bevete e pregate, mentre imploreremo anche noi, con tutte le forze dell'anima, la misericordia divina... Dio vorr manifestare la sua potenza, Dio far l'immenso miracolo di rimettervi in piedi, perch voi abbiate a passare molti anni ancora su questa terra, amandolo e glorificandolo.
No, no! Gli occhi scintillanti del commendatore gridavano di no! Non sarebbe mai stato vigliacco come quei branchi di pellegrini venuti da luoghi cos lontani, fra tante fatiche, per trascinarsi in terra e singhiozzare, supplicando il cielo di lasciarli vivere un mese, un anno, dieci anni ancora.
Era cos dolce, cos semplice di morire placidamente nel proprio letto! Si volta la testa verso il muro e si muore.
- Bevete, fratello, ve ne scongiuro... E' la vita che voi berrete, la forza, la salute, e sar anche la volutt del vivere... Bevete per tornar giovine, per ricominciare una nuova esistenza pia e devota! Bevete per cantare le lodi della Madre Divina che vi avr salvato il corpo e l'anima!... Essa mi parla, la vostra risurrezione  sicura.
No, no! Gli occhi rifiutavano, respingendo la vita con ostinazione sempre maggiore; ed a quell'ostinazione si associava ora una paura segreta del miracolo.
Il commendatore non credeva, e da tre anni si stringeva nelle spalle, di fronte alle loro pretese guarigioni! Ma che cosa si poteva mai sapere, in questo stupido mondaccio? Accadono, alle volte, delle cose tanto straordinarie! E se, per caso, la loro acqua avesse avuto una virt soprannaturale, e se gliela facessero bere per forza, non sarebbe stato terribile per lui di rivivere, di ricominciare i suoi anni di galera, la sciagura che Lazzaro, il miserando eletto del sommo miracolo, aveva sofferto due volte? No, no! Non voleva bere, non voleva tentare la terribile avventura della risurrezione.
- Bevete, bevete, fratello ? ripeteva il vecchio prete, vinto dalle lagrime ? non vi indurite nel rifiuto dei favori celesti!
E si vide allora questa cosa terribile, quell'uomo gi mezzo morto sollevarsi, scuotere i vincoli della paralisi, liberare per un attimo la lingua annodata, balbettando, ruggendo con voce rauca:
- No, no, no!
Pietro dovette mandar via, rimettendola sulla buona strada, la vecchia pellegrina inebetita. Essa non aveva compreso quel rifiuto dell'acqua che portava via come il pi prezioso dei tesori, il dono dell'eternit stessa, fatto da Dio ai poveretti che non volevano morire. Gobba e sbilenca, trascinando, coll'appoggio della mazza, i tristi ruderi dei suoi ottant'anni, essa sparve tra la folla brulicante, sempre accesa dalla smania di esistere, cupida di aria libera, di sole, di chiasso.
Maria e suo padre avevano avuto un brivido di fronte a quella smania della morte, a quella cupida bramosa del nulla, che si rivelava nel commendatore.
Ah! dormire, dormire senza sogni, nell'infinito delle tenebre, eternamente, nulla poteva essere pi dolce! Non era la speranza di una vita migliore, il desiderio di essere finalmente felice, in un paradiso di eguaglianza e di giustizia: era soltanto il bisogno della notte buia, del sonno senza fine, la gioia di non esistere pi, mai pi.
Ed il dottor Chassaign aveva avuto un brivido, poich anche lui non nutriva che un pensiero ormai, la felicit del momento in cui se ne andrebbe. Ma al di l di questa esistenza, le sue care morte, la moglie, la figlia, lo aspettavano nella vita eterna, e che freddo glaciale avrebbe sentito al cuore, se gli fosse venuta, per un attimo solo, l'idea di non ritrovarle lass!
L'abate Judaine si rialz con uno sforzo. Gli era parso di notare che il commendatore fissasse ora gli occhi penetranti su Maria. Disperato delle sue inutili suppliche, volle additargli Maria come un esempio di quella bont di Dio che egli respingeva.
- Voi la riconoscete, non  vero? S,  la giovinetta che  giunta sabato, cos ammalata, paralizzata in tutte e due le gambe. E la vedete ora sana, bella, robusta... Il cielo le ha fatto la grazia, eccola rinata alla giovent, alla lunga vita che  nata per vivere... Non sentite nessun rammarico nel guardarla? Vorreste che fosse morta anche lei, quella bambina, e le avreste consigliato di non bere?
Il commendatore non poteva rispondere, ma i suoi occhi non si staccavano pi dal volto sorridente di Maria in cui si leggeva una cos viva felicit di essere risorta, una cos illimitata speranza nei domani senza numero che le erano certamente riserbati e delle lagrime gli spuntarono sotto le palpebre e scesero lungo le sue guance gi fredde.
Egli piangeva su di lei, e pensava certo all'altro miracolo invocato sul suo capo se guariva, quello di essere felice. Era l'intenerimento di un vecchio che, conoscendo le miserie di questo mondo, s'impietosiva su tutti i dolori che aspettavano forse quella creatura. Ah! povera, povera donna, quante volte forse rimpiangerebbe di non esser morta a vent'anni!
Poi, gli occhi del commendatore si offuscarono, come se si fossero stemperati in quelle lagrime di piet estrema. Era la fine, cominciava il coma, l'intelligenza se ne andava col respiro. Si volse e mor.
Il dottor Chassaign allontan subito Maria:
- Il treno parte, fate presto, fate presto!
Infatti, un suono di campana giungeva distinto, fra il tumulto, sempre maggiore, della folla. Ed il dottore, avendo incaricato due lettighieri di custodire il corpo che si porterebbe poi, quando fosse partito il treno, volle accompagnare gli amici fino al vagone.
Tutti si affrettarono. L'abate Judaine, disperato, li aveva raggiunti, dopo aver detto una breve orazione pel riposo di quell'anima ribelle.
Ma mentre Maria, seguta da Pietro e Guersaint, correva lungo la stazione, venne fermata nuovamente dal dottor Bonamy, che la present trionfalmente al padre Fourcade:
- Reverendo, ecco madamigella di Guersaint, quella fanciulla che  guarita cos miracolosamente ieri, luned.
Il padre ebbe il sorriso raggiante di un generale a cui si rammenta la sua vittoria pi decisiva.
- Lo so, lo so... Io ero l... Cara figliuola, Dio vi ha benedetta fra tutti: benedite e fate adorare il suo nome.
Poi si rallegr con Guersaint, che esultava nel suo orgoglio paterno.
Era l'ovazione che ricominciava, quel concerto di parole tenere, di sguardi meravigliati che avevano seguto la fanciulla, alla mattina, tra le vie di Lourdes, e che la circondavano di nuovo nel momento della partenza.
La campana aveva un bel suonare: un circolo di pellegrini estatici le si era formato intorno, e pareva che ella recasse nella sua persona la gloria del pellegrinaggio, il trionfo della religione, trionfo che echeggiava ormai ai quattro angoli della terra.
In quel momento Pietro si intener notando il gruppo doloroso formato, l accanto, da Dieulafay e dalla signora Jousseur. I loro sguardi si erano fissati su Maria; stupivano, come gli altri, della resurrezione straordinaria di quella giovinetta, cos bella ora, che essi avevano veduta inerte, scarna, colla faccia terrea. Perch mai era guarita quella bambina? Perch non era guarita invece la giovine sposa, la cara creatura che portavano via morente? Il loro impaccio, la loro vergogna si facevano sempre maggiori e si scostavano nella loro soggezione da paria troppo ricchi, e fu un sollievo per loro quando tre lettighieri, avendo collocato con grande stento la signora Dieulafay nel suo scompartimento di prima classe, poterono salirvi e sparire anch'essi in compagnia dell'abate Judaine.
Ma gli impiegati gridavano gi: - In carrozza! In carrozza!
Il padre Massias, che aveva la direzione religiosa del treno, aveva ripreso il suo posto, lasciando gi il padre Fourcade, poggiato alla spalla del dottor Bonamy.
Gerardo e Berthaud si affrettarono a salutare un'ultima volta le signore, mentre Raimonda andava a raggiungere la Volmar e la Dsagneaux, gi stabilite nel loro cantuccio; e la Jonquire corse finalmente nel suo vagone, dove giunse nello stesso tempo che i Guersaint.
La gente si spingeva, facendo ressa; v'erano delle grida, delle chiamate, delle corse sbigottite da un capo all'altro dell'interminabile treno, a cui veniva attaccata la locomotiva, una macchina nuova, tutta d'ottone, splendente come un sole.
Pietro faceva passare avanti Maria, quando Vigneron, che tornava di carriera, gli grid:
- E' valido! E' valido!
Molto rosso, mostrava il suo biglietto, agitandolo. E corse fino allo scompartimento dove stavano sua moglie e suo figlio, per annunziare la buona notizia.
Quando Maria e suo padre furono a posto, Pietro rimase gi ancora un minuto col dottor Chassaign, il quale lo abbracci paternamente.
Egli voleva fargli promettere di tornare a Parigi, di riprendere un po' di parte alla vita. Ma il vecchio medico crollava il capo.
- No, no, caro ragazzo, rimango... Esse sono qui e mi tengono con loro.
Parlava delle sue care morte. Poi, preso da una grande emozione, sussurr:
- Addio!
- Non addio, mio buon dottore, arrivederci!
- No, addio, addio. Il commendatore aveva ragione, vedete. Non v'ha nulla di pi dolce che morire, ma per rivivere.
Il barone Suire dava l'ordine di togliere le bandiere bianche dalla testa e dalla coda del treno.
Le chiamate delle guardie suonavano pi imperiose: "In carrozza! In carrozza!"
Ed era la baraonda suprema, lo slancio dei ritardatarii che, perdendo la testa, arrivavano sudati, ansanti.
Nel vagone frattanto la signora di Jonquire e suor Giacinta contavano i loro ammalati.
La Grivotte, Elisa Rouquet, Sofia Couteau vi erano gi; Madama Sabathier si era seduta al suo posto, rimpetto al marito, il quale aspettava pazientemente la partenza con occhi semichiusi.
Ma una voce domand:
- E la signora Vincent, non riparte con noi?
Suor Giacinta che sporgeva la testa, scambiando un ultimo sorriso con Ferrand, in piedi sulla porta del furgone, esclam:
- Eccola!
La signora Vincent attraversava il binario, accorrendo l'ultima, ansante e stralunata.
E subito, con un'occhiata involontaria, Pietro le guard le braccia. Erano vuote.
Tutti gli sportelli si richiudevano ora, battendo gli uni dopo gli altri. I vagoni erano pieni, non si aspettava che il segnale della partenza. La macchina, soffiando e fumando, mand un primo fischio, di stridula allegrezza; ed in quell'attimo, il sole velato fino allora, disperse il lieve strato di nubi e fece risplendere il treno, con quella macchina tutta d'oro, che sembrava avviata al paradiso delle leggende.
Era una partenza infantilmente gioconda e divina, senza amarezza alcuna.
Tutti gli ammalati sembravano guariti.
Sebbene si portassero via nello stesso stato in cui erano giunti, partivano sollevati, felici, per un'ora almeno.
E nessuna gelosia turbava la loro fraternit; quelli che non erano guariti si rallegravano della guarigione degli altri.
Verrebbe la loro ora, senza dubbio: il miracolo di ieri era per essi la formale promessa del miracolo di domani, la febbre del desiderio non era estinta da quei tre giorni di suppliche ardenti, la fede dei dimenticati serbava la stessa intensit, nella certezza che la Beata Vergine aveva semplicemente aggiornata la guarigione per la salute dell'anima loro.
In tutti quei miserabili assetati di vita, l'amore inestinguibile, la speranza non si spegnevano mai.
Quindi, un ultimo scoppio di gioia, una turbolenza di felicit straordinaria, delle risate e delle grida chiassose suonavano in quei vagoni zeppi, ne traboccavano, esuberanti.
- All'anno prossimo! Torneremo, torneremo!
E le piccole suore dell'Assunzione, cos allegre, avendo battuto palma a palma, il canto di gratitudine, il Magnificat vibr, cantato dagli ottocento pellegrini:
- Magnificat anima mea dominum.
Allora il capo-stazione, finalmente rassicurato, ritto, con le braccia penzoloni, ordin il segnale.
Di nuovo, la macchina fischi, poi si scosse e si mise in moto, sotto lo sfolgoro del sole, come in un'apoteosi.
Il padre Fourcade era rimasto sullo scalo, poggiato alla spalla del dottor Bonamy, soffrendo molto della gamba, ma salutando comunque, con un sorriso, la partenza dei suoi cari figliuoli; mentre Berthaud, Gerardo ed il barone Suire formavano un altro gruppo, vicino al quale il dottor Chassaign e Vigneron sventolavano i fazzoletti.
Delle teste si sporgevano allegre, dagli sportelli dei vagoni fuggenti; dei fazzoletti sventolavano nel vento della corsa.
La Vigneron costringeva il piccolo Gustavo a mostrare il viso pallido.
Si vide per molto tempo la manina a pozzetto di Raimonda che mandava dei saluti.
E Maria rest l'ultima a guardar Lourdes che svaniva tra il verde.
Trionfante in mezzo alla campagna soleggiata, il treno spar, sfolgorando, ruggendo, cantando a voce spiegata:
- Et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo.

 4.
Avviato al ritorno, il treno bianco correva di nuovo verso Parigi. E nel vagone di terza in cui il Magnificat, cantato alla distesa da voci stridule, copriva il rombo delle ruote, era la stessa camerata, la stessa sala mobile d'ospedale, che si poteva abbracciare tutta, con uno sguardo, al disopra delle pareti basse, nel suo scompiglio, nella sua baraonda di ambulanza improvvisata.
Le catinelle, i vasi, le granate, le spugne giacevano semi-nascoste sotto le panchine. I colli sorgevano in montagne un po' dappertutto, lamentevole accozzaglia di povere cose logore, di cui l'ingombro ricominciava su in alto, con gli involti, i canestri, le borse, appese ai chiodi di ottone dove dondolavano senza posa.
Le stesse suore dell'Assunzione, le stesse dame ospitaliere stavano l coi loro ammalati, fra il pigiarsi dei pellegrini sani, gi oppressi dal caldo eccessivo dall'odore insopportabile.
Ed, in fondo, vi era anche lo scompartimento intero di donne: le dieci pellegrine, pigiate l'una dall'altra, le giovani, le vecchie, tutte della stessa bruttezza malinconica, che cantavano impetuosamente, con voce stonata e dolorosa.
- A che ora saremo a Parigi? ? domand Guersaint a Pietro.
- Domani verso le due del dopopranzo, credo ? rispose il prete.
Dacch erano in viaggio, Maria guardava quest'ultimo con una preoccupazione dolorosa, quasi fosse tormentata da un'angoscia improvvisa che non voleva manifestare. Ritrov peraltro il suo bel sorriso di salute riconquistata.
- Ventidue ore di viaggio! Ah! saranno meno lunghe e meno dure che nel venire!
- Eppoi ? riprese il padre ? staremo molto comodi, perch ne abbiamo lasciati parecchi laggi.
Infatti, mancando la Maze, rimaneva un angolo libero in fondo al sedile che Maria, stando seduta ormai, non occupava pi colla carrozzetta; ed avevano messa la piccola Sofia nello scompartimento vicino, dove non v'erano pi n padre Isidoro, n sua sorella Maria, rimasta in servizio a Lourdes, da una signora pia, a quanto si diceva.
Dall'altra parte, la signora di Jonquire e suor Giacinta fruivano anch'esse di un posto, quello della signora Vtu. Avevano avuto inoltre l'idea di liberarsi anche di Elisa Rouquet, mettendola con Sofia, in modo che non si erano tenuti vicini che i coniugi Sabathier e la Grivotte.
Merc questa nuova combinazione, si era meno pigiati, e si potrebbe forse dormire un pochino.
Cantato che ebbero l'ultimo versetto del Magnificat, procurarono di mettersi a posto colla maggior comodit possibile, riordinando le loro cosuccie.
Conveniva sopratutto collocare bene le mezzine di zinco piene d'acqua che disturbavano le gambe. Avevan tirate le tende di tutti gli sportelli di sinistra, perch il sole, illuminando obliquamente il treno, vi gettava dei fasci di luce torrida. Ma gli ultimi temporali avevano bagnata la polvere e la notte sarebbe stata certamente fresca. Poi si vedrebbero meno patimenti, perch la morte avendo portato via i pi aggravati, non rimanevano l che degli ammalati, intorpiditi dalla fatica, che cadevano a poco a poco in una lenta insensibilit.
Fra poco si verificherebbe la reazione che segue le grandi scosse morali, l'abbattimento assoluto. Le anime avevano fatto lo sforzo supremo, i miracoli erano accaduti, ed i nervi cominciavano a calmarsi, nell'inebetimento di un refrigerio profondo.
Cos tutti furono molto occupati fino a Tarbes, riprendendo possesso del proprio posto, mettendo in ordine le proprie cosuccie.
E mentre lasciavano quella stazione, suor Giacinta si alz, e batt palma a palma:
- Cari figliuoli, non bisogna dimenticare la Beata Vergine che  stata tanto buona... Cominciamo il rosario.
Tutto il vagone disse con lei la prima corona, i cinque misteri giocondi: l'Annunciazione, la Visitazione, la Nativit, la Purificazione, e Ges ritrovato. Poi intuonarono il cantico: "Contempliamo l'Arcangelo celeste", con voce cos forte che i contadini, nei seminati, alzavano la testa guardando sul suo passaggio quel treno che cantava.
Maria ammirava, fuori, la vasta distesa della campagna, il cielo immenso, liberato a poco a poco dalla sua nebbia di caldura, e splendente di un azzurro vivissimo.
Era la chiusa deliziosa di una bella giornata. Ed i suoi sguardi tornavano a Pietro e si fermavano su di lui con quella tristezza muta che li aveva velati gi, quando dei singhiozzi disperati scoppiarono rimpetto a lei. Il cantico era finito e la Vincent balbettava delle parole confuse, rotte dalle lagrime.
- Ah! la mia povera piccina... ah! la mia gioia, il mio tesoro, la mia vita...
Sino allora era rimasta sprofondata, come nascosta nel suo cantuccio, e non aveva detto una parola, con le labbra strette, le palpebre chiuse, come per isolarsi maggiormente nel suo dolore spaventevole. Ma nel riaprire gli occhi aveva veduto le cinghie di pelle che pendevano vicino allo sportello, e la vista di quelle cinghie, che la sua creatura aveva toccate, con cui la sua creatura si era trastullata, la sconvolgeva di una disperazione cos frenetica che tutta la sua volont di silenzio ne era vinta.
- Ah! la mia povera piccola Rosa... la sua manina ha preso quelle cinghie e le rivoltava, e le guardava, e sono state, certo, il suo ultimo balocco... Ah! eravamo qui tutte e due, essa viveva ancora, la tenevo ancora sulle mie ginocchia, tra le mie braccia. Ed era cos dolce, cos dolce! E non l'ho pi, e non l'avr mai pi, la mia povera piccola Rosa, la mia povera piccola Rosa!
Smarrita, singhiozzante, si guardava le ginocchia vuote, le braccia vuote, di cui non sapeva pi che fare. Aveva per tanto tempo portato con esse, per tanto tempo cullata la figlia, che ora il non averla era per lei come un'amputazione dell'esser suo, una funzione di meno che la lasciava menomata, disoccupata, sgomenta nel sentirsi inutile. E le sue braccia, le sue ginocchia le davano disturbo.
Pietro e Maria, molto commossi, si misero attorno con sollecitudine alla misera madre, cercando delle buone parole, procurando di consolarla. Seppero cos a poco a poco, dalle frasi sconnesse che essa associava ai singhiozzi, che Calvario avesse dovuto salire dopo la morte della figlia.
La mattina precedente l'aveva portata via morta tra le sue braccia, sotto la bufera, e doveva aver camminato a lungo cos, cieca, sorda, flagellata dalla pioggia dirotta.
Non si ricordava pi le piazze che aveva attraversato, le vie che aveva seguto, attraverso quel Lourdes infame, quel Lourdes assassino di ragazzi, che malediva...
- Ah! non so pi, non so pi... S, qualcuno m'ha raccolto, ha avuto piet di me; gente che non conosco, che abitano in un certo luogo. Ah! non so pi; un luogo molto lontano, molto alto, all'altro capo della citt... Ma certo  gente poverissima, perch mi rivedo in una camera squallida, con la mia povera piccina, fredda fredda, che avevano coricata sul loro letto.
A questo ricordo, una nuova crisi di singhiozzi la scosse, le tolse il respiro.
- No, no! Non volevo dividermi dal suo caro corpicino e lasciarlo in quella citt esecranda. E non posso dire precisamente come siano andate le cose, ma credo che  stata quella povera gente a condurmi... Oh! abbiamo fatto tante, tante pratiche, abbiamo veduto tutti quei signori del pellegrinaggio e della ferrovia... Io ripetevo: "Che v'importa? Permettetemi di riportarla in braccio a Parigi. L'ho portata cos da viva, posso portarla da morta. Nessuno se ne accorger: crederanno che dorma..." E tutti coloro, tutte quelle autorit hanno gridato e mi hanno mandata via come se io avessi chiesto delle brutte cose... Ed io ho finito coll'ingiuriarli. Non vi pare? Quando si fanno tante storie, quando si conducono tanti ammalati all'agonia, si dovrebbe assumersi anche l'incarico di ricondurre a casa i morti. E sapete che cosa mi hanno domandato, da ultimo, alla stazione? Trecento franchi! Questo  il prezzo, a quanto pare. Signore Iddio! Trecento franchi, a me che sono venuta con trenta soldi in tasca ed a cui ne restano cinque in tutto! Non li guadagno neppure cucendo per sei mesi. Avrebbero dovuto chiedermi la vita; l'avrei data cos volentieri... Trecento franchi! Trecento franchi per quel povero corpicino da uccello che sarei stata cos felice di portarmi via in grembo!
Poi, non balbett che lamenti sordi.
- Ah! se sapeste tutte le cose ragionevoli che quella povera gente mi ha detto per risolvermi a partire! Una operaia come me che il suo lavoro aspettava a Parigi, doveva tornarvi; eppoi, non avevo i mezzi di perdere il mio biglietto di ritorno; dovevo riprendere il treno delle tre e quaranta... Mi hanno detto anche che si  pur costretti a rassegnarsi, quando non si  ricchi. Soltanto i ricchi, non  vero? Possono serbare i loro morti e farne quello che vogliono... E non mi ricordo pi... non mi ricordo pi insomma! Non sapevo nemmeno l'ora, non sarei mai stata capace di ritrovare la stazione. Dopo aver sepolto la mia creatura laggi, in un luogo dove non vi sono che due alberi, quella povera gente deve avermi portata via, quasi pazza, e mi hanno condotta qui e spinta in vagone, nel momento stesso in cui il treno partiva... Ma che schianto! Sembrava che il mio cuore fosse rimasto sotterra. Oh!  atroce, atroce, atroce, Dio mio!
- Povera donna! ? mormor Maria ? Fatevi coraggio, chiedete alla Beata Vergine il soccorso che essa non rifiuta mai agli afflitti.
Allora un impeto di rabbia la scosse.
- Non  vero! la Beata Vergine se ne ride di me; la Beata Vergine  una bugiarda! Perch mi ha ingannata? Non sarei mai venuta a Lourdes, io, se non avessi udito quella voce in chiesa; la mia piccina vivrebbe ancora, i medici me l'avrebbero forse salvata. Io, che, per tutto l'oro del mondo, non avrei mai messo piede dai preti! Ah! avevo ben ragione! Non c' Santa Vergine! Non c' Signore!
E continu, senza rassegnazione, senza illusioni, n speranze, bestemmiando, con la trivialit brutale della plebe, ruggendo, nello spasimo della sua carne, con tal impeto che suor Giacinta dovette intervenire:
- Sciagurata, tacete! E' il Signore che vi punisce facendo sanguinare la vostra piaga.
Quella scena era durata a lungo, e, mentre passavano a grande velocit davanti a Riscle, essa batt di nuovo palma a palma, dando il segnale del Laudate, laudate Mariam.
- Su, su, cari figliuoli, tutti insieme e con tutta l'anima:

In cielo e sulla terra,
Tutte le voci
Per voi, o Madre mia,
Cantino insieme.
Laudate, laudate Mariam...

Adesso, la Vincent, di cui quel cantico d'amore copriva la voce, singhiozzava col volto tra le mani, troppo esausta per ribellarsi, senza forza, vinta da una debolezza di povera creatura inebetita dal dolore e dalla fatica.
Dopo il cantico, la stanchezza si fece sentire per tutto il vagone. Non c'erano che suor Giacinta, cos piena di vita, e suor Chiara degli Angeli, dolce, seria ed esile che fossero tuttavia fresche come nell'ora della partenza da Parigi, come durante tutto il loro soggiorno a Lourdes, di una serenit professionale che si abituava a tutto, e sapeva vincere tutto, nell'allegria vivida del soggolo e delle bende bianche.
La signora Jonquire, che non dormiva quasi da cinque giorni, faceva immensi sforzi per non chiudere i suoi poveri occhi, felice del viaggio per, poich tornava con la somma gioia di aver collocato la figlia e di ricondurre con s il pi bel miracolo; una miracolata di cui tutti parlavano. Faceva conto di dormire senz'altro quella notte, nonostante le forti scosse, presa per da una certa inquietudine riguardo alla Grivotte che le sembrava strana, eccitata, stralunata, con gli occhi torbidi e guancie accese di febbre e chiazzate di macchie paonazze. Dieci volte aveva tentato di farla star ferma, senza ottenere da lei che non si muovesse, tenendo le palpebre chiuse e le mani giunte.
Per buona ventura, le altre ammalate non le davano nessun pensiero, essendo tutte migliorate e cos rifinite che sonnecchiavano gi. Elisa Rouquet aveva comperato un grande specchio rotondo, in cui non era mai stanca di guardarsi, trovandosi bella, constatando di minuto in minuto i progressi della sua guarigione, stringendo le labbra, si provava con civetteria a fare dei sorrisetti, ora che la sua faccia di mostro tornava umana.
In quanto a Sofia Couteau, giuocava con la solita grazietta, dopo essersi tolte le scarpe da s, vedendo che nessuno domandava di vedere il suo piede. Anelava ripetendo che doveva avere, senz'altro, un sasso nella calza; e, siccome, decisamente, nessuno badava a quel piedino visitato dalla Beata Vergine, lo teneva tra le mani, accarezzandolo e sembrando felice di toccarlo e di farlo servire da balocco.
Guersaint si era alzato, poggiandosi alla parete, per discorrere con Sabathier.
- Oh! babbo, babbo ? disse ad un tratto Maria ? guarda un po' quel solco nel legno. Sono stati i ferri della mia carrozzetta che lo hanno fatto!
Quel vestigio ritrovato la rese cos felice che dimentic per un momento la pena segreta che sembrava decisa a tacere.
Come la Vincent era scoppiata in singhiozzi nel vedere le cinghie toccate dalla figliuolina, cos lei si sentiva all'improvviso trasportata dalla gioia, nel vedere quel solco, che le ricordava il suo lungo martirio, in quel luogo stesso, tutto quell'orrore del male, svanito come un incubo.
- E dire che sono appena quattro giorni! Ero coricata qui, non potevo muovermi, ed ora vado e vengo, mi sento cos libera e disinvolta, Dio mio!
Pietro e Guersaint le sorridevano. Poi, Sabathier, che aveva udito, disse piano:
- E' verissimo: si lascia un pochino di s stessi in tutte le cose, un po' delle proprie sofferenze e speranze, e quando si ritrovano, esse vi parlano, vi ripetono quelle cose che vi rattristano, o vi rallegrano.
Dacch avevano lasciato Lourdes, egli era rimasto silenzioso nel suo angolo, col solito fare rassegnato; e sua moglie stessa, quando gli aveva chiesto, ravviluppandogli le gambe, se si sentiva male, non aveva potuto ottenere che un muto crollar del capo... Non soffriva, ma era invaso da una prostrazione invincibile.
- Guardate me, per esempio ? continu ? nel venire mi ero divertito durante il viaggio a contare i fregi del soffitto lass, ve n'erano tredici dalle lampade allo sportello. Li ho contati di nuovo e ve ne sono sempre tredici, naturalmente... Cos accade per quel bottone d'ottone vicino a me. Non potete immaginare i sogni che ho fatto, mentre ne fissavo lo splendore, in quella notte in cui il signor abate ci ha letto la storia di Bernadette.
"Mi vedevo guarito, facevo quel tal viaggio di Roma, di cui parlo da vent'anni, camminavo, giravo il mondo; insomma, dei sogni pazzi e divini... Ed ecco che torniamo a Parigi; vi sono sempre tredici fregi lass, il bottone splende, e tutto questo mi dice che mi trovo di nuovo su questo sedile, con le mie gambe morte... Basta:  cosa intesa. Sono e rester sempre una povera vecchia bestia sfiancata."
Due grosse lagrime gli salirono agli occhi: egli attraversava certo un'ora di amarezza atroce. Ma rialz la testa poderosa, dalle mascelle di uomo paziente e cocciuto.
- E' il settimo anno che vado a Lourdes, e la Beata Vergine non mi ha ascoltato. Non importa, torner ad ogni modo l'anno prossimo. Forse ella si degner finalmente di esaudirmi.
E non si ribellava. E Pietro rimaneva stupito della credulit vivida e persistente che risorgeva ad ogni modo in quel cervello colto da uomo intellettuale.
Da qual ardente desiderio di guarigione e di vita proveniva quel rifiuto dell'evidenza, quella cecit volontaria? Egli si ostinava ad ottenere la salvezza all'infuori di tutte le probabilit naturali, quando perfino l'esperienza del miracolo aveva fatto fiasco tante volte; e giungeva al punto da spiegare il suo nuovo scacco con delle distrazioni avute da lui davanti alla Grotta, una contrizione senza dubbio insufficiente, ogni genere di peccatucci che dovevano aver scontentata la Beata Vergine. Si riprometteva gi di far una novena in qualche luogo, l'anno prossimo, prima di recarsi a Lourdes.
- A proposito ? riprese ? sapete la fortuna che ha avuto il mio sostituto, quel tubercoloso pel quale, se ve ne ricordate, ho dato le cinquanta lire del viaggio, quando ha chiesta l'ammissione all'Opera pia. Ebbene,  radicalmente guarito.
- Dite davvero? Un tubercoloso? ? esclam Guersaint.
- Per l'appunto, guarito come se gli avessero tolto il male con la mano... Lo avevo veduto giallo, scarno, rifinito, ed  venuto baldo e vegeto a salutarmi all'ospedale. Aff gli ho dato cinque lire, poveretto.
Pietro dovette reprimere un sorriso, parch sapeva quella storia, riferitagli dal dottor Chassaign. Il miracolato in questione era un simulatore, che avevano finito col riconoscere per tale all'ufficio delle constatazioni. Doveva essere almeno il terzo anno che vi si presentava; la prima volta per una paralisi, la seconda per un tumore, guariti entrambi completamente. Ogni volta si faceva condurre a zonzo, alloggiare e mantenere, e partiva colmato di limosine. Era infermiere d'ospedale, si truccava, si trasformava, assumendo l'aspetto speciale della supposta malattia con arte cos mirabile, che un caso soltanto aveva permesso al dottor Bonamy di rendersi conto della truffa. Del resto, i padri avevano subito imposto il silenzio su quell'avventura.
A che scopo dar quello scandalo in bala alle beffe dei giornali? Quando scoprivano cos delle truffe relative ai miracoli, si limitavano a far sparire i colpevoli. I simulatori erano scarsi per, checch ne dicessero i giornalisti volteriani, che diffondevano delle storielle buffe sul conto di Lourdes. Ah! pur troppo, all'infuori della fede, la stoltezza e l'ignoranza bastavano ad accreditarlo!
Sabathier era molto agitato dall'idea che il Cielo aveva guarito quell'uomo, venuto a sue spese, mentre egli tornava infermo, rimasto nello stesso stato deplorevole. Sospir e non pot a meno di concludere, con un'ombra di invidia nella sua rassegnazione:
- Basta, che volete? La Beata Vergine deve sapere quello che fa. N voi, n io, eh? vorremmo chiederle conto delle sue azioni... Quando le piacer di gettare uno sguardo su di me, mi trover sempre ai suoi piedi.
A Mont de Marsan, dopo l'Avemaria, suor Giacinta fece recitare la seconda corona, i cinque misteri dolorosi: Ges nell'Uliveto, Ges flagellato, Ges coronato di spine, Ges che porta la croce, Ges che muore sulla croce.
Poi desinarono in vagone, perch non c'era fermata prima di Bordeaux, dove non giungerebbero che alle undici di sera. Tutti i canestri dei pellegrini erano colmi di provviste, senza contare il latte, il brodo, il cioccolatte, le frutta, che suora San Francesco aveva mandato dalla cantina. Poi si facevano degli scambi fraterni: si mangiava sulle ginocchia, l'uno accanto all'altro, ogni scompartimento si trasmutava in un pranzo di commensali d'occasione, dove ognuno recava il suo scotto. Avevano finito e rimettevano nei canestri gli avanzi del pane e le carte unte quando passarono davanti a Morceux.
- Cari figliuoli ? disse suor Giacinta, alzandosi. ? La preghiera della sera!
Allora si ud un ronzo confuso, dei Pater, degli Ave, un esame di coscienza, un atto di contrizione, un abbandono di se stessi a Dio, alla Vergine, ai Santi, un ringraziamento per la giornata felice, chiusa da una preghiera per i vivi e per i fedeli trapassati.
- Alle dieci, quando saremo a Lamothe ? riprese la monaca ? vi avverto che ordiner il silenzio. Ma credo che sarete molto buoni e che non sar necessario di cullarvi.
Questo li fece ridere. Erano le sette e mezzo: l'ombra aveva lentamente sommersa la campagna. Soltanto i poggi serbavano l'ultimo addio del crepuscolo, mentre il vapore denso delle tenebre s'era diffuso sulle terre basse. Il treno sbuc a gran velocit in una pianura immensa; e non si vide pi altro che quel mare d'ombre in cui correva senza posa sotto un cielo d'un turchino nerastro, tempestato di stelle.
Da un momento Pietro stupiva delle mosse della Grivotte.
Mentre i pellegrini e gli ammalati si assopivano gi, abbandonati fra i bagagli, agitati da continue scosse, essa si era alzata in piedi, appoggiandosi alla parete, con ansia febbrile. E sotto la lampada, di cui la pallida fiamma gialla oscillava, appariva come dimagrita di nuovo, con la faccia livida e contraffatta.
- Badate, signora, essa sta per cadere! ? grid il prete alla signora Jonquire, che chiudeva gli occhi, oppressa dal sonno.
Questa si affrett. Ma suor Giacinta s'era voltata con mossa rapida. E fu lei che ricevette tra le braccia la Grivotte, che un terribile accesso di tosse faceva stramazzare sul sedile. Per cinque minuti la sciagurata rimase senza respiro, scossa da una tal spinta che il suo povero corpo scricchiolava. Poi dei fili rossastri cominciarono a scorrerle dalla bocca, sput sangue disperatamente.
- Dio buono! Dio buono! Il male ritorna, ripeteva la Jonquire, trambasciata. E me lo imaginavo, non ero tranquilla vedendola cos strana... Aspettate: vado a sederle accanto.
Ma la monaca non lo permise.
- No, no, signora, dormite un pochino, veglier io... Voi non siete abituata a queste cose; finireste con l'ammalarvi anche voi.
E rimanendo vicina all'inferma, le fece poggiare la testa sulla sua spalla, asciugandole le labbra insanguinate. La crisi si calm: ma essa era ridiventata cos debole, che ebbe appena la forza di balbettare:
- Oh: non  nulla, nulla affatto.... Sono guarita, sono guarita, sto perfettamente bene.
Pietro si sentiva rimescolato. Quella ricaduta fulminante agghiacciava di nuovo tutto il vagone.
Molti si sollevavano, guardando con raccapriccio. Poi tutti tornarono a coricarsi nel loro cantuccio e nessuno pi parl, nessuno pi si mosse. E Pietro pensava allo stranissimo caso fisiologico presentato da quella ragazza che laggi aveva ricuperato le forze, l'appetito, facendo lunghe passeggiate, col viso raggiante, tutta la persona oscillante in ritmo da ballo; ed ora sputava sangue, tossiva, con faccia terrea di agonizzante, colpita da un ritorno brutale della malattia, che riportava la vittoria dopo tutto.
Era dunque una etisia speciale, complicata di nevrosi! Od era fors'anche qualche altra malattia, un male sconosciuto che compieva tranquillamente la sua opera fra le diagnosi contradditorie? Il mare della ignoranza e degli errori cominciava; quelle tenebre in cui si dibatte la scienza umana.
E rivedeva il dottor Chassaign stringersi nelle spalle con disprezzo, mentre il dottor Bonamy, pieno di serenit, continuava placidamente il cmpito, facendo le solite constatazioni, con l'assoluta certezza che nessuno gli dimostrerebbe l'impossibilit dei suoi miracoli, come egli stesso non avrebbe potuto provarne la possibilit.
- Oh! non ho paura ? continuava a balbettare la Grivotte; ? me l'hanno detto tutti laggi, sono guarita, perfettamente guarita.
Il vagone correva, correva nella notte nera. Ognuno prendeva le sue disposizioni, allungandosi per dormire pi comodamente. Costrinsero la Vincent a stendersi sul sedile, le diedero un guanciale per posarvi la povera testa indolenzita: e lei, fatta docile come una bambina, e come ebete, sonnecchiava in un torpore di incubo, mentre delle grosse lagrime silenziose continuavano a piovere dai suoi occhi chiusi.
Anche Elisa Rouquet si preparava a coricarsi, avendo tutt'un sedile a sua disposizione: ma, colla faccia sempre sullo specchio, si acconciava prima il capo per la notte, accomodandosi sui capelli lo scialle nero che le serviva prima per nascondere la piaga e poi guardando se era bella cos, col labbro che scemava sempre di volume.
E Pietro stup di nuovo di quella piaga in via di guarigione, se non guarita, di quel viso di mostro che si poteva guardare senza raccapriccio ora. Il mare delle incertezze ricominciava. Non era forse nemmeno un vero lupus? Non era altro che una specie ignota di piaga d'origine isterica? Oppure conveniva ammettere che certi lupus mal studiati, derivanti dalla cattiva nutrizione della pelle, potessero migliorare per una forte scossa morale? Era un miracolo, a meno che fra tre settimane, tre mesi o tre anni, quel lupus non ricomparisse, come l'etisia della Grivotte.
Erano le dieci: tutto il vagone si assopiva mentre lasciavano Lamothe. Suor Giacinta, che aveva poggiato sulle sue ginocchia il capo della Grivotte, addormentata, non pot alzarsi e si limit a dire, per la forma, con voce sommessa che si spense nel rombo delle ruote:
- Il silenzio, il silenzio, figliuoli!
Ma qualcosa continuava ad agitarsi in fondo ad uno scompartimento vicino, un rumore che l'irritava e che fin col capire.
- Sofia, perch date delle pedate al sedile? Bisogna dormire, bambina mia.
- Non d pedate, suor Giacinta. Era una chiave che avevo sotto le scarpe.
- Come? Una chiave? Date qui.
La esamin: era una chiave meschinissima, vecchissima, una chiave nerastra, assottigliata e levigata dall'uso, di cui l'anello saldato serbava il segno dell'accomodatura.
Tutti si frugarono, nessuno aveva perduto chiavi.
- L'ho trovata nell'angolo ? riprese Sofia. ? Dev'essere di quell'uomo.
- Che uomo?
- Ma quell'uomo che  morto l.
L'avevano gi dimenticato. Suor Giacinta si ramment allora: s, quella chiave apparteneva certamente all'uomo, perch aveva udito un oggetto che cadeva, mentre essa gli asciugava la fronte madida.
E faceva girar la chiave tra le mani, continuando a guardarla, nella sua bruttezza di chiave logora, di chiave ormai inutile, che non aprirebbe mai pi la sua serratura ignota, nascosta chi sa dove, nel vasto mondo.
Ebbe, per un momento, l'intenzione di metterla in tasca, per una specie di piet verso quel povero pezzo di ferro, cos umile, cos misterioso, ultima reliquia d'un uomo.
Ma le venne il pensiero pio che non bisogna attaccarsi a niente su questa terra; e gett la chiave al disopra del vetro, calato per met, d'onde cadde nella notte buia.
- Sofia, non bisogna pi giuocare, bisogna dormire ? ripet. ? Andiamo, andiamo, figliuoli, al silenzio.
Non fu che dopo la breve fermata a Bordeaux, verso le undici e mezzo, che il sonno prese e vinse tutto il vagone.
La Jonquire non avendo potuto lottare pi a lungo, abbandonava il capo sul legno della panca, con faccia beata nonostante la fatica.
Anche i Sabathier dormivano, immobili: e non veniva pi alcun rumore nemmeno dall'altro scompartimento, quello in cui stavano Sofia Couteau ed Elisa Rouquet stese l'una rimpetto all'altra.
Tratto tratto, sorgeva qualche gemito sordo, un grido soffocato di dolore o di spavento sfuggiva alle labbra della Vincent sopita, torturata dai cattivi sogni. E soltanto suor Giacinta rimaneva con gli occhi aperti, molto preoccupata dello stato della Grivotte, che immobile ora, come esausta, respirava a stento con un rantolo continuo.
Da un capo all'altro di quel dormitorio mobile scosso dalle oscillazioni del treno, spinto a grande velocit, i pellegrini e gli ammalati si abbandonavano al sonno, delle membra pendevano inerti, delle teste dondolavano sotto la pallida luce tremolante dei fanali!
In fondo, nello scompartimento delle pellegrine, era una miserabile accozzaglia di povere faccie brutte, le vecchie, le giovani, che il sonno pareva avesse fulminate alla fine di un cantico, con la bocca ancora aperta.
Ed una gran le tristezza spirava da quella misera gente, che stanca, esausta da cinque giorni di speranza pazza e di estasi infinita, doveva destarsi l'indomani nella dura realt dell'esistenza.
Allora Pietro si sent come solo con Maria. Essa non aveva voluto allungarsi sul sedile, dicendo che era rimasta distesa troppo a lungo per sette anni; e lui era venuto a sederle vicino, per lasciare pi posto a Guersaint, che dopo Bordeaux aveva ripreso il suo profondo sonno da bambino.
La luce della lampada lo disturbava; egli tir gi la ventola e si trovarono nell'ombra, un'ombra trasparente ed infinitamente dolce.
In quel momento il treno doveva trovarsi in una pianura, perch scivolava nella notte come in un volo senza fine, con un rombo regolare di ali enormi.
Dal finestrino aperto, entrava la frescura deliziosa dei campi foschi, dei campi impenetrabili allo sguardo, dove non splendeva nemmeno il lume pallido di qualche paesello, perduto nell'ombra.
Per un momento egli si volse verso di lei e vide che teneva gli occhi chiusi.
Ma indovinava che essa non dormiva, assaporando invece quella gran calma, quel rombo di folgore nella loro fuga a tutto vapore fra le tenebre; e fece come lei, chiuse le palpebre, sognando lungamente.
E, di nuovo, il passato risorgeva, la casina di Neuilly, il bacio che avevano scambiato vicino alla siepe in fiore, sotto gli alberi tempestati dalle freccie del sole.
Come era gi lontana quell'ora e che profumo la sua vita intera ne aveva serbato!
Poi, gli tornava alla gola l'amarezza del giorno in cui egli s'era fatto prete.
Essa era condannata a non divenir mai donna, ed egli aveva acconsentito a non esser pi uomo, e questa doveva essere la loro eterna sventura, ora che la natura beffarda si era piaciuta a rifare di lei una sposa ed una madre. Se almeno egli avesse serbato la fede, vi avrebbe trovata una fonte di consolazione perenne. Ma aveva tentato invano ogni cosa per riconquistarla. Il suo viaggio a Lourdes, i suoi sforzi davanti alla Grotta, la speranza che finirebbe col credere, se Maria guariva miracolosamente, tutto era stato inutile, poich la guarigione, avvenuta nel modo in cui gli era stata scientificamente predetta, aveva segnato in lui la rovina totale ed irreparabile della fede.
Ed il loro idillio, cos puro e doloroso, la lunga storia della loro affezione, rorida di lagrime, si svolgeva anch'essa nel suo pensiero. Maria stessa, avendo penetrato il suo doloroso segreto, non era venuta a Lourdes che per domandare al cielo il miracolo della sua conversione.
Durante la fiaccolata, quando erano rimasti soli sotto gli alberi, nel profumo delle rose invisibili, avevano pregato l'uno per l'altro, con le anime fuse in una sola, accesi dall'ardente desiderio della loro mutua felicit.
E di nuovo, davanti alla Grotta, essa aveva scongiurato la Beata Vergine di scordarla, lei, per salvare Pietro, se non poteva ottenere che una grazia sola dal Divino Figlio. Poi, guarita, estatica, invasa da una frenesia di amore e di gratitudine, volando, in uno slancio di gioia, su per la scalinata con la sua carrozzetta fino alla Basilica, credeva la sua preghiera esaudita, e gli aveva gridato l'esultanza che risentiva nel vedere che avevano ottenuto la redenzione insieme, insieme!
Ah! quella menzogna, quella menzogna di affetto e di carit, l'errore in cui egli l'aveva lasciata da quel momento, di che peso gli opprimeva il cuore!
Era questa la grave pietra che lo sigillava, ora, in fondo al suo sepolcro volontario.
Ricordava la terribile crisi in cui aveva corso rischio di morire nell'ombra della cripta, i suoi singhiozzi, il suo primo impeto di ribellione brutale, il suo bisogno di serbarla per s, di possederla, poich la sapeva sua; tutta la passione furiosa della sua virilit risvegliata, che poi s'era a poco a poco riassopita, spenta dal fiume delle sue lagrime; e l'eroico proposito di rispettare la sua divina illusione, il giuramento profferito da lui, di tacerle il vero, giuramento che lo uccideva.
Pietro ebbe un fremito nella sua fantasticheria. Avrebbe egli il coraggio di tenerlo sempre quel giuramento? Mentre l'aspettava, alla stazione, non si era sorpreso in cuore un'impazienza, una smania gelosa di lasciare quel Lourdes troppo amato, con la confusa speranza che ella tornasse a lui quando fossero lontani?
E dire che, se egli non fosse stato prete, l'avrebbe sposata!
Che beatitudine, che vita intessuta di felicit divina sarebbe stata il darsi tutto a lei, e prenderla tutta e rivivere nella creaturina diletta che nascerebbe da loro! Ah! non vi era altro di divino al mondo che il possesso, la vita che si completa e che genera.
Ed il suo sogno mut forma: egli si vide ammogliato, e quel pensiero lo penetr di gioia cos viva, che si chiese perch mai quel sogno fosse impossibile. Maria era ignara come una ragazzetta di dieci anni; egli la istruirebbe, le rinnoverebbe l'anima, ed ella comprenderebbe allora che quella guarigione che attribuiva alla Beata Vergine le veniva dalla Madre unica, la Natura serena ed impassibile.
Ma, nel mentre egli combinava cos le cose nel suo interno, sentiva nell'anima una specie di sacro terrore, frutto della sua educazione religiosa.
Gran Dio! Quella felicit terrena, di cui egli voleva bearla, sapeva egli se valeva la santa ignoranza, l'ingenuit infantile in cui essa viveva? Quali rimproveri si sarebbe fatto poi se non l'avesse veduta felice! E che dramma della coscienza, per gettare la tonaca, sposare quella miracolata recente, annientare la sua fede per ottenere il suo consenso al sacrilegio! Eppure in questo stava il coraggio, in questo la ragione, la vita, il vero uomo, la donna vera, l'unione grande e necessaria. Perch mai non osava, gran Dio? La sua fantasticheria si perdeva in una tristezza atroce ? non sentiva pi altro che lo spasimo del suo povero cuore.
Il treno correva sempre, col batter d'ali d'un uccello enorme; e non c'era altri di desto, fra i dormienti accasciati, che suor Giacinta; ed in quel momento Maria, chinandosi verso Pietro, gli disse piano:
- E' singolare, amico mio, cado dal sonno e non posso dormire.
Poi con una lieve risatina:
- Ho in mente Parigi.
- Come, Parigi?
- S, s; penso che mi aspetta, che vi torno... Ah! quel Parigi, di cui non conosco nulla, bisogner che io cominci a vivervi ora!
Pietro rest turbato. Egli l'aveva preveduto. Essa non poteva pi essere sua, sarebbe degli altri ora. Se Lourdes gliela rendeva, Parigi gliela prenderebbe.
E si figurava quell'ignara che faceva fatalmente la sua educazione di donna.
La piccola anima tutta bianca, rimasta cos candida nella ragazza di ventitr anni, l'anima che la malattia aveva tenuta in disparte, all'infuori della vita, all'infuori dei romanzi stessi, maturerebbe rapidamente, ora che riprendeva il suo libero volo.
Vedeva la fanciulla sana, vispa, correre dappertutto, guardando, imparando, incontrando un giorno il marito che compirebbe la sua istruzione.
- Vi ripromettete dunque di divertirvi a Parigi?
- Io, caro amico? Oh! che dite mai!... Siamo forse abbastanza ricchi per divertirci, noi?... No, no; pensavo alla mia povera sorellina Bianca, mi domandavo che cosa potrei fare a Parigi per aiutarla un pochino... E' cos buona, si affatica per tutti; non voglio che continui lei sola a guadagnare quello che ci occorre.
E, dopo un nuovo silenzio, mentre lui taceva, molto commosso:
- Una volta, prima di star tanto male, dipingevo benino; facevo delle miniature. Vi ricordate del ritratto di babbo, cos somigliante che tutti avevano trovato tanto carino... Voi mi aiuterete, non  vero? Mi cercherete della gente da ritrattare.
Poi parl della nuova vita che voleva condurre. Aveva l'intenzione di riordinare la sua camera, impiegando i suoi primi risparmi all'acquisto di un parato di cotonina a fiorellini azzurri. Bianca le aveva parlato dei grandi magazzini dove si compera tutto a buon mercato. Che divertimento uscire con Bianca, girare un pochino la citt, lei che non conosceva nulla, lei che non aveva mai veduto nulla, inchiodata in letto sino dall'infanzia! E Pietro, calmato per un momento, taceva e soffriva di nuovo, vedendo in lei quella smania ardente di vivere, quella gioia di veder tutto, di conoscere tutto e di assaggiar tutto. Fioriva finalmente in lei la donna che ella era destinata a diventare, e che egli aveva indovinata altre volte e adorata nella bambina, una gentile creatura tutta allegria e passione, con la sua bocca di rosa, i suoi occhi di stella, la sua pelle di latte, i suoi capelli d'oro, una creatura tutta risplendente nella volutt del vivere.
- Oh! lavorer, lavorer! Eppoi, dite bene, Pietro, mi divertir anche, poich non  un peccato, non  vero? l'essere allegri!
- No, no, certamente, Maria.
- Alla domenica andremo in campagna, oh! lontano, lontano, nei boschi, dove vi sono dei begli alberi... Andremo anche a teatro, se pap ci condurr. Mi dicono che vi sono molte produzioni che si possono udire... Ma non  questo, d'altronde. Purch io esca e vada per le vie e veda delle cose, sar cos felice, torner cos allegra!... E' cos bello il vivere, non  vero, Pietro?
- S, s, Maria, bellissimo.
Un gelo di morte lo invadeva, spasimava pel rammarico di non essere pi un uomo.
Perch non le rivelava la verit che lo metteva alla tortura, dal momento che essa lo provocava cos, col suo candore irritante? L'avrebbe vinta, l'avrebbe conquistata.
Il suo cuore e la sua ragione alle prese, non avevano mai combattuto pi seria tenzone. Per un momento, fu in procinto di profferire delle parole irrevocabili.
Ma essa ricominciava gi, colla sua vocina da bimba ridanciana:
- Oh! guardate un po' quel povero babbo, com' felice di dormire cos bene!
Infatti sul sedile rimpetto, Guersaint dormiva con viso beato, come in letto, e pareva che non si avvedesse delle scosse continue.
Realmente sembrava che quel beccheggio e quel rullo monotoni, cullassero ormai il sonno di tutti i viaggiatori, rendendolo pi profondo. Era l'abbandono assoluto, l'annichilimento della persona, in mezzo allo scompiglio dei bagagli, raccolti in mucchio anch'essi e come sopiti sotto la luce fumosa delle lampade.
Ed il rombo ritmico delle ruote non aveva mai posa, nel mistero di quelle tenebre in cui il treno correva ancora. Solo alle volte, davanti qualche stazione, sotto qualche ponte, il vento della corsa si ingolfava, una raffica tempestosa soffiava all'improvviso.
Poi il rombo ricominciava, uniforme, cullando all'infinito il riposo dei pellegrini.
Dolcemente, Maria prese la mano di Pietro. Erano cos perduti, cos soli fra tutta quella gente annichilita, in quella profonda pace rumoreggiante del treno lanciato a corsa nella notte fosca! Una gran mestizia, la tristezza che ella aveva dissimulata fino allora, le riapparve nello sguardo, offuscando di un'ombra i grandi occhi azzurri.
- Verrete spesso con noi, mio ottimo Pietro, non  vero?
Egli sussult nel sentire quella manina stringere la sua. La verit gli saliva alle labbra, si decideva a parlare. Ma si fren ancora, balbettando:
- Maria, non sono sempre libero: un prete non pu andar dappertutto.
- Un prete ? ripet lei; ? ah! s... s... un prete... intendo.
Fu lei allora che parl, che confess il segreto mortale che le faceva scoppiare il cuore, dacch erano partiti. Si chin di nuovo, riprendendo, con voce ancor pi sommessa:
- Ascoltate, mio ottimo Pietro, sono orribilmente triste. Sembro contenta; ma ho la morte nell'anima... Mi avete detto una bugia ieri.
Sbigottito, egli non intese subito.
- Una bugia, e come?
Una specie di soggezione la tratteneva, ella esit ancora, prima di scendere negli intimi penetrali di una coscienza che non era la sua. Poi, da amica, da sorella:
- S; m'avete lasciato credere di essere salvo, come me e non era vero, Pietro; non avete ritrovata la fede.
Gran Dio! Essa sapeva! Fu uno schianto per lui, una tal catastrofe che dimentic il proprio tormento.
Sulle prime, volle perseverare nella sua menzogna, fraternamente pietosa.
- Vi assicuro di no, Maria! D'onde pu venirvi una cos brutta idea?
- Oh! amico mio, tacete per piet! Mi dareste troppo dolore mentendo pi a lungo!... Guardate,  stato laggi, alla stazione, al momento della partenza: quando quello sciagurato  morto. Il buon abate Judaine si  inginocchiato ed ha detto delle preghiere pel riposo di quell'anima ribelle. Ed ho compreso tutto, ho indovinato tutto, quando ho veduto che non vi mettevate in ginocchio e che nessuna parola di preghiera vi saliva al labbro.
- In verit, Maria, vi affermo...
- No, no, non avete pregato pel morto, non credete pi... Eppoi, c' un'altra cosa ancora, c' tutto quello che indovino, tutto quello che spira da voi e che ha un'eco in me, una disperazione che non potete dissimulare, una malinconia che vela i vostri poveri occhi, non appena incontrano i miei... La Beata Vergine non mi ha esaudita, non vi ha resa la fede ed io sono molto infelice!
Essa piangeva: una lagrima calda cadde sulla mano del prete, che essa teneva ancora. E, turbato, sconvolto, egli cess di lottare, confessando, dando libero corso anche lui alle lagrime, mentre balbettava con voce molto sommessa:
- Oh! Maria, sono molto infelice anch'io, s, molto!
Tacquero per un momento, nel crudele affanno di sentire fra di loro l'abisso delle credenze.
Non sarebbero pi completamente uniti e si disperavano sovratutto di quella loro impotenza a ravvicinarsi una impotenza ormai definitiva, poich il cielo stesso aveva rifiutato di riannodare quel vincolo. A fianco l'uno dell'altra, piangevano sulla loro separazione.
- Io che avevo pregato tanto per la vostra conversione, riprese lei dolorosamente, io che ero tanto felice!... Mi sembrava che l'anima vostra si unisse alla mia ed era cos dolce l'esser stati redenti insieme, insieme! Mi sentivo tanta forza per vivere, oh! abbastanza forza per sollevare il mondo.
Egli non rispondeva, ed il suo pianto continuava a scorrere senza posa.
- E dire ? riprese lei ? che io sola sono guarita, che ho avuta questa grande felicit senza di voi! Gli  il vedervi cos abbandonato, cos disperato, mentre io sono colmata di grazia e di gioia, che mi lacera il cuore!... Ah! come la Beata Vergine  stata severa! Perch non ha guarito la vostra anima, mentre faceva guarire la mia persona?
L'ultima occasione gli si presentava, avrebbe dovuto parlarle, far balenare finalmente in quella innocente la voce della ragione, spiegarle il miracolo, perch la vita dopo avere compiuto in lei la sua opera rigeneratrice, compisse il suo trionfo, gettandoli tra le braccia l'uno dell'altra.
Anche lui era guarito, coll'intelligenza sana oramai, e non era neppur la perdita della fede che egli piangeva, ma la perdita di Maria. Senonch, una piet invincibile l'invadeva, nel suo gran dolore. No, no! Non voleva turbare quell'anima, non voleva rapirle quella fede, che sarebbe forse un giorno il suo unico appoggio fra i dolori del mondo. N ai fanciulli n alle donne si pu chiedere ancora l'eroismo amaro della ragione.
Non ne aveva la forza e non credeva neppure di averne il diritto.
Gli sarebbe parso uno stupro, un assassinio nefando. E non parl; le sue lagrime scesero pi ardenti in quel sacrifizio del suo amore! in quella rinunzia disperata che faceva della propria felicit, perch ella restasse ingenua, ignara e felice.
- Oh! Maria, come sono sventurato! Non vi  sulla terra, non vi  in galera infelice pi misero di me!... Oh! Maria, se sapeste, se sapeste come sono infelice!
Addolorata, smarrita, essa lo chiuse tra le sue braccia tremanti, volendo consolarlo con una stretta fraterna. In quel momento la donna, che si destava in lei, indovin ogni cosa, e singhiozz anch'essa per tutti quei divieti umani e divini che li dividevano. Essa non aveva ancora pensato a quella cosa: intravedeva all'improvviso la vita con le sue passioni, le sue lotte, i suoi dolori, e cercava quello che doveva dire per calmare un poco quel cuore sanguinante, e balbettava sottovoce, disperata di non trovare nessuna parola abbastanza dolce!...
- Ah! s, s...
Poi, trov; e, come se quello che aveva da dire non potesse venir udito che dagli angeli, si impensier, si guard attorno, nel vagone. Ma pareva che il sonno vi regnasse ancor pi profondo. Suo padre dormiva tuttavia, nella sua innocenza da bambinone. Non uno dei pellegrini, non uno degli ammalati si era mosso, in quel rude oscillamento notturno che li travolgeva. Persino suor Giacinta, cedendo alla immensa fatica, aveva chiuso le palpebre, dopo aver velata anch'essa la lampada del suo scompartimento.
Non si scorgeva che un'ombra indistinta, dei corpi confusi fra oggetti senza nome, delle mere parvenze che un soffio di tempesta, una fuga disperata portava via, senza posa, in fondo alle tenebre.
Diffid anche di quelle campagne buie, di cui le profondit ignote salivano ai due lati del treno, senza che si potesse nemmeno saper quali boschi, quali fiumi, quali valli si attraversassero.
Un momento prima erano balenate delle scintille vivide, forse qualche fucina lontana o delle tristi lampade di lavoratori o di infermi; ma la notte dilagava di nuovo, profonda, il mare fosco, infinito, innominato, dove si era sempre pi lontano, in un altro luogo ed in nessun luogo.
Allora Maria, presa da una compassione pudica ed arrossendo tra le lagrime, avvicin il labbro all'orecchio di Pietro.
- Ascoltate, amico mio. V'ha un gran segreto tra la Beata Vergine e me. Io avevo giurato di non dirlo a nessuno. Ma siete troppo infelice, soffrite troppo, ed essa mi perdoner di avervelo affidato.
Poi, in un bisbiglio:
- Durante la notte d'amore, sapete, la notte d'estasi ardente, passata da me davanti alla Grotta, mi sono impegnata con un voto: ho promesso alla Beata Vergine di farle l'offerta della mia verginit, se essa mi rendeva la salute... Essa me l'ha resa, e mai, mi udite, Pietro? mai non mi mariter.
Ah! che dolcezza inattesa! Gli parve che una rugiada celeste piovesse sul suo povero cuore ferito! Fu un incanto divino, un refrigerio delizioso. Non essendo d'altri, ella sarebbe sempre un poco sua, dunque.
Come aveva indovinato il suo male e quello che doveva dire per rendergli ancora possibile la vita!
Pietro anche lui cercava delle parole felici: ringraziarla, prometterle che non sarebbe mai d'altri, che l'amerebbe sempre, come l'amava sino dall'infanzia, come una delle creature di cui l'unico bacio era bastato a profumargli tutta la vita. Ma essa lo fece tacere, gi inquieta, temendo di guastare quell'attimo cos ineffabilmente puro.
- No, no! amico mio, non diciamo nulla di pi... Sarebbe male, forse... Sono molto stanca: dormir tranquillamente ora.
E rimase con la testa poggiata alla spalla di lui, addormentandosi subito, da sorella fiduciosa. Lui stette muto per un momento, in quella felicit dolorosa della rinunzia che avevano assaporato insieme.
Questa volta era finito davvero, il sacrificio era consumato. Egli vivrebbe solitario, all'infuori della vita degli altri uomini. Non conoscerebbe mai la donna, mai non nascerebbe da lui un essere vivente. Non gli rimaneva che l'orgoglio consolante di quel suicidio, spontaneamente accettato e voluto, nella maest dolorosa dei destini, condannati a restare al bando della natura.
Ma la fatica lo vinse anche lui; le sue palpebre si chiusero, si addorment come gli altri.
Poi la sua testa scivol, la sua guancia venne a toccare quella dell'amica, che dormiva molto dolcemente, con la fronte sulla spalla di lui. Ed i loro capelli si confusero.
Essa aveva i capelli d'oro, i capelli da regina, semisciolti; ed egli ne ebbe la faccia soffusa e sogn nella fragranza di quei capelli.
Certo, lo stesso sogno di beatitudine li visitava entrambi in pari tempo, perch i loro volti affettuosi avevano assunto l'istessa espressione di beatitudine; e ridevano tutti e due in sogno. Era l'abbandono casto ed appassionato, l'innocenza di quel sonno casuale che li metteva cos fra le braccia l'uno dell'altra, con le membra unite, le labbra tepide e vicine, confondendo il loro alito, come bambini ignudi, coricati nella stessa culla.
E tal fu la loro notte di nozze; cos consumarono il matrimonio spirituale in cui dovevano vivere; l'annichilimento dolcissimo di una lassitudine immensa, un sogno fugace di possesso mistico e nulla pi, in mezzo a quel vagone di miseria e di dolore che correva, correva senza tregua nella notte buia.
Ore ed ore scorsero cos: le ruote ruggivano, i bagagli dondolavano, appesi ai chiodi, mentre da quei corpi pigiati, affranti, non spirava che una stanchezza immensa, l'infinita prostrazione fisica di quel ritorno dalla terra dei miracoli, dal luogo dove le anime avevano sofferto una fatica cos ardua.
Alle cinque, finalmente, come sorgeva il sole, vi fu un improvviso risveglio, l'ingresso rumoroso in una grande stazione, la chiamata delle guardie, l'aprirsi degli sportelli, la gente che faceva ressa. Erano a Poitiers. Tutti si levarono in piedi, tra suono di voci, di esclamazioni e di risate.
Era la piccola Sofia Couteau che scendeva col, salutata dai compagni. Abbracci tutte le signore, passando persino sopra la parete per salutare suor Chiara degli Angeli che nessuno aveva pi veduta dal giorno prima, sparita nel suo angolo, umile e silenziosa, coi suoi occhi pieni di mistero.
Poi la bambina torn e prese il suo piccolo involto, mostrandosi amabilissima, in ispecie per suor Giacinta e per la signora di Jonquire.
- Arrivederci, madre mia! Arrivederci, signora! Vi ringrazio di tutte le vostre cortesie!
- Bisogna tornare l'anno prossimo, bambina mia.
- Oh! senza dubbio, suor Giacinta! E' il mio dovere.
- E state bene, conducetevi bene, cara piccina, perch la Beata Vergine vada superba di voi.
- Certo, signora,  stata cos buona e mi diverte tanto l'andarla a trovare!
Quando fu scesa, tutti i pellegrini del vagone sporsero la testa, seguendola con sguardi lieti, grida e saluti.
- Arrivederci l'anno venturo! Arrivederci l'anno venturo!
- S, s, tante grazie, arrivederci l'anno venturo!
Non si doveva dire la preghiera della mattina che a Chtellerault. Dopo la fermata di Poitiers, quando il treno si avvi di nuovo nella brezza fresca del mattino, Guersaint dichiar, col suo fare allegro, che aveva dormito saporitamente, sebbene il sedile fosse tanto duro.
Anche la Jonquire si rallegrava di quel buon riposo, di cui aveva tanto bisogno, un po' confusa per di aver lasciato suor Giacinta sola a vegliare sulla Grivotte, che rabbrividiva ora per febbre intensa, ripresa dalla sua orribile tosse.
Le altre pellegrine si ravviavano un po', le dieci donne in fondo, appuntavano gli scialletti allentati, annodavano i nastri delle cuffie, con una specie di inquietudine pudica, nella loro bruttezza dolorosa e meschina. Elisa Rouquet, col viso sullo specchio, non finiva di esaminarsi il naso, la bocca, le guancie, ammirandosi, guardandosi cupidamente e trovando che tornava assolutamente bella.
E fu allora che Pietro e Maria risentirono ancora una grande piet, vedendo la Vincent, che nulla aveva potuto destare dal torpore in cui era caduta, n la fermata tumultuosa a Poitiers, n il rumore delle voci dopo che il treno aveva ripreso la sua corsa.
Abbandonata sul sedile, essa teneva gli occhi chiusi, continuando a sonnecchiare, tormentata da sogni atroci. E, mentre dei goccioloni le stillavano dalle palpebre chine, aveva afferrato il guanciale, che l'avevano costretta a prendere, e se lo stringeva al petto, forte forte, in un incubo della sua maternit dolorosa. Nel sonno, le sue povere braccia di madre, avvezze da tanto tempo a portare la creaturina moribonda, le sue braccia vuote, disoccupate per sempre, avevano trovato quel guanciale e lo avevano chiuso in una stretta inconsapevole, come una fantasma.
Ma Sabathier era di buon umore destandosi. Mentre la moglie gli tirava la coltre sulle gambe morte, ravvolgendole con cura nella lana, egli cominci a discorrere, con l'occhio lucido, ricuperando la grazia dell'illusione. Diceva che si era sognato Lourdes, e che la Beata Vergine si era chinata verso di lui, con un sorriso benigno di promessa.
E davanti alla Vincent, quella madre di cui essa aveva lasciato morire la creatura, davanti alla Grivotte, la sciagurata, guarita da lei e ricaduta cos crudelmente fra le strette del morbo mortale, egli si rallegrava, ripetendo a Guersaint, con piglio di sicurezza:
- Oh! torno a casa con la massima fiducia... Guarir l'anno venturo... S, s! Ben venga l'anno venturo, come gridava poco fa quella cara bambina!
Era l'illusione indistruttibile, che vinceva persino la certezza, la speranza sempiterna che non voleva morire, risorgendo pi vitale, dopo ogni sconfitta, sulle rovine di tutto.
A Chtellerault, suor Giacinta invit alla preghiera della mattina: il Pater, l'Ave, il Credo, un appello a Dio per domandargli la felicit di una giornata gloriosa. Oh! Dio mio! Dammi tanta forza da evitare tutto il male, da fare il bene e da soffrire tutte le miserie!

 5.
Ed il viaggio continu, il treno non smise di correre, correre sempre.
A Saint-Maure lessero le preghiere della messa, e cantarono il Credo a Saint-Pierre-des-Corps.
Ma gli esercizi di piet erano meno gustati, lo zelo si intiepidiva un poco nella fatica sempre maggiore di quel ritorno, dopo una cos lunga esaltazione delle anime.
Quindi suor Giacinta comprese che una lettura sarebbe stata una ricreazione dolcissima per tutta quella povera gente esaurita: e promise che permetterebbe al signor abate di leggere la chiusa della vita di Bernadette, di cui, due volte gi, egli aveva narrato degli episodi cos meravigliosi.
Ma aspetterebbero gli Aubrais perch essendovi due ore dagli Aubrais ad Etampes, vi sarebbe il tempo di finire la storia senza venir disturbati.
Le stazioni si succedettero allora attraverso la stessa pianura, nella ripetizione monotona di quello che avevano fatto andando a Lourdes.
Ricominciarono il rosario ad Amboise, dissero la prima corona, i cinque misteri giocondi: poi, dopo aver cantato, a Blois, il cantico: "Benedici, o madre pietosa", recitarono, a Beaugency, la seconda corona, i cinque misteri dolorosi.
Fin dalla mattina il sole era velato di una lanuggine di vapori, la campagna fuggiva allo sguardo, molto blanda di tinte ed un po' triste, nel suo continuo movimento di ventaglio. Ai due lati della linea, sotto la luce scialba, gli alberi e le case sparivano con una leggerezza indistinta di visioni intravedute in sogno; mentre, in lontananza, i poggi, sommersi nella nebbia, sparivano pi lenti in un oscillare di marosi tornati in calma.
Tra Beaugency e gli Aubrais pareva che il treno diminuisse di velocit, correndo senza posa col rombo ritmico e persistente delle ruote, che i pellegrini, sbalorditi, non udivano nemmeno pi.
Finalmente, appena ebbero lasciati gli Aubrais, fecero colazione in vagone. Erano le dodici meno un quarto. E quando ebbero detto l'Angelus, tre Ave per tre volte ripetuti, Pietro tolse dalla valigia di Maria il libriccino, di cui la coperta azzurra recava un'immagine ingenua di Nostra Donna di Lourdes.
Suor Giacinta batt palma a palma per ordinare il silenzio.
Ed allora il prete pot cominciare la sua lettura, colla bella voce penetrante, in mezzo all'attenzione generale, alla curiosit di quei fanciulloni, in cui quella fiaba meravigliosa destava tanto interesse.
Adesso il libro narrava il soggiorno a Nevers e la morte di Bernadette.
Ma, come le altre due volte, Pietro cess in breve di attenersi al testo del libriccino, e vi intrecci degli episodi graziosissimi, quello che sapeva e quello che indovinava; e la storia vera, la storia umana e dolorosa, quella che nessuno aveva mai raccontata e che gli turbava cos profondamente il cuore, sorse di nuovo nella leggenda.
Bernadette lasci Lourdes l'8 luglio 1866.
Partiva per farsi monaca di clausura, a Nevers, nel convento di Saint-Gildard ? la casa madre delle suore che tenevano l'ospizio dove ella aveva imparato a leggere e dove viveva da otto anni.
Essa era ventiduenne allora, ed erano gi otto anni che la Beata Vergine le era apparsa.
Ed i suoi addii alla Grotta, alla Basilica, a tutta la citt, che amava, furono accompagnati da molte lagrime.
Ma non poteva pi abitarvi per la continua persecuzione della curiosit pubblica, delle visite, degli omaggi, delle adorazioni.
La sua debole salute finiva col soffrirne crudelmente. Un'umilt sincera, un timido amore dell'ombra e del silenzio, avevano finito col darle il fervido desiderio di sparire, di nascondere in fondo alle tenebre ignorate del chiostro la sua gloria clamorosa di eletta, che il mondo non voleva lasciare in pace; e non sognava che la semplicit di spirito, che una vita tranquilla in comune, dedita alla preghiera ed alle piccole occupazioni quotidiane. Cos quella partenza fu un sollievo per lei e per la Grotta, che ella cominciava ormai ad importunare per la sua soverchia innocenza ed i suoi soverchi patimenti.
Saint-Gildard avrebbe dovuto essere un paradiso per lei. Vi trovava dell'aria, del sole, delle sale spaziose, un gran giardino con degli alberi. Eppure essa non fruiva della pace assoluta, di un oblo totale del mondo nel deserto remoto. Venti giorni soli dopo il suo arrivo prese il velo, sotto il nome di suor Maria-Bernardo.
E comunque il mondo l'aveva accompagnata fin l, la persecuzione della folla ricominci attorno di lei.
La perseguitavano fin nel chiostro, di una passione irresistibile di ottenere delle grazie merc la sua santa persona.
Ah! vederla, toccarla ottenere la fortuna di far toccare alla sua veste qualche medaglia senza che ella lo sapesse!
Era la crudele passione pel feticcio, i fedeli che davano la caccia a quel povero essere, diventato Dio, che gli si avventavano, per portar via un po' di speranza e di illusione divina.
Essa piangeva per stanchezza, per impazienza ribelle, ripetendo: "Ma perch mai mi tormentano cos? Che cosa ho di pi degli altri?"
Alla lunga, risentiva un vero dolore nell'essere cos la "bestia curiosa", come ella stessa si chiamava, sorridendo tristamente.
Si difendeva quanto le era possibile, rifiutando di veder gente. La difendevano anche le suore e molto severamente in certe circostanze, non permettendo l'accesso presso di lei che ai visitatori autorizzati dal vescovo. Le porte del convento restavano chiuse, ed erano solo i preti, per lo pi, che forzavano la consegna.
Ma anche questo era troppo pel suo desiderio di solitudine, e spesso essa dovette persistere ed ottenere che si mandassero via dei sacerdoti, senza scendere in parlatorio, anticipatamente rifinita dall'incubo di raccontare sempre la stessa cosa, e di subire sempre le stesse domande.
Ne era sdegnata ed offesa per la Beata Vergine stessa. Ma alle volte doveva cedere: monsignore conduceva in persona della gente ragguardevole, dei dignitarii, dei prelati: ed allora essa si mostrava col suo fare serio, rispondendo garbatamente, nel modo il pi laconico, contenta soltanto quando la lasciavano tornare nell'ombra del suo cantuccio.
La divinit non era mai sembrata pi pesante ad una creatura umana.
Un giorno, come le chiedevano se essa era superba di quelle continue visite del suo vescovo, rispose semplicemente: "Monsignore non viene a trovarmi, viene a farmi vedere."
Dei principi della chiesa, degli illustri cattolici militanti vollero vederla, s'intenerirono e piansero davanti a lei; e nel suo ribrezzo di essere data in spettacolo, nella noia che davano alla sua semplicit, essa li lasciava senza averli compresi, molto triste e molto stanca.
Aveva combinato per la sua vita a S. Gildard; vi conduceva un'esistenza dolce e piana, avendo preso delle abitudini che le erano diventate care.
Era cos gracile e si ammalava cos spesso, che l'impiegavano nell'infermeria. All'infuori delle cure che questa richiedeva, essa aveva finito coll'imparare abbastanza bene il lavoro, ricamando dei camici, dei davanti di altari. Ma spesso le mancavano affatto le forze, non poteva fare neppure quei lavorucci cos leggeri. Quando non era in letto, passava lunghi giorni in poltrona, senz'altro svago che quello di dire il rosario, o di fare delle letture pie. Dacch sapeva leggere, i libri l'interessavano; le belle storie di conversioni, le belle leggende in cui passavano i santi e le sante, ed anche i drammi mirabili e spaventosi in cui si vedeva il diavolo sbeffeggiato e ricacciato nell'inferno.
Ma l'opera per cui serbava la maggior tenerezza e che destava in lei una meraviglia continua, era la Bibbia, quel Nuovo Testamento ricco di prodigi, di cui i miracoli perenni non la stancavano mai.
Rammentava la Bibbia di Bartrs, quel vecchio libro ingiallito che era in casa da cent'anni: rivedeva il marito della balia puntare uno spillo a casaccio, ad ogni veglia, poi cominciar la lettura in cima alla pagina destra; e li conosceva gi cos bene, quei racconti mirabili lei che avrebbe potuto continuarli a memoria, dopo qualsiasi frase. Adesso che li leggeva, vi trovava una fonte di sorpresa perenne, un incanto sempre nuovo.
Era il racconto della Passione che la turbava sopratutto, come un avvenimento tragico e straordinario, accaduto il giorno prima. Essa singhiozzava di piet, tutta la sua povera personcina piena di spasimi, ne rimaneva gelata di brividi per lunghe ore. Forse v'era nelle sue lagrime il dolore inconsapevole della sua propria passione, del calvario desolato che anch'essa saliva, dalla sua giovent in poi.
Quando non soffriva e poteva occuparsi dell'infermeria Bernadette andava e veniva, mettendo nella casa la sua vivace allegria da bambina. Fino alla sua morte ella rest l'innocente, la creaturina fanciullesca a cui piaceva ridere, saltare, giuocare. Era molto piccola, la pi piccola di tutta la comunit, per cui le compagne la trattavano sempre da bambina. Il viso si allungava, si incavava, perdendo la freschezza giovanile: ma gli occhi serbavano la loro luce pura e divina, restavano quei begli occhi da visionaria dove passava, come sopra un cielo limpido, il volo dei sogni.
Invecchiando, e soffrendo essa si faceva un po' stizzosa e violenta; il suo carattere si alterava, diventando irrequieto, e persino ruvido alle volte; di quelle piccole imperfezioni essa sentiva un rimorso mortale dopo la crisi. Si umiliava, si credeva dannata, domandando perdono a tutti.
Ma per lo pi, che ottima creatura di Dio era mai! Vivace e pronta, trovava delle risposte, delle riflessioni che eccitavano le risa, aveva una grazietta tutta sua, che la faceva adorare.
Bench fosse molto pia, bench passasse le giornate in preghiera, non ostentava una divozione arcigna, non esigeva un eccesso di zelo dagli altri, sempre tollerante, anzi, e pietosa.
Insomma, non v'era stata mai una santa che rimanesse pi donna, con caratteristiche sue proprie, con una personalit ben distinta, gentile nella sua puerilit stessa. E quella dote di semplicit infantile ch'essa serbava, quella sua innocenza ingenua, che dimostravano com'ella fosse rimasta bambina, la facevano amare anche dai fanciulletti, che ravvisavano sempre in lei una dei loro. Tutti le correvano vicino, le saltavano sulle ginocchia, le cingevano il collo con le piccole braccia, ed il giardino echeggiava allora di giuochi pazzi, di corse, di grida; e non era lei che correva meno e gridava meno, felice com'era di ridiventare una fanciulletta povera ed oscura, come nei giorni lontani di Bartrs! Si rifer poi che una madre avesse condotto al convento la sua creatura paralitica perch la santa la toccasse e la facesse guarire.
Quella madre singhiozz tanto che la superiora fin coll'acconsentire al tentativo. Ma siccome Bernadette si ribellava, sdegnata, quando le si chiedevano dei miracoli, non le dissero nulla, la chiamarono soltanto per portar all'infermeria il bambino ammalato. Ed essa lo port e quando lo pose in terra, il bambino si diede a camminare. Era guarito.
Ah! quante volte Bartrs e la sua libera infanzia, dietro gli agnelli, e gli anni passati sui colli, fra le alte erbe, nei boschi frondosi, dovettero rivivere in lei, nelle ore in cui, stanca di aver pregato pei peccatori, essa si abbandonava alle fantasticherie!
Nessuno scese nel fondo della sua anima allora, nessuno seppe mai qual rimpianto involontario facesse forse sanguinare il suo cuore ferito!
Ella profer un giorno delle parole che i suoi storici riferiscono, per rendere la sua passione pi commovente.
Claustrata, lungi dalle sue montagne, inchiodata sul suo letto di dolore, esclamava: "Mi pare che io ero nata per vivere, per agire, per muovermi sempre, ed il Signore mi vuole immobile!"
Parole rivelatrici, in cui sta una testimonianza terribile, ineffabilmente triste!
Perch mai il Signore la voleva immobile, quella dolce creatura, tutta grazia ed allegria? Non l'avrebbe essa onorato del pari vivendo la vita libera, la vita sana che era destinata a vivere? Ed invece di pregare pei peccatori, la sua continua e vana occupazione, non avrebbe cooperato meglio alla felicit del mondo e dei suoi, dando la sua parte d'amore al marito che l'aspettava, ai figli che sarebbero nati dalla sua carne? Certe sere lei, cos allegra, cos attiva, cadeva in una grande prostrazione. Si faceva tetra, ripiegandosi su se stessa, quasi annientata dall'eccesso del dolore. Probabilmente, il calice le sembrava troppo amaro, ed essa soffriva una vera agonia, pensando alla rinunzia perenne della sua vita.
A Saint-Gildard, Bernadette pensava essa a Lourdes? Che cosa sapeva del trionfo della Grotta, dei prodigi che trasformavano giornalmente quella terra dei miracoli?
Il quesito non fu mai sciolto. Avevano vietato alle sue compagne di parlarle di quelle cose, la circondavano di un silenzio perenne ed assoluto. Ella stessa non ne parlava volentieri, rimanendo muta su quanto toccava il passato misterioso. e non mostrandosi nemmeno desiderosa di conoscere il presente, per quanto potesse essere trionfale. Eppure, il suo cuore non volava esso, in sogno, verso quella terra incantata della sua infanzia, dove vivevano i suoi, dove si erano iniziati tutti gli affetti della sua vita, dove aveva lasciato il sogno pi straordinario che creatura umana avesse fatto mai?
Certo, essa lo rifece spesso col pensiero, il bel viaggio dei suoi ricordi; e dovette sapere cos, all'ingrosso, tutti i grandi avvenimenti di Lourdes.
Quello che l'atterriva era l'idea di andarvi in persona e vi si rifiut sempre, sapendo bene che non potrebbe rimanervi senza che la ravvisassero, e indietreggiando davanti alle turbe di cui l'adorazione l'aspettava col.
Che gloria se vi fosse stata in lei la stoffa di una ambiziosa, di una dominatrice arrogante!
Sarebbe tornata alla terra santa della sua visione, vi avrebbe fatto dei miracoli, sacerdotessa, papessa, nella sua infallibilit, nella sua potenza da eletta e da amica della Beata Vergine!
Ma i padri non ne ebbero mai seriamente il timore, sebbene avessero dato l'ordine formale di ritirarla dal mondo per la sua salvezza.
Vivevano tranquilli, conoscendola cos dolce, cos umile nel suo sgomento di essere divina, nella sua assoluta ignoranza del congegno colossale che aveva messo in moto e di cui lo sfruttamento l'avrebbe riempita di terrore se lo avesse compreso!
No, no! Non era pi suo quel paese di calca e di ressa, di violenza e di traffico! Vi avrebbe sofferto troppo, straniera, spostata, sbalordita e piena di vergogna.
E quando dei pellegrini che vi andavano le chiedevano con un sorriso: "Volete venire con noi?", essa, presa da lieve brivido, si affrettava a rispondere: "No, no! Ma come lo vorrei... se fossi un uccellino!"
Quell'uccellino viaggiatore, dal volo rapido, dalle ali mute, che faceva continuamente il suo pellegrinaggio alla Grotta, fu la sua unica fantasticheria.
Lei, che non era andata a Lourdes, n per la morte del padre, n per quella della madre, doveva vivervi continuamente in sogno.
Essa amava i suoi per, cercando di trovar lavoro per la sua famiglia, rimasta povera, ed aveva voluto ricevere il fratello maggiore, piovuto a Nevers per lagnarsi, e che avevano lasciato alla porta del convento. Ma egli la trov stanca e rassegnata, ed essa non lo interrog neppure sul nuovo Lourdes, come se quella citt che si ingrandiva, prosperando, non fosse pi stata la sua.
L'anno dell'Incoronazione della Vergine, un prete, a cui essa aveva dato l'incarico di pregare per conto suo alla Grotta, torn a raccontarle le meraviglie indimenticabili della cerimonia, i centomila pellegrini accorsi, i trentacinque vescovi, vestiti d'oro, nella Basilica raggiante.
Essa fremeva, col suo solito lieve brivido di desiderio e di inquietudine.
Ma quando il prete esclam: ? Ah! se aveste veduto quale splendore! ? essa rispose: ? Io! Oh! stavo molto meglio qui, nel mio cantuccio.
Le avevano rubato la sua gloria, l'opera sua risplendeva in continui osanna, ed essa non risentiva un po' di gioia che in quell'oblo, che in quell'ombra del chiostro in cui la lasciavano gli opulenti appaltatori della Grotta.
Le solennit clamorose non erano le occasioni dei suoi viaggi segreti; l'uccellino della sua anima non volava laggi, solo soletto, che nei giorni di abbandono, nelle ore placide, in cui nessuno poteva turbare le sue divagazioni. Era davanti alla selvaggia Grotta primitiva ch'essa tornava ad inginocchiarsi, fra i cespugli di rose silvestri, ai tempi in cui il Gave non era ancora fiancheggiato da un terrazzo monumentale.
Poi, era la citt vecchia che essa visitava, sul cader del giorno, nella frescura odorosa delle montagne, la vecchia chiesa dipinta ed indorata, semi-spagnuola, dove aveva fatto la prima comunione, il vecchio ospizio, dove la sofferenza si sopiva cos bene ed essa si era abituata per otto anni al ritiro, tutta quella vecchia citt, severa ed innocente, di cui ogni sasso svegliava antiche tenerezze in fondo alla sua memoria.
E Bernadette non spingeva essa, alle volte, fino a Bartrs quel pellegrinaggio dei suoi sogni?
Convien credere che, alle volte, quando nel suo seggiolone d'inferma lasciava scivolare qualche libro pio dalle mani stanche e chiudeva le palpebre, Bartrs le apparisse rischiarando la notte delle sue pupille.
L'antica chiesuola romana, con la navata color del cielo, coi quadri sanguinosi, sorgeva fra le tombe del piccolo cimitero. Poi essa si ritrovava nella casa dei Lages, nell'ampio locale di sinistra, dov'era acceso il fuoco, e si raccontavano delle storie cos belle d'inverno, mentre il vecchio pendolo batteva le ore con solennit.
Poi, tutta la campagna le si stendeva allo sguardo, le praterie sconfinate, i castagni giganteschi sotto cui si poteva smarrirsi, i poggi deserti da cui si scoprivano le montagne lontane, il picco del Mezzogiorno, il picco di Viscos, leggeri e rosei come sogni, assurgenti nel paradiso della leggenda.
Eppoi, veniva la sua libera giovent, in cui scorazzava a suo talento, all'aria aperta; erano i suoi tredici anni, solitari e spensierati, in cui, nella sua gioia di vivere, le piaceva di perdersi in grembo alla natura.
Ed in quel momento non si rivedeva ella, forse, lungo i ruscelletti, fra i cespugli di biancospino, od in corsa fra le alte erte, sotto un caldo sole di giugno? Non si rivedeva, fatta ragazza, con un amante della sua et, che avrebbe amato con tutta la semplicit e la tenerezza del suo cuore? Ah! tornar giovine, tornar libera, essere ignota, felice ed amare di nuovo, amare in modo diverso!
Quella visione passava, nebbiosa, davanti al suo sguardo; un marito che l'adorava, dei figli che crescevano allegri attorno a lei, l'esistenza di tutti gli esseri umani quaggi, le gioie ed i dolori che i suoi genitori avevano conosciuto, e che i suoi figli avrebbero dovuto conoscere anch'essi.
Poi, tutto si cancellava a poco a poco: essa si ritrovava nel suo seggiolone di dolore, prigioniera fra quattro mura gelide, senz'altro desiderio ormai che quello intenso di morire al pi presto, giacch essa non aveva potuto ottenere neppure la meschina felicit comune a tutti sulla terra.
Le sofferenze di Bernadette aumentavano ogni anno. Era la passione che cominciava: la passione di quel povero Messia bambino, venuto pel conforto dei miseri, coll'incarico di annunziare agli uomini la religione di giustizia divina, l'uguaglianza davanti ai miracoli e col cmpito di sfidare le leggi della natura.
Non si alzava pi che per pochi giorni trascinandosi di seggiola in seggiola, poi ricadeva, ed era costretta a rimettersi a letto. I suoi patimenti erano ridiventati atroci.
La sua eredit nervosa, il suo asma, aggravati dal chiostro, erano probabilmente degenerati in tisi. Tossiva orribilmente, aveva delle quinte che le laceravano il petto infuocato, lasciandola mezza morta.
Per colmo di guai, si era manifestata una carie nelle ossa del ginocchio destro, un male progressivo, di cui le fitte le strappavano alte grida. Il suo misero corpiccuolo, fasciato dappertutto, era una sola piaga viva, continuamente irritata dal calore del letto, poich, col decubito, lo sfregamento delle lenzuola finiva col logorarle la pelle. Tutti avevano piet di lei. Chi assisteva al suo martirio diceva che non si sarebbe potuto soffrire di pi, n con maggiore pazienza. Aveva provato l'uso dell'acqua di Lourdes, ma non le recava nessun sollievo.
Oh! Signore, oh! Dio onnipotente, perch mai guariva gli altri e non lei, quell'acqua? Era per salvare l'anima sua? Ma allora non salvi, oh! Signore, l'anima degli altri? Che scelta inesplicabile, che necessit assurda delle torture di quel povero essere, nell'evoluzione sempiterna dei mondi!
Essa singhiozzava, ripetendo, per farsi coraggio: "In capo a tutto quest'affanno c' il paradiso, ma quanto  tardo nel venire!"
Era sempre l'idea che la sofferenza  il crogiuolo: che bisogna soffrire sulla terra, per trionfare altrove: che soffrire  indispensabile, invidiabile, benedetto. Non  questa una bestemmia, o Signore? Non hai tu fatta n la gioia, n la giovent? Vuoi dunque che le tue creature non godano n del tuo sole, n della tua natura in festa, n della tenerezza umana di cui hai infiorato la loro carne?
Essa temeva la ribellione che la faceva dare in smanie alle volte; voleva anche irrigidirsi contro lo spasimo, di cui la sua carne gridava, ed allora si crocifiggeva col pensiero, stendendo le braccia per unirsi a Ges, colle membra sulle sue membra, colla bocca sulla sua bocca, stillando sangue come lui, come lui abbeverata di amarezza.
Ges era morto in tre giorni: pi lunga ancora era l'agonia di lei, che rinnovava la redenzione col dolore, che moriva per arrecar vita agli altri. Alle volte, quando l'ambascia le schiantava le ossa, dava dei lamenti, poi se li rimproverava subito: Oh, come soffro! oh, come soffro! Ma sono cos felice di soffrire.
Non vi ha parola pi terribile di questa, n di un pessimismo pi nero.
Felice di soffrire, oh Signore! E perch, con quale scopo ignoto e stolto? A che pro' questa crudelt inutile, questa glorificazione rivoltante della sofferenza, quando dall'umanit intera non sorge che un desiderio disperato di salute e di felicit?
Tra gli orrori del suo supplizio, suor Bernardo proffer i voti perpetui il 22 settembre 1878.
Erano vent'anni ormai che la Vergine le era apparsa, visitandola come l'Angelo aveva visitata lei, trascegliendola, come essa era stata trascelta, fra le pi umili e le pi candide, per occultare in s i segreti del re Ges. Era la spiegazione mistica dell'elezione del dolore, il perch dell'esistenza di quella creatura, cos crudelmente divisa dagli altri, oppressa da tutti i mali, diventata il miserando campo di tutte le afflizioni umane. Essa era il chiuso orto che piace tanto agli sguardi dello sposo. Egli l'aveva prescelta eppoi sepolta nella morte di quella sua vita, celata ad ogni sguardo.
Allorch quindi la misera vacillava, sotto il peso della sua croce, le compagne e dicevano: "Ma dimenticate dunque che la Beata Vergine vi ha promesso che sareste felice, non in questa vita, ma nell'altra?"
Essa rispondeva. rianimata, picchiandosi la fronte: "Dimenticarlo? No, no! E' scolpito qui."
Non attingeva un po' di forza che in quella illusione di un paradiso glorioso, in cui entrerebbe, scortata dai serafini, beata sempre.
I tre segreti personali che la Beata Vergine le aveva confidati per armarla contro il male, dovevano essere delle promesse di bellezza, di felicit e d'immortalit nel cielo. Che mostruoso inganno, se al di l della tomba non vi fosse stata che la notte della terra; se la Beata Vergine del suo sogno non fosse venuta all'appuntamento, fra le portentose ricompense promesse!
Ma Bernadette non aveva nessun dubbio: accettava volentieri tutte le commissioncine che le sue compagne le davano ingenuamente, pel cielo: "Suor Maria Bernardo, abbraccerete mio fratello per me, se l'incontrerete in paradiso." ? "Suor Maria Bernardo, mi serberete un posticino accanto a voi, per quando morir..."
Ed essa rispondeva ad ognuno con compiacenza:
- Non abbiate nessun timore; la vostra commissione sar fatta.
Ah! illusione onnipotente, ristoro delizioso, forza sempre ringiovanita e consolatrice!
E venne l'agonia, e venne la morte.
Il venerd 28 marzo 1879, credettero che non passerebbe la notte. Essa aveva una sete disperata della tomba per cessare di soffrire, per risuscitare in cielo. Rifiutava quindi ostinatamente di ricevere l'estrema unzione, dicendo che, gi due volte, questa l'aveva guarita. Voleva che Dio la lasciasse finalmente morire, perch era troppo: non sarebbe stato savio, esigendo da lei che soffrisse pi a lungo.
Per, fin col consentire a ricevere gli olii santi e la sua agonia ne fu prolungata di tre settimane.
Il prete che l'assisteva, ripetendole spesso: "Figliuola mia, bisogna fare il sacrificio della propria vita"; essa, spazientita, gli rispose, un giorno, con impeto: "Ma, padre mio, non  un sacrificio!"
Parola terribile anche questa, disgusto della vita, sprezzo sdegnoso, dell'esistenza, fine immediata dell'umanit, se ella avesse potuto sopprimerla con un gesto! Era vero bens che la poveretta non aveva nulla da rimpiangere; che l'avevano costretta a collocare ogni suo bene all'infuori della vita, la salute, la gioia, l'amore, perch essa abbandonasse questa esistenza, come si abbandona una camicia in brandelli, logora e sudicia. Ed essa aveva ragione di condannare la sua vita inutile, la sua vita crudele, dicendo: "La mia passione non finir che nell'ora della mia morte e durer per me fino al mio ingresso nell'eternit."
E quell'idea della sua passione la preoccupava senza posa, ravvicinandola pi strettamente alla croce del suo divino Maestro.
S'era fatta dare un gran crocifisso e lo premeva, con violenza, sul suo triste petto di vergine, gridando che avrebbe voluto farselo penetrare nel suo seno perch vi rimanesse per sempre.
Verso la fine le forze l'abbandonarono, non poteva pi reggerlo colle mani tremanti: "Attaccatemelo molto, molto stretto, perch io lo senta fino al mio ultimo respiro!" Era il solo uomo che la sua verginit dovesse conoscere, il solo bacio sanguinoso dato alla sua maternit inutile, sviata e pervertita. Le monache presero delle corde, le fecero passare sotto le sue reni dolorose, ne circondarono i suoi miserabili fianchi infecondi e le attaccarono il crocifisso sul petto con tal forza che penetr le carni. Finalmente, la morte si mosse a piet. Il luned di Pasqua essa venne presa da un gran brivido. Era turbata da allucinazioni, batteva i denti per la paura, vedeva il demonio sghignazzare e girarle intorno: "Vattene, vattene, Satana! Non toccarmi, non portarmi via!"
Narrava poi, nel suo delirio, che il diavolo aveva voluto accostarsele, che aveva sentito la sua bocca soffiare su di lei tutte le fiamme dell'inferno.
Il diavolo in quella vita cos pura, in quell'anima senza peccato, perch oh Signore? E perch, ripeto, perch questa sofferenza senza perdono, aggravata sino alla fine da nuove torture, perch quell'agonia d'incubo, quella morte turbata da atroci visioni, dopo una vita cos piena di candore, di bont e di innocenza?
Non poteva ella addormentarsi serenamente, nella pace della sua anima casta?
Certo, fintanto che essa aveva un soffio, bisognava lasciarle la paura e l'odio della vita, che  il diavolo. Era la vita che la minacciava, la vita che essa sbandiva, come aveva negato la vita, serbando allo Sposo celeste la sua verginit torturata, inchiodata sulla croce. Quel dogma dell'Immacolata Concezione, che il suo sogno da bambina malaticcia era venuto a consolidare, schiaffeggiava la donna, sposa e madre. Decretare che la donna non  degna di culto che a patto di essere vergine, immaginarne una che resti vergine diventando madre, e che  nata senza macchia ella stessa, non  un deridere la natura, condannare la vita, negare la donna, gettarla nel pervertimento, lei che non  sublime che quando, fecondata, perpetua la vita?
- Vattene, vattene, Satana! Lasciami morire sterile.
Ed escludeva il sole dalla stanza, respingeva l'aria libera che entrava dalle finestre, l'aria pregna delle fragranze dei fiori, carica dei germi erranti che portano l'amore attraverso il vasto mondo.
Il mercoled di Pasqua, il 16 di aprile, l'ultima agonia cominci.
Si riferisce che, nella mattina di quel giorno, una compagna di Bernadette, una monaca che giaceva all'infermeria, in un letto vicino al suo, colpita da una malattia mortale, guarisse all'improvviso, dopo aver bevuto un bicchiere di acqua di Lourdes. Ma lei, privilegiata, ne aveva bevuto inutilmente. Dio le faceva infine l'insigne favore di colmare i suoi voti, addormentandola nel dolce sonno della terra, in cui non si soffre pi. Essa domand perdono a tutti. La sua passione era finita; aveva, come il Redentore, i chiodi e la corona di spine, le membra flagellate, il fianco squarciato. Come lui, alz gli occhi al cielo, stese le braccia in aria, gettando un lungo grido:
- Oh! Dio! Dio!
E come lui, verso le tre, disse:
- Ho sete.
Intinse le labbra nel bicchiere, chin la testa, e mor.
Questa fu la fine della gloriosissima e santissima donna, la veggente di Lourdes, Bernadette Soubirous, suor Maria Bernardo, delle suore di carit di Nevers.
La sua salma rest esposta per tre giorni, e delle turbe numerosissime le sfilarono davanti, tutto un popolo accorse, una coda interminabile di devoti, assetati di speranza, che facevano toccare al vestito della morta delle medaglie, dei rosarii, delle immagini, dei libri da messa, per ricavare ancora da quella misera una grazia, un feticcio che portasse fortuna.
Neppure nella morte volevano concederle il suo sogno di solitudine. Il branco dei miserabili di questo mondo faceva ressa attorno alla sua bara, per bere un ultimo sorso d'illusione.
E si osserv che il suo occhio destro rimaneva ostinatamente aperto, l'occhio il quale, durante le apparizioni, era dalla parte della Beata Vergine.
Un ultimo miracolo fece stupire il convento ? il corpo non si alter; lo seppellirono il terzo giorno, morbido, tepido, con le labbra rosee, la pelle molto bianca, come ringiovanito e spirante dolci profumi. Oggi, mentre la Grotta sfolgora nel suo trionfo, Bernadette Soubirous, la grande esule di Lourdes, dorme oscuramente l'ultimo suo sonno a Saint-Gildard, sotto la pietra di una piccola cappella, nell'ombra e nel silenzio dei vecchi alberi del giardino.
Pietro cess di parlare, la bella fiaba meravigliosa era finita. E tutto il vagone lo ascoltava ancora, nell'impressione dolorosa di quella fine, cos tragica e cos commovente.
Delle lagrime di piet stillavano dagli occhi di Maria, mentre le altre, Elisa Rouquet, la Grivotte stessa, un po' pi calma, giungevano le mani, pregando quella che era presso il Signore, di intercedere, perch ottenessero da lui la completa guarigione.
Sabathier fece un gran segno di croce, poi mangi la pasta che sua moglie gli aveva comperata a Poitiers. A met storia, Guersaint, a cui le cose malinconiche facevano male, si era riaddormentato. E solo la Vincent non si era mossa, con la faccia sepolta nel guanciale, quasi cieca e sorda, decisa a non vedere ed a non udire pi nulla.
Frattanto, il treno correva, correva sempre. La signora Jonquire, sporgendo il capo, annunzi che si giungeva ad Etampes. E, quando ebbero lasciata quella stazione, suor Giacinta diede il segnale, recitarono la terza corona, i cinque misteri gloriosi: la Resurrezione di Nostro Signore, l'Ascensione di Nostro Signore, la Missione dello Spirito Santo, l'Assunzione della Santissima Vergine, l'Incarnazione della Santissima Vergine. Poi intuonarono il cantico: "Metto la mia fiducia, o Vergine, nel vostro soccorso".
Allora Pietro cadde in una fantasticheria profonda. I suoi sguardi si erano rivolti sulla campagna illuminata dal sole, di cui la continua fuga pareva cullasse i suoi pensieri. Il rombo delle ruote lo stordiva, finiva col non udirlo pi, col non distinguere pi gli orizzonti familiari di quell'ampio territorio suburbano che aveva abitato altra volta. Ancora Bretigny, ancora Juvisy, e finalmente, fra poco pi di un'ora e mezza, verrebbe Parigi. Era dunque finito quel gran viaggio! Erano fatte dunque quell'inchiesta tanto desiderata, quell'esperienza voluta con tanto fervore! Aveva voluto acquistare una certezza, studiare sul posto il caso di Bernadette; vedere se non ricupererebbe la grazia in modo fulmineo, e con questa la fede.
Ed ora sapeva tutto. Bernadette aveva sognato, nel tormento continuo della sua carne, ed egli stesso non crederebbe mai pi in Dio.
Ed un'altra certezza gli si imponeva d'un tratto. La fede ingenua del fanciullo che si inginocchia e prega, la fede primitiva dei popoli giovani, curvi sotto il sacro terrore generato dall'ignoranza ? quella fede era morta. Delle migliaia di pellegrini potrebbero recarsi ogni anno a Lourdes, i popoli non stavano pi con loro, il tentativo di far riviver la fede cieca, la fede dei secoli spenti, fede senza ribellione e senza analisi, era fatalmente destinato a fallire. La storia non torna indietro, l'umanit non pu ricadere nell'infanzia, i tempi sono troppo mutati: troppi soffi nuovi hanno seminato delle messi nuove, perch gli uomini di oggi possano tornare simili agli uomini di una volta.
Era indiscutibile. Lourdes non era che un caso spiegabile, la violenza della cui reazione dava anzi la prova che la fede, rivestita dell'antica forma del cattolicismo, si dibatteva in un'agonia suprema.
La nazione intera non si inginocchierebbe mai pi nelle cattedrali del dodicesimo secolo, simile ad un gregge docile sotto le mani del maestro. Ostinarsi ciecamente a voler una cosa simile, sarebbe stato un dar di cozzo contro l'impossibile, infrangendovisi e correndo forse incontro a qualche grande catastrofe morale.
E del suo viaggio non rimaneva a Pietro altra impressione che quella di una grande piet. Ah! il suo cuore ne traboccava; il suo povero cuore ne era insanguinato. Ricordava le parole del buon abate Judaine: aveva veduto quelle migliaia di miserabili pregare, singhiozzare, scongiurare Dio di aver misericordia della loro tortura; ed aveva singhiozzato con loro, serbava in se stesso come una piaga viva, la fraternit dolorosa di tutti i loro mali. Non poteva quindi pensare a quella povera gente senza ardere dal desiderio di sollevarla. Se la fede dei semplici non bastava pi, se si correva il rischio di smarrirsi, volendo tornar indietro, si sarebbe dunque stati costretti a chiudere la Grotta, ed a predicare un altro sforzo, un altro genere di pazienza?
Ma la sua piet si ribellava?
No, no! Sarebbe stato un delitto chiudere il sogno del cielo a quei miseri, che spasimavano nel corpo e nell'anima e di cui l'unico sollievo era quello di inginocchiarsi laggi, nello splendore dei ceri, nella perenne musica dei cantici.
Egli stesso non aveva commesso la colpa di disingannare Maria; si era sagrificato per lasciarle la gioia delle sue chimere, la consolazione divina di credersi guarita dalla Vergine. Dov'era mai l'uomo barbaro il quale potesse avere la crudelt di impedire agli umili di credere, la crudelt di uccidere in loro la consolazione del soprannaturale, la speranza che Dio si occupava di loro, e che avrebbero ottenuto da lui una parte migliore nel suo paradiso?
L'umanit tutt'intera piangeva, vaneggiando per l'angoscia, simile ad un infermo disperato, condannato, che un miracolo solo pu salvare.
Egli la sentiva cos infelice, che fremeva di tenerezza fraterna di fronte a quel cristianesimo miserando, l'umilt, l'ignoranza, la povert coi suoi cenci, la malattia colle sue piaghe ed il suo odore fetido, tutto quel popolino di malati, all'ospedale, ai conventi, negli stambugi, e gli insetti ed il sudiciume e la bruttezza e l'imbecillit delle faccie, tutta quella miseria da cui sorgeva un'immensa protesta contro la salute, contro la vita, contro la natura, nel nome vittorioso della giustizia, dell'eguaglianza e della bont.
No, no! Non bisognava spingere i miseri alla disperazione, bisognava tollerare Lourdes, come si tollera la menzogna che aiuta a vivere. E come aveva detto nella camera di Bernadette, essa restava la martire, essa gli rivelava la religione del dolore umano. Ah! bisognava essere buoni, fasciar le piaghe, sopire l'angoscia in un sogno, mentire persino, purch nessuno pi avesse a soffrire.
Attraversarono un villaggio a tutto vapore, e Pietro scorse confusamente una chiesa, fra grandi meli. Tutti i pellegrini del vagone fecero il segno della croce. Ma lui si sentiva invaso da un'inquietudine, degli scrupoli mettevano un'ansiet nuova nella sua fantasticheria.
Quella religione del dolore umano, quel riscatto merc lo spasimo, non era un altro inganno ed un aggravamento perenne del dolore e della miseria? E' cosa pericolosa e codarda lasciar sussistere la superstizione; ed il tollerarla, l'accettarla  un provocare l'eterno ritorno dei secoli infelici. Essa rende fiacchi ed ebeti, e l'eredit di quella debolezza devota produce delle generazioni umili e timorose, dei popoli docili e degenerati, facile preda ai potenti del mondo. Si sfruttano e si derubano i popoli che hanno messo tutto lo sforzo della loro volont nella conquista di un'altra vita.
Non sarebbe meglio quindi aver l'audacia di operare subito e brutalmente l'umanit in pena, chiudendo le Grotte miracolose, dove essa va a singhiozzare e rendendole cos il coraggio di vivere la vita vera, foss'anche le lagrime?
E quest'era anche il caso delle preghiere, quel profluvio di preghiere incessanti che saliva da Lourdes e di cui la supplicazione senza posa lo aveva circonfuso ed intenerito; quella preghiera che cos'era se non un sopimento puerile, un infiacchimento di ogni energia?
La volont si addormentava in essa; l'uomo si dissolveva, e lo si lasciava vincere dal disgusto della vita e dell'azione.
A che pr volere, a che pr agire quando ci si affida totalmente al capriccio di un'onnipotenza sconosciuta? D'altra parte, che strana cosa quella smania frenetica di prodigi, quel desiderio di spingere Dio a trasgredire le leggi della natura, stabilite da lui medesimo, nella sua sapienza infinita?
Evidentemente quel fatto generava un pericolo e favoriva l'insensatezza, perch non si devono sviluppare nell'uomo, e specie nel fanciullo, che l'abitudine dello sforzo personale ed il coraggio della verit, a costo di perdere l'illusione, la consolatrice divina.
Allora, una gran luce sfolgor, abbagliando Pietro. Egli era la sana ragione, egli protestava contro la glorificazione dell'assurdo e la decadenza del senso comune. Ah! la ragione! Egli soffriva per causa sua, eppure non era felice che grazie a lei!
Come lo aveva detto al dottor Chassaign, non aveva altro desiderio che quello di appagarla sempre pi, anche a patto di perdere la felicit.
Era lei ? egli lo comprendeva ora ? era lei, di cui la continua ribellione alla Grotta, nella Basilica, in tutto Lourdes, gli aveva impedito di credere.
Egli non aveva potuto uccidere, umiliare ed annichilire la propria individualit, come il suo vecchio amico, il maestoso vecchio fulminato, dalla senilit dolorosa, tornato bambino nel disastro del suo cuore.
La ragione era la sua unica signora, essa lo sorreggeva, anche in mezzo agli aborti ed alle oscurit della scienza. Quando egli non si spiegava una cosa, essa gli suggeriva quest'idea: "Certo, v'ha a questo fatto una spiegazione naturale che mi sfugge."
E gli ripeteva che non si pu aver nessun altro ideale sano all'infuori di questo: camminare verso l'ignoto per imparare a conoscerlo, compiere la lenta vittoria della ragione tra le miserie del corpo e dell'intelligenza.
Lui, prete, aveva la forza di condannarsi alla castit per tenere il suo giuramento, in quella lotta delle sue doppie tendenze ereditarie, il padre tutto cervello, la madre tutta fede.
Aveva avuto la forza di vincere la carne, di rinunziare alla donna, ma sentiva bene che suo padre finirebbe col riportare la vittoria, perch il sacrifizio della sua ragione gli tornava impossibile ormai: egli non vi rinunziava, egli non poteva domarla.
No, no! Neppure la sofferenza umana, neppure la sofferenza sacra dei poveri non doveva esserle di ostacolo, creare la necessit dell'ignoranza e della follia. La ragione anzitutto; non vi era salvezza che nella ragione. Se a Lourdes bagnato di pianto, infiacchito dall'aspetto di tanti guai, aveva detto che quaggi bastava amare e piangere, si era ingannato grossolanamente.
La compassione non era che un comodo espediente. Bisognava vivere, bisognava agire, bisognava che la ragione combattesse la sofferenza, a meno che non si volesse eternizzarla.
Ma, di nuovo, nella fuga rapida della campagna, apparve una chiesa, questa volta in cima ad un poggio, profilato sull'azzurro, forse qualche cappella votiva, a cui sovrastava una grande statua della Vergine. E di nuovo i pellegrini fecero il segno della croce. E la fantasticheria di Pietro cambi ancora una volta d'aspetto, un'altra serie di riflessioni rinnov la sua ansia.
Che cos'era mai quell'imperioso bisogno dell'al di l che torturava l'umanit dolente? Donde sorgeva? Perch mai si voleva l'uguaglianza e la giustizia, mentre queste cose parevano negate dall'impassibile natura?
L'uomo le aveva messe nell'ombra del mistero, nel meraviglioso soprannaturale dei paradisi religiosi, ed appagava col la sua sete ardente. Sempre quella sete inestinguibile di felicit lo aveva riarso, sempre lo riarderebbe. Se i padri della Grotta facevano affari cos splendidi, gli era perch vendevano l'illusione divina. Quella sete del divino, che niente ha potuto colmare attraverso i secoli, sembrava che rinascesse con nuovo impeto nella chiusa del nostro secolo di scienza.
Lourdes era l'esempio clamoroso, innegabile che l'uomo non potrebbe forse mai rinunziare al sogno di un Dio supremo che ristabilisce l'uguaglianza, che crea una felicit novella, a furia di miracoli. Quando ha toccato l'imo fondo delle sventure inerenti al vivere, torna all'illusione divina, e l'origine di tutte le religioni sta in questo, che l'uomo debole e ignudo non ha la forza di vivere la sua miseria terrena senza l'eterna menzogna del paradiso. Oggi l'esperienza era fatta: la sola scienza sembrava che non potesse bastare e si sarebbe costretti a lasciare una porta aperta sul mistero.
Ad un tratto quella parola vibr nel cranio di Pietro, profondamente assorto. Una nuova religione!
Quella porta che bisognava lasciare aperta sul mistero, era una nuova religione, dopo tutto.
Operare brutalmente l'umanit del suo sogno, rapirle per forza il meraviglioso che le  nei suoi pensieri necessario per vivere quanto il pane, sarebbe stato forse un ucciderla. Avrebbe essa mai il coraggio filosofico di accettare la vita per s stessa, senza l'idea futura di premi e di castighi?
Pareva invero che dovessero passare secoli prima che una societ savia potesse vivere onestamente, senza il freno morale di un culto qualsiasi, senza il conforto di una eguaglianza, di una giustizia sovrumana.
S: una nuova religione; quel pensiero echeggiava in lui, come il grido stesso dei popoli, il bisogno cupido e disperato dell'anima moderna.
Il conforto e la speranza recati al mondo dal cattolicismo sembravano esauriti, dopo diciotto secoli di storia e tante lagrime, tanto sangue, tante agitazioni barbare e vane.
Era un sogno che svaniva; bisognava, se non altro, cambiare di illusione.
Nei tempi antichi, la gente si era slanciata nel paradiso cristiano, perch questo le si apriva come la speranza stessa.
Una nuova religione, una nuova speranza. un nuovo paradiso, s! Tutti ne avevano sete, nell'ansia in cui il mondo si dibatteva.
Ed il padre Fourcade lo sentiva bene: ed era questo appunto che intendeva di dire, quando si preoccupava, scongiurando che conducessero a Lourdes gli abitanti delle grandi citt, la gran massa del popolino che forma la nazione. Certamente, duecentomila pellegrini all'anno non sono che un granello di sabbia. Ci sarebbe voluto il popolo, tutto il popolo. Ma questo ha disertato per sempre le chiese, non mette neppur pi l'anima nei rosarii e nelle medaglie che fabbrica: nulla pi pu rendergli la fede che ha perduto.
Con una democrazia cattolica, la storia inizierebbe una nuova ra. Soltanto, era cosa possibile questa devozione di un nuovo popolo cristiano? E non sarebbe occorsa la venuta di un nuovo Redentore, il soffio portentoso di un nuovo Messia?
Quel pensiero vibrava sempre nel sogno di Pietro, acquistando forza e valore.
Una nuova religione! Una nuova religione! Certo questa dovrebbe essere pi affine alla vita, dovrebbe concedere una parte pi larga alla terra, additando le verit acquisite.
E, sopratutto, doveva essere una religione che non avesse la smania della morte.
Bernadette che non viveva che per morire, il dottor Chassaign che aspirava alla tomba come alla sola felicit, tutto quell'abbandono spiritualista era una disorganizzazione perenne della volont di vivere.
C'era, in fondo ad essa, l'odio della vita, il disgusto e la paralisi dell'azione. E' bens vero che ogni religione non  altro che una promessa di vita immortale, un abbellimento dell'al-di-l, l'orto incantato dell'indomani della morte. Nessuna religione nuova poteva mettere sulla terra quell'orto della felicit perenne. Dov'era dunque la formola, dove il dogma che esaudirebbe la speranza degli uomini d'oggi?
Qual fede si doveva seminare per ottenerne una messe di forza e di pace?
Come fecondare il dubbio universale, perch generasse una nuova fede, e qual genere di illusioni, qual menzogna poteva ancora germogliare dalla terra contemporanea, devastata in tutti i sensi, rovinata da un secolo di scienza?
In quel punto, senza transizione apparente, Pietro vide sorgere, sullo sfondo fosco dei suoi pensieri, l'imagine del fratello Guglielmo. Non ne fu stupito peraltro, un nesso segreto aveva dovuto evocarla!
Come si volevano bene una volta, e che buon fratello era quel primogenito cos retto e cos dolce!
La rottura era assoluta ormai: egli non lo aveva pi riveduto dopo che egli si era chiuso nei suoi studi da chimico, abitando da selvaggio nella casetta suburbana, con una mantenuta e due cani.
Poi, la sua fantasticheria fece un'altra evoluzione: ricord quel processo in cui s'era pronunziato il nome di Guglielmo, sospetto di avere delle amicizie sospette tra i pi violenti rivoluzionari.
Si narrava che, in seguito a lunghe ricerche, avesse scoperto la formola di un esplodente terribile, di cui bastava una libbra per far saltare in aria una cattedrale.
E Pietro pensava a quegli anarchici che volevano salvare e rinnovare il mondo, distruggendolo. Non erano che sognatori, sognatori atroci se si vuole, ma nulla pi, sognatori come quegli innocenti pellegrini di cui aveva veduto il branco estatico genuflesso davanti alla Grotta.
Se gli anarchici, se i socialisti avanzati chiedevano colla violenza la parit della ricchezza, la comunione dei godimenti terreni, i pellegrini reclamavano col pianto l'eguaglianza della salute, la ripartizione fraterna della forza e del benessere.
Questi facevano assegnamento sul miracolo, quelli invece ricorrevano all'azione brutale.
In fondo, era lo stesso sogno inasprito di fratellanza e di giustizia, l'eterna smania della felicit; non pi poveri, non pi malati, tutti felici.
I primi cristiani non erano stati dei rivoluzionari pel mondo pagano, che minacciavano e che hanno realmente distrutto?
Essi, che sono stati perseguitati e che gli antichi hanno tentato di distruggere con ogni mezzo, sono diventati innocui ora, perch sono diventati il passato.
Lo spavento nell'avvenire risiede sempre nell'uomo che sogna la societ futura, uomo rappresentato oggi dal fanatico della rinnovazione sociale, che fa l'immane sogno nero di purificare ogni cosa colla fiamma degli incendi.
Era una cosa mostruosa. Eppure, chi poteva sapere? In questo sogno stava forse il ringiovanimento del mondo di domani.
E, smarrito, ricadendo nell'incertezza, Pietro, che aveva orrore della violenza, faceva causa comune colla vecchia societ che si difendeva, senza poter dire d'onde sorgerebbe il Messia di dolcezza, alle cui mani si potrebbe affidare la povera umanit ammalata. Una nuova religione, s, una nuova religione.
Ma non  facile inventarne una, ed egli rimaneva in sospeso, non sapendo come conchiudere, tra l'antica fede, morta e la giovine fede, non ancora nata, del domani.
Lui, afflittissimo, non era sicuro che d'una cosa: che terrebbe cio il suo giuramento, e, prete senza fede, custodirebbe la fede degli altri, adempiendo castamente ed onestamente al proprio uffizio, nella tristezza altera di non aver potuto rinunziare alla ragione, come aveva rinunziato alla carne. Ed aspetterebbe.
Frattanto, il treno correva tra grandi parchi, la locomotiva fischi a lungo, mand tutt'una fanfara di allegrezza, che trasse Pietro dalle sue riflessioni.
Attorno a lui il vagone si commoveva, si agitava. Avevano lasciato Juvisy e ? finalmente ? fra una mezz'ora sarebbero a Parigi.
Ed ognuno raccoglieva le proprie cosuccie, i Sabathier facendo i loro piccoli involti, Elisa Rouquet dando un'ultima occhiata allo specchio.
Per un momento la Jonquire si preoccup della Grivotte, risolvendo poi di farla condurre direttamente a qualche ospedale, tanto era miserando lo stato in cui ella si trovava: mentre Maria procurava di scuotere la Vincent dal torpore da cui pareva ella non volesse uscire.
Convenne destare Guersaint, che aveva fatto un po' di siesta.
E suor Giacinta avendo battuto palma a palma, tutto il vagone intuon il Te Deum, il cantico di grazia: Te Deum laudamus, te Domiunm confitemur.
Le voci salivano in un ultimo accesso di fervore, tutte quelle anime appassionate ringraziando Iddio del mirabile viaggio e delle grazie meravigliose di cui le aveva colmate e le colmerebbe ancora.
Le fortificazioni... Nel cielo puro, di una serenit calda, il sole delle due scendeva lentamente.
Al disopra della citt immensa, al disopra di Parigi, dei nembi lontani di fumo, dei nembi rossicci, sorgevano in colonne leggere, come l'alito diffuso ed aleggiante di un colosso al lavoro.
Era Parigi nella sua fucina, Parigi nelle sue passioni, le sue lotte, la sua folgore sempre ruggente, la sua vita appassionata che generava, in parto perenne, la vita del domani.
Ed il treno bianco, lo sciagurato treno di tutte le miserie e di tutti i dolori, vi rientrava a grande velocit, facendo vibrare con maggior impeto la stridente fanfara dei suoi fischi.
I cinquecento pellegrini, i trecento ammalati, stavano per perdersi in quella baraonda, ricadendo sul duro lastrico della loro vita, ora che si ridestavano dal loro sogno portentoso; lastrico su cui rimarrebbero finch il bisogno consolatore di un nuovo sogno li costringesse a ricominciare l'eterno pellegrinaggio del mistero e dell'oblo.
Ah! tristi uomini, povera umanit inferma, assetata di illusioni, che nella stanchezza di questa fine di secolo, smarrita e ferita per aver acquistato ingordamente troppa scienza, si crede abbandonata dai medici dell'anima e del corpo, e corre grave rischio di soggiacere al male incurabile ricalcando i suoi passi e chiedendo il miracolo della sua guarigione ai mistici Lourdes d'un passato morto per sempre!
Laggi, Bernadette, il nuovo Messia della sofferenza, cos commovente nella sua realt umana,  la lezione terribile, l'olocausto respinto dal mondo, la vittima condannata all'abbandono, alla solitudine, alla morte, colpita dalla decadenza di non essere stata n donna, n moglie, n madre, per aver veduta la Beata Vergine.
...
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FINE.